Fallisce raid dei Navy Seals: ostaggi uccisi in Yemen

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Luke Somers, il giornalista americano rapito da al-Qaeda oltre un anno fa nello Yemen, e il sudafricano Pierre Korkie, sono rimasti uccisi nel corso di un raid delle forze americane e yemenite per tentare di liberarlo a poche ore dallo scadere dell’ultimatum lanciato da al-Qaeda giovedì scorso.    Dopo un rincorrersi di notizie contrastanti con il ministero della difesa yemenita che parlava di ‘liberazione’ mentre la sorella di Somers annunciava la sua morte, la conferma dell’uccisione è arrivata da fonti americane. “La mia vita è in pericolo, aiutatemi”, aveva detto in un drammatico appello il fotoreporter in un video pubblicato giovedì scorso dall’Aqap, il ramo yemenita-saudita di al Qaida. Immagini in cui i suoi sequestratori lanciavano un ultimatum a Barack Obama: il presidente Usa ha “tre giorni” per soddisfare le richieste del gruppo, poi Somers “conoscerà il suo destino inevitabile”.

L’appello di Somers (foto a sinistra), nato in Gran Bretagna e poi divenuto cittadino Usa, era preceduto dalle dichiarazioni di Nasser bin Ali al-Ansi, un comandante locale dell’Aqap, che attaccava gli Usa per i “crimini contro i musulmani” commessi “con i suoi aerei e i suoi droni” in Somalia, Yemen, Iraq, Siria fino in Sinai e Pakistan.

Il raid per tentare di liberare Luke Somers è stato condotto da una squadra dei Navy Seals, le forze per le operazioni speciali della Marina americana famose anche per l’uccisione di Osama bin Laden.

Lo ha riferito la Cnn, spiegando che il team è stato trasportato sul luogo dove erano prigionieri gli ostaggi con un V-22 Osprey con capacità di atterraggio e decollo verticale. All’una del mattino tra venerdì e sabato i terroristi si accorgono dell’arrivo degli uomini delle forze speciali americane e yemenite.

A meno di cento metri dall’obiettivo – ha raccontato ai media Usa una fonte militare – a tradirli è stato un rumore, forse il latrato di un cane. Svanito l’effetto sorpresa, tutto è precipitato in pochi minuti, forse secondi, con i jihadisti che non ci hanno pensato due volte e hanno sparato agli ostaggi. Almeno stando alla versione ufficiale, che esclude che i due siano stati colpiti dal fuoco delle forze speciali americane e yemenite. Pierre e Luke, feriti gravemente ma ancora in vita, sono stati portati fuori dalla loro prigione dagli americani.

Sono morti nel disperato tentativo dei medici militari di salvarli, uno su un aereo V-22 Osprey con a bordo un team chirurgico, l’altro sulla portaelicotteri da assalto anfibio Makin Island  (foto a sinistra) in navigazione al largo delle coste yemenite.
Durante tutta l’operazione l’area del raid è stata sorvolata da droni e caccia statunitensi decollati probabilmente d Gibuti. Tutti i militari coinvolti nella missione sono sani e salvi.

Un altro raid delle forze speciali statunitensi, in novembre, aveva portato a uno scontro a fuoco in cui vennero uccisi 7 jihadisti e liberati 8 ostaggi, ma l’Aqap aveva spostato due giorni prima Somers e altri quattro ostaggi in un altro nascondiglio.

Giovedì i terroristi avevano diffuso un video di Somers, minacciando di ucciderlo se gli Stati Uniti non avessero obbedito alle loro richieste. Hagel ha spiegato che il raid è stato ordinato dal presidente americano Barack Obama “in presenza di elementi determinanti sull’esistenza di un pericolo imminente per la vita di Somers”.

Nel raid americano, avvenuto nella provincia meridionale di Shabwa, sono morti dieci militanti di al-Qaeda è un altro ostaggio straniero, l’insegnante sudafricano Pierre Korkie (foto a sinistra) che avrebbe dovuto essere rilasciato poche ore dopo il raid dei Navy Seal in seguito a un negoziato con i qaedisti tenutosi ad Aden. Il governo sudafricano si è sempre rifiutato di trattare per un riscatto, ma l’organizzazione umanitaria a cui appartenevano i due rapiti ha sfruttato i buoni rapporti con i leader delle tribù locali per intavolare dei negoziati.

(con fonti Ansa e Adnkronos)

Foto: Us Navy e web

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