Terrorismo: 5.199 morti in 757 attentati di matrice jihadista nel 2019

Afghan security forces arrive at the site of an attack in Kunduz province October 27, 2014. REUTERS/Stringer

Nei primi sei mesi del 2019 nel mondo sono morte 5.199 persone in 757 attentati di matrice jihadista. E’ quanto emerge dalle conclusioni di un rapporto semestrale dell’Osservatorio internazionale di studi sul terrorismo di Madrid citato ieri dalle agenzie di stampa EFE e AGI.

Roma, 3 lug. (askanews) - Sono oltre 36mila, tra morti e feriti, le vittime del terrorismo in Iraq nel 2014. Il bialncio di sangue, ad un anno dalla nascita dello Stato Islamico (Isis) autoproclamatosi il 29 giugno 2014, lo ha reso noto con un rapporto il ministero dei Diritti dell'Uomo iracheno. Oltre i morti e i feriti, il ministero ha censito anche altri danni provocati dalla furia distruttrice degli uomini del Califfato come la distruzione di ben 201 moschee e della fuga di circa mezzo milione di famiglie dalle province controllate dai Jihadisti: Ninive, al Anbar e Salhuddine. "Il numero dei morti nel corso dell'anno scorso in tutte le province irachene ad eccezzione di Ninive, Salhuddine e al Anabr (quelle controllate dall'Isis, ndr) e la regione autonoma del Kurdistan è stato di 4722 persone uccise mentre quelle ferite sono state in 28.525", ha detto il ministero iracheno in un comunicato diffuso oggi. Pesante anche il bilancio delle vittime tra gli uomini dei media. Secondo i dati del ministero, dal 2013 al 2014 sono stati uccisi 406 giornalisti, "14 dei quali trucidati nel 2014". Tributo di sangue anche tra i magistrati che nel corso dell'anno appena passato hanno perso "sei giudici uccisi dai terroristi". Nel rapporto del ministro viene censito anche il numero dei luoghi di culto musulmani distrutti dagli islamisti del Califfato; secondo i dati della Sovraintendenza sunnita dalla nascita dell'Isis a giugno ad oggi nelle zone controllate dagli uomini del Califfo Abu bakr al Baghdadi "sono stati colpiti 201 moschee". Ed infine stando ai dati del ministero della Migrazione, "nel 2014 sono state 493.990 le famiglie che sono fuggite dalle proprie province" a causa della violenza.

L’Afghanistan, con 180 attentati e 1.408 vittime, continua ad essere il Paese con maggiore attività jihadista, seguito dall’ Iraq (130 attentati). Questi due Paesi, insieme alla Siria, alla Nigeria e allo Sri Lanka, registrano insieme il 67,3% del totale delle vittime.

L’ Isis ha firmato il maggior numero di attacchi (208) in 24 Paesi, seguito dai talebani (201), che colpiscono principalmente poliziotti e militari.

Continua invece a diminuire il numero degli attacchi in Europa, in linea con una tendenza iniziata l’anno scorso dopo un periodo di tre anni in cui la cifra aveva raggiunto livelli senza precedenti.

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Fino ad ora, nel 2019, ci sono state solo due azioni che potrebbero essere attribuite ai radicali dell’ideologia jihadista.

Gli attacchi in Europa di solito vengono eseguiti in modo rudimentale da singoli autori che si sono radicalizzati o indottrinati da qualcuno vicino, ma che non mantengono collegamenti diretti o ricevono ordini o supporto logistico dall’organizzazione, sottolinea il rapporto.

Foto: AP, Reuters e Statio Islamico

 

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