La prossima normalità? Non sarà per niente normale

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Il COVID-19 costerà più di una guerra, e non solo dal punto di vista economico. La “prossima normalità” (così definita da Kevin Sneader e Shubham Singhal, consulenti di McKinsey) non sarà normale. Se ne sono già accorti quasi tutti coloro che stanno riflettendo sul post crisi sanitaria.

Merci e persone viaggeranno di meno, la globalizzazione subirà un brusco contraccolpo, cambierà il modo di lavorare grazie allo smart working, di intendere l’intervento dello stato a supporto dello sviluppo economico, di decidere la strategia del bilancio statale (ci sono ancora politici disposti a proporre tagli di bilancio alla sanità?) … Forse cambieremo anche il rapporto di interagire socialmente.

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Insomma, siccome cambieranno tutte queste cose, dovremo cambiare anche il nostro concetto di normalità. Sono sotto gli occhi di tutti le paralisi, le incredibili inefficienze, la mancanza di reattività e tanti altri errori commessi nella gestione della pandemia. Quasi tutti i paesi, anche quelli che stanno subendo ora l’ondata più pesante, non hanno sempre deciso per la cosa giusta.

I processi, le tattiche, le strategie da attualizzare, riprogettare e reinventare, sono tante. Alcune riguardano anche il nuovo concetto di sicurezza. Tutti reclamiamo maggiori certezze, perché nessuno vuole vivere una nuova tragedia prodotta da una futura e potenziale minaccia biologica (identifichiamola come COVID-1019, così per spostarla idealmente 1000 anni avanti).

Per contrastare una nuova minaccia biologica, ma anche per gestire la pandemia in atto, l’Artificial Intelligence può essere di grande aiuto. Esistono tecnologie di intelligenza artificiale applicabili immediatamente.

Capaci di tracciare gli spostamenti utilizzando il segnale telefonico, intercettare nuove sintomatologie correlando propriamente le informazioni pubblicate sui social network e i dati sanitari, aggregare e correlare enormi database di sorgenti diverse, supportare i ricercatori scientifici nell’analisi di milioni di dati così da facilitare la scoperta di meccanismi inibitori per frenare il contagio o i fondamenti per un nuovo vaccino, monitorare le emozioni della comunità per comprendere come e dove agire a livello normativo, gli impatti sociali ed economici legati alla pandemia per avviare immediati provvedimenti governativi…

Concludendo, la tecnologia può fare molto, ma non tutto. Come abbiamo sempre scritto e ripetuto, non esistono software in grado di “predire il futuro con accettabile margine di errore” o in grado di “emulare le connessioni logiche” del cervello umano.

Possono però svolgere alcuni compiti molto bene e molto rapidamente, così da sollevare analisti ed esperti dallo svolgimento dei compiti più noiosi, ripetitivi, stancanti, per consentire loro di focalizzarsi sulle analisi più complesse, prerogative del cervello umano. Siamo sicuri di potere far ancora a meno dell’intelligenza artificiale nella gestione della crisi COVID19 e per prevenire nuove minacce?

 

 

Eugenio Santagata, Andrea MelegariVedi tutti gli articoli

Eugenio Santagata: Laureato in giurisprudenza presso l'Università di Napoli e in Scienze Politiche all'Università di Torino, ha conseguito un MBA alla London Business School e una LL.M alla Hamline University Law School. Ha frequentato la Scuola Militare Nunziatella a Napoli e l'Accademia Militare di Modena. Da ufficiale ha ricoperto ruoli militari operativi per poi entrare nel settore privato dando vita a diverse iniziative nel campo dell'hi-tech. E' CEO di CY4Gate e Vice Direttore Generale di Elettronica. --- Andrea Melegari: Laureato in Informatica all'Università di Modena, è specializzato in tecnologia semantica a supporto dell'intelligence. Ha insegnato per oltre 10 anni all'Accademia Militare di Modena ed è Senior Executive Vice President, Defense, Intelligence & Security di Expert System. E' Chief Marketing & Innovation Officer di CY4Gate e membro del CdA di Expert System, CY4Gate e Expert System USA.

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