Video e giochi on line per reclutare giovani jihadisti

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di Francesco Bussoletti  (Agenzia il Velino)

L’Isis cambia tattica per cercare di reclutare i giovani. L’ultima in ordine di tempo è quella di guardare al mondo della cultura pop occidentale, usando immagini fortemente simboliche per i ragazzi come quelle prese da film o videogiochi di culto.

Negli ultimi video postati sui canali internet vicini al Daesh, vengono mostrate immagini di prodotti immediatamente riconoscibili dagli appassionati, spesso giovani o giovanissimi, trasformate per inneggiare alla jihad o per ricordare i successi della campagna terroristica della formazione. Di questo tema se ne è occupato Javier Lesaca, visiting scholar presso la Media and Public Affairs School della George Washington University, il quale ha analizzato 920 filmati pubblicati dallo Stato Islamico tra gennaio del 2014 e ottobre del 2015.

Almeno il 15 per cento di questi erano ispirati a film o videogiochi occidentali. A questo proposito, ha spiegato a fine ottobre presentando la sua ricerca al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che queste campagne mediatiche sono state studiate appositamente per colpire una audience giovane in tutto il mondo, come poi è stato confermato dall’età media dei foreign fighters e dei terroristi che hanno colpito in Occidente finora.

l 50 per cento delle esecuzioni che si vedono nei filmati dell’Isis, per esempio, sono ispirate a quelle avvenute per finzione in diversi film o videogames, ha sottolineato Lesaca, ribadendo la necessità che il terrorismo del Daesh ma non solo debba essere visto anche come una sfida dal punto di vista della comunicazione.

Lo Stato Islamico, infatti, sta portando avanti una campagna di marketing sempre più evoluta e su scala massiccia. Di conseguenza, bisogna agire usando lo stesso metro comunicativo e i medesimi messaggi e simboli adottati dal Califfato.

A settembre il professore scriveva su Tech Tank  che l’analisi dei filmati ha permesso di capire che le campagne audiovisive dell’Isis hanno creato un nuovo tipo di terrorismo e che questo usa gli strumenti di marketing e comunicazione digitale non solo per “socializzare il terrore” attraverso l’opinione pubblica come fanno gli altri gruppi. Ma anche per renderlo popolare, desiderabile e imitabile. Il fenomeno può essere definito “marketing terrorism”.

In dettaglio, come hanno rilevato Lesaca e altri analisti, l’Isis ha adottato una strategia comunicativa molto precisa: e cioè elaborare e distribuire prodotti che siano attagliati alle culture dei loro target audience, per massimizzare la loro efficacia e penetrazione. Inoltre, rivolgendosi a un pubblico “giovane” per veicolare i messaggi il Daesh usa i social media, molto più immediati e diretti nonché “di moda” soprattutto tra i ragazzi.

A ciò si aggiunge la facilità del loro utilizzo sia in fase di compilazione sia di adesione, fondamentale per aprire sempre nuovi profili a seguito della costante chiusura da parte delle autorità. I questo contesto giocano un ruolo determinante i “simboli” visibili e non visibili per gli obiettivi del messaggio. Sul primo versante ci sono appunto i film e i videogiochi, da Matrix a Call of Duty passando da American Sniper e Gran Theft Auto.

Sono tutti prodotti “cult” la cui immagine colpisce e desta immediatamente l’attenzione in chi la fruisce. Di conseguenza, sarà più probabile che il messaggio venga reso proprio o che almeno faccia riflettere sul suo contenuto.

Sul secondo, invece, ci sono dei simboli non visibili ma che hanno uguale se non maggiore importanza. La lingua dei filmati per esempio. Su 120 campagne mediatiche lanciate nei paesi occidentali, il 27 per cento di queste aveva l’audio in inglese, il 15 in russo, il 13 in francese e il tre per cento in tedesco.

Il concetto da cui si è partiti è che per un utente giovane è meno difficoltoso “digerire” un messaggio in un idioma a lui familiare. A ciò si sono aggiunti i simboli ricorrenti e ben noti per le singole culture per produrre quello che è definito il prodotto finale, il quale grazie al binomio linguaggio noto-immagini famose ha un impatto esponenziale, rispetto a quelli tradizionali pubblicati dalle altre formazioni jihadiste finora.

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