Tre anni di guerra in Medio Oriente: il bilancio delle Forze di Difesa Israeliane

In occasione del 7 ottobre, terzo anniversario dell’attacco di Hamas al territorio israeliano che ha dato il via alla guerra in Medio Oriente allargatisi poi a Cisgiordania, Libano, Siria, Yemen e Iran, le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno pubblicato un breve rapporto contenente nuovi dati sulle operazioni condotte su tutti i fronti.
La guerra a Gaza è iniziata con il blitz di Hamas nel sud di Israele in cui sono stati uccisi circa 1.200 persone — in gran parte civili — e 251 sono stati rapiti e portati nella Striscia. Le ostilità si sono in gran parte placate in seguito al cessate il fuoco a Gaza dell’ottobre 2025, a quello in Iran dell’aprile successivo e alla tregua in Libano del giugno 2026.

Complessivamente, dall’inizio della guerra, l’esercito israeliano ha dichiarato di aver colpito circa 100.000 obiettivi: 65.000 nella Striscia di Gaza, 28.000 tra Libano e Siria, 4.500 in Iran e 80 in Yemen. Un dato impressionante: di fatto i due terzi degli obiettivi colpiti in tre anni di guerra si trova a Gaza, la cui estensione limitata (10 chilometri per 40), spiega le devastazioni che hanno interessato la Striscia.
Contro Israele sono stati lanciati circa 31.500 tra razzi e missili: 20.000 dal Libano, 10.200 da Gaza (di cui almeno 5.000 solo il 7 ottobre 2023), 1.200 dall’Iran, 90 dallo Yemen e 50 dalla Siria. Ovviamente i numeri non spiegano la differenza di danni provocati da un razzo Kassam di piccole dimensioni lanciato da Hamas e un missile balistico iraniano con testate esplosive da centinaia di chili.
L’IDF non ha specificato quanti droni e missili siano stati lanciati dall’Iraq verso Israele nel corso del conflitto. Le cifre fornite dalle IDF non includono i razzi — stimati da Israele nell’ordine di alcune migliaia — lanciati dai gruppi terroristici di Gaza che hanno avuto un malfunzionamento ricadendo all’interno della Striscia, quelli lanciati da Hezbollah che sono caduti prematuramente in Libano e i missili balistici lanciati dall’Iran che non hanno raggiunto Israele.
La guerra tra Israele e Hamas ha causato oltre 74.200 vittime a Gaza – di cui più di 1.400 dopo il cessate il fuoco dell’ottobre 2025 – secondo il Ministero della Salute gestito da Hamas; tale bilancio, tuttavia, non distingue tra combattenti e civili.
Fonti mediche di Gaza hanno riportato il 7 ottobre che il bilancio delle vittime palestinesi nella Striscia è di 74.250 morti e 175.278 feriti dal 7 ottobre 2023. Inoltre, dall’entrata in vigore dell’accordo di tregua tra Israele e Hamas a Gaza l’11 ottobre 2025, si contano 1.467 morti e 5.161 feriti negli attacchi israeliani, hanno aggiunto le fonti.
I dati – che includono sia civili che miliziani – non possono essere verificati in modo indipendente ma, come riporta il Times of Israel, le IDF ritengono che le cifre complessive fornite da Hamas siano sostanzialmente corrette.

I militari israeliani stimano che, per ogni terrorista ucciso, siano morti tra i due e i tre civili. Israele sottolinea che Hamas ha integrato le proprie infrastrutture militari in aree civili, tra cui abitazioni, ospedali, moschee e scuole.
L’IDF ha dichiarato di aver ucciso oltre 24.000 combattenti a Gaza e circa 1.600 terroristi all’interno del territorio israeliano durante l’attacco del 7 ottobre. Secondo i dati dell’IDF, dall’attacco del 7 ottobre l’esercito ha eliminato quattro leader dell’ala militare di Hamas, 17 comandanti di brigata (o di grado equivalente), circa 30 comandanti di battaglione e circa 300 comandanti di compagnia.
L’IDF ha valutato che Hamas non è più l’organizzazione militare e di governo che era prima del 7 ottobre, ma ha affermato che il gruppo terroristico “continua a tentare di ricostruirsi e riarmarsi”. Gaza rimane divisa in due tra aree controllate da Israele e aree controllate da Hamas; i colloqui volti a ottenere il disarmo di Hamas e la ricostruzione del territorio hanno registrato progressi limitati.

Israele ha esteso il proprio controllo nella Striscia durante il cessate il fuoco, passando da un iniziale 53% all’attuale 63% circa. L’IDF presidia circa 40 postazioni militari nella porzione di Striscia sotto controllo israeliano.
In Cisgiordania, dal 7 ottobre, l’IDF ha riferito che le truppe hanno arrestato oltre 45.000 palestinesi ricercati per interrogarli, inclusi terroristi che pianificavano attacchi imminenti. Dall’inizio della guerra, più di 1.100 palestinesi sono stati uccisi nel territorio dalle forze israeliane o dai coloni, secondo il Ministero della Salute dell’Autorità Palestinese (con sede in Cisgiordania).
L’IDF ha dichiarato che la stragrande maggioranza di essi erano uomini armati uccisi in scontri a fuoco, rivoltosi che si sono scontrati con le truppe o terroristi intenti a compiere attacchi. Sempre in Cisgiordania, l’IDF ha reso noto che le truppe hanno sequestrato oltre 3.800 armi, nonché 46 milioni di NIS (15,1 milioni di dollari) in contanti destinati ad attività terroristiche.
Le perdite israeliane
Dall’inizio della guerra, il 7 ottobre, sono rimasti uccisi complessivamente 970 tra soldati, riservisti e membri delle forze di sicurezza locali, mentre altri 6.424 sono rimasti feriti. Secondo i dati dell’IDF, 472 di loro sono stati uccisi e 3.004 feriti durante l’offensiva di terra a Gaza.
Quindi quasi la metà delle perdite israeliane sono state registrate nella Striscia di Gaza a conferma delle difficoltà insite nei combattimenti in ambiente urbano. L’esercito ha dichiarato che oltre il 70% dei soldati feriti nel conflitto ha fatto ritorno in servizio.
Tra i 970 soldati caduti, 85 hanno perso la vita a causa di fuoco amico o altri incidenti legati alle operazioni militari durante la guerra, secondo i dati dell’IDF.

Il 6 ottobre il Ministero della Difesa ha reso noto che, dall’inizio della guerra, oltre 30.000 soldati e membri delle forze di sicurezza feriti hanno richiesto assistenza tramite il Dipartimento per la Riabilitazione. Circa il 63% è in cura per disturbi psicologici, tra cui disturbo da stress post-traumatico, ansia, depressione e difficoltà legate al reinserimento nella vita civile.
Il Ministero ha dichiarato che il numero totale di feriti di tutte le guerre di Israele assistiti dal dipartimento ha raggiunto quota 91.200; si prevede che tale cifra supererà i 100.000 entro il 2028, con circa la metà dei soggetti che dovrà affrontare problemi di natura psicologica.
Il Dipartimento per la Riabilitazione si occupa dei veterani feriti provenienti da tutti gli organi di sicurezza israeliani, non solo dall’IDF. Secondo il ministero, tra i feriti dall’inizio della guerra del 7 ottobre, 63 sono classificati con un’invalidità superiore al 100% — il livello di lesione più grave; 249 hanno riportato gravi traumi cranici; 29 sono diventati ciechi; e 106 hanno subito amputazioni.

Inoltre, secondo i dati, le donne rappresentano l’8% del personale di sicurezza ferito negli ultimi tre anni, mentre il 62% è costituito da riservisti.
Nel frattempo, l’esercito ha dichiarato che le forze di riserva sono cresciute di circa il 36% dall’inizio della guerra, con la creazione di diverse nuove unità per riservisti negli ultimi tre anni e il rientro in servizio di circa 22.000 ex soldati, nonostante avessero ottenuto l’esonero dal servizio di riserva.
Centinaia di migliaia di riservisti sono stati richiamati in servizio durante la guerra. L’IDF ha affermato che, negli ultimi tre anni, sono state istituite anche nuove unità dell’esercito regolare per ridurre il carico sulle forze di riserva.
Quest’anno, secondo l’esercito, si prevede che i riservisti impiegati in combattimento prestino servizio per una media compresa tra gli 80 e i 100 giorni, a fronte della stima iniziale di 55 giorni annui, “a causa dell’evolversi delle esigenze operative”.

Il 4 ottobre durante una conferenza militare, il Capo di Stato Maggiore dell’IDF, il Tenente Generale Eyal Zamir, ha dichiarato che l’esercito sta concludendo le indagini sull’attacco del 7 ottobre, “consapevole della portata del disastro, ma anche della necessità di non rimanervi impantanati; dobbiamo invece imparare, trarre insegnamenti, metterli in pratica e andare avanti”.
“Una delle lezioni più importanti apprese dal 7 ottobre è la necessità di ampliare il margine di sicurezza. Dobbiamo strutturare le forze dell’IDF in modo da poter affrontare sfide e minacce su più fronti. La dimensione dell’IDF rappresenta la nostra profondità strategica”, ha affermato, secondo una sintesi delle sue dichiarazioni diffusa dall’esercito.
Infine, le IDF non hanno fornito dati sul numero di mezzi e velivoli distrutti o danneggiati dal nemico nè sui danni inflitti alle proprie basi dai missili balistici e i droni lanciati dagli avversari.
Foto IDF
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