Hormuz: due mesi di escalation tra attacchi e provocazioni

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(AGI/AFP) – L’ escalation di tensione nel Golfo Persico si è accesa negli ultimi mesi, rinfocolata nel maggio 2018 dall’ uscita unilaterale degli Usa dall’ accordo sul nucleare iraniano e dalle sanzioni imposte da Washington a Teheran. Ecco una cronologia delle ultime settimane:

5 maggio – Gli Usa annunciano l’invio del gruppo navale della portaerei Abramo Lincoln nel Golfo: raggiungerà la John C. Stennis, arrivata nel dicembre 2018. E’ la risposta a “indicazioni di una credibile minaccia da parte delle forze iraniane nella regione”.

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Subito dopo, il Pentagono invia anche i bombardieri B-52 e i missili Patriot. Non vengono aggiunti dettagli sul tipo di minaccia individuata.

8 maggio  – L’ Iran annuncia che verrà meno ad alcuni degli impegni previsti dall’ accordo sul nucleare siglato nel 2015 con il 5+1 e l’Ue, compresi limiti all’arricchimento dell’uranio e produzione di acqua pesante. Il presidente americano, Donald Trump, impone nuove sanzioni su acciaio e petrolio iraniani.

12 maggio – Gli Emirati Arabi Uniti denunciano “atti di sabotaggio” nei confronti di quattro petroliere nelle acque del Golfo al largo delle coste emiratine.

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L’ Arabia Saudita annuncia che due delle sue petroliere hanno subito danni ma non ci sono state ne’ vittime ne’ sversamenti di petrolio. Le altre due navi sono una norvegese e una emiratina. Washington e Riad accusano Teheran, che nega il proprio coinvolgimento. Più tardi, un’inchiesta degli Emirati sostiene che dietro ai sabotaggi ci sia un “attore statale”, ma non accusa esplicitamente l’ Iran.

13 giugno – Nelle prime ore del mattino due petroliere, una norvegese e l’altra giapponese, di passaggio nello Stretto di Hormuz verso l’Oceano Indiano, vengono scosse da misteriose esplosioni che causano forti incendi a bordo. in quelle stesse ore, c’è il premier Shinzo Abe a Teheran, con il compito di tentare una mediazione. Usa, Regno Unito e Arabia Saudita accusano l’Iran di essere la mente dietro l’ attacco ma Teheran nega.

18 giugno – Missili colpiscono un giacimento petrolifero nella regione irachena di Bassora, vicino a un campo usato dalla General Electric americana. E’ l’ultimo di una serie di bombardamenti contro interessi Usa nella regione. Nessuno rivendica ma provengono da aree dove sono operative milizie sciite legate a Teheran.

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20 giugno – I Guardiani della Rivoluzione annunciano di aver abbattuto un drone americano accusandolo di aver violato lo spazio aereo iraniano. Il Pentagono replica che si trovava nello spazio aereo internazionale e denuncia l’attacco. Trump il giorno dopo annuncia di aver revocato raid di rappresaglia all’ ultimo minuto pensando al numero di vittime civili che avrebbero causato e che l’abbattimento del drone era stato un errore da parte dei Pasdaran.

24 giugno – Trump annuncia nuove sanzioni finanziarie contro la Guida Suprema l’ayatollah Ali Khamenei e altri alti comandanti iraniani.

4 luglio – Una petroliera battente bandiera panamense, carica di greggio iraniano e probabilmente diretta in Siria, viene bloccata a Gibilterra dalla Royal Navy su segnalazione americana. La nave, la Grace 1, è sospettata di trasportare petrolio dell’Iran verso la Siria, in palese violazione sia delle sanzioni Ue contro la Siria che di quelle americane contro Teheran. La repubblica degli ayatollah minaccia reazioni.

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11 luglio – Londra denuncia il tentativo da parte di navi militari iraniane di impedire il passaggio di una petroliera britannica nelle acque del Golfo, una mossa sventata dall’ intervento della fregata HMS Montrose (nella foto a sinistra) .

I Pasdaran negano ma avvertono Londra e Washington che rimpiangeranno fortemente il sequestro della petroliera al largo di Gibilterra.

18 luglio – I Guardiani della Rivoluzione annunciano di ave rbloccato una “petroliera straniera” e arrestato l’equipaggio con l’accusa di contrabbandare petrolio. Non rendono nota la nazionalità   della nave, ma si ritiene sia emiratina. Sempre il 18 luglio, Trump annuncia l’abbattimento di un drone iraniano che si era avvicinato in modo ritenuto minaccioso alla portaelicotteri da assalto anfibio USS Boxer nello Stretto di Hormuz. Teheran nega l’abbattimento e assicura che tutti i suoi droni sono rientrati alla base.

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19 luglio – I Pasdaran sequestrano la petroliera battente bandiera britannica Stena Impero nello Stretto di Hormuz per “non aver rispettato le regole marittime internazionali”. Proteste immediate del capo del Foreign Office, Jeremy Hunt, che minaccia “serie conseguenze”.

Intanto, Riad fa sapere che ospiterà militari americani in un’iniziativa congiunta volta a “preservare la sicurezza della regione e la sua stabilità “. E’ la prima volta dal 2003 che truppe Usa mettono piede nel ‘ regno wahabita’ da quando si ritirarono dopo la seconda guerra del Golfo che portò a rovesciare Saddam Hussein.

 

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