Petrolio e riarmo alzano la tensione alle Falkland

mount-pleasant-airbase-falkland-islands-15289769

L’ultimissima notizia sull’escalation della tensione tra argentini e britannici sembra una barzelletta. Per un errore di codifica, l’intero sistema di difesa delle Isole Falkland sarebbe finito su internet, determinando una possibile falla nella difesa dell’arcipelago a poco più di mille chilometri dalle coste argentine la cui sovranità è reclamata da Buenos Aires.

Un documento che descrive l’esatta collocazione di postazioni militari, la consistenza del cemento delle difese statiche e le coordinate Gps di caserme e depositi di munizioni, “praticamente un manuale per la perfetta invasione”, spiega una fonte militare anonima citata dal Daily Mirror, è finito on line sul sito del ministero della Difesa britannico a soli dieci giorni dalla notizia che l’Argentina starebbe lavorando ad una nuova invasione dell’arcipelago, dove è stato recentemente individuato un consistente giacimento di petrolio e di gas naturale.

“Si tratta di errori che non possiamo permetterci”, ha detto l’ex ministro della Difesa, Liam Fox.

Il ministero della Difesa nega che quelle informazioni sensibili siano andate online, e il link al documento incriminato non è più attivo.

Petrolio e gas

Secondo gli analisti citati dal Daily Mail, il giacimento di petrolio e gas individuato a 170 chilometri a nord delle isole potrebbe essere estremamente remunerativo (si stima un valore potenziale di miliardi di sterline) e rendere per la prima volta redditizio per il Regno Unito il dominio sulle Falkland, che fino ad ora per Londra ha sostanzialmente rappresentato solo un costo.

Soldi che farebbero però gola anche all’economia argentina che deve sempre confrontarsi con gli storici problemi di stagnazione e inflazione.

E Buenos Aires non sta di certo a guardare. Le autorità argentine sono pronte addirittura a perseguire le compagnie petrolifere britanniche che operano nella zona delle Falkland, che agirebbero in modo “illegale” in un territorio rivendicato da Buenos Aires.

Nelle isole Falkland, a circa 1.500 chilometri dalla costa argentina, vivono circa tremila persone, di cui 1.250 sono militari, e mezzo milione di pecore. Il Regno Unito detiene le isole dal 1765 e dal 1820 l’Argentina le reclama. L’arcipelago venne riconquistato dal Regno Unito nel 1982 dopo un’invasione di truppe argentine: la guerra costò la vita a 255 militari britannici.

Difese ammodernate

A fronte delle recenti tensioni rese più concrete dalla scoperta del nuovo giacimento petrolifero, dieci giorni fa il governo Cameron ha annunciato uno stanziamento di 280 milioni di euro per potenziare nell’arco di 10 anni le difese dell’arcipelago in considerazione di “qualsiasi possibile minaccia”.

La guarnigione attuale è di circa 1.200 militari con 4 cacciabombardieri Typhoon, batterie antiaeree, elicotteri, navi pattuglia e un battaglione di fanteria con componenti blindate e di artiglieria. “Riteniamo che sia ampiamente proporzionata – ha affermato il Ministro della difesa Micheal Fallon – per le minacce e i rischi che ci troviamo costretti ad affrontare. Le nostre forze nel Sud Atlantico – ha aggiunto – sono ai livelli richiesti per la difesa dell’arcipelago contro ogni potenziale minaccia.

Comunque, ho autorizzato una serie di misure per garantire la nostra permanenza e breve, medio e lungo termine sulle isole”.

Il nuovo piano non prevede un incremento di truppe ma il miglioramento delle basi esistenti.
Per quanto riguarda possibili rinforzi, il ministro ha confermato che arriveranno ma si tratta di mezzi, sistemi ed equipaggiamenti. In particolare, l’anno prossimo saranno rischierati nell’area due elicotteri Chinook  che attualmente operano in Medio Oriente.

Inoltre, sarò rinforzato il sistema di comunicazioni alle basi militari di Mount Pleasant (aerea e terrestre) e Mare Harbour (navale). piano prevede infine il rimpiazzo del sistema di difesa aerea Rapier con uno più moderno come deterrente contro la possibile fornitura di 12 bombardieri a lungo raggio Sukhoi Su-24 che la Russia sembra aver concesso in leasing all’Argentina per ammodernare la sua forza aerea (composta ancora dagli stessi aerei Mirage, Dagger e A-4 che combatterono la guerra del 1982) in cambio di forniture alimentari.

Falklands come Crimea?

L’asse Mosca- Buenos Aires sembra quindi preoccupare Londra, soprattutto perché i russi mettono in discussione la legittimità della sovranità britannica sulle isole. L’ambasciatore russo a Londra, Alexander Yakowenko, ha paragonato il referendum del 2013 nelle  Falkland, con il quale il 99,8 per cento degli abitanti delle isole  decise di mantenere lo status di territorio britannico, alla  consultazione tenutasi in Crimea lo scorso anno.

La reazione russa è giunta in risposta alle dichiarazioni del ministro degli Esteri britannico Philip Hammond, che in occasione del primo anniversario del referendum in Crimea ha  definito quella consultazione una “finzione” e una “foglia di fico”  per giustificare il “furto di territorio” attuato dalla Russia ai  danni dell’Ucraina.

“Nella sua retorica il Foreign Office applica una logica al referendum nelle Malvinas-Falkland e ne applica un’altra a quello in Crimea”, commentò l’ambasciata russa a Londra. Mentre il presidente della Commissione esteri della Duma, Alekei Pushkov aveva ammonito: “Londra, attenzione, la Crimea ha molte più ragioni di essere in Russia che non le Falklands di far parte della Gran Bretagna”. In precedenza, c’erano state numerose dichiarazioni di vari esponenti politici russi che denunciavano “l’occupazione coloniale” delle isole, definite la “Crimea dell’Atlantico”. Prima ancora, c’era stata la netta presa di posizione della presidente argentina Cristina Kirchner a favore di Vladimir Putin: “Le Malvinas sono sempre appartenute all’Argentina, allo stesso modo in cui la Crimea apparteneva all’Unione Sovietica prima di essere donata all’Ucraina”. Parole che  diedero respiro al presidente russo, sottoposto alla pressione dell’Occidente.

La reazione di Buenos Aires

Il presidente Cristina Fernandez Kirchner il 2 aprile, in una cerimonia ufficiale in occasione del 33° anniversario dell’invasione delle isole da parte delle truppe argentine (che scatenò il conflitto vinto dalle truppe di Sua Maestà nel 1982), ha distinto l’operazione militare, decisa dall’ultimo governo della dittatura militare, dalla pretesa di sovranità del suo Paese sull’arcipelago, promettendo che “continueremo ad esigerlo in tutti i fori internazionali”.

La Kirchner detto che “la legge internazionale e il dialogo, non di certo la militarizzazione, costituiscono il percorso verso la riunificazione (dell’Argentina con queste isole, ndr) e verso la sovranità”. Per poi aggiungere che “vedremo queste isole di nuovo parte del territorio”, pur senza fornire alcuna indicazione temporale.

L’Argentina ha inviato a diverse organizzazioni regionali e internazionali una lettera di lamentele in cui si accusa la Gran Bretagna di militarizzare ulteriormente l’arcipelago e che questa pratica rappresenta “una viva minaccia” agli abitanti delle isole.

Le missive, firmate dal ministro degli Esteri Hector Timerman, fanno notare che la presenza militare preoccupa non solo l’Argentina, ma anche la regione in blocco che ha posto il problema in diversi fora internazionali, in quanto crea tensioni non necessarie e ingiustificate in tutta l’area del Sud Atlantico, una zona caratterizzata dalla sua vocazione per la pace e in cui non sono presenti armi nucleari. A questo proposito, perciò, si chiede l’intervento delle Nazioni Unite e di tutti gli organismi preposti affinché la situazione cambi.

Le lettere sono state inviate al segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon; al segretario generale del Comitato C24 delle Nazioni Unite, e ai vertici dell’Osa e dell’Unasur. Copia della missiva è stata consegnata anche al ministro degli Esteri uruguayano, in quanto il Paese latino americano detiene la presidenza della “South Atlantic permanent peace and cooperation zone”; a quello Ecuadoriano (la Nazione è presidente pro-tempore del Celac) e a quello brasiliano, presidente di turno del Mercosur. Infine, il testo è stato inviato al Rappresentante permanente del Sud Africa all’Onu, in quanto Pretoria ha la presidenza del G77 più la Cina.

Nel documento, peraltro, l’Argentina ricorda che la controversia sull’arcipelago contestato dovrà essere risolta attraverso negoziati, in base alle risoluzioni dell’Onu e di altri organismi, ma che Londra ha deciso che “dovrà essere risolta attraverso il riarmo e mire guerrafondaie.

Al contrario di” Buenos Aires, “che sostiene il dialogo e i negoziati nel rispetto delle leggi internazionali”. Questi per Buenos Aires, devono prevalere sulle controversie internazionali e porre fine a una situazione coloniale anacronistica che va avanti da 182 anni”. Di conseguenza, conclude la lettera “La Gran Bretagna si deve sedere al tavolo dei negoziati, come ha stabilito la Risoluzione Onu 2065 più di 50 anni fa e reiterato oltre 40 risoluzioni dall’Assemblea generale e dal suo Comitato speciale per la decolonizzazione, il C24”.

L’ambasciatore di Buenos Aires a Londra, Alicia Castro, ha affermato che l’ammodernamento degli assetti militari nelle isole sono “solo una scusa per giustificare l’aumento delle spese militari”. A questo proposito ha aggiunto che nel Regno Unito la gente si fa sempre più domande sull’opportunità “spendere troppe risorse per mantenere una guarnigione di duemila militari su un’isola remota, al fine di prevenire un’invasione che non avverrà mai”.

Su questo ipotetico rischio d’invasione, paventata dal quotidiano Sun, è intervenuto anche il ministro della Difesa argentino, Agustin Rossi, il quale ha definito le accuse come “follia”, affermando che sulla questione non c’è stata alcuna comunicazione ufficiale col governo britannico e men che mai il suo paese ha adottato una nuova strategia sull’arcipelago conteso.

Inoltre, Rossi ha negato anche che sono in corso negoziati con Mosca sulla possibilità che Buenos Aires prenda in leasing una dozzina di bombardieri a lungo raggio, in cambio della fornitura di carne, grano e altri generi alimentari di prima necessità allo scopo di bypassare le sanzioni europee a Mosca per la controversa annessione della Crimea. ”

Non c’è alcuna politica argentina che contempli questa possibilità – ha sottolineato il ministro -. Reiteriamo la nostra volontà di dialogare con la Gran Bretagna sulla questione delle Malvinas nel rispetto delle risoluzioni delle Nazioni Unite”.

L’ombra del Datagate

A gettare benzina sul fuoco contribuiscono anche le rivelazioni di Edward Snowden, l’ex dipendente della National Security Agency che ora vive in Russia e noto come la “talpa” del Datagate, secondo cui il Regno Unito per diversi anni ha spiato il governo argentino. Le operazioni degli 007 britannici sono state particolarmente intense fra il 2006 e il 2011.

Sono state usate diverse “armi” come i virus per computer, in quelli che emergono come cyberattacchi, la falsa propaganda e informazioni riservate di intelligence con lo scopo di sminuire o screditare l’operato del governo di Buenos Aires. Londra ha spiato per diversi anni l’Argentina nel timore che il paese latinoamericano tentasse un nuovo attacco per riprendere il controllo delle Isole Falkland.

 

Via il segreto di Stato sulla guerra

L’Argentina ha inoltre deciso di togliere il segreto di Stato sui documenti ufficiali della guerra combattuta nel 1982 che provocò circa 1000 morti e tantissimi feriti e mutilati. I documenti più riservati conservati da Buenos Aires verranno così presto declassificati, in base alla volontà del presidente argentino Cristina Fernandez de Kirchner. Il capo di Stato ha dato trenta giorni di tempo al ministero della Difesa per rivelare alla stampa e all’opinione pubblica i segreti contenuti in quei documenti, così ora a Londra aumenta la curiosità – e la preoccupazione – sui segreti che ancora aleggiano attorno a quel conflitto.

La declassificazione di atti delle forze armate dell’Argentina rischia però di creare fratture interne al Paese sudamericano poiché rivelerebbe anche la violazione dei diritti umani da parte di militari argentini contro i loro soldati durante la guerra.

Alcuni soldati rientrati dall’arcipelago dell’Atlantico meridionale, ha riportato il quotidiano Tiempo Argentino, hanno denunciato torture e vessazioni. Lo scorso febbraio, la Corte suprema argentina ha chiuso le indagini su questi maltrattamenti e adesso, ha riferito il coordinatore del team giuridico del Centro per i veterani delle Isole Malvinas (Cecim), Jeronimo Guerrero, alcuni ex combattenti vogliono presentare i documenti in un ricorso alla Commissione interamericana dei diritti umani. “Denunciamo torture e omicidi. Ci rendiamo conto che sono crimini contro l’umanità”, ha spiegato Guerrero al giornale,

sottolineando che “lo Stato argentino attraverso il Potere giuridico, in particolare, la Corte Suprema di Giustizia, ci ha impedito di portare avanti le indagini. Semplicemente chiederemo che ci consentano di indagare”.

(con Fonti ANSA, il Velino, AdnKronos)

Foto:  ThinkDefence, UK MoD, militaryphotos

Login

Benvenuto! Accedi al tuo account

Ricordami Hai perso la password?

Lost Password