Fondi SAFE per la Difesa: il punto in Italia e in Europa

 

 

Mentre in Italia il dibattito sull’accesso ai prestiti europei per lo strumento di azione per la sicurezza dell’Europa – Security Action for Europe (SAFE) è entrato ormai a tutti gli effetti tra i temi protagonisti della campagna elettorale, i fondi finora distribuiti alle nazioni UE che ne hanno fatto richiesta per supportare gli acquisti della Difesa ammontano a circa 8,1 miliardi di euro.

Secondo le comunicazioni ufficiali, sono cinque i Paesi che hanno già avuto accesso a una parte dei fondi sotto forma di prefinanziamento come previsto dallo strumento: Polonia, Cipro, Lituania, Croazia e Grecia che hanno ottenuto come prima tranche il 15% della somma richiesta.

Nel dettaglio:

  • la Polonia a fine maggio ha ricevuto 6,6 miliardi di euro (sui 43,7 miliardi a cui punta)
  • Cipro ha ricevuto 177,2 milioni (su 1,2 miliardi totali)
  • la Lituania 956,3 milioni (su 6,4 miliardi),
  • la Croazia 255 milioni (su 1,7 miliardi)
  • la Grecia ha incassato il primo finanziamento da 118,2 milioni (parte dei 787,7 milioni richiesti inizialmente

Nel maggio scorso anche Romania e Belgio avevano firmato gli accordi sui prestiti con la Commissione Ue, rispettivamente per 16,7 e 8,3 miliardi, e dovrebbero ricevere prossimamente il prefinanziamento pari al 15% del totale.

Diciannove invece le nazioni UE che si sono fatti avanti preliminarmente per prenotare i fondi: tra questi c’è l’Italia che ha “opzionato” 14,9 miliardi ma che deve ancora decidere se adottarli tutti o in parte.

Il Security Action for Europe è da complessivi 150 miliardi di euro e si compone di prestiti “a condizioni competitive e a lungo termine” per consentire una risposta rapida alle necessità di approvvigionamento militare.

Il programma privilegia progetti congiunti tra almeno due Paesi e richiede che il 65% del valore degli acquisti riguardi prodotti dell’area Ue, EFTA o Ucraina mentre la fornitura extra Ue non deve superare il 35%.

 

Le valutazioni in Italia

“Abbiamo opzionato 14,9 miliardi. Stiamo decidendo quanti ne prenderemo: direi tra i 6 e i 9 miliardi nel 2027. La decisione politica sarà già a settembre” ha dichiarato il 29 luglio Antonio Tajani, ministro degli Esteri e vicepremier. Tajani poi aggiunge: “Ricordo che a scrivere la lettera per opzionare quei fondi è stato il ministro Giorgetti. Prendiamo quei soldi perché convengono più che finanziarsi con i titoli di Stato”.

In audizione parlamentare il ministro della Difesa Guido Crosetto aveva spiegato che il SAFE è “uno strumento puramente tecnico di finanziamento della spesa militare, non aggiuntivo di quella prevista dal bilancio.

Per cui in Italia il SAFE è un’alternativa ai Bot, ed è una scelta totalmente tecnica”. La “scelta politica” invece “sarà lo scostamento di bilancio che voteremo, se lo voteremo, a settembre: lo 0,9 per la difesa, lo 0,6 per l’energia”.

Nell’audizione sugli esiti del vertice Nato di Ankara davanti alle commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato, Crosetto ha inoltre precisato i costi sostenuti dall’Italia per la partecipazione alla NATO.

“La NATO costa 5,5 miliardi l’anno e l’Italia ha l’8,53% di spesa. Il costo della Nato all’Italia è circa 450 milioni di euro l’anno. Ognuno partecipa con la propria spesa nazionale – ha spiegato il ministro – ma il costo della NATO è 5,5 miliardi e noi di questi mettiamo 450 milioni. Gli Stati Uniti il 16,4%, la Germania il 14,7%, la Francia il 13, l’Inghilterra circa 10 e noi l’8,53%”.

A Roma l’Osservatorio Mil€x, progetto che riunisce organizzazioni pacifiste che si occupa del monitoraggio, analisi e trasparenza delle spese militari, ha evidenziato il 30 luglio che “i 14,9 miliardi del prestito europeo SAFE che il governo ha “prenotato” per comprare armamenti non sono una erogazione gratuita”.

Secondo l’Osservatorio Mil€x, attivarli tutti in uno scenario plausibile e “mediano” rispetto ai parametri “potrebbe significare restituire tra i 27 e i 32 miliardi in quasi mezzo secolo (cioè circa od oltre il doppio del capitale iniziale) con l’ultima rata nel 2075. I soli interessi potrebbero valere tra 12,5 e 16,7 miliardi: quasi un secondo prestito.

Ma il dato che il dibattito ha ignorato è un altro: a decidere quanto pagheranno davvero i contribuenti italiani non è la decisione di attivazione bensì quella su come si strutturerà la restituzione. Lo stesso prestito potrà costare 19 o 29,5 miliardi a seconda di durata e preammortamento: oltre dieci miliardi di differenza.

Ed è qui che Mil€x sottolinea il paradosso politico. La formula che il governo potrebbe essere più tentato di scegliere (la durata massima di restituzione di 45 anni con dieci anni di preammortamento) è quella che nell’immediato pesa meno sui conti, e offre quindi il miglior vantaggio di comunicazione a chi decide oggi.

Ma è anche la più cara di tutte: tenendo il capitale intatto per un decennio, i soli dieci anni di preammortamento aggiungono da soli circa 2,6 miliardi di interessi.

È il classico “spendere meno oggi per spendere molto di più domani”: il risparmio apparente di questa legislatura si trasforma nel conto più salato per chi governerà (e per chi pagherà le tasse) nei decenni successivi. Con una differenza, infine, che nessun tasso può compensare: con un prestito ottenuto con normali titoli di Stato l’Italia sarebbe libera di spendere come vuole; con il SAFE i fondi ottenuti saranno un po’ meno cari (il vantaggio potrebbe valere circa 3,3 miliardi, meno di un punto di tasso) ma sono vincolati per legge all’acquisto di armi”.

 

Polemiche in Portogallo

A Lisbona intanto l’accesso ai fondi SAFE sta creando polemiche tra il governo portoghese e l’opposizione.

Il ministero della Difesa spenderà 5,8 miliardi del programma europeo SAFE senza il controllo obbligatorio della Corte dei conti e della Procura Generale della Repubblica. Contrariamente a quanto affermato precedentemente dal ministro della Difesa, Nuno Melo, né la Corte né la Procura dovranno infatti far parte formalmente dei due sistemi di controllo della spesa militare che il governo ha di recente approvato.

Rappresentanti di tali enti potranno tuttavia partecipare alle riunioni delle due commissioni di monitoraggio create e richiedere informazioni nel corso della loro attuazione, qualora lo ritengano opportuno.

La decisione del governo sta generando diverse proteste soprattutto da parte delle opposizioni di sinistra, che chiedono un controllo più stretto e criticano in particolare il fatto che nella commissione di vigilanza siano rappresentati solo i tre principali partiti dell’arco parlamentare.

Come annunciato di recente dal primo ministro Luís Montenegro, in occasione dell’incontro con Giorgia Meloni del 20 luglio scorso a Roma, il Portogallo spenderà circa 3,9 miliardi del programma SAFE per l’acquisto di tre fregate di ultima generazione Fremm Evo, prodotte da Fincantieri.

(con fonti ANSA, Radiocor e Agenza Nova)

Foto: Ministero Difesa, Ministero Affari Esteri, Commissione Europea e OCCAR

 

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