I caccia russi in Libia inaspriscono il confronto con gli USA

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(aggiornato il 29 maggio alle ore 11,00)

Mentre l’Esercito nazionale libico (LNA) di Khalifa Haftar annuncia, dopo giorni di sconfitte e ritirate, di aver conquistato nuove postazioni nella zona sud di Tripoli “dopo una serie di combattimenti andati avanti per sei ore”, si infittisce il mistero circa gli 8 o forse più aerei russi arrivati in Cirenaica, nella base di al-Khadim che dal 2016 ospita velivoli di vario tipo gestiti da contractors emiratini e poi almeno in parte sono stati trasferiti ad al-Jufra nei giorni scorsi.

I velivoli sarebbero arrivati dalla Russia alla base aerea russa in Siria di Khmeymim (o Hmeimim) dove sarebbero stati riverniciati e privati delle insegne delle VKS (le Forze Aerospaziali Russe) o forse delle insegne siriane come mostrerebbe la foto qui sotto diffusa via Twitter e che pare sia stata scattata a un Mig 29 destinato alla Libia proprio nella base siriana.

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Si tratta di 6 Mig 29, 2 Sukhoi Su-24 e probabilmente 2 caccia Sukhoi Su-35 anche se questi ultimi pare abbiano solo scortato la formazione aerea per poi rientrare in Siria. Si tratta di 8 aerei probabilmente siriani (i 2 Sukhoi Su-24 potevano anche essere ex libici, appartenuti alle forze aeree di Gheddafi e fatti rimettere in condizioni di volo dall’LNA in Russia) scortati nel volo dalla base russa in Siria di Khmeymim fino alla base di al-Khadim, nei pressi di Tobruk dai due caccia Sukhoi Si-35 russi.

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Fonti militari russe citate dall’Agenzia Nova ritenevano improbabile che Mosca avesse schierato in Libia propri velivoli e piloti ma che avesse favorito l’invio di velivoli, piloti e personale siriano (Damasco riconosce il generale Haftar) per sostenere le forze dell’LNA provate dalle recenti sconfitte contro i turchi, i mercenari siriani filo-Ankara e le milizie libiche del GNA in Tripolitania e affiancate da circa 1.600 contractors russi del Gruppo Wagner.

Proprio questi contractors insieme a mercenari siriani filo LNA sono confluiti nei giorni scorsi a Bani Walid, 150 chilometri a sud di Tripoli e circa 125 a sud-ovest di Misurata, ritirandosi da Tripoli. Da questa città sono stati evacuati in aereo e con convogli militari verso sud, secondo quanto riportano fonti locali, verso la grande base aerea e logistica di al-Jufra dove sono operativi i Mig e i Sukhoi arrivati da pochi giorni.

Non si può escludere che i jet russi siano già stati impiegati nei raid contro obiettivi nei dintorni di Tripoli resi noti il 29 maggio dal generale Khaled al Mahjoub dell’Esercito nazionale libico (LNA) e che avrebbero colpito siti del Governo di accordo nazionale (GNA) a Tajoura, sobborgo orientale di Tripoli.

“L’aeronautica libica ha lanciato una serie di pesanti raid aerei su concentrazioni terroristiche che ha recentemente trasportato munizioni dalla Turchia a Tajoura”, ha dichiarato al-Mahjoub. “I raid si sono concentrati sul campo terroristico di Rahbat al Duru, sotto Bashira al Bugra, che fornisce rifugio alla maggior parte dei leader dell’organizzazione terroristica dello Stato islamico a Tajoura”.

Al-Mahjoub ha sottolineato che le sue forze sono riuscite a fermare un nuovo tentativo di avanzata dei nemici nei fronti a sud di Tripoli, uccidendo un “leader della milizia di Misurata” identificato come Hakim al-Zwawi e ha parlato di ripetuti attacchi lungo l’asse di Wadi al Rabia a Tripoli che hanno provocato l’uccisione di tre capi delle milizie nemiche”.

Il comando degli Stati Uniti per le operazioni in Africa (AFRICOM) ha invece reso noto che Mig e Sukhoi sono a tutti gli effetti aerei russi inviati da Mosca per sostenere i propri contractors.

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“È probabile che gli aerei militari russi forniscano supporto aereo ravvicinato e fuoco offensivi alla PMC (private military company) Gruppo Wagner che sostiene l’LNA contro il Governo di accordo nazionale riconosciuto a livello internazionale. Gli aerei da combattimento sono arrivati in Libia da una base aerea in Russia, dopo aver transitato in Siria dove si valuta siano stati ridipinti per mascherare la loro origine russa” sostiene un comunicato di AFRICOM.

“La Russia sta chiaramente cercando di ribaltare la situazione a suo favore in Libia. Proprio come in Siria, i russi stanno espandendo la loro influenza militare in Africa usando mercenari supportati dal governo come il Gruppo Wagner”, ha affermato il generale dell’esercito americano Stephen Townsend, alla testa di AFRICOM

“Per troppo tempo la Russia ha negato la piena portata del suo coinvolgimento nel conflitto libico in corso. Bene, non si può negarlo ora. Abbiamo visto come la Russia ha condotto i cacciabombardieri di quarta generazione in Libia. Né LNA né le compagnie militari private possono armare, gestire e sostenere questi aerei senza il sostegno statale che stanno ottenendo dalla Russia “.

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“Il mondo ha sentito il signor Haftar dichiarare che stava per scatenare una nuova campagna aerea. Saranno piloti mercenari russi che volano su aerei forniti dalla Russia per bombardare i libici”, ha aggiunto Townsend.

“Se la Russia si impadronisce della base libica, il prossimo passo logico è che dispiegheranno capacità permanenti di difesa aerea a lungo raggio (Anti-Access and Area Denial – A2AD)”, ha dichiarato il generale dell’USAF Jeff Harrigian, comandante delle forze aeree statunitensi in Europa e in Africa riferendosi al possibile dispiegamento di batterie missilistiche da difesa aerea a lungo raggio S-400 come quelle schierate da Mosca in Siria.

Se la Russia consolida la sua presenza in Libia, gli Stati Uniti potrebbero dispiegare “sistemi di interdizione aerea ad ampio raggio”, aggiungendo che “se questo momento arriverà, creerà preoccupazioni relative alla sicurezza molto concrete per la zona meridionale dell’Europa”.

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Cercando di mettere insieme le informazioni diffuse da fonti libiche e statunitensi si tratterebbe quindi di 8 o 10 aerei (se si includono anche i 2 Sukhoi Su-35 di scorta che non è certo siano rimasti in Libia): velivoli certamente russi ma di cui non è chiaro quali insegne espongano (LNA, Siria o nessuna?) e che potrebbero venire pilotati e gestiti da contractors russi, siriani o da piloti libici addestrati in Russia.

I Sukhoi Su-24 hanno servito con le insegne della Libia di Muammar Gheddafi, a differenza dei Mig 29, ma non si può escludere che tra  le intese previste dall’accordo di cooperazione militare tra Mosca e l’LNA di Haftar del 2017 vi fosse anche l’acquisizione e l’ammodernamento di velivoli da combattimento e l’addestramento di piloti e tecnici.

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Nelle ultime ore Africom ha diffuso un nuovo messaggio sostenendo, quasi certamente in base a rilievi satellitari, che gli aerei russi ad al-Jufra sono almeno 14. (vedi tweet a fianco).

Il trasferimento di 6 Mig 29. ma dalla Russia alla Siria (non in Libia), era stato rivelato nei giorni scorsi da un canale Telegram russo dedicato al tracking degli aerei militari di Mosca (utilizzando il noto sito Flightradar) e dalla contestuale testimonianza degli spotters iraniani che hanno comunicato di aver visto atterrare presso la base aerea iraniana di Hamadan (o Shahrokhi) nel nord-ovest del paese, un Tupolev Tu-154M (RF-85042) e 6  caccia MiG-29 provenienti dalla base russa di Astrachan.

La base iraniana venne utilizzata dai russi su concessione di Teheran il 16 agosto 2016 come base d’appoggio per i bombardieri  Tupolev Tu-22M3 e  Sukhoi Su-34 per i raid nel nord della Siria occupato dallo Stato Islamico.

Mosca ha ribadito di non aver inviato militari in Libia e “al Consiglio della Federazione (il Senato russo) non è stato chiesto di approvare un tale dispiegamento” come ha detto il primo vice presidente della Commissione per gli Affari Esteri Vladimir Dzhabarov.

“Nessuno invia mai militari russi all’estero senza l’autorizzazione del presidente russo e del Consiglio della Federazione e non è stata fatta alcuna richiesta in tal senso”. “Questo è un tentativo di compromettere la Russia sulla scena mondiale”, ha detto Dzhabarov a Interfax commentando le accuse di AFRICOM.

“Siamo a favore di una soluzione pacifica dei problemi della Libia e di negoziati tra le parti in lotta, che non dovrebbero cercare di ricevere sostegno dall’estero e utilizzarlo per raggiungere i loro obiettivi”, ha sottolineato Dzhabarov.

Il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha ribadito il suo sostegno all’iniziativa del presidente del parlamento libico di Tobruk Aguila Saleh per porre fine alla crisi in Libia. Lo riferisce un comunicato stampa del ministero degli Esteri russo, secondo cui il colloquio è avvenuto su iniziativa libica. “Durante la conversazione, si è tenuto uno scambio di opinioni approfondito sull’attuale situazione in Libia nel contesto dello scontro armato in corso tra le forze militari e politiche dell’est e dell’ovest del paese”, si legge nella nota.

“Entrambe le parti hanno sottolineato l’inutilità dei tentativi di risolvere la crisi con la forza, la necessità’ di varare urgentemente un dialogo costruttivo con la partecipazione di tutte le forze politiche libiche”, ha affermato il ministero degli Esteri russo. Insomma, la solita logica adottata da tutti i protagonisti della crisi libica: a parole favorevoli ai negoziati ma a basso profilo tutti impegnati a rifornire di armi e combattenti le due fazioni.

Di certo l’intervento degli aerei russi ha indotto gli USA a sostenere più apertamente il GNA e la Turchia in un conflitto che vede dalla parte di Haftar altri importanti alleati di Washington quali Egitto ed Emirati Arabi Uniti.

Indipendentemente dai dettagli la presenza russa ad al-Jufra punta all’obiettivo di rovesciare il dominio dell’aria imposto nelle ultime settimane dai droni turchi puntellando le forze di Haftar, ormai sulla difensiva dalla periferia sud di Tripoli a Tarhuna fino ad Abu Grein, tra Sirte e Misurata, sotto l’incalzare del GNA e degli alleati turchi e siriani.

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Difficile dire se sia da attribuire ai nuovi cacciabombardieri russi i raid aerei dell’LNA che il 25 maggio hanno colpito l’aeroporto Mitiga di Tripoli, e obiettivi del GNA nella zona di Gharyan, a sud della capitale.

Nei giorni scorsi il comando delle forze di Haftar aveva reso noto di aver rimesso in efficienza 4 non meglio specificati aerei da combattimento e inoltre l’LNA sembra poter disporre ancora di alcuni droni Wing Loong (nella foto sotto un esemplare abbattuto dal GNA) e CH-4B di produzione cinesi forniti da Emirati Arabi Uniti e Giordania.

Secondo le indiscrezioni diffuse dalla versione araba dell’agenzia di stampa russa “Sputnik” e rilanciate in Libia dal sito web d’informazione “Libya Akhbar”, la “nuova strategia” di Haftar prevede di attaccare direttamente Misurata “entro due giorni” partendo dalle posizioni che si trovano ad est, cioè Abu Grein. L’obiettivo sarebbe quello di allentare la pressione su Tarhuna, roccaforte dell’LNA 65 chilometri a sud di Tripoli e caposaldo per continuare a minacciare Tripoli.

Finora però non sembrano esserci indizi del trasferimento dei contractors russi in ripiegamento da Tarhuna verso il fronte orientale di Abu Grein: anzi, dopo aver raggiunto Bani Walid i combattenti russi avrebbero ripiegato verso sud, cioè verso la base di al-Jufra.

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Il portavoce dell’operazione militare “Vulcano di Rabbia” del GNA, Mohamed Qanunu, ha denunciato “l’arrivo nelle ultime 24 ore di 15 cargo militari all’aeroporto di Bani Walid con a bordo mercenari della compagnia Wagner”. Notizia che, se trovasse conferma, permetterebbe di ipotizzare una possibile offensiva dell’LNA su Misurata.

Proprio per comprendere se a Bani Walid i russi stanno affluendo per contrattaccare o per ripiegare a est e a sud potrebbe essere stati inviato dagli Stati Uniti il velivolo teleguidato Predator o Reaper che l’LNA sostiene di aver abbattuto oggi sopra Bani Walid.

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Le forze del generale libico Khalifa Haftar hanno annunciato di aver abbattuto oggi un drone di fabbricazione statunitense Predator che sorvolava la città di Bani Walid, roccaforte della tribù dei Warfalla,. Un ufficiale delle forze di Haftar, Abdel Hamid al Dawi, ha spiegato ai media libici che oggi sono stati abbattuti tre droni: due nei dintorni di Bani Walid e uno a Gharian, circa 80 chilometri a sud di Tripoli. Uno dei velivoli abbattuti però sarebbe un Predator. La notizia è al momento priva di conferme, ma non sarebbe la prima volta che velivolo teleguidati di vengono abbattuti in Libia.

I turchi hanno perduto in sei mesi una quarantina di droni Bayraktar TB2 e Anka-S mentre lo scorso novembre un Reaper del 32/o Stormo dell’Aeronautica militare italiana era stato abbattuto in Libia non lontano da Tarhuna, dove il giorno dopo ne venne abbattuto un altro statunitense.

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Proprio a Misurata sarebbero arrivati negli ultimi giorni a bordo di 6 velivoli militari da trasporto turchi mille degli oltre 10 mila mercenari siriani arruolati dalla Turchia che ha recentemente posizionato a difesa dell’aeroporto di misurata proprie batterie missilistiche Hawk XXI (nelle foto sopra e sotto) .

Non è chiaro se i mercenari siriani dovranno difendere Misurata o partecipare all’offensiva tesa a riconquistare Sirte ma è certo che la difesa aerea a medio raggio turca intorno all’aeroporto (oltre 40 chilometri la portata dei missili turchi) offre protezione anche ai 300 militari italiani dell’operazione sanitaria nella città libica e basati a ridosso dell’aeroporto

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Alle molte notizie e indiscrezioni giunte oggi dalla Libia si aggiungono fonti tunisine le quali sostengono che una squadra di forze speciali turche ha lanciato in tutta la Libia un’operazione di ricerca di Saif al Islam, il figlio di Moammar Gheddafi, con l’ordine di ucciderlo o catturarlo per estradarlo alla corte penale dell’Aja. Le stesse fonti riferiscono che forze speciali di Erdogan sarebbero anche penetrate a Zintan, la città le cui milizie si dice ospitino Saif al Islam, con l’aiuto dei jihadisti di Abdelakim Belhaj, ex detenuto della Cia, ex capo del consiglio militare di Tripoli e oggi leader del partito islamico al-Watan e considerato “l’uomo del Qatar” (alleato di ferro di Ankara e della Fratellanza Musulmana) in Libia.

Foto: Digital Globe, US AFRICOM, GNA, Twitter, Daily Sabah e LNA

 

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