Al via in Turchia l'addestramento dei ribelli siriani

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Il controverso addestramento in Turchia di migliaia di combattenti dell’opposizione siriana inizierà tra “quattro-sei settimane”. E’ quanto ha dichiarato il Pentagono, precisando che al momento sono circa 1.500 i ribelli identificati per partecipare ai corsi di formazione, ma solo 100 di questi sono stati sottoposti a controlli per scongiurare infiltrazioni.

“Non voglio indicare una data per l’inizio dell’addestramento, ma secondo le nostre valutazioni potremmo essere pronti a iniziare la formazione tra quattro-sei settimane”, ha detto il portavoce John Kirby. Il piano del Pentagono prevede di addestrare circa 5.000 persone l’anno, sotto il monitoraggio di circa 1.000 ufficiali americani.

“Le cose stanno procedendo nella giusta direzione”, ma c’è ancora “molta strada da fare”, ha aggiunto. Secondo il memorandum d’intesa siglato il 19 febbraio scorso all’Ambasciatore Usa in Turchia John Bass e dal sottosegretario agli Esteri turco Feridun Sinirlioglu,  Ankara metterà a disposizione un numero di addestratori militari pari a quello della controparte Usa.

Ieri, un portavoce del ministero degli Esteri turco aveva annunciato l’avvio delle operazioni per il prossimo 1 marzo, senza però precisare se si riferiva ai corsi di addestramento o alle operazioni preliminari. “Posso dire che inizieremo il 1 marzo”, ha detto Tanju Bilgic, citato dal quotidiano Hurriyet. I combattenti siriani addestrati da Usa e Turchia “combatteranno contro lo Stato islamico (Isis) e contro il regime siriano”aveva precisato il ministro degli Esteri turco, Mevlit Cavusoglu, il giorno della firma dell’intesa.

Più di recente, il 25 febbraio scorso, il ministro per l’Europa Volkan Bozkir ha dichiarato che l’uso della base aerea turca di Incirlik, nell’ambito  dell’offensiva internazionale contro l’Isis, dipenderà dai risultati ottenuti dal programma di addestramento.

Secondo il Pentagono, l’obiettivo è di addestrare più di 5.000 siriani nel primo anno. L’ipotesi che questi miliziani possano combattere sia lo Stato Islamico che il regime di Bashar Assad risulta molto improbabile sia in termini politici che strettamente militari. Più probabile invece che, come molti loro predecessori addestrati dagli statunitensi e dai loro alleati in Turchia e Gio9rdania finiscano per unjrsi alle milizie jihadiste dello Stato Islamico o del Fronte al-Nusra. Il ruolo di Washington e Ankara nella guerra all’IS si conferma ancora una volta ambiguo (per usare un eufemismo).

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