Siria: Sofia chiude lo spazio aereo ai cargo russi

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Lo scorso 8 settembre, il Vice ministro della Difesa bulgaro, Dimitar Kyumyurdjiev, ha confermato la notizia diffusa dai media greci sul rifiuto di aprire un corridoio umanitario per i cargo militari russi diretti in Siria.

La decisione di chiudere lo spazio aereo bulgaro dall’1 al 24 settembre, periodo espressamente richiesto da Mosca per il transito di due suoi convogli umanitari per Damasco, sarebbe stata raggiunta già negli scorsi giorni sulla base di informazioni fornite dai Servizi d’informazione bulgari, dal Ministero della Difesa e da altri canali diplomatici.

d_kyumyurdzhiev“La motivazione del diniego di sorvolare lo spazio aereo bulgaro è principalmente dovuta alla discrepanza tra l’informazione fornita dalla Russia sui propri voli e tra i reali obiettivi di questi voli e il loro carico”, ha commentato Kyumyurdjiev.

Esisterebbero, infatti, forti sospetti che i cargo russi trasportino munizioni, istruttori militari e personale in supporto a una delle parti coinvolte nel conflitto siriano.

In questo senso, il rischio che Mosca possa celare il trasporto di forniture militari sotto forma di aiuti umanitari legittimerebbe, anche giuridicamente, la decisione del Governo bulgaro.

A differenza della Grecia, tuttavia, si tratterebbe di una decisione presa autonomamente dal Ministero degli Esteri in accordo con la Difesa, senza interferenze esterne, come ha spiegato Kyumyurdjiev (nella foto a sinistra).

Ciascuno Stato sovrano può infatti decidere di chiudere il proprio spazio aereo al sorvolo di velivoli stranieri, come già  testimoniato dalla scelta di Ankara per i voli che trasportano armamenti diretti in Siria.

In quest’ottica, appare quindi più plausibile ritenere, come già sostenuto dall’ex Ministro degli Esteri Solomon Passy, che la richiesta di Mosca a Sofia sia una mossa da leggere nell’ottica del più ampio scontro propagandistico tra la Russia e l’Occidente, piuttosto che una reale necessità.

800px-russianheavyliftfreighteran-124 Infatti, analizzando le linee di collegamento di cui la Russia dispone con il Medio Oriente, appare chiaro come transitare per la Bulgaria, o alternativamente per la Grecia, non sia affatto conveniente.

La via di transito più breve per raggiungere la Siria è al contrario quella che attraversa la Turchia, dove tre anni fa un Airbus russo A320 fu coinvolto in un incidente.

L’aereo, che volava da Mosca a Damasco, era stato costretto all’atterraggio e a bordo erano stati rinvenuti dispositivi militari per stazioni radiolocalizzabili, la cui presenza sul velivolo era stata giustificata da Lavrov come “tecnologia per scopi sia civili che militari, non vietata dalle convenzioni internazionali”.

get_imgAd eccezione della Turchia, il cui incidente costituisce un precedente che rafforza la scelta di Sofia, le vie prioritarie di collegamento tra la Russia e la Siria restano la Transcaucasica, l’Iraq e l’Iran. Per queste ragioni, il rifiuto bulgaro appare una giustificazione poco plausibile alla decisione di Mosca di rivolgere la propria richiesta a Teheran, che nelle scorse ore ha prontamente dato il nulla osta al sorvolo dello spazio aereo iraniano da parte degli aerei militari russi.

Nonostante si trattasse di una via di collegamento di secondaria importanza, alcuni rappresentanti del Governo russo non hanno celato lo scontento per la scelta di Sofia. Lo stesso Vice Presidente della Duma, Nikolay Levichev, ha dapprima accusato la Bulgaria di sottostare alle indicazioni statunitensi, affermando che la decisione sia stata spintaneamente presa sulla base di “ordini ricevuti da Washington”, come già avvenuto negli scorsi giorni per la Grecia (che ha, in un secondo momento, acconsentito ad aprire un corridoio umanitario russo diretto in Siria).

untitled1Stando alle sue parole, la strada del confronto diretto con Mosca potrebbe nuocere al popolo bulgaro e ai già complicati rapporti tra i due Stati, sottolineando come il Governo russo saprà rispondere in maniera adeguata al rifiuto della ex alleata sovietica).

La posizione della Bulgaria, è infatti da tempo piuttosto ambigua e le scelte politiche vengono scandite periodicamente dal colore politico o dal ricambio al governo. Attualmente, il Governo di Boyko Borisov (foto a lato) , sembrerebbe voler attuare una realpolitik che guarda agli interessi nazionali, mantenendo una posizione di equilibrio tra la Russia e il ruolo di buon alleato all’interno della NATO e, di conseguenza, degli Stati Uniti.

Tuttavia, è sempre più evidente la disgregazione e il disaccordo tra il partito di governo e altri esponenti della vita politica bulgara. Continuano a coesistere le due anime interne che alternativamente sostengono le posizioni di Mosca e quelle occidentali sotto l’ombrello della NATO, o le più espresse posizioni di Washington.

imagesCADLVIANAd ogni modo, la richiesta di Mosca a Sofia sembrerebbe un banco di prova per valutare la solidità delle relazioni tra i due Paesi, piuttosto che una reale necessità di utilizzare una via “di secondaria importanza” per il passaggio dei cargo russi.

Non stupisce, dunque, che dopo le dure reazioni russe, il capo degli Esteri, Daniel Mitov, abbia cercato di smussare le posizioni ufficiali, lasciando uno spazio di manovra: se la Russia accetterà di far controllare i propri velivoli alle autorità aeroportuali bulgare, verrà rilasciato il permesso di sorvolo.

Una simile scelta da parte di Mosca appare, tuttavia, non solo poco plausibile perché implicherebbe la diretta interferenza della Bulgaria, ma sarebbe anche inutile a soddisfare gli interessi di transito russi, alla luce del recente nulla osta di Teheran, collegamento prioritario rispetto alla periferica Sofia.

Foto: US Navy, AFP, Balkan Insight, Ministero Difesa Bulgaro

Nata a Kazanlak (Bulgaria), si è laureata con lode in Scienze Internazionali e Diplomatiche a Gorizia. Ha frequentato il Master in Peacekeeping and Security Studies a Roma Tre e ha conseguito il titolo di Consigliere qualificato per il diritto internazionale umanitario. Ha fatto parte del direttivo del Club Atlantico Giovanile del Friuli VG e nel 2013 è stata in Libano come giornalista embedded. Si occupa di analisi geopolitica e strategica dei Paesi della regione del "Grande Mar Nero" e dell'Europa Orientale e ha trattato gli aspetti politico-giuridici delle minoranze etniche e dei partiti etnici.

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