Militari oltremare: Trenta rinnova le missioni della Pinotti

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Ammonta a 1 miliardo e 428 milioni di euro la spesa autorizzata dal Governo per la proroga delle missioni internazionali e gli interventi di cooperazione. Il decreto è all’ esame del Parlamento ed è stato presentato il 31 maggio alle commissioni congiunte Esteri e Difesa di Senato e Camera con gli interventi dei ministri di Esteri e Difesa, Enzo Moavero Milanesi ed Elisabetta Trenta.

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La consistenza massima dei contingenti militari impegnati nei teatri operativi è di 7.343 unità, 624 in meno rispetto al periodo precedente.

La “novità” del decreto è una nuova missione bilaterale in Tunisia, che prevede l’invio di 15 militari istruttori per assistere le forze locali alla costituzione di un comando di livello brigata.

Si tratta però di una “novità” molto relativa perché tale dispositivo (con 50 militari italiani previsti) era già stato messo in preventivo come missione NATO (non bilaterale) dal decreto missioni messo a punto dal governo Gentiloni (ministro Roberta Pinotti) a fine 2017.

La missione più costosa è quella in Iraq per il contrasto al terrorismo: 235 milioni di euro la spesa e attualmente 1.100 militari presenti dopo il ritiro quasi totale delle truppe dalla Diga di Mosul.

7 Reggimento Afghanistan

Segue l’Afghanistan con 159 milioni di euro per la partecipazione a Resolute Support della Nato di un contingente di 800 unità destinato a ridursi a 700 come già previsto (anche in questo caso) dal decreto presentato a suo tempo da Roberta Pinotti.

Il ritiro del contingente italiano, preannunciato affrettatamente a gennaio dal ministro Trenta, resta congelato in attesa di capire cosa faranno gli Stati Uniti che stanno negoziando il loro ritiro con i Talebani mentre anche la Russia ha chiesto il ritiro completo delle forze straniere dal Paese.

La programmata riduzione del personale italiano non avverrà prima della conclusione del processo per l’elezione del nuovo presidente, nel prossimo settembre” ha spiegato da parte sua il ministro Milanesi.

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Nulla di nuovo rispetto a quanto pianificato dal predecessore del ministro Trenta neppure nelle due missioni in Libia (ospedale di Misurata e missione navale di supporto a Guardia Costiera Libica a Tripoli-Abu Sitta) che costeranno 49 milioni di euro per l’impiego di 400 militari e pure per la missione in Niger (48,5 milioni di euro per 290militari) effettivamente decollata solo a fine 2018 ma già pianificata con quei costi e quel numero di effettivi dal ministro Pinotti.

Nessuna novità neppure nella forza di 600 militari tenuti in stand-by in Italia ma pronti a intervenire nei Balcani in caso di crisi in Kosovo o Bosnia.

Presentate con un ritardo di 6 mesi rispetto alla loro scadenza il 31 dicembre 2018 (due in più del governo Renzi che nel 2016 le rinnovò  con 4 mesi di ritardo), le missioni militari all’estero del 2019 presentate dal ministro Elisabetta Trenta si limitano a ricalcare (per spesa complessiva, luoghi di schieramento, consistenza e previste riduzioni dei contingenti) la pianificazione effettuata a fine 2017 dal governo di centro-sinistra.

 

Gianandrea GaianiVedi tutti gli articoli

Bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 ha collaborato con numerose testate occupandosi di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa. Attualmente collabora con i quotidiani Il Mattino, Il Messaggero, Libero e Il Corriere del Ticino, con università e istituti di formazione militari ed è opinionista delle reti TV e radiofoniche RAI, RSI, Mediaset, Sky, La7, Capital e Radio24. Ha scritto "Iraq Afghanistan, guerre di pace italiane" ed è coautore di "Immigrazione: tutto quello che dovremmo sapere" e “Immigrazione, la grande farsa umanitaria”.

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