Il nuovo piano d’azione europeo in materia di difesa

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Pubblichiamo integralmente il comunicato della Commissione Europea che delinea le nuove iniziative previste in tema di Difesa.

Bruxelles, 30 novembre 2016 – La Commissione europea propone un fondo europeo per la difesa e altre iniziative al fine di rendere più efficiente la spesa degli Stati membri nelle capacità comuni di difesa, rafforzare la sicurezza dei cittadini europei e promuovere una base industriale competitiva e innovativa.

Nel discorso sullo stato dell’Unione del 2016 il presidente Jean-Claude Juncker ha evidenziato l’importanza di un’Europa forte, in grado di difendere e proteggere i suoi cittadini nel suo territorio e all’estero: un obiettivo che non può essere conseguito senza innovare e mettere in comune le risorse dell’industria europea della difesa. Il piano d’azione europeo in materia di difesa adottato oggi dalla Commissione risponde a tale visione.

Il Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha dichiarato: “Per garantire la nostra sicurezza collettiva, dobbiamo investire nello sviluppo comune di tecnologie e apparecchiature di importanza strategica, dalle capacità nei settori terrestre, aereo, marittimo e spaziale alla cybersicurezza. Ciò richiede una maggiore cooperazione tra gli Stati membri e una più ampia condivisione delle risorse nazionali. Se l’Europa non si fa carico della propria sicurezza, nessuno lo farà al suo posto. Una base industriale di difesa forte, competitiva e innovativa ci darà autonomia strategica.”

Nell’ambito del piano d’azione europeo in materia di difesa la Commissione propone:

1 – di istituire un fondo europeo per la difesa a sostegno degli investimenti in attività di ricerca comune e dello sviluppo congiunto di attrezzature e tecnologie di difesa: il fondo proposto comprenderà due “finestre” complementari ma distinte per struttura giuridica e fonte del bilancio;

  • una “finestra per la ricerca” destinata a finanziare la ricerca collaborativa in tecnologie di difesa innovative quali l’elettronica, i metamateriali, i software cifrati o la robotica. La Commissione ha già proposto 25 milioni di EUR per la ricerca nel settore della difesa nel quadro del bilancio dell’UE per il 2017 e ritiene che tale dotazione possa raggiungere un totale di 90 milioni di EUR entro il 2020. Nell’ambito del quadro finanziario pluriennale dell’UE post 2020 la Commissione intende proporre un apposito programma di ricerca nel settore della difesa con una dotazione stimata di 500 milioni di EUR all’anno;
  • una “finestra per le capacità” che funga da strumento finanziario per permettere agli Stati membri partecipanti di acquistare insieme determinati beni per ridurre i costi. Le capacità verrebbero concordate dagli Stati membri, che sarebbero proprietari della tecnologia e delle attrezzature. Gli Stati membri possono ad esempio investire congiuntamente nella tecnologia dei droni o acquistare insieme elicotteri per ridurre i costi. Per dare un ordine di grandezza, questa finestra dovrebbe essere in grado di mobilitare circa 5 miliardi di EUR all’anno. La Commissione avvierà uno studio esplorativo per elaborare una stima più accurata.

2 – Promuovere gli investimenti nelle PMI, nelle start-up, nelle imprese a media capitalizzazione e negli altri fornitori dell’industria della difesa: i fondi strutturali e di investimento europei e la Banca europea per gli investimenti (BEI) offrono già un sostegno finanziario allo sviluppo di un certo numero di attività a duplice uso. La Commissione sosterrà gli sforzi della BEI per migliorare l’accesso delle catene di approvvigionamento della difesa ai finanziamenti. Essa promuoverà il cofinanziamento UE di progetti di investimento produttivo e la modernizzazione delle catene di approvvigionamento della difesa. Nell’ambito del “piano per la cooperazione settoriale sulle competenze” la Commissione sosterrà la cooperazione nel settore della difesa per garantire che i cittadini abbiano le competenze e le capacità tecnologiche atte a generare innovazione.

3 – Rafforzare il mercato unico per la difesa: la Commissione rafforzerà le condizioni per un mercato europeo della difesa aperto e competitivo in Europa al fine di aiutare le imprese a operare a livello transfrontaliero e coadiuvare gli Stati membri nell’ottenere le offerte economicamente più vantaggiose negli appalti della difesa. A tal fine la Commissione promuoverà l’applicazione effettiva della direttiva sugli appalti nei settori della difesa e della sicurezza e della direttiva sui trasferimenti UE, faciliterà la partecipazione transfrontaliera agli appalti nel settore della difesa, sosterrà lo sviluppo di norme di settore e promuoverà il contributo delle politiche settoriali, come i programmi spaziali dell’UE, alle priorità comuni in materia di sicurezza e difesa.

Prossime tappe: la Commissione si accinge a presentare e discutere tali proposte, in particolare la creazione di un fondo europeo per la difesa, con tutte le parti interessate. Il Consiglio europeo del 15 e 16 dicembre costituirà una tappa fondamentale in questa direzione.

Contesto generale

Negli orientamenti politici del giugno 2014 il Presidente Juncker ha dichiarato: “Ritengo che l’Europa debba essere resa più forte in termini di sicurezza e di difesa. Certo, l’Europa ha principalmente un potere di persuasione, ma a lungo andare anche il potere di persuasione più forte ha bisogno di un minimo di capacità di difesa integrate.”

Nel discorso sullo stato dell’Unione del 14 settembre 2016 il Presidente Juncker ha annunciato che “L’Europa non può più permettersi di fare affidamento sulla potenza militare degli altri o di consentire che il suo onore in Mali sia difeso solo dalla Francia. (…) Per una difesa europea forte è necessaria un’industria della difesa innovativa. Per questo proporremo prima della fine dell’anno un fondo europeo per la difesa, che dia un forte impulso alla ricerca e all’innovazione“.

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Nel corso dell’ultimo decennio gli Stati membri dell’UE hanno diminuito la spesa per la difesa del 12 % circa in termini reali, ma questa riduzione non è stata compensata da una maggiore cooperazione europea. Si stima che la mancanza di cooperazione tra gli Stati membri nel settore della difesa e della sicurezza costi tra 25 e 100 miliardi di EUR all’anno (cfr. allegato).

In occasione del vertice di Bratislava del settembre 2016 i capi di Stato e di governo di 27 Stati membri hanno concluso: “Abbiamo bisogno dell’UE per garantire non solo la pace e la democrazia ma anche la sicurezza del nostro popolo.” In un difficile contesto geopolitico, essi hanno convenuto sulla necessità di rafforzare la cooperazione dell’UE in materia di sicurezza esterna e difesa. In concreto, il Consiglio europeo di dicembre 2016 deve decidere “su un piano di attuazione concreto in materia di sicurezza e difesa e sui modi per utilizzare al meglio le possibilità offerte dai trattati, in particolare in materia di capacità.”

Il piano d’azione europeo di difesa è strettamente collegato e complementare al piano di attuazione della strategia globale in materia di sicurezza e di difesa, che definisce un nuovo grado di ambizione per l’Unione europea e individua una serie di azioni finalizzate alla sua realizzazione e all’attuazione della dichiarazione congiunta UE-NATO firmata dal Presidente del Consiglio europeo, dal Presidente della Commissione e dal Segretario generale della NATO. Le azioni proposte nel piano d’azione europeo di difesa porteranno a un’Unione europea più forte in materia di difesa, il che in definitiva implica una NATO più forte.

Il piano d’azione è collegato anche al quadro congiunto dell’aprile 2016 per contrastare le minacce ibride e rafforzare la resilienza dell’UE, degli Stati membri e dei paesi partner, intensificando nel contempo la cooperazione con la NATO per reagire a tali minacce; a sua volta, questa cooperazione si basa sull’agenda europea sulla sicurezza adottata dalla Commissione nell’aprile 2015.

Argomentazioni economiche per rendere più efficiente la spesa per la difesa

L’Europa nel suo complesso occupa il secondo posto nel mondo in termini di spesa per la difesa, dopo gli Stati Uniti. In Europa tuttavia i bilanci per la difesa si sono ridotti negli ultimi anni, mentre altri attori mondiali (Cina, Russia e Arabia Saudita) hanno migliorato i rispettivi settori della difesa in misura senza precedenti. Nel 2015 gli investimenti statunitensi nella difesa rappresentavano più del doppio della spesa totale degli Stati membri dell’UE nel settore. La Cina ha aumentato il bilancio della difesa del 150 % negli ultimi dieci anni. Per contro, negli ultimi dieci anni gli Stati membri dell’UE hanno ridotto la spesa per la difesa del 12 % circa in termini reali.

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Questa diminuzione non è stata compensata da una maggiore cooperazione europea. L’Europa soffre di inefficienza nella spesa dovuta a duplicazioni,
alla mancanza di interoperabilità, a divari tecnologici e a insufficienti economie di scala nell’industria e nella produzione. Circa l’80 % degli appalti pubblici della difesa è gestito su base puramente nazionale, il che dà luogo ad una costosa duplicazione delle capacità militari. Si stima che la mancanza di cooperazione tra gli Stati membri nel settore della difesa e della sicurezza costi ogni anno tra 25 e 100 miliardi di EUR.

Senza investimenti significativi nella difesa, l’industria europea rischia di non disporre delle capacità tecnologiche per costruire la prossima generazione di capacità critiche di difesa. In ultima analisi, tutto ciò inciderà sull’autonomia strategica dell’Unione e sulla sua capacità di agire come garante della sicurezza.

Un’Europa che investe di più nella difesa avrà un effetto positivo sull’economia europea. L’industria europea della difesa genera un fatturato complessivo di 100 miliardi di EUR all’anno e impiega direttamente o indirettamente 1,4 milioni di persone altamente qualificate in Europa. Ogni euro investito nella difesa genera un rendimento dell’1,6, in particolare in impieghi qualificati nei settori della ricerca e della tecnologia e nelle esportazioni.

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