Francesi ed europei lasciano il Mali ma la Ue vuole fermare i russi in Africa

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La Giunta militare al governo in Mali impone il ritiro ai militari francesi ed europei e la missione dell’ONU Minusma registra un “aumento esponenziale” delle violenze contro i civili imputabili all’esercito maliano.

I gruppi jihadisti affiliati ad al-Qaeda o allo Stato Islamico restano i principali autori di violenze contro i civili in Mali, ammette Minusma che però nel suo rapporto trimestrale ha contato 320 violazioni imputabili alle forze di sicurezza sostenute “in determinate occasioni da elementi militari stranieri” nei primi tre mesi del l’anno, rispetto alle 31 violazioni del trimestre precedente.

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Di queste, ben 248 hanno provocato la morte di civili, afferma Minusma nel suo ultimo rapporto trimestrale in cui si citano esecuzioni sommarie, sparizioni forzate e atti di tortura.

Guillaume Ngefa, direttore della divisione diritti umani della Minusma, ha precisato che i resoconti “non comprendono le vicende di Moura”, in cui secondo Human Rights Watch militari maliani e stranieri hanno ucciso 300 civili mentre secondo l’esercito maliano sono stati uccisi 200 jihadisti.

“Accuse prive di verifiche incrociate, riportate in modi contraddittori e non supportate da alcuna prova tangibile”, secondo il governo militare di Bamako che valuta come le accuse contenute nel documento abbiano lo scopo di “danneggiare l’immagine” delle forze di difesa e sicurezza maliane e “di screditarla nei confronti della popolazione e della comunità internazionale”.

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Minusma segnala nel rapporto anche un’intensificazione degli attacchi dei gruppi jihadisti, un rafforzamento della loro presenza al centro e al nord e una “preoccupante espansione” verso sud.

In effetti nelle ultime settimane i caschi blu della Minusma hanno sofferto diversi attacchi e perdite: il 3 giugno 2 caschi blu egiziani sono morti nei pressi di Douentza, nel Mali centrale a causa di un ordigno improvvisato (IED) esploso al passaggio del loro mezzo blindato. Due giorni prima un militare giordano è morto e 3 suoi connazionali sono rimasti feriti nell’imboscata a un convoglio effettuata con Rpg e armi automatiche nella regione settentrionale di Kidal.

Il 27 maggio 9 caschi blu sono rimasti feriti a seguito dell’esplosione di una IED a sudovest del villaggio di Aguelhok, nel Mali orientale. Dalla sua costituzione, nel 2013, la missione Minusma ha registrato oltre 170 caduti.

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Il riferimento del rapporto dell’ONU agli “elementi militari stranieri” è evidentemente legato alla presenza di consiglieri militari russi e contractors del Gruppo Wagner, messo recentemente “sotto tiro” dall’ONU (un riflesso del conflitto in Ucraina?) anche nella vicina Libia dove un rapporto della missione delle Nazioni Unite ha accusato i contractors russi di collocato mine e altre trappole esplosive intorno a Tripoli durante l’offensiva delle forze del generale Haftar contro la capitale conclusasi due anni or sono. Secondo il rapporto tali mine sarebbero responsabili dell’uccisione di due sminatori impegnati in Libia per conto di una ong.

La crescente presenza russa in Mali, richiesta dal governo di Bamako, ha portato alla crisi nelle relazioni con la Francia e l’Europa culminate con la decisione di Bamako di uscire dal Gruppo G5 Sahel e denunciare e denunciare il trattato di cooperazione militare con la Francia firmato nel luglio 2014.

 

Il ritiro della TF Takuba 

Decisione che ha comportato il ritiro dalla nazione del Sahel delle forze francesi ed europee dell’Operation Barkhane (inclusa la Task Force Takuba di forze speciali) che si completerà entro giugno con il ritiro da Menaka, ultima base francese in territorio maliano.

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La Giunta ha accusato “attacchi flagranti” da parte delle forze di Parigi presenti nel Paese alla sovranità nazionale condannando le “molteplici violazioni” dello spazio aereo maliano da parte di Parigi e revocando lo Status of Force Agreements (Sofa) che stabiliva il quadro giuridico per la presenza in Mali delle forze francesi per la missione Barkhane e della task force europea Takuba di cui facevano parte anche 200 militari italiani con 6 elicotteri (3 CH-47F Chinook e 3 A129D Mangusta) ora tutti rimpatriati.

Il ministero degli Esteri francese ha parlato di rottura “ingiustificata” degli accordi contestando “ogni violazione del quadro giuridico bilaterale” mentre lo Stato Maggiore della Difesa ha affermato di ritenere che “l’analisi giuridica presentata dalle autorità maliane è infondata in quanto non vi è violazione osservata e documentata di tali accordi”.

Come si è detto, il Mali si è ritirato anche dal Gruppo G5 Sahel che riuniva sotto l’egida degli aiuti francesi e della UE le nazioni più esposte alla minaccia jihadista (Mali, Niger, Ciad, Burkina Faso e Mauritania.

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Bamako avrebbe dovuto assumere la presidenza di turno dell’organizzazione dei paesi del Sahel ma la Giunta ha accusato “l’opposizione di alcuni Stati del G5 Sahel alla presidenza di turno del Mali” definendola “legata alle manovre di uno Stato extra-regionale che mira disperatamente a isolarlo”.

Un chiaro riferimento alla Francia che da un paio d’anni cerca di invertire la tendenza della giunta maliana ad appoggiarsi sulla Russia e a contestare ruolo e presenza di Parigi nella sua ex colonia.

 

Sanzioni e pressioni economiche

Le pressioni francesi che hanno indotto la Ue e i paesi della Comunità economica dei Paesi dell’Africa occidentale (Cedeao) a imporre sanzioni al Mali che stanno mettendo in ginocchio l’economia maliana.

Le sanzioni includono il congelamento dei beni statali maliani nelle banche commerciali dei Paesi membri Cedeao e la sospensione delle transazioni finanziarie non essenziali. Anche l’Unione europea ha deciso di imporre divieti di viaggio e di congelare i beni a cinque membri della giunta del Mali in seguito al rinvio delle elezioni nel Paese. La Cedeao ha imposto le sanzioni a dicembre dopo che la giunta militare ha annunciato una proroga di quattro anni del periodo di transizione e delle elezioni, originariamente previste per febbraio.

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Il ministero delle Finanze ha assicurato che pagherà i suoi debiti non appena le restrizioni saranno state revocate ma, secondo quanto scrive “Jeune Afrique”, le sanzioni economico-finanziarie potrebbero rendere difficile il pagamento ai contractors russi del Gruppo Wagner (del valore di 10 milioni di dollari al mese secondo fonti giornalistiche). In una nota pubblicata lo scorso aprile, la Banca Mondiale valutava che il mantenimento delle sanzioni per qualche trimestre potrebbe far precipitare il Mali in una grave recessione.

 

Un tentato golpe “ispirato” da Parigi?

Il 16 maggio la Gunta militare ha dichiarato di aver sventato la settimana precedente un tentativo di colpo di stato guidato da ufficiali dell’esercito e sostenuto da uno Stato occidentale di cui non ha specificato il nome (ma che presumibilmente potrebbe essere la Francia).

Nel comunicato governativo si è parlato di un “piccolo gruppo di ufficiali maliani anti-progressisti e di sottufficiali che hanno provato un golpe nelle notte tra l’11 e il 12 maggio 2022. Questi soldati erano sostenuti da uno Stato occidentale. Il tentato golpe è stato sventato grazie alla vigilanza e alla professionalità delle forze di difesa e di sicurezza”.

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Una fonte militare che ha parlato in condizioni di anonimato ha rivelato il 17 maggio che sono stati eseguiti una decina di arresti.

Il giorno successivo fonti giudiziarie citate dall’emittente Radio France Internationale, tra gli arrestati c’è il colonnello Amadou Keita, relatore della Commissione di difesa del Consiglio nazionale di transizione (CNT) e considerato vicino al colonnello Malick Diaw, presidente della CNT e membro della Giunta. Gli altri imputati sono un tenente, un sottotenente, un sergente capo e tre aiutanti di campo.

Tra gli imputati c’è anche un membro del Coordinamento dei movimenti dell’Azawad (CMA), la piattaforma che riunisce gli ex ribelli firmatari dell’accordo di pace del 2015: si tratta di Baba Ahmed Ag Ahmeida, (arrestato il 7 maggio, cinque giorni prima del presunto tentativo di colpo di Stato) il quale nega qualsiasi coinvolgimento nel tentato golpe.

 

Nuove missioni europee in Africa

Più della volontà di sconfiggere le milizie jihadyste, l’Unione Europea sembra oggi guardare con rinnovato interesse all’Africa per contrastarvi la penetrazione militare ed economica russa

Secondo il documento di “revisione strategica” del servizio Affari esteri dell’Ue, datato 25 maggio e anticipato dal sito EUobserver, la UE punta a varare tre nuove missioni militari in Africa occidentale: una sorta di “contrattacco” dopo la cacciata da Mali e Repubblica Centrafricana i cui governi hanno preferito appoggiarsi su Mosca considerandola “meno invasiva” dell’ex potenza coloniale francese.

Le nuove missioni dovrebbero essere dispiegate in Burkina Faso, in uno Stato del Golfo di Guinea non meglio precisato e in Niger. Quest’ultima potrebbe essere la prima ad essere schierata tenuto conto delle numerose basi istituite da nazioni europee a Niamey e dintorni, Italia e Francia in testa.

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Il governo nigerino ha chiesto di costituire un centro logistico nelle vicinanze di Niamey ma la UE punterebbe a offrire addestramento, equipaggiamento e “mentoring” delle unità militari locali affiancandole nelle operazioni contro le milizie jihadiste. Anche le forze armate del Burkina Faso hanno chiesto un pacchetto simile “nel corso di discussioni avvenute a livello tecnico”, si precisa nel documento ma Ouagadougou sta avvicinandosi anche alla Russia.

A metà aprile una delegazione militare di alto livello è giunta in Mali dove negli incontri si sarebbe discusso anche del supporto militare russo e del Gruppo Wagner nella lotta al terrorismo. Lo stesso documento della UE evidenzia come “la possibilità di una replica del modello maliano in Burkina Faso e il ricorso a forze affiliate alla Russia non può essere esclusa”.

La terza missione, meno impegnativa, prevede di creare “un’impronta militare limitata in uno Stato costiero” del Golfo di Guinea, che ospiterebbe addestratori militari dell’Ue che potrebbero svolgere missioni “su misura” nella regione.

Foto: Minusma e Commissione UE

 

 

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