Taiwan riceve i primi F-16V: per gli USA + improbabile un attacco cinese all’isola

 

 

 

Taiwan ha ricevuto oggi i primi due caccia F-16V di nuova generazione acquistati dagli Stati Uniti nell’ambito di un contratto da 8 miliardi di dollari, circa 7,1 miliardi di euro, per 66 velivoli destinati a rafforzare le capacità di difesa dell’isola.

I due aerei sono atterrati alle 12 locali, le 6 in Italia, (video) nella base aerea di Taitung, sulla costa meridionale. La consegna era inizialmente attesa all’inizio di settembre, ma i primi velivoli avevano fatto ritorno alle Hawaii poco dopo il decollo verso Guam, senza spiegazioni ufficiali. Gli F-16V rappresentano una versione fortemente aggiornata dei più vecchi F-16 A/B già in servizio a Taiwan.

Taipei aveva completato entro la fine del 2023 l’ammodernamento di 141 velivoli della propria flotta. Il ministro della Difesa taiwanese Wellington Koo aveva già avvertito che sarebbe stato “difficile” completare entro quest’anno la consegna di tutti gli F-16V previsti dal contratto, nonostante l’aumento del ritmo produttivo da parte di Lockheed Martin.

Taiwan attende ancora il via libera di Washington a un nuovo pacchetto di armamenti da 14 miliardi di dollari mentre l’intelligence statunitense sembra ritenere sempre meno probabile un’invasione di Taiwan da parte della Cina. almeno prima del 2028, nonostante proprio secondo Washington il presidente cinese Xi Jinping abbia ordinato alle forze armate di essere pronte a conquistare l’isola con la forza, se necessario, entro il 2027.

Secondo quattro funzionari a conoscenza delle valutazioni di Washington citate dal quotidiano Straits Times (ripreso da Reuters e in Italia da Agenzia Nova), tra i principali fattori che escluderebbero una invasione a breve termine vi sono i ritardi nella preparazione militare cinese legati alla campagna anticorruzione avviata da Xi e l’interesse di Pechino ad attendere l’esito delle elezioni presidenziali taiwanesi del 2028.

Una valutazione dell’intelligence statunitense pubblicata a marzo aveva già indicato che la Cina non stava pianificando in quel momento un’invasione nel 2027, e preferiva ottenere la riunificazione senza ricorrere alla forza, se possibile. Il riferimento al 2027, secondo gli analisti, riguarda soprattutto la capacità operativa dell’Esercito popolare di liberazione e non una scadenza fissata per l’invasione.

La campagna anticorruzione cinese ha portato negli ultimi anni a numerose indagini ed epurazioni nelle forze armate, mentre le esercitazioni militari intorno a Taiwan sono state meno ampie e minacciose nel 2025 rispetto agli anni precedenti, pur mostrando una ripresa nel 2026. Le fonti statunitensi ritengono che la Cina debba ancora colmare diverse lacune per poter condurre con successo un’operazione militare estremamente complessa contro l’isola.

Secondo le fonti nel 2025 le forze armate cinesi non avrebbero raggiunto tutti i progressi previsti e alcuni responsabili militari sarebbero insoddisfatti dell’attuale livello di preparazione. Le valutazioni americane indicano inoltre che Pechino avrebbe tratto dalle guerre in Ucraina e Iran la lezione della necessità, in caso di conflitto, di ottenere risultati rapidamente ed evitare di rimanere coinvolta in una guerra prolungata.

“Ci sono ancora troppi elementi che non sono pienamente al loro posto per quella che probabilmente sarebbe l’operazione militare più difficile tentata da qualsiasi forza armata dallo sbarco alleato in Normandia”, ha affermato uno dei funzionari citati da Reuters.

Per le stesse fonti, Pechino potrebbe rivalutare il ricorso alla forza dopo le elezioni taiwanesi del 2028, in particolare nell’eventualità di una quarta vittoria consecutiva del Partito progressista democratico e della rielezione dell’attuale presidente Lai Ching-te, favorevole al mantenimento dell’identità distinta di Taiwan. Un ulteriore fattore potrebbe essere l’esito delle elezioni presidenziali statunitensi del 2028.

Ieri il presidente cinese Xi Jinping ha esortato ad avanzare negli sforzi verso la “riunificazione” con Taiwan, respingendo le “interferenze esterne” sulla questione dell’isola. L’appello è arrivato nel discorso pronunciato ieri a Pechino, alla vigilia del 77° anniversario della fondazione della Repubblica popolare cinese. Lo riporta Xinhua.

“Dobbiamo approfondire gli scambi e la cooperazione attraverso lo Stretto, reprimere con fermezza le forze separatiste dell’indipendenza di Taiwan, opporci alle interferenze delle forze esterne, promuovere lo sviluppo pacifico delle relazioni attraverso lo Stretto e portare avanti la grande causa della riunificazione nazionale”, ha detto Xi, secondo quanto riferito dall’agenzia statale Xinhua.

Il presidente cinese aveva affrontato la questione di Taiwan anche durante la visita negli Statio Uniti della scorsa settimana, quando aveva esortato il presidente Donald Trump a mostrare “prudenza” sulla questione e a opporsi all’indipendenza dell’isola.

Nel discorso, Xi ha inoltre affermato che la Cina deve far fronte a “situazioni internazionali e interne complesse” e accelerare la costruzione di un nuovo modello di sviluppo. “Dobbiamo aderire a una politica estera indipendente di pace (…) per iniettare maggiore certezza ed energia positiva in un mondo attraversato da cambiamenti e turbolenze”, ha detto.

Nonostante queste valutazioni ieri il governo di Taiwan ha reso noto che prevede di spendere 850 milioni di dollari nei prossimi sei anni per quadruplicare le scorte di munizioni, portandole dall’attuale disponibilità di 30 a 120 giorni, nell’eventualità di un blocco marittimo da parte della Cina.

Lo riferisce il quotidiano cinese South China Morning Post. Il programma di “urgente reintegro delle munizioni”, che sarà in vigore dal 2026 al 2031, deve ancora essere approvato dal parlamento. Per quest’anno sono previsti 225 milioni di dollari attraverso un bilancio supplementare, mentre altri 225 milioni sono stati proposti per il 2027, con l’obiettivo di accelerare l’acquisto di diverse tipologie di munizioni considerate essenziali.

Il direttore della pianificazione strategica del ministero della Difesa taiwanese, il tenente generale Huang Wen-chi, ha reso nota l’intenzione di aumentare gradualmente le scorte operative fino a 120 giorni questo mese. Le esercitazioni e le attività di preparazione al combattimento più frequenti negli ultimi anni hanno infatti incrementato il consumo di munizioni, rendendo necessario un più rapido reintegro delle scorte, ha spiegato.

Del resto tra Pechino e Taipei non mancano certo i motivi di tensione. La procura di Kaohsiung, a Taiwan, ha incriminato tre ex militari accusati di aver raccolto segreti militari per conto della Cina dal 2020. I tre, identificati come Chen, Lu e Mao, sono accusati di aver violato la legge sulla sicurezza nazionale, la legge anticorruzione e la legge sulla protezione delle informazioni classificate, oltre che il codice penale delle forze armate, riferisce la procura in una nota.

Secondo l’accusa, Chen, ex militare dell’aeronautica, avrebbe iniziato alla fine del 2020 a ricevere istruzioni e finanziamenti da funzionari di un’agenzia di intelligence operante sotto un comitato provinciale del Partito comunista cinese.

L’ex ufficiale avrebbe ottenuto informazioni classificate, comprese specifiche sui carri armati e dettagli sulle esercitazioni militari annuali Han Kuang, da Lu, che all’epoca prestava servizio nell’esercito. Nel 2024, Chen avrebbe viaggiato a Zhuhai, in Cina, insieme a Mao, per prendere parte a un incontro con funzionari dell’intelligence cinese con cui era entrato in contatto.

Il caso era stato segnalato alla procura di Kaohsiung lo scorso giugno dalla polizia militare di Kaohsiung e Tainan, dal reparto investigativo criminale della polizia della contea di Pingtung e dall’ufficio di guerra politica del ministero della Difesa taiwanese. L’indagine si è conclusa il 30 settembre dopo la raccolta delle prove, delle analisi forensi digitali, dei movimenti finanziari e della verifica delle dichiarazioni dei testimoni.

Sul piano militare la Cina continua a far sentire la sua presenza intorno all’isola. Tra il 30 settembre e4 il 1° ottobre ha inviato sei aerei e 15 navi militari a mostrar bandiera al largo di Taiwan. Nel quotidiano aggiornamento relativo alle attività militari cinesi su X, il ministero della Difesa di Taipei ha riferito ieri che quattro aerei si sono introdotti nella Zona d’identificazione della difesa aerea (ADIZ) di Taiwan, che ha dispiegato navi, aerei e sistemi missilistici costieri.

Foto: CNA e Ministero Difesa Taiwanese

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