I Diavoli Neri: la vera storia della battaglia di Mogadiscio

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Sono ormai passati più di venticinque anni da quel 2 luglio 1993, il giorno della battaglia di Mogadiscio tra le truppe italiane e i ribelli somali. Ma il ricordo di quegli scontri è ancora vivo nella memoria di tutti, non solo di chi lo ha vissuto in prima persona come il generale Paolo Riccò. Conosciuta anche come la battaglia del check-point «Pasta» e ricordata per essere stata la prima che ha visto impiegati i militari dell’esercito italiano dalla fine della Seconda guerra mondiale, fu uno scontro molto cruento in cui persero la vita tre soldati italiani e moltissimi altri furono gravemente feriti.

La XV compagnia paracadutisti «Diavoli Neri», grazie al durissimo addestramento a cui li aveva sottoposti il loro capitano, Paolo Riccò, fu l’unica compagnia in grado di rispondere all’attacco delle milizie somale. In questo racconto serrato e partecipe, Riccò, oggi generale e attuale comandante dell’Aviazione dell’esercito, nonché Medaglia di Bronzo al Valor Militare per il coraggio dimostrato a Mogadiscio, ricostruisce attraverso documenti e testimonianze inedite la vera storia di quei tragici giorni, svelando i particolari di una vicenda i cui aspetti non sono ancora stati del tutto resi noti.

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Un libro imperdibile per almeno tre ragioni: la battaglia del check point Pasta viene ricostruita sul piano tattico come mai era stato fatto prima svelando molti elementi finora inediti. Gli aspetti critici e gli errori di valutazione compiuti vengono messi in luce consentendo un’analisi fredda e puramente “bellica” di quella battaglia del conflitto somalo.

Infine, finalmente, la battaglia viene raccontata mostrando coraggio, eroismo, paura e debolezze dei nostri soldati, raccontati per una volta in quanto combattenti sottoposti al battesimo del fuoco (nel 1993 i militari erano ancora di leva) e allo stress prolungato della battaglia, senza nessuna concessione ai luoghi comuni cari alla retorica del “soldato di pace”.

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Il libro è ricco di dettagli ed esamina anche i rapporti con i leader locali della comunità somala come le caratteristiche degli armamenti in dotazione all’epoca ai nostri militari.

Lettura di grande interesse per chi si occupa di operazioni militari per lavoro o per passione, “I Diavoli Neri” è raccomandato a tutti coloro che a diverso titolo hanno partecipato all’Operazione Ibis non solo per i fatti che vengono narrati ma perché le pagine scritte da Riccò (in seguito decorato altre due volte per il valore mostrato durante le operazioni in Afghanistan) e Ponte sono così accurate da consentire quasi di tornare a respirare la polvere e gli odori decisamente forti di Mogadiscio durante quella campagna militare.

“I Diavoli Neri” è quindi un libro di guerra, scritto da chi ha vissuto in prima linea con i suoi uomini la battaglia del Pastificio: una lettura indispensabile anche per comprendere le dinamiche tattiche e operative, valide anche oggi a quasi 30 anni di distanza, delle operazioni contro-insurrezionali in ambiente urbano.

Gianandrea Gaiani

 

Un brano del libro

Nel frattempo dall’altra parte della strada, tra i cespugli davanti al Pastificio e i container che ospitano officine e mercatini, si stanno raccogliendo miliziani armati. Vogliono aggirarci sul fianco destro. Ci sono uomini armati anche sul tetto del Pastificio, e altri ancora appostati dietro il muretto che lo circonda. Sono lontani ma e` evidente che stanno cercando di circondarci. Mi sposto velocemente indietro mentre faccio segno al sottotenente Carbonetti di avanzare con il suo VCC indicandogli la viuzza da dove spara il cecchino. Bisogna preparare la difesa per arginare l’attacco.

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Nella relazione del 9 agosto 1993 Carbonetti scrivera`: « Il Capitano Nero mi ordina di avanzare con il mio VCC. Sia io che il sottotenente Bonetti vediamo in mezzo ai cespugli lungo la traversa all’altezza della barricata almeno dieci somali ben armati.

Indico a cenni l’avvistamento al capitano che, senza esitazione, mi autorizza a rispondere al fuoco. Io e il sottotenente Bonetti iniziamo a sparare in direzione dei guerriglieri armati e nel frattempo vedo il comandante di battaglione che ci osserva con uno sguardo minaccioso e di riprovazione.

Lui pero` non ha visto quello che abbiamo visto noi. I somali sono armati non solo di Kalashnikov ma hanno mitragliatrici e armi controcarro, non possiamo rischiare di essere colpiti da razzi di RPG ».

Vedo la prima raffica della Browning di Carbonetti investire il cecchino che pero`, pur colpito dalle pallottole, non si muove sino a quando l’ultimo proiettile non lo fa stramazzare. Probabilmente era imbottito di khat (o qat), la droga dei poveri di cui tutti in Somalia masticano le foglie per reprimere gli impulsi della fame e della fatica.

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Il khat ha anche un notevole effetto analgesico che impedisce di sentire nell’immediatezza l’effetto di un proiettile. Penso che se, com’e` del tutto verosimile, anche gli altri guerriglieri sono sotto l’effetto del khat, ci troveremo addosso una massa feroce di invasati convinti di essere invincibili. Ordino al secondo VCC, comandato dal sottotenente Lorenzi, con il paracadutista.

Mandolfo, uno dei due piloti che hanno deciso a suo tempo di proseguire la missione in Somalia, alla guida e Pasquale Baccaro alla mitragliatrice MG, di avanzare a sua volta e di allinearsi con il mezzo di Carbonetti. Serve un fuoco incrociato per arginare l’orda che si sta preparando ad attaccarci. Dico a Bozzini di mettersi alla mitragliatrice pesante del mezzo di Lorenzi. Lui salta sulla torretta e punta l’arma sulla sinistra pronto a far fuoco mentre il VCC si muove lentamente per oltrepassare l’angolo della via.

Non appena la canna della mitragliatrice pesante supera lo spigolo dell’edificio, Bozzini preme il grilletto e lascia partire una lunga raffica. Baccaro fa lo stesso. I due VCC ora sono in posizione sfalsata lungo la via Imperiale e il fuoco incrociato delle loro mitragliatrici sta spazzando la viuzza da dove sono partiti
i primi colpi e dove si stanno ammassando i guerriglieri. Tuttavia i somali cominciano a sparare anche dal Pastificio. Il lato del VCC di Carbonetti esposto verso quella direzione e` ben presto il bersaglio di una gragnola di colpi che rimbalzano sulla corazza.

MOGADISHU, SOMALIA: An U.N. soldier runs towards a U.N. checkpoint 08 July 1993, near "villa Somalia," the residence of ex-Somali dictator Syad Barre. A U.N. spokesman denied reports 08 July that 2,00 extra U.S. troops had been deployed in Somalia. (Photo credit should read ERIC CABANIS/AFP/Getty Images)

Il mezzo retrocede lentamente e la torretta si gira per contrastare l’attacco. Ora siamo noi a trovarci sotto il tiro incrociato. In rapida successione i guerriglieri sparano contro il corazzato di Carbonetti quattro razzi di RPG che pero` fortunatamente esplodono sulla strada. Mentre Bozzini concentra il suo fuoco. sulla stradina, il sottotenente Carbonetti ha preso di mira il Pastificio, dove i guerriglieri cercano riparo dietro ai container allineati davanti all’ingresso. Bonetti osserva l’attacco attraverso il mirino della sua MG e piu` tardi raccontera`: « Mi trovai davanti una strada sterrata, larga una decina di metri. A circa quaranta metri diversi uomini correvano da una parte all’altra della via. Vedevo bene la caratteristica sagoma dei Kalashnikov che imbracciavano e sentivo l’intenso suono delle raffiche. I proiettili colpivano la corazzatura del VCC con schianti secchi e metallici. Allineai il mio occhio sinistro con la tacca di mira e il mirino, puntai leggermente davanti a uno degli uomini che stava sparando. Premetti il grilletto.

Partı ` un solo colpo. L’arma si era inceppata. Tirai indietro con forza l’asta di armamento, poi la rilasciai. L’arma era a posto ora. Guardai rapidissimo verso i nostri dietro l’angolo della casa. Bozzini gesticolava freneticamente. Capii che mi stava chiedendo di aprire il fuoco. Mirai di nuovo, feci una leggera pressione sul grilletto e finalmente sentii una lunga raffica partire.

I colpi produssero un frastuono potente, i bossoli caddero uno dietro l’altro, ne sentii il tonfo mentre rimbalzavano sul pianale del carro. Una raffica di perforanti e traccianti abbatte´ un paio di guerriglieri. Il primo dei due stava correndo e cadde come se all’improvviso avesse inciampato in un ostacolo. Il secondo, che gli era subito dietro, si affloscio` con una mezza torsione del busto. Tolsi lo sguardo dalla linea di mira per controllare meglio. I corpi dei due guerriglieri erano immobili ».

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Il generale di Brigata Paolo Riccò è nato a Torino il 4 ottobre 1963. Dal 1984 al   1986 frequenta il 166° Corso presso l’Accademia Militare di Modena e dal 1986 al 1988 la Scuola di Applicazione Torino.

Nel 1989, a seguito della nomina al grado di tenente di Fanteria, viene assegnato presso il 20° btg. f. mec. “Monte San Michele” di stanza in Brescia. Transitato nella specialità Paracadutisti nel 1991 viene assegnato presso il 5° btg. par. “El Alamein” con sede in Siena dove assolve agli incarichi di comandante di plotone e di compagnia paracadutisti.

Durante tale periodo partecipa quale Comandante della 15^ Compagnia Paracadutisti all’Operazione “Ibis” in Somalia a seguito della quale viene insignito della Medaglia di Bronzo al Valor Militare per i fatti accaduti il 2 luglio 1993 presso il “Check Point Pasta”. Con il conseguimento del Brevetto Militare di Pilota di Elicotteri dell’Aviazione dell’Esercito nel 1995 viene assegnato presso il 49° Gruppo Squadroni Elicotteri d’Attacco con sede in Casarsa della Delizia (PN) dove partecipa alle Operazioni NATO in Bosnia e Albania.

Nel 1999, la costituzione del 7° Reggimento c.A. “Vega” lo vede trasferito presso la sede di Rimini con l’incarico di capo sezione OA del dipendente 25° Gruppo Squadroni Elicotteri Multiruolo. Durante tale periodo riveste l’incarico di Comandante di Distaccamento del predetto Gruppo di volo per poi partecipare all’Operazione in Kosovo.

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Nel 2000 assume il Comando del 25° Gruppo di volo. Nel 2003 al termine della frequenza del 5° Corso ISSMI viene trasferito presso l’Allied Rapid Reaction Corps in Germania con l’incarico di SO1 G35. Il mandato triennale, si conclude nel 2006 con la partecipazione all’Operazione ISAF in Afghanistan (nella foto a lato ) e la successiva destinazione presso il Comando Operativo di vertice Interforze in Roma con l’incarico di Capo sezione operazioni terrestri.

Nel 2008 assume il Comando del 5° Reggimento AVES “Rigel” in Casarsa della Delizia a termine del quale nel 2010 partecipa nuovamente all’Operazione ISAF in qualità di Comandante dell’ITA AVN BN inquadrato nell’ambito del Regional Command West.

L’esperienza estera si conclude con il trasferimento presso il III RIF/COE dello Stato Maggiore dell’Esercito dove assume l’incarico di Capo ufficio operazioni correnti/Capo sala operativa. Nel 2013 viene ulteriormente inviato in Afghanistan nella posizione di RC-W DCOS OPS. Al suo rientro in Patria viene designato quale Capo di stato maggiore della Divisione “Friuli” in Firenze.

In data 30 marzo 2015 è trasferito presso il Comando Brigata Aeromobile “Friuli” per assumere l’incarico di vice comandante e in data 8 aprile 2015 quello di comandante del Distaccamento. In data 16 ottobre 2015 ha assunto l’incarico di comandante della Brigata Aeromobile Friuli. Dal 24 marzo 2017  è il comandante dell’Aviazione dell’Esercito.

È insignito di numerose decorazioni tra cui ricordiamo la Medaglia di bronzo al Valor Militare per i fatti d’arme di Mogadiscio, la Croce d’Oro al Merito dell’Esercito e la Croce di Bronzo al Merito dell’Esercito entrambe ottenute per le operazioni condotte in Afghanistan, nonché la Army Commendation Medal dell’Esercito U.S.A..

 

Titolo I Diavoli Neri

Editore Longanesi

ISBN 9788830452916

Autore Paolo Riccò, Meo Ponte

Collana NUOVO CAMMEO

Dettagli Cartonato

N° di pagine 320

Prezzo Euro 18.90

 

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