In Afghanistan è guerra anche tra i jihadisti

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dato il via libera al suo segretario alla Difesa, John Mattis, per il rafforzamento del contingente Usa in Afghanistan ma sarà il Pentagono a decidere il numero di soldati americani che andranno impiegati, e nessuna decisione in questo senso è stata ancora presa.

I vertici militari americani nella regione chiedono da diversi mesi un rafforzamento di diverse migliaia di soldati della Nato. Secondo le precedenti dichiarazioni gli Usa potrebbero decidere d’inviare tra 3 e 5mila soldati in più, che si aggiungerebbero agli 8.400 già stazionanti nel paese. Mattis il 13 giugno ha ammesso che “non stiamo vincendo. Cambieremo questa cosa il prima possibile”.

In Afghanistan è però guerra aperta anche tra gli insorti e all’interno del movimento talebano.

Un kamikaze appartenente al gruppo di talebani dissidenti guidato dal Mullah Rasul si è fatto esplodere ieri nella provincia meridionale afghana di Helmand vicino ad una base di talebani appartenenti alla organizzazione ufficiale Emirato islamico dell’Afghanistan, causando la morte di almeno quattro mujaheddin ed il ferimento di altri due. Lo riferisce il portale di notizie Khaama Press.

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Poche ore prima un attentatore suicida dell’Emirato islamico aveva fatto saltare un’autobomba in una base del gruppo dissidente che, sostengono fonti dell’amministrazione locale, si accingeva ad accettare un dialogo di pace con il governo, causando numerose vittime.

Nella rivendicazione il portavoce talebano Qari Yousuf Ahmadi ha sostenuto che fra i 26 militanti uccisi c’era anche un comandante di nome Wadafar.

Il gruppo di alcune centinaia di mujaheddin agli ordini del Mullah Rasul non ha mai accettato il meccanismo di successione adottato dopo la morte della guida suprema dell’Emirato, il Mullah Omar, opponendosi prima alla nomina del Mullah Mansour (ucciso da un drone Usa), e poi a quella dell’attuale leader, il Mullah Hebatullah Akhundzada.

Proseguono anche gli scontri tra talebani e Stato Islamico. Tora Bora, un tempo rifugio di Osama bin Laden tra le montagne dell’Afghanistan orientale, sarebbe ora nelle mani dei combattenti legati all’Is. Tora Bora, nella provincia di Nangarhar, era da giorni teatro di volenti combattimenti e l’Is sarebbe riuscito ad avere la meglio sui Talebani, come ha sostenuto Ustad Israrullah Murad, componente del consiglio provinciale di Nangarhar.

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Molte famiglie, ha detto Israrullah all’agenzia di stampa Dpa, hanno dovuto “abbandonare le loro terre, le loro case e lasciare la zona” della leggendaria Tora Bora e della sua rete di grotte e caverne che era diventata la roccaforte di bin Laden.

La notizia della conquista di Tora Bora da parte dell’Is è stata confermata al New York Times da altri funzionari afghani e da fonti locali, anche da alcuni leader tribali della zona. Il portavoce dei Talebani, Zabihullah Mujahid, ha invece negato che Tora Bora sia finita sotto il controllo dell’Is e ha sostenuto che nella zona i “mujahiddin” continuano a “combattere contro l’Is”.

Gli abitanti dei villaggi dell’area affermano che i Talebani sono fuggiti da Tora Bora già dalla notte scorsa.  Un agente della Polizia locale afghana (Alp) ha confermato al Nyt che Tora Bora e le aree limitrofe sono state “conquistate dall’Is”.

Nella provincia di Nangarhar le forze americane e le forze afghane combattono da mesi contro l’Is e lo scorso aprile gli Usa hanno sganciato nella zona la una bomba GBU-43B Moab (Massive Ordnance AirBlast). Nell’operazione, secondo quanto rivelato, è stata colpita una rete di tunnel utilizzati dall’Is nel distretto di Achin, a est di Tora Bora.

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Per ora dalle autorità di Kabul non è arrivata alcuna reazione alla notizia della caduta di Tora Bora in mano all’Is. Malak Tor, leader tribale del distretto di Pachir Agam dove si trova Tora Bora, ha denunciato come l’Is abbia occupato tra l’altro anche una cava di marmo.

Secondo Hazrat Ali, parlamentare ed ex signore della guerra che aiutò le forze americane nel 2001 e che al contempo è accusato di aver favorito la fuga di bin Laden da Tora Bora, il controllo da parte dell’Is di questa zona strategica costituisce una minaccia per tutta la regione.I jihadi

sti, ha detto citato dal Nyt, hanno così accesso a molte altre aree della provincia di Nangarhar, lungo il confine con il Pakistan. Secondo Ali, l’Is avrebbe optato per il ‘trasloco’ a Tora Bora dopo l’attacco Usa con la Moab e a nulla sarebbero serviti i suoi tentativi di “informare le forze governative” dell’imminente minaccia.

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Di recente le forze afghane e della coalizione sono state impegnate nella zona in combattimenti contro i Talebani, ricorda il Nyt, ma dallo scorso marzo le truppe afghane con l’appoggio delle forze speciali americane si sono concentrate nell’offensiva contro l’Is nel distretto di Achin (i militari americani hanno confermato l’uccisione di centinaia di combattenti dell’Is nell’area, compreso l’emiro Sheikh Abdul Hasib, ex comandante dei Talebani).

Ieri il portavoce del governo di Nangarhar, Attaullah Khogyani, ha reso noto che su ordine del presidente afghano Ashraf Ghani il 201esimo Corpo dell’Esercito afghano sarà impegnato nella battaglia contro l’Is nei distretti della provincia e anche nella zona di Tora Bora. Alim Eshaqzai, vice governatore, ha assicurato che presto scatterà l’offensiva.

(con fonte Askanews e Adnkronos)

Foto: US DoD e AP

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