Si chiude dopo nove anni la vicenda “marò”

I fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone  a New Delhi  6  febbraio 2014.
 ANSA

Mancava ancora un ultimo passo per chiudere del tutto il contenzioso con l’India sul caso dei due maro’, Dopo la sentenza di luglio scorso dell’arbitrato internazionale sulla competenza dell’Italia a processare i fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, il cosiddetto “caso marò” si è chiuso ieri con la disponibilità della Corte Suprema indiana ad archiviare il procedimento dopo il versamento di 1,1 milioni di euro da parte dell’Italia a titolo di risarcimento alle famiglie dei due pescatori uccisi e all’armatore del peschereccio colpito. Il caso verrà ufficialmente chiuso il 19 aprile.

La Corte Suprema distribuirà il denaro versato dall’Italia alle vittime che hanno accettato la proposta di indennizzo: le famiglie dei due pescatori uccisi, Ajeesh Pink e Valentine Jelastine, riceveranno 40 milioni di rupie ciascuna, mentre i restanti 20 milioni andranno a Freddy Bosco, l’armatore del peschereccio Saint Antony su cui navigavano le vittime, rimasto a sua volta ferito nella sparatoria di 9 anni fa al largo del Kerala. Il risarcimento pattuito si somma ai 245 mila euro già versati in passato dall’Italia ai familiari

Decadono quindi anche le ultime restrizioni cui i due militari erano sottoposti, a nove anni da quel 15 febbraio 2012 quando prestavano servizio antipirateria a bordo della nave commerciale italiana Enrica Lexie.

All’avvicinarsi del peschereccio, temendo un attacco di pirati non insolito in quel tratto dell’Oceano Indiano, aprirono il fuoco sparando, come raccontarono, colpi di avvertimento in acqua. Ma a bordo del Saint Antony morirono i due pescatori. La vicenda scatenò un’aspra crisi diplomatica tra l’Italia e l’India – con Latorre e Girone prima fermati in Kerala, poi costretti per anni a risiedere nell’ambasciata italiana di Delhi – e un estenuante contenzioso su chi dovesse processare i due militari italiani.

Quando tutte le strade intraprese si erano dimostrate senza uscita, nel 2016 il governo italiano decise di ricorrere all’arbitrato internazionale, conclusosi con una sentenza inappellabile dalle due parti nel luglio 2020: la giurisdizione del caso è di competenza italiana perchè al momento dei fatti i due fucilieri godevano dell’ “immunità’ funzionale”, ma al tempo stesso l’Italia avrebbe dovuto risarcire “la perdita di vite umane, i danni fisici, il danno materiale all’imbarcazione e il danno morale sofferto dal comandante e altri membri dell’equipaggio del peschereccio indiano Saint Anthony”.

Resta da definire la vicenda processuale italiana: la procura di Roma, competente a indagare, ha aperto un fascicolo per omicidio sin dal 2012 e i due fucilieri furono ascoltati il 3 gennaio del 2013, quando fecero ritorno in Italia per alcuni giorni in “licenza natalizia”. I magistrati stanno ora analizzando gli atti inviati dal Tribunale arbitrale per poi procedere a una definizione del fascicolo.

(con fonte Ansa)

 

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