Haftar conquista il sud della Libia

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L’Esercito Nazionale Libico (LNA) guidato dal Feldmaresciallo Khalifa Haftar ha annunciato di aver conquistato la cittadina di el-Gatrun, all’estremo sud della Libia completando così la “galoppata” nel deserto che ha visto le sue truppe conquistare in poco più di un mese tutte le località chiave del Fezzan

La guerra lampo di Haftar nel sud dell’ex colonia italiana è stata resa possibile dal supporto di alcune milizie Tuareg e Tebu e soprattutto dalla scarsa fiducia di cui gode il governo di Tripoli guidato da Fayez al-Sarraj in regioni così remote, dominate dai traffici illeciti e che finora non hanno beneficiato di molti aiuti allo sviluppo dopo la caduta del regime di Muammar Gheddafi.

General Khalifa Haftar speaks during a news conference at a sports club in Abyar, a small town to the east of Benghazi. May 17, 2014. The self-declared Libyan National Army led by a renegade general told civilians on Saturday to leave parts of Benghazi before it launched a fresh attack on Islamist militants, a day after dozens were killed in the worst clashes in the city for months. Families could be seen packing up and driving away from western districts of the port city where Islamist militants and LNA forces led by retired General Haftar fought for hours on Friday, killing at least 43 people. REUTERS/Esam Omran Al-Fetori (LIBYA - Tags: CIVIL UNREST MILITARY POLITICS)

La conquista di el-Gatrun, località posta sulle principali vie di comunicazione che collegano la Libia al Niger e al Ciad, ed ospita un consolato della Repubblica del Niger, consentirà alle truppe dell’LNA di monitorare i traffici di armi, droga e soprattutto di esseri umani che attraversano quei confini e di contrastare infiltrazioni di milizie e bande cri inali.

Nel tentativo di spiegare le ragioni del successo dell’offensiva di Haftar nel sud molti hanno evidenziato un ventilato supporto militare francese, altri hanno ricordato gli aiuti militari forniti da Egitto ed Emirati Arabi Uniti (questi ultimi a Bengasi schierano contractors con aerei ed elicotteri) mentre il giornale britannico The Telegraph ha rivelato che Mosca non sostiene Khalifa Haftar solo politicamente ma anche con centinaia di “mercenari”.

Secondo quanto ha appreso il quotidiano da fonti istituzionali britanniche, si tratterebbe di 300 contractors del Gruppo Wagner, compagnia militare privata russa la cui opresenza è già stata segnalata in Siria, nel Donbass ucraino e più recentemente in Repubblica Centrafricana.

Il reparto basato a Bengasi disporrebbe di armi, munizioni, blindati e droni giunti direttamente dalla Russia che utilizza per i suoi voli cargo gli aeroporti di Tobruk e Bengasi oltre ai moli del porto libico di Tobruk e di quello egiziano di Sidi el Barrani.

Members of the Libyan National Army (LNA), also known as the forces loyal to Marshal Khalifa Haftar, fire a tank during fighting against jihadists in Benghazi's Al-Hout market area on May 20, 2017. / AFP PHOTO / Abdullah DOMA

Una presenza che confermerebbe gli interessi russi anche di tipo petrolifero in Cirenaica. In campo energetico il 4 marzo è stata annunciata la revoca del blocco del principale giacimento di petrolio libico, quello di Sharara conquistato dalle forze del generale Khalifa Haftar in febbraio.

L’annuncio é stato reso noto dalla Compagnia petrolifera nazionale (Noc) libica sottolineando che il blocco ha causato perdite per 1,8 miliardi di dollari. Il giacimento (gestito dalla società Akakus, joint-venture tra la Compagnia statale libica Noc, la spagnola Repsol, la francese Total, l’austriaca Omv e la norvegese Statoil) era stato conquistato dall’LNA grazie a un accordo con miliziani Tebu che lo controllavano dall’8 dicembre scorso.

Nonostante le valutazioni in tal senso di molti analisti è difficile interpretare la vittoria di Haftar nel sud come una disfatta per l’Italia schierata a fianco di al-Sarraj. La stabilizzazione del Fezzan e dei confini con Niger e Ciad rientra comunque negli interessi prioritari italiani indipendentemente dal fatto che ad attuarla siano le forze di Tripoli o quelle di Tobruk che hanno entrambe interesse ad aumentare il controllo di territorio e confini.

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Del resto oggi Roma mantiene e rafforza la necessaria intesa strategica con al-Sarraj (il grosso degli interessi dell’ENI e il problema dei flussi migratori illegali sono radicati in Tripolitania) ma al tempo stesso ha ottimi rapporti con Haftar e il parlamento di Tobruk così come con Misurata, la “Sparta libica” dove è ancora presenta una missione sanitaria militare italiana.

In termini militari poi un po’ di realismo dovrebbe ridimensionare le previsioni di una imminente vittoriosa campagna militare di Haftar verso Tripoli.

Innanzitutto perché il successo del feldmaresciallo nel Fezzan è dovuto ad accordi con forze locali che dovranno essere potenziati e rinnovati determinando vantaggi concreti per le comunità locali. In caso contrario ben difficilmente le poche migliaia di miliziani dislocati in un’area così vasta e assistita da scarse infrastrutture potranno esercitare a lungo una parvenza di controllo del territorio.

Haftar non sembra certo disporre di forze in grado di marciare su Tripoli, difesa da milizie consistenti e bene armate, superando le potenti brigate di Misurata, equipaggiate con mezzi pesanti e composte da combattenti che esperti che hanno stanato i miliziani dello Stato Islamico da Sirte.

Libya's UN-backed Prime Minister-designate, Fayez al-Sarraj, flanked by members of the presidential council, speaks during a press conference on March 30, 2016 in the capital Tripoli. Fayez al-Sarraj arrived in Tripoli following months of mounting international pressure for the country's warring sides to allow him to start work. / AFP PHOTO / STRINGER

Inoltre l’espansione al sud rende l’LNA vulnerabile a eventuali offensive di Misurata verso la Mezzaluna petrolifera del Golfo della Sirte: il fatto che tra Haftar e Misurata (un tempo acerrimi nemici) oggi vi siano caute intese fino sottolinea il fatto che la pacificazione della Libia potrà avvenire solo in seguito ad intese politico tra le diverse fazioni.

In questo senso sembrano andare le dichiarazioni rese il 6 marzo dal Il primo ministro del governo di accordo nazionale della Libia, Fayez al-Serraj, che intende tenere elezioni parlamentari e presidenziali entro la fine dell’anno.

In un discorso a Tripolial-Serraj ha dichiarato di aver incontrato il maresciallo Khalifa Haftar, comandante dell’Esercito Nazionale Libico ad Abu Dhabi per “fermare lo spargimento di sangue, raggiungere una formula per evitare il conflitto e l’escalation militare del nostro paese”.

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“Ho parlato oggi con il rappresentante dell’Onu in Libia, Salamè: mi ha annunciato che c’è l’ipotesi di un accordo tra al Sarraj e Haftar. Vedremo se potrà essere condiviso.

Posso annunciare che ci sarà una conferenza nazionale a fine mese, diversa da quella di Palermo, riservata a attori libici e allargata a esponenti di milizie e clan” ha annunciato venerdì il premier Giuseppe Conte ospite a Genova al Festival di Limes

“In Libia gli interlocutori sono vari. Abbiamo vari attori e varie autorità e bisogna parlare con tutti” ha detto Conte aggiungendo che “in passato avevamo concentrato il dialogo con la Tripolitania, ma da quando abbiamo iniziato questa esperienza di governo parliamo con tutti, a tutti i livelli, sfruttando tutte le capacità del “Sistema Italia” a tutte le latitudini – ha detto il premier.

@GianandreaGaian

Foto AFP. Difesa.it

 

Gianandrea GaianiVedi tutti gli articoli

Bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 ha collaborato con numerose testate occupandosi di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa. Attualmente collabora con i quotidiani Il Mattino, Il Messaggero, Libero e Il Corriere del Ticino, con università e istituti di formazione militari ed è opinionista delle reti TV e radiofoniche RAI, RSI, Mediaset, Sky, La7, Capital e Radio24. Ha scritto "Iraq Afghanistan, guerre di pace italiane" ed è coautore di "Immigrazione: tutto quello che dovremmo sapere" e “Immigrazione, la grande farsa umanitaria”.

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