Il crollo dello Stato Islamico a Sirte

TOPSHOT - A T-54 tank belonging to forces loyal to Libya's Government of National Accord (GNA) takes position in Sirte's Al-Giza Al-Bahriya district on November 21, 2016, during clashes with Islamic State (IS) group jihadists to retake control of the Mediterranean coastal city. / AFP PHOTO / MAHMUD TURKIA

Ci sono voluti sette mesi di combattimenti, quasi 700 caduti e più di 3.500 feriti tra le milizie di Misurata e le altre forze libiche per riconquistare Sirte, “capitale” dello Stato Islamico.
Un portavoce dell’esercito leale al governo Sarraj, l’esecutivo libico riconosciuto dalla comunità internazionale, ha annunciato ieri che le truppe regolari hanno riconquistato totalmente Sirte strappandola agli uomini dell’Isis.

“I combattimenti nella città di Sirte sono terminati: è la vittoria definitiva sull’organizzazione terroristica di Daesh”, ha detto all’emittente Lybia Channel, usando l’acronimo in arabo dell’Isis, un portavoce di “al Bunian al Marsous” , dall’arabo “Struttura Solida”, nome dell’offensiva lanciata lo scorso maggio per liberare la roccaforte libica del Califfato dal governo d’Accordo Nazionale riconosciuto dalle Nazioni Unite, come riferisce l’emittente Libya Channel.

La roccaforte libica dello Stato Islamico (Isis) “è stata riconquistata” dopo il “crollo totale” dei combattenti rimasti dell’organizzazione terroristica che si sono “arresi” a decine riferisce la pagina ufficiale Facebook di Bunian al Marsous aggiungendo che “i nostri eroi stanno bonificando la zona di al Jiza al Bahriya”. La stessa pagina pubblica foto di soldati con la scritta: “Vittoria, Sirte è tornata”.

La battaglia di Sirte era ufficialmente iniziata il 12 maggio e la fase finale dell’offensiva era scattata il 21 novembre: la caduta della città non significa tuttavia la fine della presenza dell’Isis in Libia. Secondo gli esperti, l’organizzazione è ancora attivo in forze a Bengasi, nell’est del paese, mentre gli jiahdisti che hanno lasciato Sirte si sono in gran parte trasferiti nel sud, nel cosiddetto triangolo del Salvador, la zona, nei pressi di Sebha, al confine tra Libia, Algeria e Niger.

Per il Califfato di Abu Bakr al-Baghdadi la perdita della città libica completa un quadro di forti difficoltà militari nonostante il grande valore dimostrato dai suoi combattenti che hanno impegnato per molti mesi forze numericamente superiori e dotate del supporto aereo statunitensi.

Determinante si è rivelato il contributo fornito dalle forze aeree statunitensi (droni Reaper, cacciabombardieri imbarcati AV-8B Harrier ed elictteri da attacco Super Cobra) dell’Operazione Odyssey Lightning, avviata su richiesta del governo di al-Sarraj, che hanno messo a segno 22 raid aerei il 2 e 3 dicembre scorsi contro 63 obiettivi dello Stato islamico nella città libica di Sirte secondo quanto riportato dal Comando Usa per l’Africa (Africom).

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Gli ultimi raid hanno portato a 492 il numero complessivo di attacchi aerei messi a segno dagli Stati Uniti a partire dal 1° agosto scorso.
Toni meno trionfalistici di quelli del governo di Tripoli vengono utilizzati dalle milizie di Misurata, principale componente militare dell’operazione a Sirte che spesso hanno denunciato di aver dovuto combattere da soli la battaglia contro i jihadisti.

“Sirte non è stata ancora liberata completamente dalla presenza dello Stato Islamico, anche se manca davvero poco alla fine”, ha precisato il loro portavoce, generale Mohammed al-Ghasri, secondo cui grazie con l’ultimo affondo nel quartiere della marina sono stati occupati 635 edifici, sebbene ne restino ancora una quindicina ove si sono asserragliati i jihadisti superstiti, numericamente pochi.

Nell’ultima ridotta dei seguaci del Califfato nella città che in passato fu una roccaforte del defunto colonnello Muhammar Gheddafi, l’avanzata procede con estrema cautela per la presenza di mine e trappole esplosive. In una delle abitazioni bonificate sono stati rinvenuti i cadaveri decapitati di alcuni terroristi, forse vittime di una faida interna tra votati alla morte determinati a combattere fino all’ultimo e combattenti che intendevano arrendersi come hanno fatto in una trentina, tra cui tre comandanti di nazionalità diverse.

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Prima ancora due loro compagni si erano fatti saltare in aria, provocando la morte di un miliziano di Misurata e il ferimento di altri venti, più un imprecisato numero di vittime tra la popolazione. Prima di capitolare, i miliziani dell’Isis avevano anche tentato di usare i civili come scudi umani. Già domenica però erano stati messi in salvo 47 civili, donne e bambini compresi, facendoli allontanare attraverso un corridoio umanitario. Come ritorsione, poco dopo i jihadisti avevano lanciato una serie di attacchi suicidi. Imprecisato il numero di caduti tra le fila dell’Isis che a Sirte dovrebbe aver schierato, secondo le stime, un migliaio di combattenti.

Considerato che il Pentagono attribuiva all’IS una forza di almeno 5/6 mila combattenti in Libia è facile immaginare che le operazioni contro i jihadisti non si concludano con la caduta di Sirte: Washington ha infatti già mobilitato i suoi mezzi aerei per dare la caccia ai  miliziani anche a sud della città.

(con fonti Askanews e AGI/Nova)

Foto AFP e US DoD

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