I preparativi militari e diplomatici in vista della battaglia di Idlib

ikhail Alaeddin Sputnik Siria Idlib front

Le truppe di Damasco e i loro alleati così come i ribelli jihadisti si preparano per la battaglia di Idlib che potrebbe rappresentare l’ultimo grande scontro campale nel conflitto scoppiato nel 2011.

Damasco rafforza i contingenti schierati ad Aleppo e Hama puntando forse a una manovra a tenaglia da nord e da sud mentre circolano voci non confermate di nuove importanti forniture di carri T-72 che la Russia starebbe per inviare alle truppe siriane.

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I ribelli di Idlib hanno invece fatto esplodere due importanti ponti sul fiume Oronte che congiungevano Idlib con la provincia di Hama, sotto il controllo governativo, nel tentativo di ostacolare il temuto assalto delle truppe di Damasco.

Lo ha riferito ieri l’Osservatorio siriano per i Diritti Umani (Ondus, Ong con sede a Londra e vicina ai ribelli) “Erano i due principali ponti dell’area, ma ce ne sono altri”, ha riferito Rami Abdel Rahman, responsabile dell’Ondus.

Circa le tensioni tra Usa e Russia il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov (nella foto sotto) ha sottolineato ieri che “ a livello di ministeri della Difesa, l’interazione” tra gli Usa e la Russia “per quel che riguarda la Siria si effettua in tempo reale e c’è un accordo sul meccanismo per prevenire gli incidenti”: “I contatti tra i ministeri degli Esteri e della Difesa” di Russia e Stati Uniti, ha precisato il capo della diplomazia di Mosca, “non si devono ripristinare perché sono in corso”. Lavrov.

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Come indicato da Analisi Difesa nei giorni scorsi, difficilmente l’offensiva delle truppe siriane prenderà il via prima dell’8 settembre, il giorno dopo il terzo summit del processo di Astana tra Iran, Russia e Turchia, previsto per il 7 settembre, che si terrà a Teheran.

Un vertice in i protagonisti dovrebbero trovare un0intesa bilanciata tra i reciproci interessi in Siria: l’Iran condivide con Damasco l’obiettivo di spazzare via i jihadisti sunniti sostenuti dalle monarchie del Golfo e (con profilo più basso) dagli Occidentali: Mosca vuole chiudere la guerra siriana eliminando l’ultima sacca di resistenza dei ribelli non solo perché da Idlib vengono lanciati droni armati di esplosivo contro la sua base a Latakya ma anche perché vorrebbe ridimensionare il suo impegno militare in Siria.

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La Turchia si oppone all’offensiva su Idlib, ufficialmente perché la ritiene “disastrosa” dal punto di vista umanitario temendo nuovi flussi di profughi verso il suo territorio ma in realtà perché teme che il ritorno in forze delle truppe di Damasco e russe nel nord del paese possa compromettere il controllo esercitato dalle truppe di Ankara (nella foto a sinistra) su alcuni territori siriani di confine.

Erdogan però è già ai ferri corti con gli Usa e non può certo “tirare troppo la corda” con Mosca. Un passo avanti nell’intesa con Russia e Iran è stato fatto ieri quando Ankara ha deciso di inserire ufficialmente il gruppo Tahrir al-Sham, l’ex Fronte al-Nusra, attivo in Siria, nella lista delle organizzazioni terroristiche.

Gli ex qaedisti di Tahrir al-Sham rappresentano la milizia più importante a Idlib (controlla oltre il 60% della provincia) e aveva sempre goduto di un discreto supporto dalla Turchia il cui venir meno potrebbe ridurre i rifornimenti di armi e munizioni che dal confine turco sono sempre affluiti a Idlib.

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“È importante per tutti noi neutralizzare questi gruppi radicali. Ma dobbiamo distinguere i civili dai gruppi terroristici”, ha ribadito ieri a Vienna il ministero degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu.

Le preoccupazioni per una catastrofe umanitaria a Idlib sono condivise anche dal segretario generale dell’Onu Antonio Guterres mentre Francia, Regno Unito e Stati Uniti hanno avvertito Damasco che risponderanno militarmente a eventuali attacchi chimici condotti dal regime nell’ area.

Curioso, a conferma della loro profonda ambiguità nel conflitto siriano, che Onu e potenze Occidentali considerino invece legittimo e per nulla preoccupante che circa due milioni di siriani vivano ormai da anni sotto il tallone dei qaedisti e di altre milizie jihadiste che controllano la provincia di Idlib.

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L’inviato speciale in Siria del segretario generale delle Nazioni Unite, Staffan de Mistura, ha del resto riconosciuto che la maggior parte dei miliziani di al-Qaeda o di altri gruppi fondamentalisti islamici presenti in Siria si trovano in quella provincia dove potrebbero operare fino a “10mila terroristi”. Il diplomatico ha chiesto a Russia, Iran e Turchia di “cercare di evitare un’escalation militare” e di permettere ai civili di abbandonare l’area.

A questo proposito il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, ha annunciato “colloqui in corso per creare corridoi umanitari” nella provincia siriana di Idlib, oggetto di un’imminente offensiva del governo di Damasco contro l’ultima roccaforte dei ribelli non finanziati dall’ Occidente.

Lavrov ha detto che Mosca non ha intenzione “di nascondere il proprio ruolo” nell’ offensiva sulla provincia di Idlib e che Damasco “ha il pieno diritto di espellere i terroristi al di fuori del suo territorio”.

Foto SANA, Sputnik, Uznayse e AFP

 

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