Evgeny Morozov: il lato oscuro della rete e la privatizzazione della politica

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Evgeny Morozov, sociologo di fama internazionale, ha tenuto nei giorni scorsi una lezione al Master d’intelligence dell’Università della Calabria, diretto dal professor Mario Caligiuri, dal titolo “Il lato oscuro della rete. La scommessa del Syllabus Project”.

Morozov ha esordito sostenendo che “bisogna adottare una prospettiva storica e critica per comprendere cosa ci sia dietro i fenomeni della Rete e delle tecnologie digitali, in modo da renderle davvero utili alla società”. “Negli ultimi 30-40 anni – ha proseguito – il dibattito sui rapporti tra umanità e tecnologie digitali è stato plasmato in senso culturale e la cultura digitale è apparsa come qualcosa di eccezionale e di estremamente nuovo”.

Invece, sostiene Mozorov, esistono elementi di continuità nell’evoluzione digitale che si collegano con le dimensioni del potere geopolitico ed economico”. “Le tecnologie della Silicon Valley ha affermato – non nascono negli anni Novanta. Per capire perchè gli Usa stiano svolgendo un ruolo di primo piano nel mondo digitale occorre riferirsi alla guerra fredda e agli investimenti indirizzati per le tecnologie negli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso.

Nel 2007-2008, poco prima delle primavere arabe vi erano Wikis, Bloks, oggi abbiamo Facebook, Twitter.

Allora nel dibattito pubblico c’era la retorica utopica che l’accelerazione della digitalizzazione avrebbe favorito i processi di democratizzazione dei paesi autoritari e sottosviluppati. Ci si aspettava, per esempio, che Egitto e Tunisia sarebbero stati più democratici, che Cina e Russia si sarebbero completamente trasformate, che molti problemi nel campo della sanità, dell’educazione, del traporto, della povertà si sarebbero risolti”.

Secondo Morozov “quello che ho definito “ingenuitá della rete”, “The net Delusion”, è invece la conseguenza della nostra ignoranza digitale, perché internet sembrava avere promesso la soluzione dei problemi sociali ma la Rete non salverà il mondo”.

Ha poi ricordato che piattaforme come Uber, AirBnB, Facebook sono in realtà strumenti privati di politica economica per risolvere problemi politici. La loro logica è nascondere i reali costi sociali, economici, civili, democratici, che paghiamo per servizi offerti apparentemente in modo gratuito. Per Morozov, il mercato digitale, sfruttando la profilazione dei cittadini, raccoglie dati utili a sviluppare l’Intelligenza Artificiale, i cui servizi vengono acquistati da governi e privati.  Ù

Nella logica dell’economia digitale i cittadini non sono più dei consumatori liberi di scegliere, ma dipendono da quanto viene imposto loro dall’informazione. Secondo il sociologo “si è cominciato a capire il lato nascosto della sorveglianza nel 2013 dopo Snowden e nel 2016 con la vicenda di Cambridge Analytica, che ha influenzato le elezioni degli Stati Uniti, “ma ancora non siamo perfettamente consapevoli che abbiamo urgente necessità di una politica alternativa che orienti modelli di sviluppo e finanziamenti pubblici tali da garantire più autonomia e sovranità democratica”.

Inoltre Morozov ha citato il concetto di “soluzionismo”, che rappresenta l’ideologia dominante secondo cui ogni problema può essere risolto con tecnologie digitali. Ha poi ricordato che il settore delle big tech è diventato molto attraente per gli alti rendimenti sugli investimenti La privatizzazione della politica è collegata con lo sviluppo di Internet perché le decisioni più importanti vengono assunte dalle big tech, che non hanno alcun controllo sociale. Ciò ancora una volta impone all’’Europa la ricerca di una politica molto più ambiziosa, più ampia e globale, non legata solo al mercato.

Altro concetto illustrato da Morozov è quello del “feudalesimo digitale”, secondo cui il potere della Silicon Valley sarebbe diventato così assoluto da non doversi fare carico di responsabilità sociali. Da questo punto di vista, rappresenta una vera estensione del potere degli Usa dopo la guerra fredda. Strumento del feudalesimo digitale è la proprietà intellettuale che permette alle aziende digitali di guadagnare molto senza contribuire al processo produttivo.

La Cina ha compreso questo meccanismo ed ha sviluppato negli ultimi 20 anni una politica utile a potenziare in maniera esponenziale le tecnologie. Mentre negli USA e in Cina l’innovazione è promossa dallo Stato, nell’Unione Europea manca una politica digitale statale forte. Sarebbe auspicabile, come indicava Macron, un suo collegamento con le strategie militari e la creazione dell’esercito europeo, creando sovranità tecnologica ed economica.

Per Morozov, in definitiva, è un errore delegare tutto al mercato poiché in USA e tanto meno in Cina questo non avviene. Nei prossimi 5-10 anni gli USA, dove il rapporto tra Pentagono e Silicon Valley è molto forte, utilizzeranno tutto il loro potere politico per impedire l’espansione digitale della Cina. Perciò, senza una visione dell’economia digitale, l’Europa non può raggiungere la sovranità tecnologica oppure sviluppare una politica militare comune.

Infine, Mozorov ha illustrato il progetto “Syllabus ideato ad Harvard. Coinvolgendo esperti di tutto il mondo, è stato creato un algoritmo capace di indicizzare 110 milioni di documenti, individuando fonti di qualità non facilmente rintracciabili su 63 temi importanti per l’umanità, il pianeta, la politica, l’impegno civico.

Si tratta infatti di uno strumento a pagamento per il quale l’abbonato riceve ogni settimana 15-20 link di contenuti di alta qualità. I materiali sono indicizzati in maniera diversa dalla logica del numero di visualizzazioni, come fanno gli altri motori di ricerca.

Da una intervista rilasciata alla giornalista Barbara Carfagna per il Tg1, Morozov ricorda infatti che “quasi nessuno cerca on line, vanno tutti sui social media. Ci sono milioni di articoli accademici disponibili gratis su Google ma nessuno riesce a leggere. Quindi c’è qualcosa che non funziona nel sistema: se cerchi qualcosa sul suo motore di ricerca, Google cerca di capire qualcosa di te e le informazioni che arrivano gratuitamente dalle aziende che gestiscono i social suggeriscono quello che esse pensano sia meglio per il mercato digitale. Questa è una minaccia per il futuro della democrazia”.

“Il Progetto Syllabus – ha concluso Morozov – è un modo per indicare che una alternativa di organizzare il sapere digitale c’è sempre, poiché è possibile elaborare una diversa visione di società. Se questo non avviene è per la nostra incapacità politica”.

Fonte: Master d’intelligence dell’Università della Calabria

 

 

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