Nuove massicce forniture militari americane all’Ucraina

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(aggiornato alle ore 23,10)

Ieri gli Stati Uniti d’America “hanno autorizzato il pacchetto di assistenza alla sicurezza più grande” mai deciso finora per l’Ucraina come ha annunciato il presidente Joe Biden. “Il pacchetto fornirà munizioni aggiuntive, armi ed equipaggiamenti a Kiev, per aiutarli a soddisfare i bisogni fondamentali mentre difendono il loro Paese”.

Il Pentagono ha reso noto che il pacchetto di forniture militari dirette a Kiev ha un valore complessivo di un miliardo di dollari, come ha annunciato il portavoce Todd Breasseale, aggiungendo che si tratta del 13mo pacchetto di forniture approvato dall’amministrazione del presidente Joe Biden da agosto 2021.

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“Gli aiuti includono munizioni, armamenti ed equipaggiamenti militari che le Forze armate ucraine stanno già’ utilizzando con successo per difendere il proprio Paese”, ha detto. Nello specifico si tratta di:

  • Un numero imprecisato di razzi per i sistemi M142 HIMARS
  • 75 mila munizioni da 155 millimetri per gli obici M777
  • 20 mortai da 120 millimetri con circa 20 mila munizioni
  • Missili per i sistemi di difesa aerea terrestre NASAMS
  • 1.000 missili anticarro Javelin
  • Un numero imprecisato Mine antiuomo Claymore
  • Centinaia di razzi anticarro AT-4
  • 50 mezzi corazzati per il trasporto dei feriti;
  • esplosivo C4 e cariche per demolizioni
  • forniture mediche

Dall’inizio del conflitto in Ucraina, gli Stati Uniti hanno inviato a Kiev forniture militari per un valore complessivo di 9,8 miliardi di dollari.

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Negli ultimi giorni molti media statunitensi hanno evidenziato come molte armi e munizioni giunte in Ucraina siano finite per alimentare traffici illeciti di armi. Una fonte citata dall’’inchiesta della CBS News ha rivelato che nell’aprile scorso solo il 30 per cento delle forniture occidentali all’Ucraina finiva davvero per sostenere l’esercito di Kiev in prima linea.

L’inchiesta “Arming Ukraine” è poi stata rimossa dal sito della stessa CBS che ha rettificato molti contenuti affermando che “nuove informazioni” avevano rivelato che il controllo sugli armamenti all’Ucraina era notevolmente migliorato negli ultimi mesi.

Episodio che conferma il livello di pressione politica che subiscono i media, anche negli USA, nel raccontare il conflitto in Ucraina e il coinvolgimento dell’Occidente.

La questione del destino delle armi e munizioni, sollevata da Analisi Difesa fin dall’11 marzo scorso, ha sollevato un aspro dibattito negli Stati Uniti che hanno inviato a Kiev il generale di brigata Garrick M. Harmon, per controllare e monitorare i flussi di armi in arrivo e il loro corretto invio ai reparti.

 

Gli sviluppi sul campo di battaglia

Le nuove massicce e urgenti forniture di armi e munizioni americane sembrano confermare le difficoltà crescenti che le truppe ucraine stanno incontrando sui fronti del Donbass, di Kharkiv e della regione di Kherson.

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Anche se è impossibile verificare le notizie fornite dai belligeranti (incluse le stime del sottosegretario alla Difesa USA, Colin Kahl, che ieri ha indicato in 70/80 mila i militari russi morti o feriti dall’inizio dell’intervento di Mosca il 24 febbraio scorso) i nuovi massicci aiuti militari americani vengono annunciati poche ore dopo l’appello del presidente ucraino Volodymyr Zelenski a inviare più armi per arginare l’offensiva russa e dopo che il ministero della Difesa russo ha reso noto di aver abbattuto 19 razzi lanciati dai sistemi d’artiglieria M142 HIMARS nell’Ucraina orientale e meridionale distruggendo un numero imprecisato di HIMARS vicino alla città di Kramatorsk, retrovia del fronte di Bakhmut.

La fonte russa, nell’aggiornamento giornaliero della situazione, ha riferito ieri la distruzione nel corso di “duelli di artiglieria” di una batteria di lanciatori multipli Uragan nella località di Ocheretine, una batteria di artiglieria di semoventi da 152 mm Akatsia nella località di Krasnoe (Ivankivske) e di lanciatori HIMARS nella regione di Kramatorsk.

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Fino a prima di questo annuncio i russi avevano annunciato la distruzione di 7 dei 16 HIMARS finora forniti dagli Stati Uniti e negli ultimi giorni Mosca ha rivendicato la distruzione di ingenti forze d’artiglieria ucraina e di numerosi depositi di armi e munizioni giunti all’Ucraina dall’Occidente (l’ultimo colpito il 7 agosto nella regione ucraina di Mykolaiv esploso con 45 tonnellate di munizioni ricevute dai Paesi NATO) a conferma di una più incisiva capacità di individuare e neutralizzare le sorgenti di fuoco nemiche.

Sempre ieri i russi hanno annunciato di aver distrutto ben 9 plotoni di lanciarazzi da 122 mm Grad e obici semoventi da 152 msta-B e Giatsint-B nelle aree di Kodema, Mayaki e Adamovka. Nelle ultime ore pesanti combattimenti sono stati segnalati lungo la prima linea del fronte dove secondo Kiev i russi hanno lanciato diversi raid aerei.

Sotto il tiro russo anche le retrovie ucraine con oltre 120 razzi russi che hanno colpito obiettivi nell’oblast ucraino di Dnepropetrovsk, in particolare a Nikopol e Sinelnikovsky, dove gli ucraini lamentano danni e vittime civili mentre Mosca sostiene di colpire depositi militari.

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Le autorità russe hanno quantificato oggi in 335 i mercenari stranieri uccisi in Ucraina nelle ultime quattro settimane. Come nei conteggi precedenti stilati da Mosca, la Polonia resta il primo Paese per perdite, che sfiorano il centinaio. “La quantità di mercenari stranieri che arrivano in Ucraina non basta per coprire le perdite nei loro ranghi”, ha detto il portavoce del ministero della Difesa russo, generale Igor Konashenkov, confermando l’uccisione di 335 combattenti stranieri nell’0ultimo mese.

Tra questi, 21 sono statunitensi, 36 canadesi, 33 rumeni e 99 polacchi, Dall’inizio dell’offensiva russa sono 146 i polacchi uccisi dalle truppe russe, secondo Konashenkov. “In quasi quattro settimane, dall’8 luglio al 5 agosto, come risultato dell’offensiva delle forze armate russe e delle truppe della milizia popolare delle repubbliche di Donetsk e Luhansk, il numero dei mercenari in Ucraina è diminuito da 2.741 a 2.192”, ha detto il portavoce.

Nello stesso periodo di tempo si è registrato l’ingresso in Ucraina di altre 175 persone, di cui 81 con passaporto georgiano, per prendere parte alla guerra contro la Russia, mentre altri 389 mercenari hanno lasciato il Paese volontariamente.

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Gli ucraini continuano inoltre ad avere difficoltà a evacuare i civili dalle aree della regione di Donetsk oggetto dell’offensiva russa. Kiev ha imposto l’evacuazione ma riesce a trasferirne ad ovest solo poche centinaia al giorno (530 il 7 agosto, circa 800 il giorno prima) per un totale di più di 3mila persone, tra cui 600 bambini e 1,400 donne negli ultimi sei giorni sono estati evacuati oltre 3mila cittadini, fra cui 600 bambini e 1400 donne.

Secondo Kiev più di 1,3 milioni di persone hanno lasciato la regione di Donetsk (che a febbraio contava 1,7 milioni di abitanti nelle aree sotto il controllo ucraino) in seguito all’offensiva russa e al momento nelle aree in mano alle truppe di Kiev si trovano circa 350mila civili fra cui 50mila bambini.

Entro l’autunno-inverno gli ucraini vorrebbero evacuare la gran parte degli abitanti della regione di Donetsk lasciandovi solo 235.000 persone impegnate nelle strutture di difesa, logistiche e manutentive delle infrastrutture critiche.

Anche i russi provvedono a evacuare nel territorio della Federazione Russa abitanti dai territori delle regioni (repubbliche popolari per Mosca) di Donetsk e Luhansk esposti al fuoco delle artiglierie di Kiev. Nelle ultime 24 ore  24.468 persone, inclusi 5.222 bambini, sono state evacuate secondo quanto reso noto dal direttore del Centro di controllo del ministero della Difesa russo, Mikhail Mizintsev. Dal 24 febbraio “sono state 3.231.217 le persone che sono state evacuate, compresi 512.538 bambini”, ha aggiunto Mizintsev.

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Sul fronte meridionale i russi hanno resi noto che l’artiglieria ucraina ha nuovamente danneggiato il ponte Antonovski sul fiume Dnepr utilizzato per portare truppe e mezzi nell’area di Kherson. Il ponte era già stato danneggiato dai razzi degli HIMARS ma il genio militare russi lo aveva riparato oltre a realizzare un ponte di barche.

Questa pomeriggio alcune esplosioni (forse una decina secondi testimoni citati da Ukrainska Pravda) hanno colpito la base aerea russa Saki di Novofedorovka, in Crimea (nella foto sotto di repertorio – Wikipedia), utilizzata per le incursioni e i lanci di missili da crociera imbarcati sui velivoli.

Le fonti ufficiali ucraine non si sono attribuite la paternità dell’attacco: la base si trova a 200 chilometri dal fronte di Kherson, troppo lontana per i lanciarazzi campali ucraini (a meno che gli Stati Uniti non abbiano fornito segretamente ordigni a più lungo raggio) mentre non si può escludere però l’ipotesi del sabotaggio attuato da incursori o sabotatori ucraini o quella dell’incidente.

Il ministero della Difesa di Mosca ha parlato di esplosioni in un deposito di munizioni della base, senza chiarire le circostanze ma ha escluso il bombardamento o l’attacco nemico.

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“Non vi è stato alcun attacco contro l’area di stoccaggio delle munizioni presente nell’aeroporto”, ha affermato il ministero che ha ammesso che “sono esplose diverse munizioni” ma  nessuno è rimasto ferito e l’apparecchiatura aeronautica presente sul posto non è stata danneggiata. Secondo la TASS circa 30 persone sono state evacuate in seguito “ad un incidente” all’aerodromo Saki  e saranno alloggiate in alberghi.

Ieri il quotidiano russo Kommersant ha riportato che nelle diverse regioni della Russia sono state istituiti “circa 40” reparti (a livello almeno di battaglione) composti da volontari pronti a essere inviati in Ucraina. Gli interessati – spiega l’articolo – firmano un contratto con il ministero della Difesa di Mosca per un periodo di servizio di diversi mesi con possibilità di proroga con retribuzioni che variano da 130 mila a 300 mila rubli mensili (da 2.100 a 4.800 euro) più benefit e assicurazione in caso di ferimento o morte.

 

Componenti occidentali nelle armi russe

Secondo uno studio del Royal United Services Institute (RUSI), ripreso in Italia dall’agenzia di stampa Nova, all’interno di equipaggiamenti militari russi abbandonati in Ucraina sono stati trovati 450 componenti microelettronici di produzione statunitense, europea e asiatica. Il RUSI ha illustrato l’esito dell’ispezione di 27 sistemi d’arma russi e frammenti di equipaggiamenti consumati o persi dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina. La maggior parte di essi è stata prodotta negli Stati Uniti.

“La preponderanza di parti di fabbricazione straniera dentro a questi sistemi rivela che la macchina da guerra russa fa un notevole affidamento sulle importazioni di microelettronica sofisticata per poter funzionare”, si legge nel rapporto.

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E questo “malgrado gli sforzi persistenti del governo russo per sostituire le importazioni in tutti gli aspetti della sua economia, incluso il settore militare, con materiali prodotti internamente, al fine di resistere alle sanzioni internazionali”.

Non mancano parti provenienti da Giappone, Taiwan, Svizzera, Paesi Bassi, Germania, Cina, Corea del Sud, Regno Unito e Austria, ha precisato il RUSI. L’istituto ha ammesso che potrebbe trattarsi di componenti occidentali contraffatti ma anche che l’ipotesi è improbabile. C’è infatti una “ben documentata dipendenza storica della Russia dalla tecnologia occidentale”, che unita al “ruolo cruciale che alcune di queste parti giocano nell’effettivo funzionamento dei sistemi” in cui sono stati trovati ha indotto il RUSI a ritenere che i componenti siano autentici.

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La Russia del resto sembra aver trovato supporto esterno per sostenere il suo sforzo bellico nonostante le sanzioni occidentali. Da tempo circolano voci circa la fornitura di almeno 46 droni armati iraniani alle forze russe impiegate in Ucraina e oggi il satellite iraniano Khayyam dovrebbe venire posto in orbita dal cosmodromo di Baikonur in Kazakistan gestito da Mosca, tre settimane dopo che il presidente russo Vladimir Putin ha incontrato a Teheran l’omologo iraniano Ebrahim Raisi e il leader supremo Ayatollah Ali Khamenei.

Il satellite da osservazione secondo l’Iran servirà a “monitorare i confini del paese”, migliorare la produttività agricola, controllare le risorse idriche e i disastri naturali. Gli Usa sostengono che il programma spaziale iraniano è destinato a scopi più militari che civili o commerciali.

La scorsa settimana il Washington Post aveva citato anonimi funzionari dell’intelligence occidentale secondo i quali la Russia “pianifica di utilizzare il satellite per diversi mesi o più” per assistere i suoi sforzi bellici prima di consentire all’Iran di prendere il controllo. L’Agenzia spaziale iraniana ha dichiarato che Teheran controllerà il satellite Khayyam “dal primo giorno”.

 

Droni turchi “made in Ucraina”

Circa le forniture militari all’Ucraina, la società turca Baykar Makina che produce i droni armati Bayraktar e Akinci, ha acquistato un terreno in Ucraina per costruire un impianto di produzione di droni Bayraktar TB2. Lo ha reso noto l’ambasciatore ucraino in Turchia Vasily Bond, secondo quanto riporta la Tass.

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“Il proprietario della Baykar ha costituito una società in Ucraina che ha già acquistato un terreno ed elaborato il progetto per uno stabilimento da realizzare entro la fine dell’anno”, ha detto Bond all’agenzia Ucraina RBC Ukraine. Secondo l’ambasciatore, gran parte dei droni che verranno costruiti nel nuovo impianto utilizzeranno componenti ucraine.

Se il produttore turco di droni Bayraktar costruirà un impianto in Ucraina, per le forze armare russe questo sarà un obiettivo militare ha detto il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, secondo cui la produzione di droni turchi in Ucraina in un nuovo impianto sarà bersaglio dei piani russi di “smilitarizzazione” e quindi “probabilmente prolungherà solo le sofferenze degli ucraini, ma non aiuterà ad evitare quello che è l’obiettivo di l’operazione militare speciale”.

Foto: Ministero Difesa Ucraina, Wikipedia, Baykar Makina e Ministero Difesa Russo

 

 

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