Le forze siriane avanzano nella provincia di Idlib

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Le truppe governative siriane si apprestano a entrare nella città di Maarrat an Numan nella provincia di Idlib, nella parte nord-occidentale del paese. Maarrat an Numan è stata da anni roccaforte delle opposizioni jihadiste siriane ma anche luogo simbolo della resistenza non violenta della popolazione contro le milizie qaediste. Il 24 dicembre le truppe di Damasco, sostenute da forze russe, hanno liberato le cittadine di al-Surman e Jarjanaz, giungendo ad appena tre chilometri di Maarra.

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In quell’area le forze governative siriane hanno circondato uno dei posti di osservazione militare turchi istituiti nei mesi scorsi in base agli accordi tra Ankara e Mosca che avevano istituito una zona cuscinetto intorno ai territori ancora in mano ai ribelli sostenuti dalla Turchia.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha reso noto che sono oltre 80 mila gli sfollati dalla provincia di Idlib, nel nord-ovest della Siria, che si sono diretti nell’ultima settimana verso la frontiera con la Turchia a seguito dei raid russi e governativi. Erdogan ha aggiunto che Ankara “non si farà carico da sola di questo fardello di migrazioni”.

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L’avanzata dei lealisti a Idlib è sostenuta da un intenso supporto aereo e di artiglieria.   Si tratta della seco da grande offensiva provincia di Idlib dopo quella che permise la conquista, l’estate scorsa, della città strategica di Khan Shaykun, a sud di Maarrat an Numan.

I giornali siriani parlano di “avanzata” dell’esercito siriano per “distruggere il fronte dei terroristi”. L’esercito, che negli ultimi giorni ha liberato 320 chilometri quadrati di territorio e 35 villaggi,  attacca via terra mentre navi russe colpiscono con missili da crociera dal mare e le forze aeree russe e siriane martellano dal cielo i ribelli che rispondono bombardando villaggi e quartieri periferici di Aleppo e al-Layramun.

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Solo una settimana fa, in una conferenza stampa a Washington, il ministro degli esteri russo aveva sottolineato “la necessità di liberare Idlib completamente” riportandola sotto la sovranità del governo siriano. Egli aveva anche denunciato “l’incapacità turca di identificare e separare l’opposizione armata dai terroristi di al-Nusra”.

L’11 dicembre le autorità siriane avevano annunciato la riapertura, sotto il controllo dell’esercito di Damasco, dell’autostrada M4 che collega la zona di Aleppo nel nord con quella di Hasaka nel nord-est che era stata interrotta a ottobre nel tratto che va da Ayn Issa, a nord di Raqqa, fino a Qamishli vicino al confine con la Turchia, a causa dell’offensiva turca nella Siria nord-orientale.

Proprio questa offensiva aveva tra l’altro creato i presupposti per un ripristino della sovranità del governo centrale di Damasco nella zona a est dell’ Eufrate, controllata da anni dalle milizie curdo-siriane affiancate dagli statunitensi.

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La riapertura del tratto della M4 tra Ayn Issa e Qamishli sotto il controllo governativo siriano costituisce un importante risultato politico e militare per Damasco nei confronti dell’amministrazione autonoma curdo-siriana e delle milizie arabe anti-regime sostenute dalla Turchia presenti lungo la zona di confine a nord della M4.

Mentre procede la liberazione dell’ultima provincia siriana occupata dai ribelli, Damasco cerca aiuti per la ricostruzione postbellica. L’Occidente che ha sostenuto gli insorti latita mentre alla Russia sembra volersi affiancare la Cina. Damasco è infatti in trattativa con società cinesi per i lavori di ricostruzione delle infrastrutture gravemente danneggiate nel corso della guerra scoppiata nel 2011.

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Lo ha dichiarato il presidente siriano, Bashar al-Assad, in un’intervista concessa all’ emittente cinese Phoenix TV e riportata dall’ agenzia di stampa ufficiale di Damasco, Sana. “La Cina fornisce in particolare assistenza nella ricostruzione, soprattutto nel settore umanitario. I bisogni vitali sono l’acqua e l’elettricità  e la Cina sta fornendo sostegno in queste aree attraverso sovvenzioni umanitarie che concediamo alle aree più bisognose”, ha dichiarato Assad.

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“In passato non avevamo avviato trattative con i Paesi amici, in primo luogo la Cina, perchè la situazione della sicurezza non lo permetteva su larga scala. Ora, con la liberazione della maggior parte delle aree, abbiamo iniziato le discussioni con diverse aziende cinesi con esperienza nella ricostruzione. Speriamo che queste inizino a guardare e studiare il mercato siriano che sta migliorando rapidamente e costantemente in termini di sicurezza”, ha aggiunto il capo di Stato. Sicurezza e sanzioni restano i punti più spinosi da affrontare. “Abbiamo trovato alcune soluzioni per risolvere entrambi”, ha spiegato Assad.

Foto SANA ed Esercito Arabo Siriano

 

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