I terroristi jihadisti fanno ancora proselitismo grazie ai social media

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La notizia incoraggiante è che i giganti del web Facebook, Google, Microsoft e Twitter hanno costituito una partnership per contrastare la propaganda terroristica sui social media https://www.medianama.com/2019/07/223-big-tech-release-transparency-report-for-the-global-internet-forum-to-counter-terrorism/.

Condivideranno informazioni preziose così da combattere più efficacemente il fenomeno (assai utilizzato dai gruppi estremisti) della contemporanea pubblicazione dello stesso messaggio su più social network.

La notizia meno buona è che l’iniziativa, certamente utile, non potrà rivoluzionare molto la sostanza delle cose: fra tutti i media, i social restano quelli tuttora impiegati da molte organizzazioni eversive. Nonostante le dichiarazioni ufficiali, come quella di Mark Zuckerberg dello scorso aprile in un’audizione pubblica: “In contesti legati al terrorismo, come ad esempio contenuti correlati ad al-Qaeda e ISIS, attualmente i nostri sistemi sono in grado di filtrare il 99% dei contenuti prima che siano pubblicati

Una affermazione roboante, forse troppo, che ha scatenato una soffiata alla Securities and Exchange Commission, trapelata anche alla Associated Press, che evidenziava come Facebook avesse “ingigantito il proprio successo”. La confidenza della gola profonda sembra ben combinarsi con un’attività svolta da alcuni ricercatori nel 2018.

Per oltre cinque mesi, hanno monitorato pagine Facebook di utenti simpatizzanti con organizzazioni terroristiche, rilevando che solo il 38% dei post contenenti evidenti simboli di gruppi estremisti sono stati rimossi. L’Associated Press ha confermato che alcuni dei contenuti non rimossi sono tuttora online e facilmente ricercabili.

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“Se un piccolo gruppo di ricercatori è in grado di rintracciare centinaia di pagine utilizzando semplici ricerche, perché non può farlo un gigante dell’IT?”

È la domanda che deve essersi fatto anche Bennie Thompson, membro della Camera dei Rappresentanti per lo stato del Mississippi e già membro dell’House Homeland Security Committee, esprimendo grande frustrazione circa l’effettiva capacità di bloccare la diffusione di questi contenuti.

Facebook aveva promesso un concreto impegno: migliaia di persone per garantire maggior sicurezza alla propria piattaforma e ingenti risorse destinate allo sviluppo di tecnologie di artificial intelligence per supportare l’attività. Ma la ricerca della Associated Press dimostra che c’è ancora tanto lavoro da fare…

Come di consueto, tre osservazioni a riguardo.

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Lo stato attuale di sviluppo delle tecnologie di intelligenza artificiale non ha raggiunto un grado di maturità tale da poter efficacemente “individuare e filtrare automaticamente, prima della pubblicazione” contenuti video, immagini, testi correlabili alla propaganda terroristica. Limiti perfettamente noti a chi posta contenuti terroristici che quasi sempre adottano contromisure per bypassare i filtri automatici esistenti.

La ricerca della Associated Press è un importante segnale circa la reale possibilità di mettere in campo efficaci politiche di counter-terrorism, anche da parte dei più famosi social media. In altri termini: attualmente i social network rimangono per le organizzazioni terroristiche ancora una concreta opportunità per fare proselitismo a basso costo e senza grandi rischi.

Nonostante tutto, dalle tecnologie di intelligenza artificiale non si potrà prescindere. Probabilmente l’AI è ancora una contromisura fragile per contrastare la propaganda estremista, ma certamente l’essere umano è indifeso dai flussi massivi di dati da analizzare. Nel caso di Facebook, secondo le statistiche di giugno 2019, parliamo di 510.000 commenti e 136.000 foto pubblicati ogni 60 secondi…

Foto: Daily Mail, Daily Express e 123rf.com

 

Eugenio Santagata, Andrea MelegariVedi tutti gli articoli

Eugenio Santagata: Laureato in giurisprudenza presso l'Università di Napoli e in Scienze Politiche all'Università di Torino, ha conseguito un MBA alla London Business School e una LL.M alla Hamline University Law School. Da ufficiale ha ricoperto ruoli militari operativi per poi entrare nel settore privato dando vita a diverse iniziative nel campo dell'hi-tech. E' CEO di CY4Gate e Vice Direttore Generale di Elettronica. --- Andrea Melegari: Laureato in Informatica all'Università di Modena, è specializzato in tecnologia semantica a supporto dell'intelligence. Ha insegnato per oltre 10 anni all'Accademia Militare di Modena ed è Senior Executive Vice President, Defense, Intelligence & Security di Expert System. E' Chief Marketing & Innovation Officer di CY4Gate e membro del CdA di Expert System, CY4Gate e Expert System USA.

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