L’Onu benedice Eunavfor Med

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L’Unione europea ha ottenuto anche il via libera dell’ONU all’operazione contro i trafficanti di esseri umani Eunavfor Med ma solo nelle acque internazionali del Mediterraneo al largo della Libia. Il benestare è arrivato dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu, con l’approvazione della risoluzione che autorizza l’azione dell’Ue dopo un negoziato durato mesi.  Il testo – redatto su iniziativa italiana – ha ricevuto 14 voti a favore con un solo stato astenuto, il Venezuela. Anche la Russia l’ha votato la risoluzione ma solo dopo un’accurata revisione del testo che escluda interventi in Libia.

“Ci aspettiamo che chi metterà in pratica quanto previsto nella risoluzione rispetterà alla lettera le leggi del mare ed eviterà qualunque interpretazione espansiva”, ha avvertito invece il vice rappresentante permanente della Russia, ambasciatore Petr Iliichev, precisando che il testo “è molto chiaro”.

La risoluzione ricade sotto l’ombrello del Capitolo 7 della Carta delle Nazioni Unite e non esclude, ma solo come risorsa estrema, l’uso della forza militare.

Nel dettaglio la risoluzione autorizza l’Ue e i singoli Stati per un periodo iniziale di un anno ad “ispezionare e sequestrare i barconi che si trovano in acque internazionali al largo delle coste libiche quando vi siano fondati motivi di credere che sono o saranno utilizzati per il traffico di migranti”.

“Ulteriori azioni nei confronti delle navi ispezionate, compresa l’eliminazione – si legge ancora – saranno prese in conformità con il diritto internazionale e con la dovuta considerazione degli interessi dei terzi che hanno agito in buona fede”. L’obiettivo è quello di fermare “le organizzazioni della criminalità organizzata impegnate nel traffico di migranti, e prevenire la perdita di vite umane”. Il testo, che autorizza l’Unione europea ad “utilizzare tutte le misure commisurate alle specifiche circostanze nel fronteggiare i trafficanti”, ribadisce che i migranti devono essere trattati con “umanità e dignità”.

In audizione davanti al Comitato Schengen l’ammiraglio Enrico Credendino, comandante dell’operazione Eunsvfor Med, ha cdeettol’8 ottobre che “l’intervento si estenderà alle acque e al territorio libico ma sempre su mandato Onu, richiesto da un governo libico riconosciuto: ovviamente bisogna vedere come si
evolve la situazione politica in quel Paese, ma noi naturalmente auspichiamo che ci si possa arrivare il prima possibile perché é questo che farebbe la differenza. La paura, soprattutto dei Paesi africani, é quello che si ripeta la situazione del 2011: ho dovuto spiegare loro, in tutta una serie di incontri, che non si tratta di un blocco navale delle coste africane, che non è una missione di invasione della Libia, soprattutto che i bombardamenti dei barconi dall’alto con i droni sono una sciocchezza di cui scrivono sedicenti esperti.

Andremo in Libia, quando ci andremo, solo per distruggere i barconi e per un tempo limitato, senza fare danni collaterali: la nostra é una missione di polizia, non di guerra”.

Credendino ha poi aggiunto che  “l’Isis in Libia, a Sirte, c’é. Anche se oggi non abbiamo evidenze di connessioni tra gli scafisti e il daesh (lo Stato Islamico –ndr), i flussi finanziari sono comuni e quindi in qualche modo combattendo gli scafisti si combatte anche il terrorismo”. Una dichiarazione che però impone una riflessione.

Se così stanno le cose le forze navali italiane e Ue che con le operazioni Mare Nostrum, Mare Sicuro e Triton hanno raccolto in mare e sbarcato in Italia oltre 300 mila immigrati clandestini dall’anno scorso hanno arricchito e rafforzato i trafficanti ma pure lo Stato Islamico.

(con fonte Ansa)

Foto: Eunavfor Med

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