Datagate: la Merkel caccia il capo della CIA a Berlino

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di Rosanna Pugliese – ANSA
Berlino caccia il capo dell’intelligence Usa in Germania: una mossa eclatante, decisa da Angela Merkel per non perdere la faccia. Il governo tedesco reagisce così all’ennesima rivelazione sullo spionaggio americano sul suolo tedesco. Ma questo gesto forte viene accompagnato da un tono quasi canzonatorio, che sottilmente unisce le reazioni dei diversi ministri: ”Spiare gli alleati è una perdita di tempo”, ha detto la cancelliera, mentre il fidato Wolfgang Schaeuble denunciava la ”stoltezza” dei servizi. E il ministro degli Interni, Thomas De Maiziere, ha spiegato: ”Le informazioni comprate sono ridicole, il danno sproporzionato”. Una strategia comunicativa che sembra voler ridimensionare lo strappo con Washington, ritenuto a questo punto doveroso. La corda è stata tirata troppo: dopo mesi di rivelazioni sullo spionaggio Usa in Germania – lo stesso cellulare della Merkel è risultato sotto controllo – ieri si è venuto a sapere di un secondo 007 tedesco corrotto dagli americani per avere informazioni. E’ stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, e ha portato alla decisione di buttare fuori dal paese il capo dell’intelligence statunitense. Non un procedimento formale di espulsione, fanno notare al ministero degli Esteri all’ANSA, ma un invito a lasciare la Repubblica federale.

La stampa tedesca non va troppo per il sottile però: ”un terremoto diplomatico”, sentenzia Spiegel on line, sottolineando che misure del genere sono riservate a Paesi non affidabili, come l’Iran. Stavolta invece tocca a Washington, che risponde ribadendo la necessità della partnership con i tedeschi in materia di sicurezza, attraverso una nota dell’ambasciata in Germania. La Casa bianca evita di commentare: ogni parola metterebbe a rischio il personale statunitense. L’ultimo 007 deviato ha inasprito animi già tesi dalle rivelazioni della talpa del Datagate, che per mesi ha consegnato molto materiale imbarazzante allo Spiegel, innescando una schermaglia fra Washington e Berlino che ha messo a dura prova la diplomazia tedesca. Fino alla decisione di stamani. Le parole forti del ministro delle Finanze Schaeuble hanno fornito una prima indicazione del fatto che Berlino stesse preparando una reazione: la collaborazione non può significare che gli americani ”possano assoldare gente di terza classe da noi. Una cosa così stolta, che su questa stupidità si può solo piangere”, ha affermato Schaeuble, con la consueta schiettezza di modi. Angela Merkel ”is not amused”, aveva avvertito il ministro, ribadendo comunque che ”se non si fossero ottenute informazioni dai servizi grazie alla partnership con gli Usa, non avremmo avuto neanche un minimo di chance di difendere la Germania dagli attacchi terroristici”.

Poi ha parlato Frau Merkel, che ha ribadito le divergenze sull’idea di intelligence con gli americani: ”Spiare gli alleati è una perdita di tempo – ha detto in conferenza stampa col premier moldavo – e noi abbiamo così tanti problemi: ci dovremmo concentrare sull’essenziale. Se solo penso alle sfide di fronte alle quali ci troviamo in Siria, a Isis, o al terrorismo, problemi enormi”. Ha citato anche la guerra fredda: allora ”si diffidava in modo generale – ha ricordato -. Oggi viviamo nel 21/o secolo. Ci sono nuove minacce, asimmetriche. Ci deve essere fiducia fra alleati. Più fiducia significa più sicurezza”.

IImmagini: DPA e Mauro Munafò

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