Violenza e immigrazione: situazione sempre “calda” in Francia

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Montpellier, città dell’entroterra della Francia meridionale, dal 20 luglio, è teatro di scontri tra gang di immigrati dedite al traffico di droga che si affrontano a colpi di machete.

Il video di pochi secondi pubblicato sui media locali mostra un giovane in casco integrale da motociclista che, armato di sciabola di oltre 30 centimetri, cerca di colpire due tizi di una banda rivale che tentano di neutralizzarlo lanciandogli delle sedie.

Nel frattempo, a Lione tre poliziotti sono stati aggrediti selvaggiamente per aver provato ad arrestare un uomo accusato di furto in un supermercato. La scena ripresa da LyonMag mostra tre agenti in borghese, due uomini e una donna, picchiati e aggrediti da una folla inferocita nel quartiere di La Guillotière, nel centro di Lione.

La città del dimissionario ministro dell’Interno, Gerard Collomb (nella foto sotto), che andò via sbattendo la porta a Macron: il presidente non ne aveva voluto sapere di dar credito alla “riconquista repubblicana”, il piano di Collomb teso a riprendere il controllo di 30 delle numerose banlieues ormai fuori dal controllo dello Stato.

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Collomb aveva infatti denunciato nel 2018 come “in troppe aree del Paese” sussistesse, ormai, “la legge del più forte imposta da narcotrafficanti e islamici e che ha preso il posto di quella della Repubblica”..

La Guillotière, il quartiere di Lione dove ormai spadroneggiano una grande comunità rumena e una nordafricana islamista, e dove i tre poliziotti sono stati linciati, è lo stesso dell’eurodeputato che, qualche mese fa, per entrarvi è stato costretto a farsi scortare da 300 poliziotti.

Era fine giugno, quando a Rodez (dipartimento dell’Aveyron), un uomo armato di due coltelli, ha tentato di entrare in un commissariato per aggredire alcuni agenti. Non essendoci riuscito, ha cambiato obiettivo e ha sferrato una coltellata al gestore di una pizzeria lì accanto colpendolo alla carotide.

Il 5 luglio, a Rennes, un cittadino afgano si è scagliato contro alcuni poliziotti, tentando di sgozzarli. A Trappes, il 10 luglio, un pensionato è stato attaccato e pugnalato al collo e al torace. L’11 luglio, a Montpellier, un eritreo irregolare ha tentato di accoltellare due donne, in pieno centro.

Il 14 luglio, un 23enne è stato accoltellato a morte da un tunisino che voleva sottrargli il telefono cellulare. La sera stessa a Loriol-sur-Drôme, un uomo di 37 anni è caduto sotto le coltellate del suo aggressore. Il giorno successivo, la polizia è stata nuovamente allertata da un attacco simile, questa volta a Tolosa (Haute-Garonne): un uomo sulla cinquantina è stato colpito alla gola da un immigrato.

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Ad Angers, nella notte tra il 15 e il 16 luglio, tre giovani venivano accoltellati a morte. Avevano 16, 18 e 20 anni e ognuno di loro è stato pugnalato al petto: colpevoli d’esser intervenuti per difendere una ragazza vittima di violenza sessuale, sono stati uccisi da un rifugiato sudanese armato di coltello da macellaio, già noto alle autorità per guida in stato d’ebrezza, violenza e degrado.

Il pm ha sottolineato che l’intervento della polizia è stato molto “complicato” e che gli agenti hanno dovuto anche combattere contro una “folla aggressiva che si è scagliata contro la loro presenza”.

L’ex sindaco della città di Angers, Christophe Béchu, oggi ministro per la Transizione ecologica, ci ha tenuto ad esternare “paura e tristezza dopo la rissa”.

La stessa paura che ha denunciato una donna che poche settimane fa, mentre era nel parcheggio di un supermercato a Vernouillet, negli Yvelines, è stata violentemente aggredita con un coltello da uno sconosciuto sotto gli occhi della figlia di 4 anni. L’uomo, identificato come un immigrato, è ancora latitante.

Qualche giorno prima, un senzatetto è stato ucciso ad Amiens con un coltello da due tunisini irregolari.

Per Thibault de Montbrial, uno dei più famosi avvocati francesi, Parigi paga “il danno collaterale di un’immigrazione mal controllata con persone che, provenienti da paesi violenti e abitudini diverse, importano in Francia violenza e crimine”.

Per il prefetto dell’Hérault, Hugues Moutouh, le aggressioni da arma bianca che la cronaca riporta quotidianamente, “lungi dall’essere casi isolati, fanno parte di un fenomeno in peggioramento”.

I coltelli sono ormai diffusissimi anche a scuola. A Montpellier, il prefetto e il pubblico ministero Fabrice Belargent da tempo hanno stretto un accordo con i presidi per perquisire regolarmente gli zaini degli studenti sempre più spesso armati di coltelli.

I rapporti quotidiani che piovono sulle scrivanie degli uffici di place Beauvau, il quartier generale del Ministero dell’Interno francese, sono sempre più caratterizzati da episodi in cui i protagonisti, di ogni età e provenienza, aggrediscono o si fanno giustizia con oggetti taglienti, asce, machete, coltelli da cucina.

“Ci sono state molte risse nei campi dei migranti, tra afgani, eritrei e somali in particolare, a suon di lame, nel nord di Parigi. Lo smantellamento di quei luoghi è stato salutare per certi versi”. Anche se siamo “consapevoli della radicalizzazione di questi atteggiamenti”, ha raccontato un poliziotto che ha preferito rimanere anonimo.

I sindaci in tutta la Francia si dicono sempre più travolti da questo clima di tensione da arma bianca che attraversa la società e lamentano l’assenza del governo centrale.

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Silence, on égorge”, silenzio, si sgozza. È il titolo choc del numero estivo del noto mensile parigino Causeur. L’editoriale racconta del tentativo di spazzare via, con una copertina e un titolo forti, l’omertà della stampa parigina che avvolge le aggressioni di matrice islamica o compiute da immigrati per risvegliare un’opinione pubblica narcotizzata.  E Causeur punta direttamente il dito contro “l’islamismo infestante” in Francia.

Nelle ultime settimane, la senatrice Valérie Boyer ha inoltrato due interrogazioni parlamentari al Ministero della Giustizia e al Ministero dell’Interno per chiedere un rapporto governativo definitivo solo sul fenomeno degli accoltellamenti. Per la senatrice è urgente stabilire le proporzioni reali dell’aumento dei crimini da arma bianca e conoscere esattamente il numero degli stranieri condannati, il numero degli stranieri detenuti, la loro provenienza e il numero delle espulsioni effettivamente effettuate.

D’altronde la Gendarmerie Nationale lamenta da tempo una difficoltà cronica nel fotografare il fenomeno.

L’Osservatorio nazionale della delinquenza e delle risposte penali (ONDRP) è stato chiuso all’inizio del 2021, ma l’ultimo rapporto prodotto nel 2020, basandosi sull’indagine dell’INSEE (l’Istat francese) “Ambiente di vita e sicurezza”  ha dedotto che dal 2015 al 2017 il numero di accoltellamenti ha raggiunto i 44.000 casi, arrivando a denunciare la cifra delle 120 vittime in media al giorno. I dati raccontano che delle 118.000 persone che hanno dichiarato, ogni anno, in media, di aver subito violenza fisica con un’arma da uno sconosciuto, il 9% ha dichiarato di essere stato colpito da un’arma da fuoco, il 34% da coltelli o bastoni e il 20% da un altro tipo di arma. L’attacco con il coltello è quindi il più diffuso in Francia.

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Secondo il World Homicide Study on Drugs and Crime delle Nazioni Unite del 2019, il coltello è stata l’arma preferita in 97.183 omicidi nel 2017, ovvero il 22% del totale a livello mondiale.

Se in Nord America, gli omicidi da arma bianca rappresentano, in media, il 20% del totale su base annua, in Europa i coltelli vengono utilizzati nel 40% dei casi, con Francia ed Inghilterra in cima alla classifica.

Secondo i dati del Dipartimento di Statistica Ministeriale per la Sicurezza Interna (SSMSI), che fa capo al Ministero dell’Interno francese, nel 2021, si è registrato un forte aumento delle aggressioni da arma bianca dai 15 anni d’età in su: +12%, dopo il +1% del 2020.

Il noto criminologo francese, Alain Bauer, ha commentato il rapporto governativo evidenziando che “il totale degli omicidi, o tentati omicidi, ha superato per il terzo anno consecutivo i 4.000 episodi (4.209 nel 2019, 4.472 nel 2020 e 4.386 nel 2021)”. Bauer ritiene che l’aumento generalizzato di violenza nel Paese, in un contesto in cui le bande non fanno che moltiplicarsi, si traduce naturalmente in un crescente ricorso ai coltelli. Perché “l’arma da taglio è considerata l’arma naturale di protezione delle gang e il gesto di accoltellare è connaturato all’affermazione delle cosche giovanili da sempre”.

Nel rapporto sull’analisi dei reati registrati dalla polizia pubblicato a luglio dal Ministero dell’Interno si registra un aumento in media del 7% delle aggressioni da arma bianca rispetto al solo trimestre precedente (gennaio-marzo). A maggio è stato evidenziato il picco di un +27% di aggressioni da coltello, a giugno il dato è leggermente diminuito al +15%.

Il Rapporto statistico “Insicurezza e delinquenza”, per l’anno 2021, e pubblicato a luglio 2022, sempre firmato dal ministero dell’Interno di Parigi, indica che durante lo scorso anno, i furti commessi con armi bianche hanno riguardato il 68% dei reati, rispetto al 63% del 2016.

Nel 2019, le rapine con coltelli hanno registrato un aumento del +2%. Nel rapporto si legge, poi, che lo scopo dell’indagine è quello di indagare sul lungo periodo per evidenziare l’evoluzione della delinquenza.

Così viene indicato che tra il 2012 e il 2020, tra le vittime di furto o tentata rapina con violenza o minacce, il 23% ha riferito che l’autore del reato aveva un’arma da taglio, un bastone, bottiglia rotta, siringa. Quasi tutti gli aggressori sono uomini (96%) e per la grande maggioranza sono giovani: circa nove soggetti individuati su dieci hanno meno di trent’anni.

Circa quattro imputati su cinque (il 78%) sono di nazionalità francese. Ma se consideriamo che nel 2021, i reati firmati da stranieri erano il 22% del totale e che la quota di popolazione residente in Francia è pari al 7% (Insee, ultimo censimento 2018),  i non francesi sono sovra-rappresentati nei crimini da arma bianca. Il 14% degli imputati proviene da un paese africano e tra gli imputati stranieri, il 28% sono minorenni e quasi tutti hanno un’età compresa tra 13 e 17 anni.

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Un’analisi più dettagliata di Place Beauvau mostra che dal 2000 al 2012 gli imputati di nazionalità straniera coinvolti in aggressioni per furto sono aumentati dell’80%. Per quanto riguarda gli omicidi, dopo essere diminuito nel 2012, il numero degli stranieri coinvolti è nettamente aumentato raggiungendo il 34% nel 2016, in una tendenza che non s’è mai interrotta fino ad oggi.

Per l’Institute for Justice (IPJ) in tutte le categorie di crimini e delitti, gli stranieri rappresentano la maggioranza degli autori. Il think-tank francese che si propone di “promuovere una giustizia più protettiva nei confronti dei cittadini e più equa nei confronti delle vittime”, a marzo 2021 pubblicava un rapporto sul legame tra immigrazione e delinquenza. Ne veniva fuori che, per il 2020, nonostante il lockdown, a fronte di un 7% di popolazione straniera, gli immigrati sono il 17% degli accusati di omicidio, il 15% di aggressione intenzionale e percosse, il 31% di rapina violenta con un’arma, il 14% degli autori di reati di natura sessuale. In proporzione, gli stranieri sono quindi da 1,08 a 4,2 volte più numerosi dei francesi sul piano delle categorie criminali.

Stando ad uno studio pubblicato a dicembre 2020 dal Ministero dell’Interno il 93% dei borseggiatori sui trasporti pubblici nell’Île-de-France, nel 2019, erano immigrati, l’87% di questi erano minori non accompagnati. Per quanto riguarda i furti con violenza, gli stranieri rappresentavano il 66% degli interessati e per le violenze sessuali il 63%. In queste tre categorie, gli imputati con nazionalità di un paese africano sono stati ancora una volta sovra-rappresentati raggiungendo, rispettivamente, il 74%, 61% e 35%.

Mentre il governo ha appena annunciato la volontà di cambiare le modalità di espulsione dei criminali stranieri, gli analisti commentano questa ondata di accoltellamenti come il simbolo di una dimensione centrale dell’insicurezza: il suo legame con l’immigrazione.

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Va detto che gli attentati all’arma bianca oltre ad essere fortemente legati al terrorismo islamico sono diventati una specialità dello Stato islamico. In un video che ha fatto il giro del mondo, l’Isis, nel 2019, invitava gli adepti a non “ricercare attentati pianificati dall’alto e a non pretendere fucili d’assalto o armi: le lame sono abbastanza”.

Questa violenza esacerbata aveva raggiunto il culmine durante l’assassinio del professore Samuel Paty, decapitato con un coltello da uno studente.

Ma è probabilmente l’assassino di Alban Gervaise, il medico accoltellato davanti alla scuola dei suoi figli a rappresentare quello che sta vivendo la Francia. Gervaise è stato ucciso da un islamista perché cattolico, ma a coprire il suo cadavere è stato il silenzio della stampa e della politica. Causeur lo ha messo in copertina.

Foto: Police Nationale e Ministero dell’Interno Francese

 

 

 

Lorenza FormicolaVedi tutti gli articoli

Giornalista nata a Napoli nel 1992, si occupa di politica estera, in particolare britannica, americana e francese ma è soprattutto analista del mondo arabo-islamico. Scrive per Formiche, La Nuova Bussola Quotidiana, il Giornale e One Peter Five.

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