E se Trump fosse un’opportunità?

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La scienza della politica insegna che l’esercizio dei diritti è più agevole e diffuso nelle società ove poteri, influenze e forza economica sono distribuiti in modo equilibrato. Allo stesso modo, pur con le necessarie salvaguardie delle minoranze, una democrazia è più tale laddove al voto consegue una compagine politica ed un governo rappresentativi delle componenti più numerose.

Non c’ è dubbio che gli Stati Uniti godano, sotto questi profili, di ottima salute.
Eleggendo Trump gli elettori ridimensionano una poderosa concentrazione di potere finanziario, culturale e mediatico ed affermano le condizioni per liberare risorse e talenti imponenti per dare nuova linfa al sogno americano.
Nel contempo la rappresentanza scaturita dalle urne è aderente alle dimensioni della vastissima middle class, che può attendersi scelte politiche in linea con le attese. Spetta a Trump non deluderne le aspettative.

Troverà opposizioni, anche accanite; addirittura indispensabili a garanzia di un più corretto funzionamento del sistema. Ma il diritto/dovere di guidare la nazione non è in discussione e nessuno può sensatamente pensare che in qualche modo gli possa essere sottratto. Purtroppo anche nelle democrazie abbiamo esperienza che non è sempre così.

Se avrà successo, gli Stati Uniti potranno superare l’evidente appannamento che di recente ha caratterizzato la loro politica estera. Saranno un paese più forte, anche dal punto di vista militare.

Ragionevolmente non può essere considerato un dato negativo. Quando sono deboli, o adottano politiche incerte, lo avverte e lo subisce il mondo intero, come accade oggi in Medio Oriente.

Si dice che saranno più isolazionisti. Come sia possibile esserlo in un contesto inevitabilmente globalizzato non è dato sapere. Ma tant’ è: nei salotti, che ora cominciano a temere per le proprie egemonie, l’America continua comunque a piacere debole ed invischiata.

E si capisce: non può essere nelle corde di quella cultura che preferiva la Russia quando era Unione Sovietica.
Trump non è stato simpatico durante la campagna elettorale. Ma nella prima uscita, pochi minuti dopo che l’esito si è concretizzato, ha dato un’impressione sensibilmente diversa.

E’ stato signorile con la Clinton ed ha tenuto un discorso molto istituzionale. Non si è molto sprecato nei ringraziamenti: la famiglia, i collaboratori, alcuni autorevoli sostenitori come Rudolph Giuliani. Non ha citato altri. Per questo spicca in modo nitido l’esplicita e calorosa riconoscenza che ha nell’occasione tributato ai veterani, ai generali ed ammiragli che l’hanno sostenuto, agli uomini ed alle donne delle forze di polizia.

Alcuni osservatori sottolineano possibili analogie con la vicenda di Ronald Reagan.

Quando egli si candidò la virulenza degli attacchi mediatici che subì fu notevole. Nonostante avesse governato la California per due mandati, veniva disegnato come un modesto attore di cinema votato alla sconfitta e poi al fallimento politico. Evidentemente disturbava molto il solito establishment.

Eppure si rivelò uno dei più grandi presidenti americani. Gran parte dei media e dei commentatori si sono ripetuti con il candidato Trump, ma ripetuto è stato soprattutto il loro fallimento: è contato evidentemente di più essere coerenti con la propria militanza, piuttosto che interpreti di un’informazione libera e pertinente alla realtà.

E si può anche pensare che Trump, descritto in modo disinteressato, possa anche molto recuperare in termini di simpatia.

Foto AP, Getty Images e Reuters

Carlo CorbinelliVedi tutti gli articoli

Nato a Tavarnelle Val di Pesa (FI) nel 1955, è laureato in Scienze Politiche presso la Facoltà "Cesare Alfieri" dell'Università di Firenze ed in Scienze della Sicurezza presso l'Ateneo di Tor Vergata. Ha conseguito vari diplomi post-universitari nel campo delle relazioni internazionali e della tecnica legislativa. Ha prestato per 36 anni servizio quale ufficiale dei Carabinieri, con incarichi in Italia e all'estero in tutti i settori di competenza dell'Arma. Da Colonnello ha retto la Segreteria del Sottosegretario alla Difesa, Il Comando Provinciale di Perugia ed il 2° Reggimento Allievi Marescialli di Firenze. Nella riserva dal marzo 2015, svolge attività di consulente in qualità di esperto di "Security". Collabora con il Centro di Studi Strategici Internazionali ed Imprenditoriali dell'Università di Firenze.

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