Per il Copasir occorre valutare l’esclusione delle aziende cinesi dalle reti 5G

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Il Copasir, l’organo parlamentare che vigila sull’operato dei servizi segreti, ritiene “fondate” le preoccupazioni sul coinvolgimento di aziende e tecnologie cinesi nello sviluppo della rete 5G italiana. Coinvolgimento che potrebbe comportare rischi per la sicurezza, al punto che il Copasir ne suggerisce l’esclusione.

“Il Comitato non può che ritenere in gran parte fondate le preoccupazioni circa l’ingresso delle aziende cinesi nelle attività di installazione, configurazione e mantenimento delle infrastrutture delle reti 5G. Conseguentemente, oltre a ritenere necessario un innalzamento degli standard di sicurezza idonei per accedere alla implementazione di tali infrastrutture, rileva che si dovrebbe valutare anche l’ipotesi, ove necessario per tutelare la sicurezza nazionale, di escludere le predette aziende dalla attività di fornitura di tecnologia per le reti 5G”, si legge nella relazione del Copasir sulla protezione cibernetica e sulla sicurezza informatica resa nota il 19 dicembre.

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“Appare certamente difficile, in una realtà caratterizzata dalle leggi del mercato e della libera concorrenza, prevedere interventi autoritativi che potrebbero mettere a rischio la stessa realizzabilità di progetti ritenuti essenziali per lo sviluppo delle nuove tecnologie”, continua la relazione ricordando il caso statunitense con l’entrata in vigore del divieto per Huawei rinviato più volte (da ultimo, l’entrata in vigore del divieto è stata prorogata al febbraio 2020).

“Per queste medesime ragioni -rileva il Copasir – ne’ gli organi della Ue, ne’ i principali Paesi europei hanno finora adottato provvedimenti di divieto o limitazione alle attività degli operatori cinesi, pur nella consapevolezza dei possibili rischi che potrebbero derivarne”. Accuse “motivate puramente da ragioni geopolitiche”, ha replicato Huawei, sottolineando che “in 30 anni di storia dell’azienda nel settore ICT, non si sono verificati incidenti relativi alla sicurezza delle reti”.

“Huawei ha sempre sottolineato che il dibattito sulla cyber security dovrebbe essere basato sui fatti e ha chiesto di dimostrare le accuse mosse all’ azienda. Fino ad ora non sono state fornite prove”, si legge nella nota dell’azienda cinese, “Huawei è una società privata al 100% e Huawei Italia si attiene alla legge italiana. Nessuna legge cinese impone alle società private cinesi di impegnarsi in attività di cyber-spionaggio.

A causa della natura globale della catena di approvvigionamento, escludere un’azienda in base a dove si trova il suo quartier generale, non garantisce maggiore sicurezza alle infrastrutture”, aggiunge Huawei, affermando di “comprendere le preoccupazioni dei regolatori europei e italiani sulla sicurezza informatica” e dicendosi “aperta a collaborare con tutte le entità governative e fornire tutte le garanzie necessarie per consentire agli operatori di implementare rapidamente le reti 5G”.

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Il dibattito apre fratture nel Governo Conte 2. Il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, invita a valutare “con attenzione” la relazione del Copasir dopo che il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, aveva invece rassicurato spiegando che la normativa varata “garantisce la sicurezza nazionale”.

Da tempo l’attivismo dei colossi delle telecomunicazioni cinesi Huawei e Zte in Europa è guardato con preoccupazione dall’amministrazione Trump, che ha esortato gli alleati a non fare entrare i cinesi in un settore così sensibile.

Secondo Guerini – che da presidente del Copasir fino allo scorso settembre aveva seguito la partita 5G con una lunga serie di audizioni sul tema – il dibattito che si è sviluppato sul tema, anche a livello internazionale, “non può essere ignorato” e la questione va affrontata “con ancora più determinazione perché attiene alla sicurezza nazionale”. L’ Italia, ha ricordato, “ha certamente già affrontato il tema 5G. L’approvazione del perimetro di sicurezza cibernetica nazionale e l’estensione del “golden power” al 5G sono provvedimenti importanti e sostanziali per la sicurezza delle nostre infrastrutture strategiche.

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Tuttavia – ha sottolineato – il Copasir, dopo un anno intenso di approfondimento e audizioni, ha evidenziato come sia comunque necessario tenere alta la guardia per limitare potenziali rischi. Sono indicazioni che vanno valutate con attenzione”. Il ministro ha anche rilevato che il tema è stato ampiamente dibattuto in questi anche dalla Nato, contraria a condividere operazioni con Paesi che adottano tecnologie cinesi.

“Troppe cose – osserva l’ex vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini- “non ornano nei rapporti tra Movimento 5 stelle e Cina, a partire dal ministro Patuanelli che minimizza la relazione del Copasir sul 5G”.

Mara Carfagna (Forza Italia) chiede al Governo di mettere “un argine al tentativo di colonizzazione cinese” ed “assumere una posizione chiara e condivisa sulla rete 5G, escludendo aziende che potrebbero mettere a rischio la sicurezza dei dati dei nostri concittadini e trovando rapidamente alternative praticabili. Per la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni “la sicurezza nazionale di uno Stato sovrano come l’Italia non può essere assoggettata agli interessi di qualche azienda legata ai ministri del governo”.

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E il 24 dicembre la Casa Bianca è tornata a mettere in guardia gli alleati sui pericoli, in termini di spionaggio, della partecipazione di Huawei allo sviluppo delle reti 5G.

Un allarme condiviso dall’intelligence di Berlino mentre il nuovo monito, diretto alla Gran Bretagna, è arrivato dal consigliere per la sicurezza nazionale, Robert O’ Brien intervistato dal Financial Times.

O’ Brien ha affermato che consentire a Huawei di entrare nel 5G rischia di dare al Partito comunista cinese l’accesso ai dettagli “più intimi” dei cittadini britannici, oltre che la possibilità di rubare segreti nazionali. “Stanno per rubare segreti di Stato in blocco, siano essi i segreti nucleari o i segreti del MI6 o del MI5”, cioè i Servizi britannici, ha dichiarato O’ Brien. “Per noi è scioccante che la gente nel Regno Unito consideri quella su Huawei una sorta di decisione commerciale. Il 5G è una decisione di sicurezza nazionale”.

 

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