La guerra del Camerun contro Boko Haram

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Arriva in un paese dai mille volti il Presidente Sergio Mattarella in Camerun dal 17 al 20 marzo. Visiterà una potenza regionale mai decollata veramente, cerniera fra l’Africa dell’Ovest e quella Centrale. Nell’area, nessuno supera Yaoundé per versatilità economica. Il che è tutto dire, viste le nubi incombenti. Il settore privato arranca. La povertà è in aumento, come le difficoltà del governo a finanziare autarchicamente progetti di sviluppo, infrastrutture e politiche sociali.

Molto dipende dagli aiuti internazionali. Il paese è turbato, scosso dall’escalation di Boko Haram. È in prima linea ormai dal 2014. E le operazioni militari e di sicurezza stanno impattando sulla tenuta economica. Terrorismo e povertà si autoalimentano, soprattutto quando un paese si ritrova a condividere 2.100 chilometri di frontiere con il nord della Nigeria. Da queste parti il Califfato islamico è un ricorso storico.

camerunNel XIX secolo, la fascia settentrionale fra l’odierno Camerun e la Nigeria era il sancta sanctorum dei jihadisti del Califfato di Sokoto. Etnicamente siamo in terre affini.

Guarda caso i terroristi di Boko Haram sono prevalentemente Kanuri, un ceppo etnico che ritrovi anche nel nord del Camerun, in Ciad e in Niger, a garanzia di molte connivenze.

Anche la geografia favorisce il jihad. Boko Haram ha scelto per santuario i monti Mandara, una catena vulcanica che si fa beffe della frontiera fra la Nigeria e il Camerun, come l’immensa foresta di Sambisa, che facilita l’occultamento e i colpi di mano su più assi. Il Lago Ciad ne sa qualcosa, incrocio di frontiere disegnate a tavolino.

Nonostante tutto, Yaoundé ha già assestato diversi colpi di maglio agli estremisti nord-nigeriani, anche se la linea Maginot che ha eretto è ancora permeabile, soprattutto adesso che i tagliagole affiliati allo stato Islamico perdono terreno in Nigeria e tendono a sconfinare sempre più spesso, saccheggiando, taglieggiando e uccidendo. Da inizio 2016 hanno ordito un crescendo di attentati terroristici, con un bilancio di oltre 400 vittime in Camerun.

20150216cameroonPaul Biya, che dirige il paese dal 1984, sta seguendo molto attentamente l’evolversi della situazione. Ha dichiarato guerra a Boko Haram il 17 maggio del 2014, mobilitando le forze già presenti nel Nord e nell’Estremo-Nord.

Subito è scattato un ponte aereo, che ha proiettato nell’area materiali per centinaia di tonnellate e migliaia di uomini.

È stata creata una quarta regione militare interforze (RMIA), per migliorare il coordinamento delle operazioni sul terreno. Come le prime tre, la quarta RMIA è strutturata su un proprio stato maggiore, un battaglione di comando e supporto, un reggimento del genio militare e una brigata di fanteria motorizzata (BRIM).

cameroonian-militaryTutte le BRIM sono potentemente armate e per struttura si assomigliano. Hanno uno stato maggiore, un triplice battaglione di fanteria motorizzata e un battaglione d’appoggio (BA).

Il BA è uno degli atout nella lotta al terrorismo. La compagnia anticarro che lo arma dispone di cannoni senza rinculo M40A1 da 106 mm, mentre la batteria di artiglieria allinea 6 mortai Thomson RTF-1 da 120 mm. Quanto a competenze, la 4a RMIA sovrintende sull’Estremo-Nord.

A comandarla c’è il generale di brigata Jacob Kodji, fedelissimo del presidente, oltre che numero uno dell’operazione antiterrorismo Emergence 4.

Lanciata nel maggio 2014, l’Operazione ha avuto subito qualche grattacapo ad Achigacia, Amchidé e Limani, lungo la frontiera con la Nigeria. Mobilita oggi 9mila uomini.

Gli scontri con i terroristi sono all’ordine del giorno. Anche perché i tagliagole hanno puntato da subito in alto. Il 27 luglio 2014 è una data da non dimenticare. Quel giorno, Boko Haram ha colpito Kolofata. Nel raid ha sequestrato 12 persone. Una era la moglie del vice-premier.

L’operazione Alpha
Lo smacco è stato così grande che il 1° agosto il BIR (Battaglione d’Intervento Rapido) ha scatenato l’operazione Alpha, tuttora inquadrata nell’ambito di Emergence 4.

images4Se l’esercito camerunense conta 30mila effettivi circa, le forze speciali del BIR sono circa 3mila. Rappresentano l’élite delle forze di difesa nazionali.

Hanno 15 anni di vita e sono state forgiate da consiglieri militari israeliani. Cinque battaglioni sono specializzati nel combattimento terrestre. Almeno tre sono di stanza nel Nord e nell’Estremo-Nord.

Il 1° BIR è acquartierato a Maroua, mentre il 4° e il 5° operano a Garoua e N’Gaoundéré. Maroua dovrebbe risuonare familiare. I francesi vi hanno distaccato due uomini, per uno scambio di informazioni tattiche con i camerunensi.

Stanno inoltre formando decine di specialisti nella lotta agli IED, una delle armi più in voga fra i tagliagole di Boko Haram. Anche gli americani sono della partita. Una loro equipe di formatori ha messo in piedi diversi team EOD (Explosive ordnance disposal) del BIR, oggi dotati di una dozzina di veicoli israeliani Ratel 20.

Central Accord 2014 CameroonArmamenti per un valore di 480mila euro sono arrivati anche dalla Francia. Un pacchetto-regalo per una nuova unità di forze speciali, inclusivo di 11 veicoli tattici P4 (non proprio il massimo), di mitragliatrici pesanti da 12,7, di nove mitragliatrici leggere AA52, di radio ER95 e poco altro (France helps Cameroon establish new special forces unit _ IHS Jane’s 360). Parigi e Washington temono la saldatura fra jihadisti magrebini e nigeriani.

Il Pentagono ha ceduto al Camerun veicoli MRAP e blindati ACMAT Bastion, sta finanziando con 50 milioni di dollari una seconda base di droni Reaper ad Agadez (in Niger) e ha spedito 250 incursori a Garoua, dove operano anche diversi droni Predator.

CAMERO1È presumibile che le forze speciali siano Berretti Verdi dell’US Army, provenienti in particolare dal 3° Special Forces Group, agli ordini dell’Africa Command. Sul campo, l’operazione Alpha fa capo al colonnello Joseph Nouma.

Stando alle fonti disponibili, sta impegnando più di 2mila uomini, provenienti sia dai differenti BIR, sia dalle Brigate di fanteria motorizzata, dal Battaglione Blindato da ricognizione e dal Reggimento d’artiglieria terra-terra (RASS). Ma ci sono anche gendarmi e 007 della DGRE, l’intelligence camerunense. Tre sono le zone d’intervento, a nord, al centro e al sud, ognuna suddivisa in settori. Quella settentrionale ci interessa da vicino. Include 7 macro-settori, con quartier generale a Kolofata e appendici a Limani, Amchidé, Kerawa, Toulé, Mokolo e Mora, base logistica.

2014122918313620734_20In ogni settore c’è almeno un distaccamento del BIR. Prendiamo ad esempio Amchidé. Qui opera un’unità leggera d’intervento del BIR, nella sua composizione classica, su tre sezioni con tre gruppi da combattimento. Ognuno dispone di una dozzina di uomini.

Le unità leggere sono rinforzate da un plotone di marcia del battaglione blindo da ricognizione, su veicoli da combattimento per fanterie Norinco Type 07P.

Il supporto d’artiglieria è garantito da una batteria ad hoc del RASS, dotata di mortai semoventi Soltam Cardom 120T. I mortai RTF-1 provengono invece dal 41° battaglione d’artiglieria. Alle ricognizioni aeree provvede il GOA (Groupement d’observation aérienne) di Maroua, un’unità del BIR che opera in tutto l’Estremo Nord, con droni leggeri Aeronautics Orbiter e un Cessna 208 Grand Caravan EX, in attesa del sistema ScanEagle.

Il personale in prima linea ruota su base trimestrale. Poi c’è dell’altro. La catena del Mandara è stata puntellata con posti d’osservazione e nuclei d’appoggio, imbastiti intorno a distaccamenti di fanteria.

Emulando le Civilian Joint Task Forces nigeriane, il governo camerunense ha messo su anche dei comitati di sorveglianza civile, promuovendo iniziative di cooperazione civile-militare.

Un modo per accattivarsi i residenti al nord e carpirne informazioni. I comitati sono formati da autoctoni, scremati a priori dai servizi d’intelligence. Sorvegliano i villaggi e passano informazioni ai soldati. Talvolta ne guidano le pattuglie. Il metodo sembra funzionare. Anche con i nigeriani l’intesa cresce. Sono aumentate le operazioni congiunte, soprattutto nei cento chilometri comuni della foresta di Sambisa. Banki è stata riconquistata il 24 settembre 2015.

images5Mentre i nigeriani rastrellavano gli ultimi quartieri ribelli, i camerunensi hanno rafforzato il cordone sanitario intorno ad Amchidé, per intercettare i fuggiaschi. I mortai da 120 mm hanno tuonato oltre-confine, sulle postazioni nemiche.

La cattura di Kumché, il 24 febbraio scorso, è stato un altro successo binazionale , in attesa che decolli definitivamente la Multinational Joint Task Force.

Un mix di 8.700 militari forniti dal Benin, dal Camerun, dal Ciad, dal Niger e dalla Nigeria. Pochini se si pensi ai 20mila dell’AMISOM e alle difficoltà persistenti nell’arginare gli Shabab.

Foto Dauly Post, The Brief, Getty Images, AFP

Francesco PalmasVedi tutti gli articoli

Nato a Cagliari, dove ha seguito gli studi classici e universitari, si è trasferito a Roma per frequentare come civile il 6° Corso Superiore di Stato Maggiore Interforze. Analista militare indipendente, scrive attualmente per Panorama Difesa, Informazioni della Difesa e il quotidiano Avvenire. Ha collaborato con Rivista Militare, Rivista Marittima, Rivista Aeronautica, Rivista della Guardia di Finanza, Storia Militare, Storia&Battaglie, Tecnologia&Difesa, Raid, Affari Esteri e Rivista di Studi Politici Internazionali. Ha pubblicato un saggio sugli avvenimenti della politica estera francese fra il settembre del 1944 e il maggio del 1945 e curato un volume sul Poligono di Nettuno, edito dal Segretariato della Difesa.

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