Il Califfo si riprende Palmira

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(aggiornato alle 20,30)

Lo Stato Islamico ha ripreso il controllo di Palmira, dove pare abbia concentrato 4 mila combattenti che hanno costretto l’esercito siriano sulla difensiva e a cedere terreno, prima a nord della città liberata nel marzo scorso poi all’interno del centro abitato.
Secondo l’Osservatorio siriano dei diritti umani (Ondus), ong vicina ai ribelli siriani, lo Stato islamico “controlla totalmente la città, il suo aeroporto e l’area archeologica”.

“Nonostante le ampie perdite subite”-  ha affermato il Centro per la riconciliazione russo in Siria –  “i terroristi tentano di trincerarsi dentro la città avvantaggiandosi del fatto che l’aviazione russa non colpisce le aree residenziali”.

A Palmira sono arrivati jihadisti da Raqqah e Deir Ezzor, dove, afferma Mosca nella nota attribuendo indirettamente la responsabilità dell’avanzata dell’Isis agli americani, “la battaglia ingaggiata contro di loro da gruppi controllati dalla Coalizione internazionale e dagli Stati Uniti era stata sospesa la scorsa settimana”.

A Raqqah e Deir Ezzor erano stati fatti affluire almeno 5.000 miliziani dell’Isis dalla città irachena di Mosul, assediata dalle truppe di Baghdad, dai curdi e dalle milizie scite.

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Una ritirata avvenuta in modo indisturbato, senza interventi aerei della Coalizione a guida USA, a conferma che lo Stato Islamico è un nemico dell’Occidente se combatte in Iraq ma quasi un “alleato” se combatte in Siria contro russi, iraniani e governativi. La “simpatia” dell’Occidente per le forze jihadiste sunnite è del resto apparsa chiara anche nel recente sostegno espresso platealmente alle milizie attive ad Aleppo per lo più Qaedisti, Salafiti e Fratelli Musulmani.

Con questi rinforzi sul fronte siriano e approfittando del fatto che il grosso delle truppe di Damasco e dei suoi alleati sono concentrati intorno alla città di Aleppo, l’Isis ha preso la sua temporanea rivincita.
La conferma ulteriore che Palmira sia caduta nelle mani dei miliziani jihadisti è arrivata anche dal governatore della provincia di Homs, in cui la città patrimonio dell’Unesco si trova.

“Questa mattina gran parte dei residenti sono stati fatti evacuare”, ha detto sabato al Wall Street Journal Talal al-Barazi, che ha sottolineato come, al contrario di quanto affermato da Mosca, i russi abbiano continuato a colpire le posizioni dell’Isis.

Le forze governative si sono ritirate dal centro della città dopo un attacco sferrato dai jihadisti alle 11 ora locale del 10 dicembre, ha spiegato il governatore fedele al presidente Bashar al Assad, aggiungendo che l’esercito è deciso a fare il possibile perché gli estremisti non mantengano a lungo il controllo la città e si è schierato alla periferia preparando un contrattacco.

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Palmyra era stata liberata il 27 marzo scorso al termine di una dura battaglia di tre settimane, costata la vita, secondo alcune stime, a 400 miliziani del Califfato e 180 soldati governativi e loro alleati Hezbollah libanesi.

L’Isis l’aveva controllata per una decina di mesi, nel corso dei quali aveva raso al suolo diverse reliquie archeologiche. Mosca ne aveva vantato la riconquista come un segno decisivo del proprio intervento a fianco del regime di Bashar Assad.

L’offensiva dell’Isis su Palmira aveva preso il via il 7 dicembre da nord e da sud conquistando inizialmente alcuni villaggi e l’area di Shaer, una cinquantina di chilometri a nord della città dove è situato un importante giacimento petrolifero più volte passato di mano negli ultimi anni e che le forze speciali siriane avrebbero riconquistato il 10 dicembre.

Nella serata di ieri una serie di raid aerei russi (64 incursioni secondo Mosca che annuncia la distruzione di 11 tank e 31 feicoli dell’Isis) avrebbero costretto i miliziani dell’Isis a ritirarsi dal centro di Palmira verso la periferia nord, come ha fatto sapere la Bbc citando attivisti locali e fonti russe che riferiscono di almeno 300 miliziani dell’Isis rimasti uccisi nella battaglia mentre i caduti tra i governativi sarebbero circa 200.

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Come spesso accade nel conflitto siriano l’assenza di osservatori neutrali impedisce di verificare le notizie contraddittorie e spesso puramente propagandistiche diffuse circa l’andamento della battaglia.
Attivisti locali sentiti dall’agenzia Aki-Adnkronos International riferiscono che l’Isis ha preso il controllo della città rapidamente e senza quasi incontrare resistenza da parte delle truppe siriane che sarebbero fuggite abbandonando mezzi, armi pesanti e munizioni.

“L’avanzata dello Stato islamico a Palmira è stata bloccata, ma i jihadisti si sono presi diversi villaggi e giacimenti a sud-ovest della città. I loro progressi sono stati fermati” scrive RIA Novosti citando una fonte vicina alla situazione. I jihadisti, “provenienti dalla zona di Raqqah, dove gli intensi combattimenti fra terroristi e gruppi controllati dagli Stati Uniti e dalla Coalizione internazionale, sono stati sospesi questa settimana.

Inoltre, altre forze e blindati dell’Isis sono stati trasferiti a Palmira dalla zona di Deir el-Zor”, fanno sapere i russi. I terroristi dell’Isis hanno attaccato Palmira con oltre 5.000 uomini negli ultimi due giorni anche usando “auto piene di esplosivo con dentro i kamikaze” e, “senza curarsi delle gravi perdite, hanno infranto la difesa e sono riusciti a insediarsi nella periferia della città”: lo ha dichiarato il generale Igor Konashenkov, portavoce del ministero della Difesa russo, aggiungendo che l’offensiva è stata condotta “da tre direzioni: da nord, da est e da sud”.

Una fonte vicina al partito libanese Hezbollah ha anticipato l’imminente intervento nel settore di Palmyra delle milizie scite irachene delle Unità di Mobilitazione Popolare che avanzano dall’Iraq nord occidentale.
“Si prevede che oltre 20mila combattenti della Mobilitazione popolare e di Hezbollah arriveranno per liberare l’area che si estende dal confine iracheno fino a Palmira”, rivela la fonte, sottolineando che Hezbollah e l’esercito siriano stanno difendendo a ogni costo la base di al-Qaryatayn, a ovest di Palmyra, investita dall’offensiva dello Stato Islamico.

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L’esercito siriano pare abbia inviato rinforzi, apparentemente spostando truppe della 4a divisione corazzata della Guardia Repubblicana dal settore di Aleppo, dove la battaglia contro i ribelli islamisti dell’Esercito della Conquista sembra ormai giunta alla fase finale. L’esercito di Assad  controlla oltre il 95% dei quartieri orientali che erano in mano ai rbelli come ha confermato l’Ondus che parla di “tracollo dei miliziani”..

In meno di un mese l’attacco delle forze di Damasco e alleate ha portato alla conquista della maggior parte del territorio nemico in città. Almeno 413 civili sono stati uccisi ad Aleppo Est dall’inizio dell’offensiva, il 15 novembre, e oltre 100  mila sono stati evacuati negli ultimi giorni dalle zone in mano ai ribelli. Sono invece 139 quelli uccisi dal fuoco dei razzi dei miliziani anti-Assad nei quartieri occidentali controllati dal governo.

Foto: Truppe siriane sul fronte di Palmyra (SANA), AFP e Ministero Difesa Russo

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