ESCLUSIVO – Dietro i mercenari sudanesi di Haftar l’ombra delle PSC emiratine?

Roma, 6 giu. (askanews) - "Grande avanzata" delle forze che fanno capo al governo di unità nazionale libico che pur con "pesanti perdite umane" sono riuscite ad conquistare una caserma militare che dista appena 20 chilometri a sud-est di Sirte, roccaforte del Califfato sulla costa settentrionale del Paese Nordafricano: Lo riferiscono media locali.

Secondo quando scrive sul suo sito on-line la tv Libya Channel il comando delle operazioni "al Bunian al Marsus" (dall'arabo "Struttura Solida" come viene denominata l'operazione per la liberazione di Sirte) del governo di unità nazionale "dopo violenti combattimenti con gli elementi del gruppo terroristico, le nostre forze hanno preso sotto il controllo la caserma militare nota (all'epoca di Gheddafi) come 'La Brigata al Saadi' nella zona di Abu Hadi" che si trova a 20 chilometri a sud-est di Sirte.  Secondo fonti militari "la presa di questa sede apre lo spazio per il controllo della strada che collega l'entroterra con il centro di Sirte".

Di "grande avanzata" verso Sirte ma anche di "dolorose perdite" parla l'inviato degli Stati Uniti in Libia, Jonathan Winer citato dal sito news locale al Wasat. In un tweet postato sul suo account stamane, l'inviato americano ha scritto che "le operazioni militari contro l'Isis in Libia sono riuscite a tagliare le vie dei rifornimenti a est come a ovest e sud della città di Sirte". 

Secondo al Wasat il pronto soccorso dell'ospedale di Misurata ha ricevuto ieri sera il corpo di tre militari uccisi nei combattimenti vicino a Sirte oltre ad una ventina di feriti.

I documenti trovati dai miliziani del Governo di accordo nazionale (GNA) guidato da Fayez al-Sarraj nelle uniformi di alcuni mercenari sudanesi che combattevano nei ranghi dell’Esercito Nazionale Libico del generale (LNA) Khalifa Haftar proverebbero che il loro arruolamento è stato gestito e pagato dagli Emirati Arabi Uniti tramite Private Security Companies (PSC).

Abu Dhabi del resto sostiene apertamente l’LNA da diversi anni con forniture militari, contractors, consiglieri militari e consulenti assegnati direttamente allo staff di Haftar e, a quanto pare, con l’arruolamento di mercenari in Sudan.

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I documenti che pubblichiamo proverebbero la presenza in Libia di personale combattente sudanese assunto con la qualifica di “guardia di sicurezza” da parte della Black Shield Security, società emiratina di sicurezza.

Il sito The New Arab racconta che molti sudanesi sarebbero stati assunti come guardie di sicurezza per poi venire trasferiti in Libia, prima in campi di addestramento nei pressi di Bengasi e poi a combattere.

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Difficile verificare l’origine e la veridicità dei documenti ottenuti da Analisi Difesa, che secondo fonti vicine alle milizie di Misurata sono stati trovati addosso a prigionieri catturati in combattimento, anche se in passato erano circolate indiscrezioni che anche i contractors russi della compagnia Wagner lavorassero con l’LNA in seguito a un contratto finanziato dagli EAU.

Del resto mercenari sudanesi sono stati impiegati anche in Yemen al fianco delle forze che combattono gli insorti sciti Houthi con il sostegno militare e finanziario di Riad e Abu Dhabi.

In Libia vi sarebbero almeno 4 mila combattenti sudanesi, secondo il quotidiano britannico The Guardian che sostiene vi siano centinaia di nuove reclute negli ultimi mesi. Secondo un comandante sudanese citato dal Guardian il loro intervento sarebbe stato cruciale nella occupazione dei campi petroliferi strappati alle forze del GNA.

Almeno 3mila miliziani sudanesi sarebbero stati reclutati per lo più nell’instabile regione occidentale del Darfur, dove negli ultimi anni hanno preso parte a diverse insurrezioni armate contro il regime di Omar Hassan al Bashir, deposto lo scorso aprile mentre altri combattenti hanno invece raggiunto la Libia con i propri mezzi per arruolarsi.

Secondo alcuni esperti militari Haftar avrebbe fatto arrivare in Libia anche un migliaio di paramilitari sudanesi delle Forze di sostegno rapido (RSF), arruolati con l’aiuto di un signore della guerra, Mohamed Hamdan Dagalo, noto come Hemedti.

In Sudan sono accusati di crimini mentre in Libia sono anche coinvolti in varie attività illegali, tra cui contrabbando e tratta dei migranti in viaggio verso l’Europa. La presenza in Libia di combattenti sudanesi era già stata denunciata nello scorso autunno da un gruppo di esperti di Onu, in un rapporto di 376 pagine consegnato al Consiglio di sicurezza.

@GianandreaGaian

 

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Giornalista bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa. Ha collaborato o collabora con quotidiani e settimanali, università e istituti di formazione militari ed è opinionista per reti TV e radiofoniche. Ha scritto diversi libri tra cui "Iraq Afghanistan, guerre di pace italiane" e “Immigrazione, la grande farsa umanitaria”. Dall’agosto 2018 al settembre 2019 ha ricoperto l’incarico di Consigliere per le politiche di sicurezza del ministro dell’Interno.

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