Strada in salita per rafforzare l’Operazione Aspides: spostati più a nord gli aerei italiani in Arabia Saudita?

Nonostante le richieste dell’Italia e pressioni dell’Alto rappresentante Ue Kaja Kallas il rafforzamento dell’operazione navale europea Aspides nel Mar Rosso appare tutta in salita per la reticenza di molti dei 27 partner a inviare navi per scortare i mercantili in quella regione.
“Quando è stata istituita l’operazione Aspides, si diceva che dovesse disporre di almeno dieci navi ma al momento non dispone di queste dieci navi”, ha sottolineato Kallas. Attualmente solo l’Italia è presente con la fregata Bergamini e due cacciamine, basati a Gibuti in attesa che prenda il via la missione di sminamento dello Stretto di Hormuz.
“Servono fregate, serve la difesa aerea: se affidiamo un compito a una missione, dobbiamo fornirle i mezzi necessari”, ha aggiunto Kallas presentando una proposta improntata al pragmatismo.

“Molte unità sono state offerte alla Coalizione dei Volenterosi che, al momento, non è ancora pienamente operativa: mi chiedo dunque se tali navi possano essere impiegate nell’operazione Aspides, che è già pienamente operativa, per poi essere trasferite all’altra coalizione quando prenderà il via”.
Il riferimento è all’operazione di sminamento e pattugliamento dello Stretto di Hormuz a cui hanno aderito Italia, Germania, Francia e Gran Bretagna che non ha ancora preso il via in attesa della fine delle ostilità tra Iran e Stati Uniti.
Ieri il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto ha avuto un incontro bilaterale con l’omologa spagnola Margarita Robles. Madrid ha il comando dell’operazione antipirateria Atalanta, attiva in Oceano Indiano e potrebbe schierare subito una nave per scortare i mercantili in transito nello Stretto di Bab el-Mandeb.

Del resto in ambito UE si parla da tempo di fondere in una sola missione Atalanta e Aspides, che peraltro hanno ricevuto questa estate l’incarico aggiuntivo di monitorare le navi della “flotta ombra” russa.
Al momento solo l’Italia schiera una fregata assegnata ad Aspides e si è resa disponibile a schierarne una seconda a patto che i costi dell’operazione vengano condivisi dai ventisette Paesi Ue. Altre due nazioni europee stanno valutando di fornire proprie navi ma nessuna decisione è stata ancora presa.
Forse anche perché le milizie yemenite di Ansar Allah non hanno attaccato i mercantili i transiti e tutti i vertici degli Houthi hanno ribadito che non intendono minacciare il traffico marittimo ma si limiteranno a colpire solo le navi saudite.

Nel conflitto riesploso in luglio tra sauditi e milizie Houthi l’Italia è coinvolta anche con i velivoli della Task Force Air – Arabia (4 aerei da combattimento Typhoon, un aereo radar da scoperta precoce G-550A CAEW e un aereo da trasporto C-130J più una batteria di missili da difesa aerea SAMP/T) che supporta i sauditi nella difesa del loro spazio aereo.
Le forze aeree italiane erano basate a Taif, non lontano da La Mecca ma dopo il danneggiamento di un Typhoon, il 18 settembre, in seguito all’esplosione di un missile o di un drone che ha colpito la base sembra che la Task Force Air- Arabia sia stata trasferita in una base situata più a nord.

Il 23 settembre i parlamentari M5S delle Commissioni Esteri e Difesa di Montecitorio, Francesco Silvestri e Marco Pellegrini hanno dichiarato che “la missione dell’Aeronautica Militare Italiana a protezione dell’Arabia Saudita prosegue dopo lo spostamento del contingente aereo in una base nel nord del regno, immaginiamo la King Faisal Air Base di Tabuk, vicino al confine giordano, solo relativamente più sicura rispetto a quella di Taif colpita dagli Houthi”.
Foto: Operazione Aspides e Difesa.it
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