I talebani vogliono negoziare con Donald Trump

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I talebani dell’Emirato islamico dell’Afghanistan hanno pubblicato oggi una lunga “Lettera aperta al presidente americano Donald Trump” che contiene una esortazione a “controllare questa guerra di occupazione sferrata dal suo esercito”. Il documento, firmato dal portavoce dell’Emirato islamico Zabihullah Mujahid e strutturato in sei punti, si rivolge al nuovo capo dello Stato americano sostenendo che “forse questa guerra futile non è fra le sue necessità”.

E che “nelle condizioni attuali è responsabilità dei funzionari americani, quali iniziatori della guerra, mettere fine a questa tragedia”. In un passaggio della lettera si afferma inoltre che “L’Emirato islamico, come organo di governo, attualmente gestisce il 50% dell’Afghanistan e ne influenza un altro 30%” ma “può minacciare in qualunque momento il restante 20% in mano al regime da lei imposto a Kabul”.

“Essendo Lei stato eletto come presidente degli Stati Uniti – si dice ancora – e dovendo sopportare il peso della responsabilità per tutti gli aspetti di questa guerra, si deve chiedere: qual è il suo obiettivo?”. Se l’obiettivo “fosse la permanente occupazione dell’Afghanistan, l’oppressione della Nazione, ed imporre un governo che tuteli i suoi interessi”, prosegue il documento, “gli ultimi 15 anni hanno provato che è impossibile organizzare una protezione per le truppe straniere o domare la resistenza armata religiosa nazionale contro di esse”.

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Spiegando che l’Emirato islamico ha tutti gli elementi per porsi come interlocutore principale nella ricerca di una soluzione di pace in Afghanistan, la lettera sottolinea che “non dovrebbero esservi più dubbi residui sul fatto che questa guerra non sia altro che il sollevamento unificato di tutte le etnìe del Paese e non l’opera di un piccolo gruppo di individui”.

E che “l’Emirato islamico non è un gruppo combattente senza sostegno che usa metodi terroristici, ma un movimento ordinato e ben radicato di persone che ha con sé una agenda razionale e comprensibile per la sua legittima causa bellica e politica”. Esso, di dice infine, “mantiene relazioni, oltre che con i Paesi della regione, con molte altre Nazioni del pianeta, con l’Onu e con altri organismi”.

Il portavoce del ministero della Difesa afghano, generale Dawlat Waziri, aveva rivelato il 22 gennaio che i talebani hanno realizzato negli ultimi dieci mesi oltre 18.500 attacchi in tutto il Paese mentre l’esercito afghano e le altre forze di sicurezza nazionali hanno risposto con 1.200 operazioni. Nel suo resoconto dell’incontro dell’ufficiale con i giornalisti, l’agenzia di stampa Pajhwok ha sottolineato che gli insorti hanno organizzato nello stesso periodo 44 attacchi con l’utilizzazione di kamikaze e 242 altri attentati di vario tipo.

Waziri è stato infine vago nel fornire un bilancio delle vittime da una parte e dall’altra. E mentre per i militari si è limitato ad evocare le 657.000 persone curate negli ospedali dell’esercito di cui 7.200 feriti nei campi di battaglia, il portavoce ha invece assicurato che “migliaia di miliziani” sono rimasti vittime negli attacchi delle forze afghane, mentre oltre 2.000 ribelli sono stati arrestati.

Afghan security forces arrive at the site of an attack in Kunduz province October 27, 2014. REUTERS/Stringer

L’ultimo scontro campale si è svolto il 20 gennaio nella provincia meridionale di Kandahar per il controllo, ottenuto da parte dei talebani, di un check point della polizia con un bilancio di 31 morti, di cui 16 agenti e 15 miliziani. Il portavoce del governo provinciale, Samin Khpolwak, ha precisato che l’incidente è avvenuto nel distretto di Maiwand, dove lo scontro a fuoco è durato numerose ore.

Un funzionario della sicurezza di Maiwand, che non ha voluto essere identificato, ha detto che “in questa battaglia sono stati uccisi anche alcuni comandanti locali dell’insorgenza, mentre 8 cadaveri di miliziani sono rimasti sul campo di battaglia”. Nella sua rivendicazione, il portavoce dell’Emirato islamico dell’Afghanistan, Zabihullah Mujahid, ha sostenuto che addirittura a suo avviso sono stati conquistati due posti di polizia mentre le forze di sicurezza hanno perso 20 uomini.

Foto: MNSBC, Reuters e AFP

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