Verità infoibate: le vittime, i carnefici, i silenzi della politica

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“Era il crimine, a guerra finita, dei buoni, dei giusti, dei vincitori con la stella rossa sul berretto. E quando non si poteva giustificare e nascondere, che cosa inventarsi, allora?

Sminuire, ridurre il tutto a ingiustizie e ritorsioni e, regina delle menzogne, far diventare cattivi gli infoibati, assegnargli una colpa postuma, fare di loro, mentre l’Italia si scopriva tutta, e spesso con agile e tardiva disinvoltura, antifascista, alleata e vincitrice, trasformare gli infoibati negli ultimi fascisti, e gli esuli negli ultimi a rifiutare il paradiso socialista e, dunque, un po’ colpevoli anche loro”. Così scrive Toni Capuozzo nella prefazione a Verità infoibate, il libro scritto da Fausto Biloslavo e Matteo Carnieletto, in edicola con  Il Giornale.

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Non un libro di storia, ma di attualità. Perché la tragedia delle foibe ci parla ancora oggi: dal nuovo presidente americano che ammira Tito alla decorazione del Quirinale ancora appuntata sul petto del Maresciallo, fino alle foibe scoperte in Slovenia, la giustizia negata e gli oltraggi ai martiri delle violenze titine che emergono puntualmente ogni 10 febbraio.

Ma andiamo con ordine. Nel 1979, un giovane Joe Biden si reca a Lubiana con una delegazione americana “per la triste scomparsa di Edvard Kardelj”, braccio destro di Tito, uno dei principali responsabili degli eccidi multietnici e dell’esodo degli italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia dopo la fine della Seconda guerra mondiale.

Il futuro presidente americano, in una missiva datata primo marzo 1979, scrive al dittatore jugoslavo: “Gentile Signor Presidente, desidero ringraziarla ancora per la sua preziosa ospitalità durante la mia recente visita in Jugoslavia”. E aggiunge di avere molto apprezzato “il nostro scambio di opinioni”. Il 19 agosto 2016, a Belgrado, durante una visita come vicepresidente degli Stati Uniti, Biden ribadisce nel discorso ufficiale che quello con Tito è stato “uno degli incontri più affascinanti che abbia mai avuto in vita mia”. Non c’è dunque da stupirsi se, nel 2007, nel suo libro Promesse da mantenere, Biden scrive sulla Jugoslavia: “Ci è voluto un certo genio per tenere insieme la federazione multietnica e quel genio, in particolare, era Tito”. L’anno prima di morire, il Maresciallo inviò una missiva al senatore Biden, dopo l’incontro a i Dalmazia, sottolineando che avrebbe fatto strada fino alla Casa Bianca. Così è stato.

Tito e l’Italia: quasi amici. Le immagini in bianco e nero dell’Istituto Luce mostrano l’arrivo di Tito nel nostro Paese. È il 25 marzo 1971. “Aeroporto di Ciampino. Per questo aereo sono in attesa tutte le più alte cariche dello Stato: da Saragat a Colombo a De Martino, Pertini, Fanfani e Moro. – annunci il cronista – L’aereo è un Caravelle ornato con stelle rosse. Viene da Belgrado, Jugoslavia, e porta un ospite che, per la prima volta, giunge in visita ufficiale in Italia. L’ospite, eccolo, è Josip Broz, detto Tito. La Jugoslavia ha bisogno di amici, ma preferisce, e di molto, quelli europei, l’Italia soprattutto.

Ha detto Tito, appena arrivato: Questo incontro getta una prima pietra. È una pietra tolta dal piedistallo di Mosca. È una prima pietra che conta”. Solamente due anni prima, nel 1969, il Maresciallo viene “decorato come Cavaliere di Gran Croce al merito della Repubblica italiana” con l’aggiunta del Gran Cordone, il più alto riconoscimento del nostro Paese, durante la visita di Saragat a Belgrado per finalizzare alcuni accordi economici con la Jugoslavia. Onorificenza che ancora oggi campeggia sul sito del Quirinale. Nel viaggio in Jugoslavia del 1969, durante i numerosi e affettuosi discorsi, il presidente Saragat concludeva sempre con uno stucchevole brindisi rivolto a Tito: “Levo il calice, signor Presidente, al benessere Suo e della gentile signora Broz, alle fortune dei popoli jugoslavi e all’amicizia fra i nostri Paesi”.

Mai nessun cenno, neanche alla lontana, alle foibe. Uno dei tanti silenzi da parte italiana. Di cui ora bisogna parlare.

 

 Verità infoibate. Le vittime, i carnefici, i silenzi della politica

di Fausto Biloslavo (Autore), Matteo Carnieletto (Autore), Giuseppe Botte (Illustratore)

  • Editore : Signs Publishing (4 febbraio 2021)
  • Lingua : Italiano
  • Copertina flessibile : 240 pagine
  • ormato: 20 x 13
  • ISBN-13 : 979-1280132024
  • Euiro 15

 

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