Scambio di centinaia di prigionieri tra insorti e governativi in Yemen

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Oltre 700 prigionieri sono stati liberati in queste ore nel contesto di uno scambio fra le parti in lotta nello Yemen: la più importante operazione in un’ottica di pace e distensione dall’inizio del conflitto nella primavera del 2015. L’accordo, raggiunto durante i colloqui patrocinati dalle Nazioni Unite in Svizzera il mese scorso, prevede entro i prossimi due giorni di oltre 600 ribelli Houthi e di 400 ostaggi filo-governativi.

Nei giorni scorsi i miliziani sciiti sostenuti dall’Iran hanno liberato anche due prigionieri statunitensi, da tempo nelle loro mani; al contempo, circa 200 Houthi sono potuti tornare dall’Oman, dove si erano diretti in passato per ricevere cure mediche.

Il Comitato internazionale della Croce Rossa (Circ), che supervisiona le operazioni, riferisce che ieri mattina cinque aerei della propria flotta sono partiti dalle cittadine di Abha, Sanaa e Seiyoun, sotto il controllo degli Houthi, carichi di prigionieri. L’inviato speciale Onu per lo Yemen Martin Griffiths sottolinea che l’accordo rappresenta “un altro segno che un dialogo di pace può essere portato avanti”. Egli auspica inoltre di poter intavolare un’altra trattativa finalizzata al rilascio di prigionieri ancora nelle mani dei rispettivi fronti in lotta.

“Confermiamo l’arrivo di due aerei da Sana’a a Seiyun e viceversa”, ha fatto sapere su Twitter la Croce rossa. “Siamo riusciti finora, in collaborazione con la Mezzaluna rossa saudita e yemenita, a facilitare il trasferimento e il rilascio di oltre 700 ex detenuti tra Arabia Saudita, Sana’a e Seiyun”.

Nel 2018 le due parti avevano sottoscritto la liberazione di 15mila ostaggi, ma l’accordo non ha mai trovato applicazione pratica.

Il 15 ottobre l’Agenzia Nova ha ripreso i media militari delle forze congiunte filo-governative che hanno affermato in un comunicato che “un nuovo doloroso colpo è stato inferto alla milizia filo-iraniana Houthi, con l’uccisione del leader Houthi, il generale Abu Al-Batoul Al-Aqhumi, sulla costa occidentale”.

Al-Aqhumi “è uno dei massimi leader della milizia Houthi che ha ricevuto un precedente addestramento in Iran, ed è vicino al suo leader chiamato Abdul-Malik Al-Houthi, ed è stato ucciso nelle recenti battaglie scoppiate sulla costa occidentale, dopo che la milizia Houthi ha lanciato attacchi alla regione” si legge nel comunicato.

La guerra in Yemen divampata nel 2014 come conflitto interno fra governativi filo-sauditi e ribelli sciiti Houthi vicini all’Iran. Degenerata nel marzo 2015 con l’intervento della coalizione araba guidata da Riyadh, ha fatto registrare oltre 10mila morti e 55mila feriti. Organismi indipendenti fissano il bilancio (fra gennaio 2016 e fine luglio 2018) a circa 57mila decessi.

Fonti del governo statunitense confermano la liberazione di due connazionali: uno di essi è Sandra Loli, operatrice umanitaria da tre anni nelle mani dei suoi sequestratori, e l’uomo di affari Mikael Gidada, rapito un anno fa. I ribelli hanno inoltre restituito le spoglie di un terzo detenuto, Bilal Fateen, deceduto durante la prigionia.

(con fonte Asianews e Agenzia Nova)

 

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