“I MARO’ SPARARONO IN ACQUA SENZA COLPIRE NESSUNO”

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AGI – I due maro’ pugliesi Massimiliano Latorre e Salvatore Girone spararono in acqua e non colpirono nessuno il 15 febbraio dello scorso anno. Lo racconta Carlo Noviello, assistente del comandante della ‘Enrica Lexie’, in un’intervista rilasciata alla redazione di Radionorba Notizie, riferendo le fasi dell’incidente che ha visto coinvolti i due militari italiani. “Ho visto – ricorda Noviello – una imbarcazione avanzare verso la nostra nave con la chiara intenzione di un abbordaggio”. “Un maro’ – prosegue il racconto di Noviello – ha indirizzato verso l’imbarcazioni delle segnalazioni luminose. Poi ha mostrato il fucile ma l’imbarcazione ha continuato ad avvicinarsi. Poi ha sparato 3 raffiche in acqua. Quando la barca è passata a fianco alla nostra nave si è visto benissimo che gli uomini appoggiati sulla pensilina erano in piedi, non abbiamo visto nessuno cadere. Dopo abbiamo ricevuto una chiamata dalla guardia costiera di Kochi che ci informava della cattura di due barche di sospetti pirati. Ci hanno chiesto di tornare a Kochi per il riconoscimento, e noi ci siamo avvicinati al porto. Le autorità indiane sono salite sulla nave il giorno dopo, verso le 11. Lì ci hanno riferito che c’erano due morti e sostenevano che erano stati i nostri marines a colpirli, ma noi i morti non li abbiamo visti. Tra l’altro ci sono stati altri conflitti a fuoco tra altre navi mercantili e imbarcazioni non identificate, uno scontro a fuoco si sarebbe verificato anche con la Guardia Costiera di Kochi. Quindi il mistero si infittisce”. Noviello racconta ancora che “prima di rientrare a Kochi abbiamo avvisato tutte le autorità, non soltanto l’armatore, e tutte ci hanno detto di andare perché avremmo perso solo 6 ore”.  “Su questa base ci siamo cascati come degli ingenui. Anche a Kochi a dirci di scendere dalla nave per seguire la polizia e identificare i presunti pirati sono stati tutti, tutti quanti, non solo l’armatore. Ricordo che sono state fasi un po’ confuse”. Noviello si sofferma anche sulla pericolosità di quell’area e sulla modalità con le quali agiscono i pirati della zona. “Ci sono dei pescherecci – dice – con a bordo soggetti che salgono a bordo, rubano i soldi dalla cassaforte, rubano cavi. Poi scappano. Se non glieli dai, ti fanno qualche danno. Non sono come i somali. Sono comunque zone pericolose”.

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