Il Califfato ora parla italiano

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da Il Sole 24 Ore del 1 marzo 2015

L’offensiva propagandistica dello Stato Islamico punta sulle comunità musulmane italiane per guadagnare consensi, fare proselitismo e arruolare volontari per il jihad. Lo conferma, il giorno dopo l’allarme dei servizi di sicurezza per il rischio di attentati in Italia, la prima pubblicazione di spessore realizzata dall’IS nella nostra lingua resa nota dal sito d’intelligence Wikilao .

Un testo di 64 pagine dal titolo “Lo Stato Islamico, una realtà che ti vorrebbe comunicare” che sembra sia in circolazione dal novembre scorso nei siti e nei forum frequentati dai simpatizzanti del jihad con l’obiettivo di raggiungere l’opinione pubblica islamica in Italia contrastando quanto riportato dai nostri media e l’influenza degli imam moderati.

Gli analisti dell’intelligence italiana, impegnata a contrastare anche sulla rete la diffusione della propaganda dello Stato Islamico, valutano che il documento sia stato messo a punto da “menti” italiane arruolate dall’IS o residenti da tempo nella Penisola come dimostrerebbe anche il livello linguistico della pubblicazione, scritta in un italiano buono anche se non sempre scorrevole.

Il testo fornisce molti dettagli sull’organizzazione del movimento jihadista e promuove i vantaggi offerti a chi vive nel Califfato con il chiaro intento di raccogliere adesioni e indurre i lettori a raggiungere Raqqa. L’autore si firma “Il vostro fratello in Allah, Mehdi” ma dietro questo nome potrebbe celarsi un team di propagandisti i quali, secondo fonti vicine ai servizi, avrebbero realizzato la pubblicazione su precisa indicazione dei vertici dell’IS.

Con documenti come questo o come “Islamic State 2015” ( 100 pagine in inglese con cui viene indicata anche la volontà di colpire l’Italia con razzi a lungo raggio) il movimento di Abu Bakr al-Baghdadi sembra voler incrementare la sua penetrazione in Occidente realizzando probabilmente pubblicazioni in diverse lingue per raggiungere anche il crescente numero di europei convertiti.

I contenuti, in parte tradotti in italiano da altri testi dell’IS apparsi in lingue diverse, ripropongono i cavalli di battaglia del Califfato: forza militare, superiorità morale sui nemici, welfare e condizioni di vita nello Stato Islamico, sicurezza per i cittadini del Califfato.

Ricco di foto e grafici il documento denuncia le notizie diffuse sullo Stato Islamico dai media occidentali e dei Paesi islamici alleati dei “crociati”.

Una campagna di contro-informazione tesa a screditare le fonti d’informazione dei “crociati” presso le comunità musulmane che vivono in Occidente. Si tratta probabilmente della risposta del Califfato alle iniziative mediatiche della Coalizione riuscite negli ultimi tempi quanto meno a ridurre il numero di volontari del jihad che raggiungono i territori amministrati da al-Baghdadi.

Mehdi invita a verificare le fonti e promuove con un’intervista allo sceicco Abul-Hawraa’ al-Jazaa’iri l’organizzazione di “corsi per Imam” a conferma della guerra mossa dal Califfato ai religiosi moderati o comunque non allineati su posizioni jihadiste.

Una battaglia che mira a delegittimare il clero musulmano che si oppone all’IS emersa anche nella copertina dell’ultimo numero di Dabiq (organo ufficiale del Califfato) in cui al titolo “Dall’ipocrisia all’apostasia” è abbinata l’immagine di due imam francesi che mostrano cartelli con la scritta ‘Je suis Charlie’.

Le ultime pagine del testo contengono link a video e altri documenti in italiano “Per grazia di Allah i soldati sotto diretto controllo dello Stato Islamico sono in Algeria, Nigeria, Ciad, Libia, Egitto, Arabia Saudita, Yemen e altri Paesi ancora” si legge sopra una mappa già pubblicata in passato da al-Furqan Media, una delle “case editrici” del movimento.

Un’ostentazione di potenza militare funzionale all’appello per conseguire i prossimi obiettivi del Califfato: “Accorrete oh musulmani, questo con il permesso di Allah è il Califfato Islamico che conquisterà Costantinopoli e Roma come Maometto profetizzò”.

Gianandrea GaianiVedi tutti gli articoli

Nato a Bologna, dove si è laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 ha collaborato con numerose testate occupandosi di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportages dai teatri di guerra. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa. Collabora con i quotidiani Il Sole 24 Ore, Il Foglio, Libero, Il Mattino e Il Corriere del Ticino, con i settimanali Panorama e Oggi e con i periodici Limes, Gnosis e Focus Storia. E' opinionista delle reti tv RAI, RSI, Mediaset, Sky, La7 e radiofoniche Rai, Capital e Radio24. Ha scritto Iraq Afghanistan - Guerre di pace italiane.

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