Il buio della notte
Ricordo la notte in cui fu abbattuto il muro di Berlino: ero felice, convinto che per il mondo sarebbe iniziata un’era di pace o almeno di maggiore serenità.
Ero contento “perché avevamo avuto ragione noi” e cadeva finalmente un sistema dittatoriale comunista che aveva imprigionato una buona parte del mondo per decenni. Nessuno poteva pensare a questo successivo trentennio che sui è dimostrato una escalation di guerre e di terrore.

Vennero la Serbia, il Kossovo, l’Iraq e l’11 di settembre, il Libano, l’Afghanistan, l’Ucraina, Gaza e cento altri conflitti: non c’è più stato un giorno di pace.
Nella sintesi di questo diario tragico dell’umanità c’è soprattutto il progressivo azzerarsi di ogni autorità morale e concreta dell’ONU, l’evidente mancanza di un arbitro terzo, autorevole e capace di fermare i conflitti a livello globale.
Così ogni dittatore, autocrate o più banalmente “uomo forte” è diventato libero di dare il peggio di sé, nell’impunità conclamata dettata dalla legge del più forte che azzera ogni diritto dei popoli, un concetto che purtroppo passa in questi mesi troppo spesso dalle parti della Casa Bianca dove ogni scelta è diventata spesso incomprensibile, contraddittoria, forse umorale e temo solitaria.
Gli alleati e i consiglieri non contano più, spesso sono tenuti all’oscuro o devono far finta di esserlo e comunque devono adeguarsi senza aver voce in capitolo anche perché probabilmente sarebbero in ogni caso tranquillamente ignorati.

Sia chiaro che il vertice del potere iraniano era (e resta) il peggiore possibile in termini di libertà e tolleranza, ma il metodo utilizzato per cercare di distruggerlo è inaccettabile, soprattutto visto erano in corso negoziati.
Su questa assurda contraddizione svetta poi Israele, un paese che negli ultimi tre anni ha perso i propri carismi di piccola ma potente ed orgogliosa democrazia circondata dalla violenza, perché a sua volta ha progressivamente assunto posizioni intollerabili a livello di convivenza umana, di evidente incapacità e volontà di dialogo, in una progressiva sopraffazione dei popoli vicini che non può più essere giustificata dalle necessità di difesa.
Così ogni logica di buonsenso, tolleranza e necessità di convivenza sparisce, si umilia, viene derisa: è intollerabile, doloroso, antitetico ai principi che formalmente ciascuno afferma di voler difendere.
Ci si chiede allora nella propria coscienza cosa possa fare ciascuno di noi e chi si dice cristiano non può che vivere ancor più profondamente questo disagio perché troppe volte la violenza viene giustificata in nome della fede verso un Dio monoteista che in fondo dovrebbe essere di tutti.

Penso soprattutto alla sterminata platea degli indifesi, alle gigantesche risorse bruciate solo per uccidere e distruggere anziché per risolvere i problemi del mondo, alla incapacità che da sempre l’umanità dimostra nell’auto-regolamentarsi nonostante tutti i suoi progressi scientifici e tecnologici nonostante che la storia abbia dimostrato infinite volte come la guerra sia sempre un cattivo affare (quasi) per tutti.
Oltre agli odi che si moltiplicano, all’emergenza umanitaria che cresce, ai drammi collettivi che si calano poi nella disperazione delle singole vite spezzate di chi si ritrova in mezzo senza averne alcuna colpa o responsabilità. Sembra non esserci una via d’uscita, un compromesso onorevole. Siamo nella notte oscura, la via si è smarrita, preghiamo che non si uccida anche la speranza.
Gas & petrolio
L’Europa è nel caos per i costi energetici anche perché aveva brillantemente rotto gli accordi con la Russia. “La libertà non ha prezzo” ci dicevano e invece ce l’ha, eccome. Per il futuro di quattro province del Donbass si uccide l’economia di un continente anche perché – chiudendo ufficialmente i rubinetti dalla Russia – adesso siamo ricattati dall’Iran che blocca lo stretto di Ormuz.

Intanto Putin ora ha un’occasione d’oro per proporsi nelle vesti di salvatore dei mercati internazionali e lo dice chiaramente: “lasciateci vendere i nostri idrocarburi per tamponare un’impennata dei prezzi globali, così eviterete che i vostri elettori in Occidente siano colpiti dall’inflazione” e propone contratti a lungo termine di gas naturale liquefatto russo per costruire una base di forniture diversificata.
Per carità: “vade retro, Satana!” Però cosi siamo obbligati a comprare Il gas liquefatto americano che costa significativamente di più di quello russo, soprattutto quando si considerano i prezzi effettivi pagati in Europa: 415,3 dollari per 1000 metri cubi contro i 273 pagabili ai russi (prezzi ante guerra) per la gioia della speculazione (e di Trump).

Con la chiusura ufficiale dei gasdotti con la Russia e comunque fatti saltare per aria da “manine” ucraine nel Mar Baltico, l’Europa – lo ripeto sempre – non è capace neppure di stabilire un prezzo medio europeo: dimostrazione di impotenza ma anche di imprevidenza, mancanza di strategia e demagogia a volontà.
Soprattutto perché secondo gli analisti, sottobanco si continua a comprare gas russo più o meno di contrabbando (fonte: centro studi Bruegel di Bruxelles) in quantità pari a 5 volte gli acquisti dal Qatar a dimostrare per l’ennesima volta di come sia la speculazione a comandare sulla politica e a fissare i prezzi mondiali con l’Europa nuda, silenziosa, assente, impotente.
Speriamo che l’UE e soprattutto il governo italiano scelgano una strategia intelligente e non restino solo a guardare anche se non ammetteranno mai i propri errori strategici sul conflitto ucraino, che andava chiuso subito – qualcuno si ricorda ancora delle trattative fallite ad Istanbul nel marzo 2022? – e non lasciato incancrenire per quattro anni. E ora c’è il prezzo da pagare per la nuova guerra in Iran, iniziata senza neppure la cortesia di un avviso: imbarazzante.
E mi auguro interventi seri e veloci del governo per calmierare i prezzi: gli aumenti dei carburanti di queste ore non sono logici, ma solo speculativi.
Immagini: IDF, Anadolu, US Dept. of War e FARS
Marco ZaccheraVedi tutti gli articoli
Laureato in Economia Aziendale all'Università Luigi Bocconi e in Storia delle Civiltà all'Università del Piemonte Orientale Amedeo Avogadro, è giornalista pubblicista e dottore commercialista. La lunga carriera politica in Alleanza Nazionale e Popolo delle Libertà lo ha portato a ricoprire diversi incarichi tra i quali consigliere regionale in Piemonte, membro della Camera dei deputati in cui ha fatto parte della commissione Esteri e Difesa, presidente della delegazione italiana alla UEO di Parigi e componente del Consiglio d'Europa a Strasburgo, e sindaco di Verbania. Autore di numerose opere tra cui Diario Romano (2008) e Integrazione (im)possibile? Quello che non ci dicono su Africa, Islam e immigrazione (2018). Impegnato nelle associazioni di volontariato e per la cooperazione internazionale, nel 1981 ha fondato i Verbania Centers, attivi in diversi paesi dell'Africa ed in America del Sud.








