Guerra all’Iran, allarme energia, referendum: Meloni rischia guai

 

 

più giorni passano senza che finisca la guerra in Iran e resta chiuso lo stretto di Hormuz più le cose si fanno e si faranno difficili per tutti, anche per la Meloni e il nostro governo.

La gente era preoccupata per la repressione in Iran ma considerava Teheran un problema lontano, mentre  Donald Trump lo ha riportato brutalmente in prima pagina fregandosene del diritto internazionale e con conseguenze catastrofiche soprattutto dal punto di vista energetico e non tanto per lui quanto per l’Europa e ancor di più per l’Italia.

Giorgia Meloni è al governo da tre anni e mezzo tutto sommato con un buon livello di consensi, ma con l’aumento dei prezzi dei carburanti, la possibile inflazione e la necessità di dover comunque tenere buoni rapporti con gli USA improvvisamente rischia il naufragio, anche in vista del prossimo referendum.

Al fronte del NO serviva perfettamente una crisi come questa per distrarre gli elettori dai seggi, ma soprattutto l’aprirsi del fronte iraniano è una catastrofe per la nostra incerta situazione energetica, acuita dalle scelte conseguenti alla guerra in Ucraina.

Deciso improvvidamente di chiudere i rubinetti con la Russia sull’onda delle pressioni europee già da parte di Draghi (ricordiamocelo!), l’Italia si ritrova stretta tra l’evidente speculazione delle compagnie petrolifere, la carenza di materie prime interne, le difficoltà di approvvigionamento e con la Von der Leyen che ha già detto “no” a qualsiasi apertura a Putin.

Già i prezzi erano saliti per le maggiori accise decise per correre dietro alle pressioni “verdi” di Bruxelles – dimenticando che il gasolio muove le auto ma soprattutto i camion del paese – ma speculazioni e guerra possono scatenare una ripresa inflattiva proprio subito dopo una finanziaria con la quale, pur con mille sacrifici, si cominciava a tirare il fiato e grazie a questo governo si stava uscendo dalla procedura di infrazione potendo cominciare a tirare il fiato.

Nel frattempo però la demagogia green ha fatto perdere tempo per un cambio energetico. Al di là di averlo (a parole) riproposto, il nucleare che resta un’energia lontanissima nella sua applicazione concreta in Italia, con l’idroelettrico che ha quasi saturato le sue possibilità, una trascurabile produzione geotermica e ferme anche le trivelle per il gas in Adriatico, perché se qualcuno buca qualcosa subito insorge la piazza.

Ironia della sorte i greci (con gli sponsor americani) trivellano gas a poche miglia da capo Santa Maria di Leuca (si parla di un giacimento di 270 miliardi di m3 ovvero di 4 volte le necessità annue italiane) e lo stesso fanno i Croati lungo la Dalmazia, ma noi no, perché siamo i più bravi. Così la produzione energetica “autarchica” nazionale è limitata, mentre il “solare” deve rispettare l’ambiente ed i terreni, l’eolico con le sue pale disturba il paesaggio e gli uccelli migratori.

In questo quadro di preoccupante disastro la scelta politica europea di sganciarci dalla Russia pesa come un macigno, soprattutto perché in cambio siamo saliti al 20% di importazione di gas liquefatto dagli USA (molto più costoso) che è ora rappresenta il doppio di quanto arrivi dal Qatar, sperando che non si fermi il flusso dal Nord Africa o saremmo completamente a terra.

Per questo stupisce che al governo non sia suonato l’allarme-energia, che si continui a correre dietro (pur con qualche freno) alle strampalate idee green europee, quelle che non considerano come una guerra non solo produce migliaia di volte più CO2 di un impianto energetico, ma che ben più gravemente distrugge il pianeta, oltre chi ci si ritrova in mezzo.

Nonostante le critiche scontate della sinistra, La Meloni ha tenuto una giusta politica di apertura e comunque di “ponte” europeo verso Trump che – nonostante le sue mattane – è pur sempre il presidente degli USA e con il quale quindi si deve pur sempre ragionare. Ora, però, deve stare molta attenta perché improvvisamente rischia e non tanto per colpa sua, quanto per gli “amici” pericolosi di Washington e Bruxelles.

Oltretutto non è molto aiutata sul tema referendario viste alcune dichiarazioni controproducenti dal fronte del SI che quotidianamente perde occasioni per stare zitto cercando invece di spiegare alla gente le motivazioni di una scelta anziché cadere nella trappola delle  provocazioni e slogan altrui.

Foto: Governo Italiano,  IRNA e Anadolu

 

Marco ZaccheraVedi tutti gli articoli

Laureato in Economia Aziendale all'Università Luigi Bocconi e in Storia delle Civiltà all'Università del Piemonte Orientale Amedeo Avogadro, è giornalista pubblicista e dottore commercialista. La lunga carriera politica in Alleanza Nazionale e Popolo delle Libertà lo ha portato a ricoprire diversi incarichi tra i quali consigliere regionale in Piemonte, membro della Camera dei deputati in cui ha fatto parte della commissione Esteri e Difesa, presidente della delegazione italiana alla UEO di Parigi e componente del Consiglio d'Europa a Strasburgo, e sindaco di Verbania. Autore di numerose opere tra cui Diario Romano (2008) e Integrazione (im)possibile? Quello che non ci dicono su Africa, Islam e immigrazione (2018). Impegnato nelle associazioni di volontariato e per la cooperazione internazionale, nel 1981 ha fondato i Verbania Centers, attivi in diversi paesi dell'Africa ed in America del Sud.

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