Il drone navale ucraino nel porto di Costanza affonda la sovranità della Romania

Il drone Magura V5 ucraino fatto esplodere il 5 giugno nel porto rumeno di Costanza, vicino a un magazzino contenente nitrato di ammonio, era impegnato in una missione tesa a colpire una petroliera della flotta ombra russa. “Durante le missioni nella zona operativa del Mar Nero, una delle navi di superficie senza equipaggio della Marina ucraina ha perso il controllo a causa di un attacco di guerra elettronica nemica ed è finita vicino alle coste della Romania. La Marina ucraina ha fornito le informazioni necessarie alla Marina rumena al fine di prevenire vittime tra la popolazione civile”, hanno reso noto le forze navali ucraine.
L’emittente rumena “Digi24” ha reso noto che il drone è esploso in prossimità delle banchine 77-78 del porto di Costanza, che ha attivato lo stato di allerta ed è stato evacuato. Secondo quanto inizialmente riferito dal ministero della Difesa di Bucarest, il drone é “di un tipo utilizzato nella guerra in Ucraina”: solo più tardi è stato riconosciuto che si trattava di un drone navale di superficie (USV) ucraino. L’esplosione è avvenuta intorno alle 10,30 (ora locale) mentre era in corso una valutazione e la messa in sicurezza dopo il rilevamento del drone da parte delle autorità romene. Non ci sono stati feriti.
Le diverse fonti ufficiali, rumene e ucraine, hanno rilasciato una versione poco credibile, in ogni caso incompleta perché non spiega i dettagli dell’operazione né l’obiettivo che secondo diverse fonti militari e d’intelligence rumene era costituito dalla petroliera Safeen Elona, nave della “flotta fantasma” russa battente bandiera delle Isole Marshall, che dopo aver sbarcato 80mila tonnellate di greggio nel porto rumeno di Midia Năvodari era salpata alle 9,20 per tornare nel porto russo di Novorossisk, che ospita anche il grosso della Flotta russa del Mar Nero.

Come abbiamo commentato recentemente su Analisi Difesa un USV Magura V5 è stato trovato il 7 maggio da pescatori greci arenato sull’isola di Lefkada, nel Mar Jonio, provocando una dura protesta del ministro degli Esteri greco.
Kiev attribuisce alle contromisure elettroniche russe anche il gran numero di suoi droni aerei rilevati nei cieli delle repubbliche baltiche, che i russi invece attribuiscono al via libera dei baltici a offrire all’Ucraina l’utilizzo del proprio territorio per lanciare droni contro obiettivi nel nord della Russi-
Dubbi sul ruolo delle contromisure russe
Tornando alla vicenda rumena vi sono molti dubbi che siano state le ECM russe a deviare i droni ucraini verso le coste rumene e uno addirittura dentro il grande porto di Costanza.
Fonti rumene raccolte dal Canale Telegram Giubbe Rosse rivelano che i droni ucraini impegnati nell’operazione erano 4 e gli altri tre sono stati fatti esplodere in mare (due in acque internazionali/rumene, uno in zona ucraina) dagli stessi ucraini dopo che, sostiene Kiev, erano stati deviati dalle contromisure ucraine quali i sistemi di jamming elettronico come il Krasukha-4.
Il Presidente Nicușor Dan ha dichiarato esplicitamente che “il drone marino esploso stamattina nel Porto di Constanța faceva parte, insieme ad altri mezzi simili, di un’operazione militare condotta dall’Ucraina contro l’aggressione russa”.

Fonti rumene come Adevărul, SpotMedia e analisi di esperti militari riportano, citando fonti anonime vicine all’operazione, che il gruppo di USV ucraini aveva come bersaglio la petroliera Safeen Elona, inserita nella lista ucraina di navi nemiche perché trasporta petrolio violando le sanzioni. Uno dei 4 droni è passato vicino al terminal Midia Marine prima di deviare verso Constanza, per effetto del jamming russo, secondo la versione diffusa da alcuni giornali rumeni.
Secondo il canale Counter Intelligence Global, il drone Sea Baby non è finito nel porto di Costanza per caso, ma stava cercando la petroliera Safeen Elena. Le numerose antenne di comunicazione e le telecamere a infrarossi installate sulla Sea Baby dimostrano che si trattava di un’unità di comando e controllo, destinata a dirigere un gruppo di altri USV verso la petroliera.
Il piano, tuttavia, è fallito quando l’USV di comando e controllo si è impigliato nelle barriere antinquinamento, immobilizzandosi, e l’operazione è stata quindi abbandonata. L’opzione di autodistruzione dell’USV Sea Baby è stata attivata da Kiev per distruggere le prove della palese violazione della sovranità rumena.

Le autorità rumene sono state informate dell’imminente esplosione circa 15 minuti prima che si verificasse. Se ciò non fosse accaduto, si sarebbero potute registrare decine di vittime tra i lavoratori portuali, gli artificieri e le altre unità di polizia che si stavano preparando a rimuovere l’USV carico di esplosivo dalle acque rumene. Anche gli altri USV controllati dalla Sea Baby si sono autodistrutti lontano dalla costa quando la Safeen Elona non è stata localizzata.
Kiev ha affermato che i droni sono finiti nelle acque rumene a seguito di un attacco di guerra elettronica russo. Il confine occidentale della Crimea dista 333 chilometri da Costanza, ben oltre la portata di qualsiasi sistema di guerra elettronica (EW). I canali di monitoraggio radio e dei segnali non sono riusciti a rilevare alcun tipo di disturbo proveniente dal territorio russo verso la Romania.
Certo non si può escludere che la petroliera russa come altre navi della cosiddetta “flotta fantasma” dispongano di sistemi elettronici per disturbare i segnali che guidano eventuali droni e del resto da molti mesi a bordo di queste navi vi sono almeno un paio di contractors russi con compiti di protezione che potrebbero riguardare anche l’impiego di jammers.

Ciò detto quanto accaduto nel porto di Costanza ha un significato più politico che militare e sembra indicare la disinvoltura con cui le autorità ucraine conducono azioni di sabotaggio e attacco oltre i loro confini e nel territorio di nazioni UE /NATO alleate di Kiev.
Tra l’altro non dovrebbe sfuggire il fatto che la Romania è tra le nazioni europee che continuano ad acquistare energia dalla Russia e se davvero il bersaglio dei droni ucraini era la petroliera Safeen Elona (nella foto sopra) va sottolineato che aveva scaricato il suo greggio in un porto rumeno a nord di Costanza.
Difficile quindi credere che un attacco a tale petroliera, nel porto rumeno o lungo la rotta del ritorno a Novorossysk (con tutti i rischi ambientali connessi) non costituisse anche una diffida alla Romania dal continuare ad acquistare greggio russo.
Colpa dei russi
A differenza della Grecia, che ha protestato duramente con Kiev per i pericoli provocati dal drone Magura V5 carico di esplosivo rinvenuto a Lefkada, le autorità di Bucarest sembrano apparentemente aver attribuito ogni responsabilità…..ai russi.
Il presidente rumeno Nicusor Dan ha dichiarato che la responsabilità del drone ucraino esploso nel porto di Costanza è della guerra russa contro Kiev. “Il drone marittimo esploso questa mattina nel porto di Costanza faceva parte, insieme ad altri mezzi analoghi, di un’operazione militare condotta dall’Ucraina contro l’aggressione russa. Le forze ucraine hanno perso il controllo di tali mezzi a causa delle attività di guerra elettronica intraprese dalla Russia“; ha dichiarato il presidente romeno su X.
“L’ingresso di questo drone nello spazio sovrano romeno rappresenta una conseguenza diretta della guerra condotta dalla Russia contro l’Ucraina”, ha specificato Dan, osservando che “le informazioni ricevute nel corso della mattinata dalla parte ucraina hanno consentito l’evacuazione dell’area a rischio di esplosione. Al momento, tutti e quattro i droni marittimi usciti dal controllo delle forze armate ucraine si sono autodistrutti”, ha osservato ancora il presidente romeno.
“L’esplosione di un drone nel porto di Costanza dimostra che la guerra della Russia si sta sempre più estendendo al territorio dell’Ue. Ho parlato con la ministra degli Esteri Toiu Oana degli sviluppi odierni e ho espresso la piena solidarietà dell’Ue alla Romania. La responsabilità ultima di quanto accaduto ricade interamente sulla Russia” ha scritto su X l’alto rappresentante Ue Kaja Kallas.

“Piena solidarietà e sostegno alla Romania dopo l’esplosione di un drone avvenuta questa mattina nel porto di Costanza” ha scritto sempre su X il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, sottolineando che si tratta del “terzo grave incidente di sicurezza in Romania nelle ultime settimane” e che tali episodi sono “una diretta conseguenza della guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina”.
Il totale asservimento a Kiev dei vertici della UE non sorprende ma è curioso che il presidente rumeno non abbia, almeno ufficialmente, chiesto spiegazioni all’Ucraina per un’operazione militare (peraltro non certo la prima) condotta dagli ucraini nelle acque territoriali e nei porti rumeni contro un obiettivo civile quale una petroliera con un elevato rischio di provocare vittime, danni materiali e ambientali gravissimi in Romania.
Di fatto il presidente rumeno ha dichiarato che non riterrà l’Ucraina responsabile di quanto accaduto e ha incolpato la Russia per l’incidente perché la Russia ha attaccato l’Ucraina. Quindi per il capo dello stato rumeno è lecito che gli ucraini attacchino porti e navi in territorio rumeno senza neppure chiedere il permesso? Anche una petroliera russa che ha appena scaricato petrolio russo in un porto rumeno?
Dan non chiede neppure spiegazioni a Kiev? Se la sovranità che la Romania esprime è pari a zero occorre allora chiedersi: fino a dove si spingono i confini dell’Ucraina? Di quale libertà di manovra, anche per condurre attacchi militari e terroristici, godono oggi gli ucraini sul territorio delle nazioni europee o almeno di alcune di esse?
Meglio affettarsi a rispondere a queste domande prima di trovarci in guerra contro la Russia o prima di contare morti e feriti provocati dai sabotaggi ordinati ed effettuati dagli uomini di Kiev a casa nostra.
Foto: Focuspress.ro, Euronews, BBC e X
Gianandrea GaianiVedi tutti gli articoli
Giornalista bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal 1991 al 2014 ha seguito sul campo i conflitti nei Balcani, Somalia, Iraq, Afghanistan, Sahara Occidentale, Mozambico e Sahel. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa e nel 2026 ha aperto il Canale YouTube “La Penna nel Fianco”. Ha collaborato o collabora con quotidiani e settimanali, università e istituti di formazione militari ed è opinionista per reti TV e radiofoniche. Ha scritto diversi libri tra cui "Iraq Afghanistan, guerre di pace italiane", “Immigrazione, la grande farsa umanitaria” e "L'ultima guerra contro l’Europa". Presso il Ministero dell’Interno ha ricoperto dal 2018 l’incarico di Consigliere per le politiche di sicurezza di due ministri e un sottosegretario. Nel 2026 ha ricevuto l'onorificenza di Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana (OMRI).








