IL TARGETING NELLA CAMPAGNA RUSSA IN SIRIA

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Le Forze Armate della Federazione Russa sono state investite negli ultimi anni da importanti riforme, sia di tipo organizzativo, con la divisione del territorio nazionale nei vari distretti militari e la progressiva riduzione degli organici tesa ad una professionalizzazione del personale, sia di tipo tecnologico, con il varo di importanti programmi di acquisizione mezzi, tesi a colmare per quanto possibile il gap tecnologico maturato, negli anni post guerra fredda, nei confronti dei competitors strategici euro-atlantici ed asiatici.

Il lungo conflitto ceceno e il più recente conflitto georgiano del 2008, hanno però messo a nudo alcune pesanti lacune da parte delle Forze Aerospaziali e delle Forze Terrestri russe: due “branche” pesantemente influenzate dalle dottrine operative sovietiche ed ottimizzate per uno scontro ad altissima intensità con la NATO.

All’impostazione organizzativa inidonea ad affrontare conflitti asimmetrici e ibridi, come nel caso ceceno, si sono aggiunte alcune deficienze dovute all’obsolescenza di mezzi militari concepiti negli anni Settanta e Ottanta: il caso Georgiano è emblematico con addirittura la perdita registrata di un Tu-22M3 Backfire il 9 agosto 2008.

La progressiva e totale digitalizzazione del campo di battaglia poi, e il proliferare di attori ibridi, in taluni casi divenuti dei proto-Stati, hanno spinto i vertici politici e militari russi a rivisitare le proprie impostazioni dottrinali e la preparazione delle Forze Armate per poter affrontare i futuri conflitti.

In particolare, anche per Mosca, l’obbiettivo è quello di impiegare il proprio strumento militare in maniera limitata nel tempo e nello spazio, tramutandolo in uno strumento risolutivo e chirurgico all’interno di un più ampio sforzo di politica estera e di perseguimento dell’interesse nazionale da parte degli altri ministeri del Cremlino.

Anche per la Federazione Russa, quindi, l’impiego del munizionamento di precisione rivestirà un ruolo sempre più importante, in quanto l’unico in grado di massimizzare l’efficacia di uno strike contenendo al massimo l’impiego degli asset militari coinvolti nell’attacco.

Output desiderabile soprattutto in conflitti caratterizzati da una significativa componente mediatica e di battaglia della narrativa.

A differenza delle Forze aeree NATO, che impiegano ormai essenzialmente munizionamento guidato, quelle aerospaziali russe (VKS) hanno iniziato solo recentemente un’opera di modernizzazione del proprio arsenale.

Significativo è a tal proposito il fatto che sino ad ora non abbiano ad esempio beneficiato di un programma di retrofit dei propri ordigni non-guidati in “smart-bombs”.

La via anche per Mosca è però ormai segnata e in futuro si assisterà all’introduzione di un sempre maggior numero di missili e bombe guidate, così come di sistemi di puntamento tali da permettere ai velivoli di prossima introduzione di assumere il ruolo di vere e proprie piattaforme multiruolo indipendenti.

Il targeting

La crisi Siriana ha permesso alle Forze Armate russe di poter testare sul campo la bontà dei propri sforzi di modernizzazione specie, appunto, nel campo dell’attacco aereo di precisione, in una campagna aerea che ha visto l’impiego da parte russa del meglio che la propria industria aerospaziale possa offrire: in primis velivoli pilotati e non, ma anche assetti per il “deep strike”, come ad esempio i missili da crociera Kalibr.

Perché un attacco di precisione abbia successo è necessario però, “conoscere” in maniera accurata il proprio obbiettivo, altrimenti l’offesa diventerebbe indiscriminata, perdendo così tutto il suo valore operativo e in taluni casi strategico.

Uno degli elementi di maggior riservatezza che ruota attorno all’impiego del munizionamento di precisione quindi, è da sempre quello concernente le pratiche di targeting, ovvero sostanzialmente quel processo di selezione degli obbiettivi da attaccare.

Un processo delicato e di fondamentale importanza soprattutto negli attuali scenari operativi.

Consistenti ammassamenti di truppe, forze corazzate in movimento o grandi infrastrutture militari sono obbiettivi facilmente riconoscibili ed individuabili, per contro, le pratiche di targeting si complicano di molto quando le operazioni militari vengono svolte in aree densamente abitate, sempre naturalmente che l’attacco deliberato ai danni di civili non costituisca una vera e propria strategia, all’interno delle quali il bersaglio è magari rappresentato da un leader terrorista.

Nell’attuale scenario conflittuale di tipo ibrido, l’importanza delle missioni ISTAR (Intelligence, Surveillance, Target Acquisition and Reconnaissance) sarà quindi destinata ad aumentare in maniera considerevole: un trend ampiamente dimostrato dal proliferare di piattaforme da ricognizione unmanned (senza pilota), in primis dedicate alla sola osservazione, per poi assumere il doppio ruolo di ricognizione ed attacco.

Un esempio in questo senso è dato dall’enorme quantità di missioni condotte da parte delle moderne aeronautiche della NATO proprio nell’opera di sorveglianza e di acquisizione dati ai danni del nemico.

Se questa è l’impostazione “occidentale”, le Forze Aerospaziali russe risentono in tal senso ancora dell’impostazione sovietica che privilegiava il supporto tattico delle proprie unità attraverso un’avanzata lenta e macchinosa all’interno di grandi battaglie campali.

La caratteristica del targeting russo era quindi quella di basarsi su obbiettivi noti e, per far fronte all’evolversi della campagna militare, sull’intelligence terrestre e sulla disponibilità di sistemi di ricognizione a corto raggio per carpire le preziose informazioni del nemico.

Sembrerebbe che una tale impostazione abbia caratterizzato l’intervento russo in Siria, anche se vi è da dire che, proprio in questa campagna Mosca sta testando una serie di nuove piattaforme ISTAR che andranno con molta probabilità a costituire l’asse portante della modernizzazione della capacità di targeting del Cremlino.

Il targeting alla prova in Siria

In Siria la Federazione russa ha sempre fatto leva sulla disponibilità e sulla cooperazione da parte del regime di Assad grazie ad esempio all’impiego delle unità d’elite e dei servizi segreti di Damasco, ma anche sfruttando le sue postazioni d’ascolto presenti nel Paese e operate in loco dagli elementi dell’Osnaz GRU (l’intelligence militare).

Ecco quindi spiegato meglio il perché le azioni di Mosca siano state, sin dall’inizio rivolte principalmente alle formazioni del Free Syrian Army e dell’Esercito della Conquista anziché alle milizie del Califfato.

Una scelta naturalmente di tipo strategico, visto che le prime costituivano sia un’immediata minaccia alla sopravvivenza stessa del regime alawita, sia una minaccia diretta agli interessi strategici russi nella regione (base navale di Tartus).

L’acquisizione dei dati sugli obbiettivi si è affidata pesantemente sull’impiego degli Spetznaz, utilizzati nella ricognizione dei target pre-selezionati a beneficio dell’aeronautica e nella designazione massiccia degli obbiettivi in aree non permissive o remote, oltre che con compiti di supporto diretto e FID (Foreign Internal defense) a beneficio delle unità governative di Damasco.

Le forze per operazioni speciali facenti parte del KSO, il Comando Interforze Forze Speciali auspicato equivalente russo dello statunitense JSOC (Joint Special Operation Command) , e del GRU, l’intelligence militare di Mosca, opererebbero a tal proposito in Siria da ben prima dell’intervento russo scattato il 30 settembre 2015.

Con l’aggravarsi della situazione sul campo avvenuta nel 2015, gli spetsnaz russi sono stati schierati in primis a protezione delle installazioni militari e diplomatiche di Mosca presenti nel Paese.

A tal proposito, un ruolo di spicco sarebbe stato svolto dagli elementi dello Zaslon, reparto d’élite del servizio segreto russo per l’esterno (SVR), tra i cui compiti figurerebbe proprio quello di fornire protezione alle sedi diplomatiche russe in situazioni ad altissimo rischio.

Parallelamente all’intensificarsi dell’impegno militare di Mosca anche il numero di operatori presenti sul campo è man mano aumentato andando probabilmente a lambire le 300 unità appartenenti al GRU, al KSO, in questo caso la maggior parte dei quali costituita da esperti in counter-sniping, ed anche facenti capo al 431° omrpSpN, ovvero gli incursori della Flotta del Mar Nero.

Sebbene le unità d’élite pare siano state impiegate anche in alcuni scontri e azioni dirette ai danni delle formazioni jihadiste, soprattutto ad Aleppo e a Palmyra, il loro compito principale è sempre stato e rimane tuttora quello di condurre le essenziali ricognizioni a supporto del potere aereo russo.

L’efficacia di tali operazioni ha portato senza ombra di dubbio ad importanti benefici alle forze Aerospaziali russe, che, in terra siriana hanno dato una buona prova di modernità e hanno dimostrato una significativa capacità operativa.

In primis il rateo di attacchi mensili è stato di assoluto rilievo, almeno fino allo scorso marzo, per poi riprendere di intensità a partire dallo scorso agosto, con una forbice compresa tra le 1.000 e le 1.600 sortite al mese tra le quali spiccano anche le 100/150 missioni mensili “strategiche” svolte dai velivoli stazionati all’interno della federazione Russa, segnatamente Tu-160, Tu-95, Tu-22M3 e saltuariamente anche Su-34.

Nella campagna siriana Mosca ha testato per la prima volta in combattimento il sistema GLONASS, dichiarato completamente operativo nel 2011, il quale ha permesso un salto qualitativo enorme per le VKS specie, appunto, nell’attacco di precisione.

Passi in avanti importanti, anche se però, la Federazione Russa non è ancora in grado di poter condurre una campagna aerea impiegante il solo munizionamento “intelligente”.

E questo è in parte dovuto al fatto che alcuni dei suoi velivoli, come ad esempio il Su-25 Frogfoot, non sono ancora abilitati al munizionamento di precisione anche se la versione aggiornata SM-3 del velivolo da attacco è in fase di realizzazione.


In taluni casi poi, l’impiego di ordigni legacy è probabilmente frutto di una precisa decisione politica, assumendo quindi il ruolo di arma psicologica, come ad esempio con l’impiego dei Backire per spezzare il morale delle unità nemiche.

E’ da notare però che un simile utilizzo mantiene la sua efficacia tattica solo in presenza di ammassamenti significativi di obbiettivi, come nel caso delle unità dello Stato Islamico nell’immediata periferia di Palmyra attaccate l’8 agosto 2016.

L’impiego del munizionamento guidato

Se all’inizio della campagna aerea solo una piccolissima percentuale del munizionamento era guidato, mentre la maggior parte degli ordigni impiegati dai 69 velivoli schierati in Siria erano vecchie bombe a caduta libera di fabbricazione sovietica da 100 e 250 chili, man mano che la campagna proseguiva anche il munizionamento intelligente aumentava progressivamente, in particolare con l’impiego di ordigni da 500 chili.

La strategia russa sembrerebbe infatti non ritenere conveniente e oltremodo dispendiosa la conversione o la fabbricazione di ordigni guidati con un peso inferiore ai 500 kg, una filosofia in questo caso in controtendenza rispetto alle SDB (Small Diameter Bombs) occidentali, anche se recentemente Mosca ha iniziato ad impiegare anche le bombe KAB-250S-E, ordigni a guida satellitare da 250 chili.

La panoplia di bombe guidate impiegate fino ad ora in Siria dovrebbe comprendere anche le RBK-500-D SPBE, armi già impiegate durante il conflitto in Georgia del 2008 e in quel caso lanciate da lanciarazzi multipli tipo Smerch.

Tali bombe si caratterizzano per la loro funzione anti-carro/anti-corazza grazie alla possibilità di penetrare 150-160 mm di spessore di corazzatura. L’Aeronautica Russa ha poi impiegato le bombe ad alto esplosivo FAB-500, le penetranti BetAB-500, le KAB-500L a guida Laser e KAB-500S-E a guida satellitare.

Una peculiarità russa è poi quella di impiegare in maniera estesa missili aria terra nelle proprie operazioni.

Sicuro è l’utilizzo del missile Kh-29, il quale possiede un raggio d’azione compreso tra i 10 ed i 30 chilometri ed una testata bellica che si dovrebbe aggirare sui 320 chili, talvolta questo missile viene comparato con il Maverick statunitense anche se quest’ultimo ha una testata esplosiva di gran lunga inferiore.

Il Kh-29 è stato utilizzato nella sua versione a guida laser, probabilmente dalle piattaforme Su-34 e Su-24, anche se l’ordigno è disponibile nelle versioni a guida infrarosso, radar e TV. Altro grande battitore delle posizioni nemiche è l’S-25L a guida laser, il quale altro non è che un “normale” razzo non guidato con portata compresa tra i 3 e gli 8 km a cui è stato applicato un sistema di guida laser.

L’ELINT e il SIGINT

Anche per la Federazione Russa, quindi, è diventato sempre più importante poter discriminare gli obbiettivi all’interno del caotico calderone siriano, onde evitare episodi di fuoco amico soprattutto in contesti urbani.

Proprio per aumentare l’awareness nei confronti degli avversari sul campo, Mosca ha schierato una serie di piattaforme aeree, terrestri e navali dedicate alla particolare missione dell’ELINT (Electronic Intelligence) e del SIGINT (Signal Intelligence) così da poter mappare la presenza del nemico nelle varie aree del Paese per poi condurre con precisione gli strike sugli obbiettivi designati.

La raccolta dati avviene intercettando le emissioni elettromagnetiche e classificando “l’impronta” prodotta da radar, veicoli di varia natura e persino dai cellulari, quest’ultimi ampiamente utilizzati dai gruppi terroristi per comunicare ed organizzare gli attacchi.

Sin dall’ottobre 2015 Mosca aveva schierato un velivolo Il-20M Coot (nella foto sopra), versione speciale del quadrimotore Ilyushin Il-18 e dedicata all’assolvimento della missione ELINT, grazie alla sua suite di sensori infrarosso, elettro-ottici e alla presenza di un radar tipo SLAR (Side-Looking Airborne Radar).

Ad ottobre era stata fatta arrivare anche la nave per compiti speciali Vasiliy Nikititch Tatischev, unità da 3.400 tonnellate appartenente alla classe Vishnya (Project 864), inviata anch’essa con lo scopo di intercettare le comunicazioni nemiche e di ricostruire l’ordine di battaglia “elettronico” del Califfato e delle altre formazioni ribelli siriane.

Un vero salto di qualità lo si è avuto, però, agli inizi del 2016, quando, il 16 febbraio, la VKS russa ha schierato in teatro il successore designato del Coot, ovvero il Tu-214R (numero seriale 42305014), piattaforma russa dedicata all’ISR (Intelligence Surveillance and Reconnaissance) e dotata di moduli specifici per condurre missioni di ELINT e SIGINT.

Particolarità della piattaforma, che dopo il primo tour operativo di febbraio è stato nuovamente rischierata in Siria lo scorso luglio, oltre a disporre di sistemi molto più potenti del COOT, è quella di poter generare una mappatura visiva e cartografica della situazione in tempo reale, da destinare poi alle unità amiche presenti sul campo.

Il continuo sforzo di sorveglianza ha spinto poi Mosca a potenziare anche le proprie dotazioni di ricognitori UAV.

A differenza però delle controparti occidentali caratterizzate da un global reach, le Forze Armate russe hanno optato, almeno per il momento, su piccoli velivoli a controllo remoto, come ad esempio il Granat-4, il cui raggio d’azione si aggira attorno ai 70 chilometri e che verrà presto dotato di una suite idonea a trasformarlo in una piattaforma SIGINT.

Altre piattaforme non pilotate, sempre di piccola taglia, ed estesamente impiegate nel conflitto siriano sono gli UAV tipo Eleron-3SV e Orlanm-10, in dotazione anche all’Esercito Siriano (nella foto sotto un esemplare abbattuto dai ribelli oresso Daraa)..

All’ascolto per così dire “passivo” delle comunicazioni e alla mappatura dell’impronta elettronica nemica però, i russi affiancano in teatro anche capacità ben più offensive e in questo caso rientranti nell’EW (Electronic Warfare).

Un esempio ne è l’impiego del mezzo Borisoglebsk-2, che impiega il veicolo trasporto truppe cingolato MT-LB, e schierato in Siria sulle catene montuose nel nord ovest del paese. Il suo compito è quello di sopprimere le comunicazioni radio e anche satellitari del nemico precludendone quindi le capacità di comando e controllo per poter organizzare spostamenti e attacchi.

Prospettive

Le vitali capacità russe nel campo dell’ISTAR sono, quindi, in continua evoluzione e in costante miglioramento.

In particolare, il conflitto siriano costituisce per il Cremlino un importante test e banco di prova per l’introduzione di nuovi mezzi e per sperimentare le dottrine operative introdotte con le recenti riforme.

La sempre maggiore importanza destinata all’impiego del munizionamento di precisione spingerà il Cremlino ad affinare sempre più le proprie capacità di targeting grazie anche all’introduzione di nuove piattaforme che godranno di un’aumentata versatilità nel campo dell’acquisizione dei bersagli.

Il già -ignificativo know how in materia di SIGINT e di ELINT viene visto, infatti, come una componente fondamentale per la condotta di operazioni militari in scenari di tipo ibrido. Una capacità di ascolto e di designazione degli obbiettivi estesamente all’opera in Siria ai danni delle milizie jihadiste ma anche, e persino forse con maggior interesse, con un occhio ed un orecchio di riguardo nei confronti dei mezzi occidentali impegnati nel contrasto allo Stato Islamico, F-22 Raptor in primis e magari in futuro anche F-35 Lightning II.

Foto: VKS, Ministero Difesa Russo, Cryptome, The Aviationist, RIa Novosti

Michele TauferVedi tutti gli articoli

Trentino, laureato in Politica Internazionale e Diplomazia all'Università di Padova, ha successivamente conseguito il Master di II Livello in Geopolitica e Sicurezza Globale presso l'Università La Sapienza a Roma. Collabora con Think Tank e riviste specializzate nel settore degli affari militari. Durante la sua carriera ha ricoperto anche la posizione di analista militare preso il Ce.S.I. di Roma.

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