Droni: arma decisiva non per vincere la guerra ma per scongiurare la pace

UE e NATO stanno usando i droni (russi e ucraini) per abbattere il dialogo con la Russia. Dopo una pausa di qualche mese i droni tornano prepotentemente a terrorizzare l’Europa (almeno a parole) come avevano fatto lo scorso anno. Allora l’obiettivo era indebolire i tentativi dell’Amministrazione Trump di trovare una soluzione negoziata alla guerra in Ucraina che avrebbe comportato rinunce territoriali per Kiev e indurre l’opinione pubblica europea a preoccuparsi seriamente della minaccia russa.
Droni mai identificati, né fotografati o abbattuti, vennero segnalati per molte settimane sui cieli del Nord Europa, dall’Inghilterra alla Scandinavia passando per Belgio, Olanda e Germania. In Polonia alcuni droni esca russi Gerbera (privi di esplosivo) vennero abbattuti o atterrarono nelle campagne (uno addirittura effettuò un improbabile atterraggio sul piccolo tetto di una conigliera attraversando senza danno nella traiettoria un filare di alberi) ma dalle foto apparve evidente che erano stati rimessi in sesto con nastro isolante e pezzi di droni diversi..

Mosca negò ogni responsabilità e si offri di partecipare a un’inchiesta congiunta: proposta respinta da Varsavia, rafforzando così il sospetto di un’operazione condotta con droni russi abbattuti in Ucraina e poi rimessi in sesto per la sceneggiata.
Oggi la “minaccia” è ancora più grave per i fautori della guerra ad oltranza fino all’ultimo ucraino perché non proviene da Washington né dal “nemico numero Uno dell’Europa” Donald Trump, ma bensì dall’interno dell’Unione, dopo che il presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa, ha aperto a inizio maggio a negoziati diretti con la Russia.
Proposta che e Putin ha subito accolto proponendo persino un negoziatore, l’ex cancelliere tedesco Schroeder che la UE ha considerato troppo vicino a Mosca senza però, dopo un mese, aver indicato nessuna altra figura idonea a questo incarico.
L’immancabile Alto Commissario per la Politica Estera e di Sicurezza, Kaja Kallas, ha liquidato la questione con la sua consueta semplicità dichiarando che la UE non può guidare negoziati con la Russia perché è schierata con l’Ucraina.
Chissà se nel frattempo qualcuno a Bruxelles le ha spiegato la differenza tra mediare tra Mosca e Kiev e negoziare tra UE e Russia per migliorare (e ci vorrebbe poco) e forse un giorno normalizzare le relazioni diplomatiche, energetiche e di sicurezza.

I droni si sono così rivelati ancora una volta l’arma decisiva, non per vincere la guerra ma per scongiurare la pace o, quanto meno, i tentativi di dialogo.
Il primo atto della nuova commedia è rappresentato dagli allarmismi e dalla immancabile solidarietà espressa dai vertici della UE alle tre Repubbliche Baltiche (von der Leyen il commissario alla Difesa Kubilius sono persino andati in Lituania a incontrare i tre capi di governo baltici) contro le “minacce ibride russe” rappresentate da una fitta presenza di droni sul loro spazio aereo….che però sono ucraini. Kiev si è persino scusata attribuendo la colpa alle contromisure elettroniche russe che li devierebbero sui cieli baltici.
Il secondo atto, più incisivo, ha visto sfruttare la caduta di un drone russo Geran-2 su un edificio residenziale a Galati, in Romania, a due passi dal confine ucraino, dove ha ferito lievemente due civili.
Le reazioni
Le autorità rumene hanno confermato che si tratta di un drone russo: il ministro degli Esteri ad interim romena Oana Ţoiu ha evocato il ricorso all’Articolo 4 della NATO, che prevede la consultazione tra gli alleati, su richiesta di un Paese membro che si ritiene minacciato, per valutare eventuali contromisure. L’Alleanza ha assicurato che trasferirà assetti di difesa aerea in Romania fino a quando il Paese non modernizzerà i suoi sistemi nazionali, utilizzando anche i fondi del programma SAFE dell’Ue.

L’Ucraina si è detta pronta a difendere la Romania “in qualsiasi modo sia necessario”, ha detto il presidente Zelensky, concordando con Dan di “accelerare la cooperazione sulla coproduzione di droni a rapido impiego”.
Nonostante dall’inizio del conflitto siano molti i droni russi e ucraini caduti accidentalmente oltre confine in Polonia, Repubbliche Baltiche, Moldavia e Romania (nel 2023 in Polonia due civili vennero uccisi da un missile terra-aria S-300 ucraino andato fuori rotta), il drone caduto in Romania viene forzatamente e volutamente interpretato come una provocazione attuata da Mosca.
Di “un’azione provocatoria per valutare la reazione dell’Alleanza” ha parlato Mykhailo Podolyak, consigliere della presidenza ucraina, mentre il premier polacco Donald Tusk ha scritto: “Polonia, Stati baltici, ora la Romania. Sempre più provocazioni russe. Ieri l’ex presidente russo Dmitry Medvedev ha detto che il sonno tranquillo dei cittadini dell’Ue è finito. Tutti nella NATO dovrebbero finalmente iniziare a prendere sul serio questi fatti e queste parole”.
Per il vicepresidente della Commissione europea, Raffaele Fitto, “quello che è accaduto in Romania non mi sembra essere un piccolo episodio che possiamo derubricare, ma è un campanello di allarme che conferma quanto sia fondamentale la strategia sull’Ucraina”.
In Italia, dove ci si accinge a inviare aerei da combattimento in Romania per supportarne la difesa aerea. il ministro della Difesa Guido Crosetto, secondo cui il drone russo che ha colpito un edificio residenziale in Romania rappresenta “una pericolosa e irresponsabile escalation che non può essere tollerata”. Per il presidente del Consiglio Giorgia Meloni si tratta di “un atto gravissimo, che dimostra come questa guerra di aggressione non risparmi nessuno, continuando a colpire brutalmente civili innocenti, ignorando ogni limite e mettendo a rischio la sicurezza europea”, mentre per il ministro degli Esteri Antonio Tajani “serve un chiaro segnale alla Russia di un’Europa unita che non accetta provocazioni”.
In quasi tutta Europa le reazioni sono state di questo tenore. “Mosca è un pericolo per tutti noi. Siamo pronti a difendere ogni centimetro del territorio alleato”, ha assicurato il segretario generale Mark Rutte. Per Ursula von der Leyen la guerra di aggressione di Mosca “ha oltrepassato un altro limite. Continuiamo a rafforzare la nostra sicurezza e la nostra capacità di deterrenza, soprattutto al confine orientale”.

L’ambasciatore statunitense presso la NATO, Matthew Whitaker, ha condannato “questa sconsiderata incursione” senza tuttavia indicare responsabilità russe.
Il Cremlino ha respinto le accuse. “Potrebbe trattarsi di un velivolo senza pilota ucraino, deviato dalla sua traiettoria a causa delle difese elettroniche o da una carenza nei dati”, ha detto Vladimir Putin, ricordando che già in passato la Russia era stata accusata per “droni ucraini” che avevano oltrepassato i confini della NATO. Il presidente russo si è detto disponibile a “un’indagine obiettiva” congiunta con le autorità rumene che non sembrano intenzionate ad accettare la proposta. se gli saranno consegnati i rottami.
Sempre a Mosca il presidente del Consiglio di Sicurezza Nazionale, non nuovo a dichiarazioni roboanti contro gli europei, ha avvertito i cittadini europei: “Sono finiti i vostri sonni tranquilli. L’Ue è entrata unilateralmente in guerra con la Russia, chiedete conto ai vostri leader”.
La Romania ha convocato l’ambasciatore russo rd espulso il console a Costanza. Le ritorsioni “non tarderanno ad arrivare“, ha replicato la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova che accusa l’Occidente di usare “il clamore suscitato dal drone” per “distogliere l’attenzione dall’omicidio dei bambini di Starobilsk per mano di Zelensky, commesso con fondi e sostegno dell’Ue“, riferendosi all’attacco ucraino al dormitorio nella regione di Lugansk che ha ucciso molti giovani ed è stato quasi del tutto ignorati da medi e politica in Europa.
Valutazioni
Al netto della propaganda dei contendenti, quello di Galati è un classico incidente provocato da uno sconfinamento accidentale dovuto alla difesa aerea, a un guasto del velivolo o a errore di programmazione della rotta. Proprio le autorità rumene hanno fornito versioni più tranquillizzanti che escluderebbero la “provocazione” russa.
Il ministero della Difesa ha reso noto che “nella notte tra il 28 e il 29 maggio, la Federazione russa ha ripreso i suoi attacchi con droni contro obiettivi civili e infrastrutture in Ucraina, vicino al confine fluviale con la Romania. Uno di questi droni è penetrato nello spazio aereo romeno, è stato seguito dal radar fino alla parte meridionale della città di Galati, poi si è schiantato sul tetto di un edificio residenziale, provocando un incendio al momento dell’impatto”.

Il capo di stato maggiore della difesa rumena, il generale Gheorghiță Vlad, ha riferito in ambito NATO l’accaduto sottolineando che la Romania non era il bersaglio previsto dell’attacco.
Il presidente romeno Nicușor Dan ha definito “l’incidente del drone russo a Galati” come “il più grave sul suolo romeno dall’inizio dell’aggressione su larga scala della Russia contro l’Ucraina“. Secondo il presidente, “Mosca dimostra un totale disprezzo per il diritto internazionale e per le vite dei civile innocenti e tutto ciò deve finire attraverso un dialogo costruttivo per una pace giusta e duratura in Ucraina“.
In conferenza stampa il presidente Dan ha attribuito l’incidente al fuoco della difesa aerea ucraina che ha aperto il fuoco contro uno stormo di droni russi.
“Si trattava di un gruppo di 43 droni, che sono arrivati da est, hanno attraversato il territorio ucraino a una distanza di 20-30 chilometri dal Danubio, da est a ovest. Parte di essi è stata abbattuta sul territorio ucraino, e uno di loro è stato probabilmente abbattuto sopra la città di Reni, con la conseguente possibile modifica della sua traiettoria di volo verso Galati”. Le due città distano in linea d’aria meno di 20 chilometri.
Insomma, ci sono tutti gli elementi per considerare lo sconfinamento delGeran-2 russo del tutto accidentale. Del resto se Putin avesse voluto lanciare un segnale inequivocabile di escalation contro la Romania o un altro stato membro di UE e NATO avrebbe probabilmente utilizzato un missile ipersonico, non intercettabile, facendolo esplodere ben all’interno del territorio rumeno, in modo da non lasciare spazio a dubbi circa la volontarietà di quell’atto.

Anche alla luce di questa valutazione, a mettere le carte in tavola circa il motivo del polverone sollevato intorno al drone di Galati, ha provveduto il ministro degli Esteri estone, Margus Tsahkna (nella foto a lato), che in un’intervista al Corriere della Sera sostiene che Putin “vuole metterci alla prova, sta cercando di dividerci.
Sfortunatamente non è la prima volta che accade e, sfortunatamente, tutto lascia pensare che non sarà neanche l’ultima. Ma questa è la realtà della Russia oggi. Sembra che Putin sia davvero disperato e nervoso.
Vediamo quanto stia spingendo i droni anche nei Paesi baltici (dove i droni avvistati e schiantatisi al suolo sono però tutti ucraini – NdR), nel territorio della NATO. Putin vuole esercitare più pressione sulla NATO, vuole alimentare la paura di un’escalation. Vuole mettere noi europei alla prova. Sta cercando di capire se può dividerci. Dobbiamo essere uniti e fare in modo che nessuno faccia pressione sull’Ucraina affinché interrompa i raid nel territorio russo”.
Insomma, nessun dialogo e avanti col supporto militare a Kiev anche se privo di prospettive.
Droni ucraini sulla centrale atomica e nelle isole greche
Se la vicenda del drone russo sulla Romania pare ingigantita, come del resto la segnalazione di droni (anch’essi russi?) nei pressi dell’aeroporto tedesco di Monaco, quasi del tutto ignorato è stato l’attacco, potenzialmente ben più pericoloso, di un drone ucraino contro la centrale atomica di Energodar, nella regione di Zaporizhia e controllata dai russi dalle prime fasi del conflitto.
Il drone ucraino ha colpito l’edificio che ospita una turbina della centrale nucleare esplodendo senza provocare vittime p danni critici in quello che l’amministratore delegato di Rosatom, l’agenzia russa per l’energia nucleare, Aleksei Likhachev, ha denunciato come “il primo attacco deliberato” con droni sull’impianto atomico.
Sempre in tema di droni ucraini, questa volta navali, quasi ignorati dai media in Italia ed Europa, il ministero degli Esteri greco ha annunciato di aver presentato una formale protesta diplomatica all’Ucraina in merito al drone Magura V5 carico di esplosivo ritrovato il 7 maggio da alcuni pescatori su un tratto di costa rocciosa sull’isola di Lefkada, nel Mar Jonio (Grecia occidentale).

Secondo quanto affermato dal giornale greco, si ritiene che il drone ucraino sia collegato a una serie di attacchi con droni marittimi che l’Ucraina avrebbe condotto negli ultimi mesi contro navi mercantili russe.
Nella protesta formale si sottolinea che “l’imbarcazione senza equipaggio ha messo in grave pericolo il traffico marittimo e avrebbe potuto causare la perdita di vite di civili innocenti. Inoltre, avrebbe potuto causare danni ambientali incalcolabili”.
Stando alle ricostruzioni apparse sulla stampa il drone, per un probabile guasto tecnico, avrebbe perso i contatti con la base e non avrebbe portato a termine l’azione. “Con il trasferimento delle operazioni belliche nel Mediterraneo, a grande distanza dal fronte di guerra, la nostra sicurezza nazionale viene messa a repentaglio e la nostra economia rischia di subire un duro colpo”, sottolinea la nota di protesta. “Il diritto all’autodifesa dell’Ucraina non può giustificare azioni di questo tipo”, ha comunicato Atene a Kiev.
“La Grecia invita l’Ucraina ad astenersi da azioni simili in futuro e ad astenersi dall’ingiustificato trasferimento delle operazioni belliche nel Mediterraneo” prosegue la nota. Resta da comprendere che se droni simili utilizzati per colpire petroliere e mercantili russi operino nello Jonio da una base segreta ucraina sul territorio greco oppure vengano gestiti da navi-madre ucraine o collegate all’intelligence di Kiev.
In ogni caso se le operazioni nelle acque territoriali greche o di altre nazioni UE/NATO il rischio che queste ultime risultino apertamente co-belligeranti al fianco di Kiev è evidente.
Foto: X, Forze Armate Ucraine, TASS, NATO, Telegram e Ukrinform
Gianandrea GaianiVedi tutti gli articoli
Giornalista bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal 1991 al 2014 ha seguito sul campo i conflitti nei Balcani, Somalia, Iraq, Afghanistan, Sahara Occidentale, Mozambico e Sahel. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa e nel 2026 ha aperto il Canale YouTube “La Penna nel Fianco”. Ha collaborato o collabora con quotidiani e settimanali, università e istituti di formazione militari ed è opinionista per reti TV e radiofoniche. Ha scritto diversi libri tra cui "Iraq Afghanistan, guerre di pace italiane", “Immigrazione, la grande farsa umanitaria” e "L'ultima guerra contro l’Europa". Presso il Ministero dell’Interno ha ricoperto dal 2018 l’incarico di Consigliere per le politiche di sicurezza di due ministri e un sottosegretario. Nel 2026 ha ricevuto l'onorificenza di Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana (OMRI).








