Israele: i batteri rilevano la presenza di mine

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Un team di ricercatori israeliani della Hebrew University di Gerusalemme ha sviluppato un nuovo sistema di rilevamento delle mine terrestri; la notizia, pubblicata dal magazine internazionale Phys.org, precisa che la scoperta combina l’utilizzo di un flusso laser agli effetti della bioluminescenza.

In un articolo divulgato dalla rivista scientifica Nature Biotechnology, gli studiosi israeliani spiegano che il risultato è stato ottenuto sfruttando le piccole quantità di vapori esplosivi rilasciati da alcuni ordigni nascosti nel terreno, materiale che si è accumulato e che gli scienziati hanno utilizzato come marcatore.

Per evidenziare questi gas e mappare la posizione delle mine e degli ordigni inesplosi, i ricercatori hanno sfruttato le caratteristiche di una specie di batteri vivi che al contatto con questi vapori emettono un segnale fluorescente: i batteri, incapsulati in piccole perline polimeriche, sono stati sparsi sulla superficie interessata dalla presenza di esplosivi e il segnale è stato viene registrato e quantificato da una postazione remota grazie all’utilizzo di un sistema di scansione laser. a essere la prima dimostrazione di un sistema di rilevazione a distanza mine funzionale.

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Il capo equipe del team che cura l’ingegneria genetica dei biosensori, professore Shimshon Belkin dell’Alexander Silberman Institute of Life Sciences di Gerusalemme, ha spiegato che nonostante i dati dimostrino l’utilità della scoperta è comunque necessario superare ancora numerose sfide, come migliorare la sensibilità e la stabilità dei batteri sensore, migliorare la velocità di scansione per coprire grandi aree e rendere il dispositivo di scansione più compatto e utilizzabile a bordo un velivolo a comando remoto.

L’esigenza di tecnologie sicure ed efficienti per la rilevazione di congegni esplosivi progettati per essere nascosti sul terreno è una questione umanitaria di primaria importanza: sono circa mezzo milione le persone in tutto il mondo che a causa di questa minaccia hanno subito lesioni permanenti e ogni anno 15-20 mila persone sono ferite o rimangono uccise da questi dispositivi. P

iù di 100 milioni di questi dispositivi sono ancora sepolti in oltre 70 Paesi (Afghanistan, Bosnia, Cambogia, Iraq, Yemen, Sudan, Angola, Somalia, Mozambico, Vietnam …..) e a farne le spese sono soprattutto i bambini, oltre un terzo delle vittime complessive. Secondo alcune stime, procedendo agli attuali ritmi, per sminare completamente l’Afghanistan occorrerebbero oltre 4.000 anni. (IT log defence)

Foto: Phsy.org credit Sgt. Thomas Kielbasa

Eugenio Roscini VitaliVedi tutti gli articoli

Colonnello dell'Aeronautica Militare in congedo, ha conseguito un master di specializzazione in analisi di sistema e procedure all'Istituto Superiore di Telecomunicazioni. In ambito internazionale ha prestato servizio presso il Comando Forze Terrestri Alleate del Sud Europa, la 5^ Forza Aerea Tattica Alleata e il Comando NATO di AFSOUTH. Tra il 1995 e il 2003 ha preso parte alle Operazioni NATO nei Balcani (IFOR/SFOR/KFOR). Gestisce il sito ITlogDefence.

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