Il Documento Programmatico Pluriennale per la Difesa 2020-2022

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La pandemia di Covid-19 ha determinato quest’anno stravolgimenti che non potevano non coinvolgere il comparto Difesa, sia sul fronte degli impegni, sia su quello degli appuntamenti per così dire più “istituzionali”.

Per quanto riguarda il primo, tutto ciò si è tradotto in un accresciuto impegno diretto in Patria. Da una parte con un aumento del personale assegnato all’Operazione Strade Sicure, dall’altra, con la messa a disposizione delle proprie strutture in campo sanitario già impiegate in occasione della fase acuta dell’emergenza.

Sul fronte invece dei passaggi “istituzionali” l’effetto più evidente è stato rappresentato dallo slittamento dei tempi per la preparazione in prima battuta della “Deliberazione del Consiglio dei Ministri sulla partecipazione Italiana alle missioni interazionali per l’anno 2020” (il c.d. “Decreto Missioni”, arrivato all’esame del Parlamento a estate inoltrata).

Ma non meno importante è l’ugualmente anomalo ritardo accumulato nella presentazione del Documento Programmatico Pluriennale per la Difesa per il triennio 2020-2022 (DPP).

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Per quanto ampiamente già noto, si ricorda che a termini di legge (la 244/2012) esso dovrebbe essere presentato al Parlamento entro il 30 aprile di ciascun anno; sennonché, per l’ennesima volta, il DPP arriva invece in grave ritardo.

Ufficialmente, proprio a causa degli effetti legati alla pandemia in atto e, in secondo luogo, per inserire anche le proposte di ripartizione delle risorse messe a disposizione del Ministero della Difesa (e di quello dello Sviluppo Economico, ma sempre con riferimento al comparto) dal “Fondo per il rilancio degli investimenti per le Amministrazioni centrali” di cui all’Articolo 1 Comma 14 della Legge di Bilancio (LdB) 2020.

Insomma, le giustificazioni in merito al ritardo di quello che è e resta l’unico documento di riferimento non solo sul quadro delle risorse assegnate alle Forze Armate ma anche sulle politiche relative al comparto, ci sono oggettivamente tutte. Resta però il fatto che il DPP non riesce mai ad arrivare nei tempi previsti e questo è un grave limite.

 

Il Documento Programmatico Pluriennale

Tra le caratteristiche peculiari del DPP di quest’anno va annoverata la lunga “Introduzione” del Ministro della Difesa. Lunga ma non banale e, anzi, ricca di spunti interessanti; nonché, soprattutto, priva di qualsiasi riferimento a certi concetti di un recente passato, quali il “Duplice Uso Sistemico” e altri ancora…

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Anche se poi, essa inizia proprio dalla pandemia Covid19, sottolineando l’importante sforzo messo in atto dalla Difesa stessa ed evidenziando come lo strumento militare sia in grado di fornire  risposte in più settori nell’ambito dell’ampio concetto di “Difesa dello Stato” in tutte le sue declinazioni; inteso come capacità da parte di tutte le articolazioni civili e militari di far fronte alle molteplici minacce/sfide alla sicurezza nazionale, in qualunque forma esse si presentino.

Il concetto in sé ha una sua validità, a patto che non si perdano mai di vista i confini tra i due ambiti (per l’appunto, civile e militare) e che si ricordino i compiti principali affidati alle FF.AA. Quale insegnamento di questa drammatica esperienza, dal Ministero si evidenzia dunque la necessità di riappropriarsi della necessaria autonomia logistica e di potenziare alcuni settori specifici (utili proprio in simili situazioni, in particolare quanto legato alle minacce Nucleare, Biologica, Chimica e Radiologica o NBCR) nonché lo stesso settore infrastrutturale/logistico.

Ma se questi sono gli insegnamenti da trarre e da riversare poi sul versante degli impegni entro i confini nazionali, maggiore rilevanza la assume l’analisi dello scenario internazionale; quello cioè di maggior interesse per lo sviluppo e l’azione delle FF.AA.

Che parte da una considerazione semplicissima ma fondamentale: l’arrivo del Covid non ha affatto raffreddato crisi e conflitti nel mondo che, anzi, continuano a svilupparsi a un ritmo perfino maggiore. Contestualmente, l’emergere prepotente di nuove tecnologie, trasforma poi in maniera sempre più veloce gli scenari operativi.

Dunque, non ci sono alternative o mezze misure; per le nostre FF.AA. il futuro sarà (o dovrebbe essere…) all’insegna di uno sforzo che proceda secondo le direttrici della interoperabilità (con gli Strumenti Militari degli altri Paesi) e dell’acquisizione di livelli di capacità/prontezza operativa adeguati ad affrontare vecchie e nuove minacce.

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Linee di sviluppo dello Strumento Militare pensate anche in funzione degli impegni internazionali (attuali e, per quanto prevedibili, futuri). A proposito dei quali si ribadisce la fondamentale esigenza di delineare con chiarezza i nostri interessi prioritari, da associare a una specifica area geografica identificata nel “Mediterraneo Allargato”.

Tutto giusto e ineccepibile; se non fosse per un paio di questioni. La prima, legata proprio a una definizione di “Mediterraneo Allargato” caratterizzata dall’abitudine del soggetto di turno di restringerla o allargarla a proprio piacimento; evidentemente, tutto questo non aiuta e sarebbe dunque auspicabile che si giungesse a una risposta in qualche modo più definitiva.

La seconda è invece legata al tipo di impegno e di responsabilità che il nostro Paese intende assumersi in questa stessa aerea di interesse strategico.

Sostenere che «…l’Italia manterrà un ruolo di primo piano nelle operazioni di risposta alle crisi, attraverso un equilibrato impiego di tutte le componenti dello strumento militare.» non è più sufficiente. Simili dichiarazioni possono infatti risultare fin troppo generiche se non riempite di contenuti e sforzi concreti.

Sul tema degli impegni delle nostre FF.AA. si sottolinea però un altro punto ugualmente importante; quello cioè legato alla necessità di adeguare le dotazioni finanziarie ma anche i meccanismi stessi di finanziamento, al fine di renderli più flessibili.

Il riferimento è all’attuale “Legge quadro sulle missioni internazionali”, la 145/2016 che, se a oggi non ha ancora dimostrato di funzionare bene, molto lo si deve anche a “latitanze” varie da parte di qualche Governo e del Parlamento.

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A partire dal contesto di riferimento che dovrà guidarlo, rappresentato dalla NATO e dall’Unione Europea, pilastri delle scelte in fatto di Difesa dell’Italia. In tema di riforme lo strumento militare dovrà evolvere verso una dimensione sempre più marcatamente interforze in termini ordinativi e operativi.

Per quanto riguarda invece le linee di sviluppo più propriamente capacitive, lo Strumento prefigurato dovrà disporre di adeguate capacità, ad ampio spettro e in tutti e 5 gli attuali domini (terrestre, marittimo, aereo, cibernetico e spaziale), capace di cioè di affrontare non solo le sfide presenti sulla scena internazionale ma, anche, quelle legate all’emergere di tecnologie innovative (ovvero, “disruptive”).

Per questo occorrerà investire massicciamente nella dimensione digitale, per incrementare le capacità di Comando e Controllo e conseguire una superiore capacità informativa e decisionale; garantendo al tempo stesso un adeguato livello di protezione delle forze. In tale ottica, il processo di ammodernamento delle FF.AA. dovrà essere improntato allo sviluppo di capacità e sistemi tra loro sempre più interconnessi e interoperabili.

I punti chiave dunque intorno ai quali far proseguire il processo di ammodernamento dello strumento dovranno essere la qualità della spesa, la certezza delle risorse, la capacità di sviluppare i programmi e una crescita graduale degli investimenti.

Ecco dunque emergere rapidamente la questione delle risorse; la nota dolente per antonomasia. Qui non si fanno numeri, né si formulano promesse ma si affronta il tema ad ampio raggio, sottolineandone l’importanza sia in funzione del soddisfacimento delle esigenze delle FF.AA., sia per quelle dell’industria nazionale del settore

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Si torna perciò a far presente che non solo un loro flusso adeguato è una condizione fondamentale per garantire lo sviluppo delle Forze Armate stesse; di più il suo verificarsi consente anche di fornire una grossa spinta all’industria nazionale del settore. Proprio in questo frangente, nello sforzo collettivo immaginato per superare questa crisi diventa quindi fondamentale continuare a investire; e farlo proprio nei settori più innovativi.

In questa ottica, si ricorda ancora una volta come le risorse destinate alla Difesa possano rappresentare un volano importante per l’economia nazionale. Laddove un’industria nazionale della Difesa “robusta” consente non solo di avere una certa autonomia strategica in termini di approvvigionamento di capacità/sistemi d’arma ma consente anche di recitare un ruolo importante sul mercato dell’export, per il quale si evidenzia l’esigenza di potenziare lo strumento del “Gov to Gov”.

Accanto alla quantità, l’altro aspetto importante è la disponibilità di un flusso sufficientemente costante/stabile di risorse; un elemento fondamentale ai fini di un loro utilizzo in maniera molto più efficiente.

Non a caso viene proposto l’esempio dei “Fondi d’Investimento quindicennali per le Amministrazioni Centrali” (colloquialmente noti anche come “fondoni”) che, proprio grazie al loro ampio respiro temporale e alla importante quantità di fondi messi a disposizione, stanno già producendo risultati tangibili. E proprio per continuare a sostenere l’Investimento, si torna a proporre il varo di una legge sessennale.

Ma Investimento non vuol dire solo sistemi d’arma e capacità operative ma, anche, cura del patrimonio immobiliare/infrastrutturale esistente, per le sue evidenti ricadute sulla prontezza operative delle FF.AA. nonché della qualità della vita del Personale militare. Non a caso, il tema del potenziamento e dell’ammodernamento infrastrutturale della Difesa trova uno specifico spazio all’interno del DPP.

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Altro aspetto critico doverosamente affrontato in questa introduzione, quello dell‘Esercizio. Anche se in maniera non proprio approfondita come forse sarebbe stato lecito aspettarsi, vista la gravità e la complessità di un problema che, peraltro, ha ormai assunto le caratteristiche di una (preoccupante) cronicità.

E’ dunque giusto ricordare come in questa voce di bilancio ricadono attività fondamentali per l’approntamento e il funzionamento dello Strumento militare; sennonché, annunciare che si punterà all’individuazione di nuove soluzioni per ridurre alcuni costi fissi e liberare così risorse dal destinare all’operatività, appare leggermente vago e (forse) non così risolutivo.

Infine, uno dei temi più difficili: quello del Personale. In questo ambito, il Ministro ribadisce in sostanza l’intenzione di procedere con un superamento della Legge 244/2012; quella cioè che ha portato a una revisione in chiave riduttiva delle dimensioni delle Forze Armate, con la nascita del modello a 150.000 militari da conseguire nel 2024.

Nello specifico, l’evoluzione del contesto internazionale e la mancata applicazione di quella stessa Legge, soprattutto  sul fronte del riequilibrio tra i ruoli del personale nonché il progressivo innalzamento dell’età media del personale stesso, spingono verso una revisione.

1 .FRECCIA MORTAIO FASE DI ADDESTRAMENTO (002)Si propone prima di tutto di allungarne i tempi e poi derogare da quello stesso livello quantitativo di 150.000 militari, arruolando più Volontari di truppa.

Un nuovo aumento del personale in servizio farebbe infatti aumentare a sua volta le risorse da destinare a questo capitolo di spesa con il rischio di rendere ancora più squilibrata una situazione già precaria in termini di ripartizione delle risorse.

Oltretutto, rimarrebbe comunque una mera scorciatoia che lascerebbe del tutto inalterati i gravi problemi oggi presenti. Quindi nulla che favorisca l’uscita dal servizio di coloro i quali sono in eccesso rispetto alle tabelle organiche previste e nulla che favorisca una riforma del modello professionale, intesa a limitare la percentuale di Personale in Servizio Permanente.

Prima di avviare simili percorsi sarebbe perciò opportuno riportare almeno parzialmente sotto controllo una situazione pesantemente deteriorata e avere maggiori certezze sul fronte delle risorse per il comparto.

 

 L’Impegno Nazionale nel contesto di riferimento

In questo capitolo del DPP, come da tradizione, si affronta il tema del contesto di riferimento con il quale le FF.AA. si devono confrontare. A cominciare dal “Quadro Strategico”, caratterizzato da una diffusa instabilità e da un alto grado di imprevidibilità; insomma, viviamo in un’epoca di incertezze e nella quale i cambiamenti avvengono con velocità sempre più elevata.

Questo è il risultato di un mondo sempre più multipolare e nel quale alcuni degli strumenti utilizzati in passato per governarlo, oggi non sono più attuali. Privo di una potenza e/o di un’organizzazione egemoni, il quadro complessivo è così caratterizzato da più grandi potenze (vecchie e nuove), da Paesi emergenti che si muovono con grande “disinvoltura” sulla scena internazionale ma anche da fenomeni non nuovi ma sempre temibili come il terrorismo.

Ritorna così in grande stile la competizione militare tra Stati ma, al tempo stesso, compaiono nuove minacce asimmetriche e ibride che, pur rimanendo al di sotto della soglia dell’aggressione aperta, sono pur sempre in grado di svolgere i propri effetti in maniera temibile. La competizione economica e la corsa alla scoperta di nuove risorse energetiche costituiscono ulteriori momenti di tensione; sempre pronti a sfociare in veri e propri conflitti.

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A tutto questo si aggiunge il già ricordato sviluppo, talvolta impetuoso, di nuove tecnologie capaci di creare nuovi domini operativi in brevissimo tempo. Tipico è il caso del cyberspazio, la cui pervasività in ogni momento della nostra vita, finisce con il metterci di fronte a sfide epocali per il suo continuo intreccio tra dimensione civile e militare.

Progresso tecnologico sempre più rapido che dunque richiederà un ulteriore sforzo nella attività di ricerca e sviluppo di tali nuove tecnologie; rispetto alle quale muoversi in ritardo e/o nella direzione sbagliata corre il rischio diventare un errore “fatale”.

Da ultimo, ma non certo per ordine d’importanza, il tema dei cambiamenti climatici e degli effetti a essi collegati; effetti che possono innescare ulteriori fenomeni di destabilizzazione legati a lotte per le risorse naturali, crisi umanitarie per scarsità di beni primari e fenomeni di migrazioni di massa.

In tutto questo, come già ricordato, la Difesa italiana identifica nel “Mediterraneo Allargato” l’area dalla quale provengono le sfide più immediate per la sicurezza nazionale; un’area composto da un arco di crisi Orientale e da uno Meridionale (nello specifico, quello di maggiore interesse). Al centro di tutto comunque, il Mediterraneo che si conferma sempre più epicentro di instabilità e (di conseguenza) di necessaria nonché continua attenzione da parte dell’Italia.

E’ dunque qui, ancora prima di eventuali “allargamenti,” che le FF.AA. dovranno assicurare presenza/proiezione in tutti e 5 i domini, per prevenire le principali minacce alla nostra sicurezza nazionale.

In questa ottica si inserisce da un lato il Concetto Strategico del Capo di S.M.D. che fissa le linee di sviluppo dello Strumento Militare e, dall’altro, l’esortazione rivolta alla Politica stessa di compiere un salto di qualità rispetto alla propria azione nonché alla propria capacità di comunicare/condividere con l’opinione pubblica l’importanza della Difesa correlandola correttamente con le esigenza di sicurezza del Paese nonché con il suo legittimo (ma ancora confuso) livello di ambizione.

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Nessuna novità particolare poi dall’analisi del “Quadro Politico-Militare”, dal momento che si ricorda come l’impegno dello strumento militare nelle missioni all’estero costituisca uno degli elementi salienti della posizione internazionale dell’Italia, diventando così un elemento rilevante nell’ambito della politica estera, a supporto della dimensione internazionale del Paese. Ci sarebbe poi da domandarsi se, a fronte di tale sforzo, i risultati siano stati poi davvero tangibili nonché soddisfacenti…

Una presenza quella nelle missioni all’estero che parte comunque dal rispetto di un principio fondamentale; il fatto cioè che la difesa e la sicurezza del territorio nazionale, la stessa libertà e sicurezza dei cittadini e il benessere del Paese siano dipendenti in larga misura da una più ampia e stabile cornice di sicurezza internazionale; da ricercare nell’ambito delle principali Organizzazioni di riferimento (NATO, UE, ONU)

Sennonché, a fronte di queste e di altre considerazioni che ci riportano all’immagine di Forze Armate intensamente impegnate all’estero e che puntano al raggiungimento di capacità operative di livello assoluto, il tutto si conclude invece evidenziando come il “cuore” della proiezione internazionale sia rappresentato da un’attività quale la “costruzione di capacità” (o “capacity building”).

Il tema della presenza internazionale viene poi più puntualmente delineato nel capitolo dedicato alla “Evoluzione degli Impegni Operativi”, ribadendo il punto in base al quale l’impiego dello strumento militare al di fuori dei confini nazionali sarà coerente con le missioni istituzionali a esso assegnate e orientando il suo impiego verso le aree più rilevanti per gli interessi nazionali.

 

 Lo sviluppo dello Strumento Militare

L’analisi di come il Ministero della Difesa intende muoversi fatto di sviluppo, al netto dell’ennesima ripetizione di concetti già esposti su come per l’appunto dovranno (o dovrebbero) muoversi le FF.AA. nei prossimi anni, acquista una sua valenza nel momento in cui si puntualizzano un paio di passaggi fondamentali con riferimento agli “Indirizzi Strategici”.

Il primo ricorda come l’Alleanza Atlantica rimanga la principale organizzazione di riferimento. Ciò implica, dal punto di vista capacitivo, operativo e finanziario, uno sforzo finalizzato ad onorare gli impegni assunti al Summit del 2014 e a sostenere tutte le iniziative avviate dalla NATO.

Il secondo fa riferimento all’orizzonte europeo, rispetto cioè alla consapevolezza che il futuro del nostro Paese è ancorato all’Europa stessa. Certo, il percorso non sarà né facile né veloce ma quanto fatto negli ultimissimi anni (PESCO, EDIDP, EDF) consente forse di guardare in maniera diversa il futuro.

In tale quadro dunque, lo Strumento Militare dovrà assicurare il proprio impegno nelle 4 missioni a esso assegnate:

  • Difesa dello Stato;
  • Difesa degli spazi Euro-Atlantici;
  • Contributo alla realizzazione della pace e della sicurezza internazionali;
  • Compiti e missioni specifici.

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Rispetto comunque al quadro di missioni così delineate, il DPP si sbilancia nel disegnare una “fotografia” delle sue attuali condizioni, sottolineando che dal punto di vista delle capacità esprimibili, le Forze Armate si attestano su un buon livello qualitativo e quantitativo seppure disomogeneo tra le componenti.

Una visione già “ottimistica” sulla quale suonano una serie di allarmi. Il primo riguarda la prolungata condizione di ipofinanziamento che sta producendo sia una serie di “gap” capacitivi, sia un calo del livello di efficienza complessiva.

Il secondo si concentra invece sulla necessità di sviluppare meccanismi di finanziamento più flessibili/reattivi per far fronte all’elevato dinamismo che si riscontra in ogni settore o aspetto.

Da questo quadro discendono una serie di “Esigenze Operative” per lo strumento militare così ampie e articolate da risultare difficilmente sintetizzabili in poche righe. Appare dunque più opportuno, per eventuali approfondimenti, rimandare il lettore all’apposita sezione che occupa le pagine 35÷49 del DPP stesso.

Volendo aggiungere un rapido commento, non c’è dubbio che quanto proposto restituisce davvero l’idea di uno «strumento Militare bilanciato, in termini quantitativi, qualitativi e capacitivi, in grado di operare in maniera sinergica e pienamente integrata, per la difesa delle aree di sovranità nazionale e la salvaguardia degli interessi del Paese».

E orientato a raggiungere importanti risultati in tutte le cosiddette Capacità Operative Fondamentali (COF) e cioè:

  • Preparazione delle Forze;
  • Comando, Controllo e Consultazione (C3);
  • Proiezione delle Forze;
  • Capacità Informativa;
  • Protezione delle Forze e Capacità di Ingaggio;
  • Sostegno delle Forze.

 

Il Bilancio del Ministero della Difesa, la Funzione Difesa

Sul fronte dei numeri non si registrano particolari novità rispetto a quanto riportato nel precedente articolo sul Bilancio della Difesa 2020 anche se cresce il numero di informazioni disponibili e il livello di dettaglio.

Si precisa poi il contributo offerto dal Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) proprio in quest’ultimo settore e, infine, si aggiunge anche il quadro degli stanziamenti per le missioni all’estero forniti dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF). Il tutto, al fine di ricostruire in maniera più puntale l’insieme dei finanziamenti legati al comparto Difesa propriamente detto nell’ambito di quello che si potrebbe definire come “Bilancio Integrato della Difesa”.

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Rispetto ai numeri commentati nel marzo scorso è intervenuto un fatto che, come già più volte ricordato, ha modificato profondamente il quadro della situazione. La pandemia di Coronavirus tra i propri effetti ha avuto quello di assestare un duro colpo alle economie di tutti Paesi, facendo crollare conseguentemente il PIL.

 

Concentrando quindi l’attenzione sui dati strettamente legati alla Funzione Difesa vera e propria, le cifre del 2020 la vedono passare dai 13.982,4 milioni di euro del 2019 ai 15.323,4 milioni di quest’anno; un incremento di ben 1.341 milioni che, in termini percentuali, equivale a +9,6%.

Un notevole balzo in avanti, i cui effetti si riverberano proprio sul rapporto percentuale tra spese per la Difesa e PIL che sale in maniera impressionante dallo 0,786% dell’anno scorso ad addirittura lo 0,93%, adottando gli ultimi dati contenuti nella NADEF 2020; proprio per le ragioni poco sopra illustrate.

Nel dettaglio delle singole voci, la spese per il Personale (militare e civile) rimangono sostanzialmente stabili; dai 10.366,2 milioni di euro del 2019 ai 10.365,9 milioni per quest’anno. Un movimento pressoché impercettibile ma che, teoricamente, dovrebbe costituire un primo passo verso la giusta direzione visto che a LdB 2020-2022 tale spesa è destinata a scendere fino alla soglia dei 10 miliardi di euro nel 2022; in pratica, nel giro di 2 anni si risparmierebbero circa 365 milioni che (ai sensi della Legge 244/2012) dovrebbero essere riversati agli altri capitoli di spesa.

Tutto questo avviene perché, finalmente e sia pure con una lentezza esasperante, gli effetti di quella stessa Legge cominciano a farsi sentire. Seguendo una tendenza avviata in maniera importante proprio nel 2020, nel giro di pochi anni gli ufficiali scenderanno infatti di 21.798 del 2019 ai 21.075 del 2022 (-723), i marescialli da 47.564 a 41.922 (-5.642); questo mentre i Sergenti salirebbero da 16.443 a 18.109 (+1.666). Tutti movimenti da leggere dunque in chiave positiva, per la riduzione dei ruoli in eccesso rispetto alle tabelle organiche e per l’aumento di quelle in sofferenza.

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Con un doppio problema però. In questo stesso intervallo di tempo è previsto un analogo movimento in negativo per i Volontari di Truppa, da 81.952 a 79.594 (-2.358), reso poi ancora più “inaccettabile” dal contestuale aumento dei Volontari in Servizio Permanente o VSP (+4.310) a scapito di quelli in Ferma Prefissata o VFP (-6.668).

Il dato è dunque evidente, la Legge 244/2012 funziona ma è altrettanto evidente che il risparmio di 365 milioni nel giro di pochissimi anni è in larghissima parte da attribuire al calo di quasi 6.400 unità tra i ruoli ufficiali e marescialli. E su questa strada che si dovrebbe dunque intervenire con decisione, accelerando proprio il ritmo di uscita delle categorie in eccesso rispetto al modello a 150.000 militari.

Modello che prevede 18.300 Ufficiali, 18.500 Marescialli, 22.170 Sergenti e 91.030 Volontari di Truppa. Dunque, la “semplice” applicazione della 244/2012 garantirebbe essa stessa un sensibile aumento rispetto ai livelli attuali delle figure più operative, cioè Sergenti e Volontari di Truppa (nel dettaglio, oltre 15.000 unità in più).

Se poi a questo intervento si riuscisse ad aggiungerne un altro, destinato a modificare l’attuale Modello Professionale per diminuire la presenza di Personale in SP a favore di una maggiore percentuale di quello in FP, il problema dell’età media troppo elevata ne trarrebbe ulteriore giovamento; restituendo Forze Armate più giovani e “dinamiche”.

In tal senso, si ricorda che in Parlamento sono all’esame alcune proposte di Legge destinate a modificare il meccanismo di reclutamento per le carriere iniziali con la scomparsa di vecchie figure (VFP1 e VFP4; e soprattutto la scomparsa del VFP 1) e il contemporaneo varo di una nuova (VFP3), con ulteriori modifiche rispetto ai successivi avanzamenti. Insomma, una prima risposta nella giusta direzione.

In questo quadro contrassegnato dunque da alcune notizie potenzialmente positive, si inseriscono però un paio di elementi di disturbo. Il primo è il già menzionato intento di rivedere l’impianto della 244/2012. in questo senso appare intellettualmente più corretto sospendere il giudizio, in attesa di saperne di più; al tempo stesso però, e ancora una volta, non si può neanche fare a meno di mettere in guardia rispetto a eventuali “scorciatoie”.

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Il secondo riguarda gli effetti della concertazione per il triennio 2019-2021 con il rinnovo del contratto per il comparto Difesa. Il suo comunque auspicabile varo quale riconoscimento del lavoro svolto dai militari stessi, non potrà non avere effetti anche sulla voce di spesa collegata.

Sempre in tema di Personale, qualche breve cenno anche su quello Civile; come noto, anch’esso interessato dalla 244/2012. Qui, la situazione è relativamente migliore, sia per i numeri in gioco (più bassi) sia per il fatto che l’elevata età media (ancora una volta…) sta portando a una uscita naturale dal lavoro di molto dipendenti. Al punto che si può anche tornare a ragionare di nuove assunzioni, per una prospettiva dunque interessante. L’assunzione infatti di figure giovani e qualificate non può che essere vista in modo positivo; anzi. Il potenziamento e riqualificazione complessivi del settore civile può essere vista come una valida alternativa a propositi di aumento degli organici delle FF.AA. Come accade del resto in molti altri Paesi, il settore civile può efficacemente integrare molte funzioni oggi affidate esclusivamente a quello militare, facendo in modo di liberare quest’ultimo da certi compiti per destinarlo poi ad altri più operativi.

Una delle note più positive del Bilancio della Difesa 2020 è poi sicuramente rappresentata dall’importante aumento registrato sul capitolo di spesa dell’Esercizio, che passa 1.746,4 milioni nel 2019 ai 2.146,8 milioni di quest’anno; un aumento di ben 400,4 milioni di euro, pari a +23%.

Già nei prossimi 2 anni però è prevista infatti una nuova discesa fino a poco più di 1.800 milioni di euro. Pessima notizia, soprattutto se la si inquadra nella condizione di (pesante) ipofinanziamento per questo capitolo di spesa che perdura ormai dal 2009.

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Nonostante siano interventi riduttivi generati dalla 244/2012, un sempre maggiore ricorso a centrali di committenza centralizzate/uniche, e qualche (timida) integrazione a livello interforze soprattutto nella logistica e nell’acquisizione dei materiali d’armamento, continua a rappresentare un serio problema. Anche perché le spese di funzionamento (comprese pesanti situazioni debitorie pregresse) assorbono poi larga parte delle risorse, a discapito di quelle per l’operatività.

In realtà, se non fosse per i fondi del MEF per le missioni all’estero (che riescono a coprire le spese per l’approntamento, impiego e ricondizionamento dei mezzi e all’addestramento del Personale destinato ad operare nei vari teatri operativi), le riassegnazioni (stanziamenti riconducibili ai corrispettivi di attività svolte dalle FF.AA.), dalle modeste risorse provenienti dalle attività di Difesa Servizi S.p.A. e dal meccanismo delle permute, la situazione sarebbe completamente fuori controllo da tempo.

Ma questo non vuol dire che rimanere in “linea di galleggiamento” sia una condizione accettabile.

Di più, il fatto che l’altro capitolo di spesa spesso in difficoltà, e cioè l’Investimento, potrà godere nei prossimi anni di 2 strumenti (e cioè, i “fondoni” più il “Recovery and Resilience Fund o RRF”) che garantiranno un importante flusso di risorse per diversi anni a venire, logica vorrebbe che ogni singolo euro in più che si riuscisse a ricavare a favore della Difesa venisse destinato proprio all’Esercizio.

E, più in particolare, alle voci direttamente legate al tema dell’operatività: “Formazione e Addestramento” più “Manutenzione e Supporto”.

Un tema non a caso ricordato dallo stesso DPP quando, tra le misure infatti indicate per migliorare la capacità e l’efficienza di questo capitolo di spesa indica 2 direzioni: ottimizzare la sinergia con il settore Investimento e definire più accuratamente il fabbisogno dei settori di spesa funzionali per l’appunto all’operatività.

1. Carro Ariete in una fase dell'addestramento (002)

Con entrambe le questioni che ci riportano a un aspetto che potremmo definire “crossover”. E cioè il programma pluriennale SOstegno FUnzionale alla TRAnsizione (SO.FU.TRA.) che consente di far fronte a tutta una serie di esigenze che si collocano spesso a metà strada tra Esercizio e Investimento (presso il quale è finanziato), quali:

  • il mantenimento in efficienza operativa delle piattaforme/sistemi in inventario, gli ammodernamenti evolutivi o di “mezza vita”
  • l’approvvigionamento di munizionamento, l’acquisizione di mezzi commerciali per la Difesa, le esigenze di supporto e sostegno del personale (vestiario, casermaggio, mobili e arredi, ecc..)
  • la manutenzione straordinaria delle infrastrutture, le scorte strategiche di carburante.

Quest’anno il programma vale qualcosa come 826,9 milioni di euro, una cifra davvero importante che come ammette lo stesso DPP garantisce buona parte del sostegno delle attività per l’approntamento e l’impiego dei reparti operativi e dei loro mezzi.

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Certo, intanto il dato paradossale rimane comunque. Nonostante il fatto che le spese per il Personale rimangano stabili mentre quelle per l’Esercizio e l’Investimento (come vedremo a breve) conoscano una vistosa salita, il fatidico tema della ripartizione fra i vari capitoli di spesa rimane in una condizione di pericoloso squilibrio.

Con il raggiungimento dell’obiettivo minimo rappresentato dal fatidico rapporto “50 e 50” (50% Personale e 50% Esercizio + Investimento) ancora lontanissimo. Con il Personale che, con il suo quasi 68% continua a “ingombrare pesantemente il bilancio della Funzione Difesa.

Del resto, se si pensa che la situazione non migliora più di tanto neanche considerando i già ricordati apporti del MISE e del MEF…

Una volta aggiunte infatti queste risorse supplementari, e con una certa approssimazione, si può indicare in circa il 57% le spese per il Personale, quelle per l’Investimento posizionate intorno a un più che positivo 28% e l’Esercizio che ancora langue a un livello intorno al 15%.

Questo è dunque il quadro complessivo (e, come detto, un po’ “spannometrico”) della ripartizione complessiva delle risorse destinate alle FF.AA. nel 2020; che conferma una volta ancora come il vero “vulnus” sia rappresentato dell’Esercizio.

 

Investimento, una prima  visione d’insieme

Il tema dell’Investimento, per la sua ampiezza e complessità, non può che essere trattato in maniera separata da tutti gli altri. Questo perché, come noto, esistono 2 canali di finanziamento (Ministero della Difesa e MISE) e, inoltre, perché negli ultimi anni si è aggiunto il meccanismo dei “fondoni” che ha contribuito a rendere ancora più articolata la situazione.

Inoltre, sull’Investimento si ricorda che non ricadono solo i programmi di “Ammodernamento e Rinnovamento” ma anche quelli di Ricerca nonché quelli relativi alle Infrastrutture. Prima ancora poi di scendere nel dettaglio di questo insieme di voci di spesa, un breve riassunto delle risorse disponibili; particolarmente ricche, come non si vedeva da tempo.

AVES e unità cinofile in addestramento (002)

Per quanto riguarda il Dicastero della Difesa, la somma messa a disposizione è pari a 2.810,7 milioni di euro, contro i 1.869,9 milioni nel 2019; un incremento di ben 940,8 milioni, equivalente a un “roboante” +50,3%.

Sul MISE sono invece allocate risorse equivalenti a 2.641,5 milioni di euro a fronte dei 2.446,2 milioni del 2019; qui l’incremento è più modesto (poco meno dell’8%) ma comunque significativo perché testimonia l’ormai stabile (e fondamentale) supporto finanziario offerto da questo stesso Ministero.

Ancora più rilevante diventa così il dato complessivo, che nel 2020 è quindi pari a 5.452,2 milioni di euro, laddove lo scorso anno ci si era fermati ad appena 4.316,1 milioni; il balzo in avanti è dunque di 1.136,1 milioni, che in percentuale equivalgono a +26%.

Il vistoso scostamento soprattutto sullo stanziamento della Difesa è legato a 2 fattor: gli effetti delle rimodulazioni dell’anno precedente (che hanno spostato risorse sugli anni successivi) e il definitivo riparto e quindi iscrizione a bilancio, dei “fondoni” (in particolare, quelli alimentati dalle Leggi di Bilancio 2018 e 2019; Articolo 1, Commi 1072 e 95).

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Con un fenomeno simile sugli stanziamenti del MISE, sempre legato al riparto dei “fondoni” stessi”. E che il clima da questo punto di vista sia cambiato, lo dimostrano anche le indicazioni per i prossimi 2 anni; precisato sempre che si fa riferimento alla legislazione vigente, nel 2021 la cifra complessiva è in ulteriore salita fino a 5.923 milioni (3.225,9 dalla Difesa più 2.700,1 dal MISE), per poi scendere leggermente nel 2022 a 5.725,8 milioni (3.400 più 2.325,8).

E’ dunque evidente che stanno cominciando a dispiegare i propri (positivi) effetti i più volte citati “Fondi quindicennali per gli investimenti delle Amministrazioni Centrali”; e ancora di più lo faranno in futuro quando, a partire dal 2025, la dotazione complessiva supererà la quota di 1 miliardo annuo (Difesa più MISE) dagli attuali 450 circa e successivamente supererà anche i 2,5 miliardi!

Prima di entrare nel dettaglio dei programmi di Investimento, un cenno alle altre 2 voci che fanno parte di questo capitolo di spesa.

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La prima è la “Ricerca Scientifica e Tecnologica”, che per il 2020 riceve 48,1 milioni di euro; destinati a finanziare un’iniziativa nazionale (il “Piano Nazionale della Ricerca Militare” o PNRM) e i programmi internazionali sviluppati in ambito UE, NATO e bilaterale.

Relativamente al PNRM, esso è stato diviso 6 diversi “cluster”: potenziamento capacità e protezione del soldato/supporto al veterano; sistemi autonomi. Intelligenza Artificiale, “navigation safety and security” e relativa sensoristica; tecnologie satellitari; cyber-security e data-analysis; sensori innovativi, dispositivi e sistemi; tecnologie per la sostenibilità e la resilienza energetica.

Alla luce di certe cifre da un lato e dalla grande importanza e complessità dei temi oggetto di ricerca dall’altro, non ci vuole molto a capire che le prime non siano certo sufficienti a svolgere una più ampia attività di R&S; che, per esempio, sembra lasciare scoperto una settore come quello delle nuove armi (ipersoniche e a energia diretta). Qui si dovrà dunque fare di più e meglio.

Il secondo attiene invece al cruciale capitolo del “Patrimonio infrastrutturale”; un patrimonio essenziale sia per garantire un’adeguata qualità di vita a chi ne fa uso (cioè i militari), sia per migliorare il livello di operatività complessiva. A questi fattori si è poi aggiunto il tema dell’efficientamento energetico, da intendersi non solo come semplice elemento di risparmio ma, al tempo stesso, quale ragione di indipendenza/sicurezza energetica.

E’ del tutto evidente che in questi anni (sempre a causa della mancanza di risorse) è stato fatto molto poco per mantenere in efficienza quanto già esisteva e per costruire nuove infrastrutture. Ma adesso le cose stanno cambiando: proprio sul bilancio 2020 sono affluite le prime risorse per un ambizioso programma di ristrutturazione, messa a norma e potenziamento delle infrastrutture medesime, che riguarderà tutte le Forze Armate.

Grazie ancora una volta allo strumento dei “fondoni” saranno così disponibili quasi 5,5 miliardi di euro fino al 2033.

 

 I programmi d’investimento

Prima di partire con la (lunga) rassegna dei vari programmi di “Ammodernamento e Rinnovamento”, una breve nota introduttiva legata la fatto che rispetto agli ultimi 2 DPP spariscono le etichette affibbiate ai diversi programmi; per intenderci, quelle del tipo: “eticamente allineato” o “energeticamente neutro”…

Tra l’altro, la sezione del DPP 2020-2022 dedicata proprio ai programmi si apre con la lista di quanto inserito nella proposta della Difesa per la ripartizione delle risorse rivenienti dal “fondone” finanziato con la LdB 2020 (Art.1 Co.14); di consistenza più modesta rispetto a quelli che lo hanno preceduto, esso contiene comunque degli spunti di interesse e finanziamenti pari a 2.403,1 milioni proposti direttamente dalla Difesa stessa, più altri 1.900 dal MISE.

9.Fase di neutralizzazione di elementi ostili (002)

Con i primi sono previsti, in ambito Interforze, “New Generation Identification Friend or Foe (NGIFF)” con 63 milioni e il complesso/articolato intervento su “C2 Multidominio dei Comandi Operativi” con 214,9 milioni. Per l’Esercito, il “Sistema Individuale di Combattimento (SIC)” con 100 milioni; “Light Utility Helicopter (LUH)” con 108 milioni; “VTMM Orso” con 348 milioni e “VTLM Lince 2” con 110 milioni. Per la Marina, la seconda “Logistic Support Ship (LSS)” con 411 milioni; nuovo “Veicolo Blindato Anfibio (VBA)” con 206 milioni e il primo nuovo cacciatorpediniere “DDX-1” con 620,3 milioni. Per l’Aeronautica, “Capacità SHORAD-AM” (cioè CAMM-ER) con 127,9 milioni.

A valle della eventuale approvazione, i fondi richiesti sul bilancio del MISE servirebbero per l’Esercito e Marina per la “Evoluzione dei sistemi missilistici FSAF/PAMS”, compreso il “Missile anti-balistico B-1-NT” con 852,2 milioni e sempre all’Esercito per nuova “Blindo Centauro 2” con 221,4 milioni. Per la Marina, ci sarebbero 163,4 milioni per i nuovi sottomarini “U-212 Near Future Submarine (NFS)”. Per l’Aeronautica infine, il programma “EF-2000 Typhoon” con 600,5 milioni e gli elicotteri “HH-101 CSAR” per 62,5 milioni.

In attesa di notizie sull’effettivo riparto di tali risorse, si osserva che se le richieste della Difesa fossero accolte, il totale di risorse disponibili grazie alla somma di tutti “Fondi quindicennali per gli investimenti delle Amministrazioni Centrali” salirebbe a circa 36 miliardi di euro nel periodo 2017÷2034.

Dalle attese si passa quindi alle certezze, sotto forma della cosiddetta “Programmazione con assicurazione di finanziamento”, a sua volta suddivisibile nei “Programmi di previsto avvio” e in quelli già “Operanti”. Per ogni ulteriore approfondimento da parte del lettore si rimanda dunque alle pagine 53÷72 per i primi e alle pagine 79÷ 11 del DPP; laddove ogni programma è corredato di una scheda sintetica descrittiva, rispetto alla quale risulta così più facile comprenderne l’importanza/portata relative.

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Per ciò che riguarda i “Programmi di previsto avvio”. la rassegna si apre con il “COSMO SkyMED 2nd Generation (CSG)” ora oggetto di uno stanziamento aggiuntivo a carico del MISE per il lancio di altri 2 satelliti; per il 2020 sono previsti 75 milioni e altri 154,4 fino al 2029. Segue, sempre in ambito Interforze, un programma di “Ricerca tecnologica militare” che per il 2020 riceve appena 1 milione sui 69,5 complessivi fino al 2033; il “Potenziamento della capacità NBC del 7° Rgt. Cremona” con un totale di poco più di 39 milioni fino a 2034 e finanziamenti annuali contenuti; un programma per la “Sostenibilità ambientale di sedimi militari e bonifica dei sistemi” che riceve 2 milioni nel 2020 e altri 217,5 milioni fino al 2033.

Continuando la rassegna dei programmi Interforze prevede:

  • il “Sistema di difesa aerea di corto-medio raggio/SHORAD)” e cioè il CAMM-ER, per ora limitatamente allo sviluppo e omologazione che riceve 11 milioni nel 2020 e altri 84 fino al 2025;
  • l’aggiornamento del sistema “Multi Data Link Processor (MDLP)” con 20,5 milioni nel triennio 2020-2022 su un totale di 27,2 fino al 2028;
  • un nuovo “Veicolo tattico multiruolo per le Forze Speciali”, che per ora riceve appena 15 milioni tra il 2020 e il 2025 a fronte di un fabbisogno complessivo di 173,8 milioni (con la differenza, evidentemente, ancora da finanziare),
  • il “Cavo sottomarino per la Rete Interforze in Fibra Ottica Nazionale (RIFON) per collegamenti con isole maggiori” con 3,8 milioni nel 2020 e un onere complessivo di 16 milioni fino al 2033,
  • i “Programmi di cooperazione europea” che ricevono 15 milioni quest’anno e altri 47,4 fino al 2025,
  • la prima fase del programma relativo a una “Piattaforma aera multi-missione e multi-sensore” che però non prevederebbe alcun finanziamento nel 2020 (?) a fronte dei 263 milioni nel biennio 2021-2022 su un onere complessivo di 1.223,1 milioni fino al 2032;
  • il programma”European Secure Software Radio (ESSOR-PESCO)” con un totale di 8,5 milioni nel triennio 2020-2022.
  • il potenziamento del “SICOTE” dell’Arma dei Carabinieri con 164 milioni tra il 2020 e il 2027

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La lista prosegue le singole FF.AA. Per l’Esercito si comincia con un programma per “Mezzi per concorso alle Forze di Pubblica Sicurezza” che riceve un totale di 228,3 milioni fino al 2027; si tratta però solo di una parte del finanziamento, visto che l’onere complessivo è valutato in, addirittura, 826,6 milioni.

L’elenco comprende inoltre il “Supporto logistico ai Sistemi Integrati per l’Addestramento Terreste (SIAT)” con investimenti modesti nel triennio 2020-2022 pari a 4,5 milioni su un onere complessivo di 15 milioni fino al 2025. Anche in questo caso il programma risulta solo parzialmente finanziato visto che l’importo finale previsto è di 45 milioni. Quindi troviamo i “sistemi mobili di protezione collettiva per i teatri operativi” con 4 milioni tra il 2020 e il 2021, il “VTLM Lince 2” con circa 7 milioni nel 2020 e ulteriori 298,1 fino al 2031; il totale per ora finanziato è dunque di 305,1 milioni ma il fabbisogno complessivo è stimato in 558 milioni.

Di seguito, il “mantenimento della capacità V-SHORAD”, e cioè gli Stinger, con 12,2 milioni nel 2020 con il programma che si estende fino al 2025 con altri 6,6 milioni, il “Ground Based Operational Sureveillance System (G-BOSS)” con 5,8 milioni nel solo 2020, il “sistema per la raccolta dei bossoli sparati nei poligoni” con 37,3 milioni totali nel periodo 2020-2025, la “Capacità C2 e connettività multidominio” con 2 milioni nel 2020 e altri 499 fino 2031.

La Marina, con il programma legato al “Munizionamento guidato Vulcano” e 27,1 milioni nel triennio 2020-2022 e proseguirà poi fino al 2029 con altri 73,2 milioni; per ora risulta quindi un finanziamento complessivo di 88,1 milioni a fronte però di un fabbisogno stimato in 139,1 milioni. I “Kit Mid-Life Update dei missili Aster 15 e 30” ricevono poi un totale di 18 milioni nel triennio 2020-2022.

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La rassegna conclusiva riguarda l’Aeronautica, con il “Progetto di ammodernamento delle reti di raccolta di osservazioni meteorologiche/radar” che riceve 3 milioni in totale nel triennio 2020-2022, ai quali se ne aggiungono altri 11 fino al 2033 per una somma finale dunque di 14; al fabbisogno complessivo però ne mancano a oggi 36,7. Anche il “Mid-Life Update del missile Storm Shadow” risulta solo parzialmente finanziato con 35 milioni complessivi sempre in questo triennio e altri 22 fino al 2025; sui 166,5 milioni di fabbisogno complessivo individuato ne mancano perciò 109,5.

Totalmente finanziato risulta invece il programma relativo alla “Mid-Life Modernization degli APR MQ-9A” con 5 milioni nel 2020 e ulteriori 338 fino al 2033. Nuovamente priva di finanziamenti anche l’acquisizione di “Armamento di precisione (lancio e caduta) per velivoli”, visto che sono disponibili solo 68 milioni nel periodo 2020-2025 a fronte di un fabbisogno complessivo indicato in ben 1.500 milioni.

La stessa cosa accade per l’”Operational Training Infrastructure (OTI)” con un totale di 20,2 milioni sempre nel periodo 2020-2025 ma con un onere complessivo di 181 milioni.

Completa la rassegna dei programmi di previsto avvio nel 2020 anche uno dalle caratteristiche a dir poco “improbabili”: i “Mezzi per il ripristino della viabilità stradale di Roma Capitale”, con uno stanziamento di 15 milioni nel 2020-2021 per Esercito e Aeronautica. Il tutto quale evidente lascito della Legge di Bilancio 2019. (No comment!)

Infine, per l’Arma dei Carabinieri in ambito Funzione Difesa, l’acquisto di “Mezzi tattici” per un totale di 112 milioni tra il 2020 e il 2034. Accanto poi a quanto è destinato a partire già quest’anno, il DPP analizza anche quanto avrà avvio nel prossimo biennio.

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In ambito Interforze, il settore dello spazio rimane protagonista, con il “Satellite per le comunicazioni SICRAL 3” che riceverà 25 milioni nel 2021 e ulteriori 174 fino al 2025; il totale dunque è di 199 milioni ma, anche in questo caso, l’onere complessivo è superiore in quanto pari a 309 milioni.

Con riferimento all’Esercito, l’elenco si apre con il “potenziamento della capacità aviolancistica” che ha un fabbisogno totale di 35 milioni tra il 2021 e il 2026, interamente coperti. A questo fanno seguito 2 programmi di potenziamento tra loro molto diversi; il primo punta al miglioramento della “Risposta dell’Esercito, anche inserita in contesto di Protezione Civile, per fronteggiare incidenti industriali”, con un fabbisogno di 6,3 milioni distribuiti tra il 2022 e il 2034.

Il secondo riguarda invece la “Multi-National Division South” che prevede 19 milioni tra il 2022 e il 2025, a fronte però di un onere complessivo di 148 milioni. Infine, un ampio intervento di approvvigionamento di munizionamento dal costo complessivo di 600 milioni a fronte però della attuale disponibilità di 207 milioni tra il 2022 e il 2033. Sempre in ambito munizionamento, si segnala il programma “GMLRS ER (Ground Multiple Launch Rocket System-Extended Range)”; tra il 2021 e il 2030 sono quindi previsti 88,2 milioni; ancora una volta insufficienti rispetto al fabbisogno totale di 413 milioni.

Quale “trait d’union” tra Esercito e Marina, il programma per lo sviluppo di un “Nuovo radar per la famiglia di sistemi missilistici FSAF/PAAMS”; lo stanziamento per il 2021 è di 20 milioni, con altri 180 milioni fino al 2030. Ancora una volta, il divario con quanto effettivamente necessario è però notevole, visto che l’onere complessivo risulta di ben 1.120 milioni.

I programmi di esclusiva pertinenza della Marina riguardano quindi la “logistica portuale” laddove però l’importo fino a oggi stanziato è (per l’ennesima volta) insufficiente a coprire l’esigenza complessiva; 47,5 milioni tra il 2021 e il 2032 a fronte di un fabbisogno complessivo di 167,5 milioni.

Foto 1 Eliassalto (002)

E poi c’è il “pezzo forte” rappresentato dall’avvio del programma relativo alla nuova classe di cacciatorpediniere DDX; in attesa di ulteriori (e ben più consistenti) fondi, per ora sono previsti appena 4,5 milioni nel biennio 2021-2022 per gli studi di “De-risking”.

Infine, in ambito Aeronautica un paio di programmi funzionali, il primo alla “Integrazione dei nuovi sistemi d’arma con i sistemi Comando, Controllo, Comunicazione, Computers, Cyber‐Defence e sistemi da Combattimento-Intelligence, Surveillance, Target Acquisition And Reconnaissance Elettronic Warfare (C6ISTAR/EW) nazionali”, con una dotazione di soli 71,4 milioni tra il 2021 e il 2033 a fronte invece di un’esigenza complessiva di 333 milioni; e il secondo alla “Integrazione degli assetti della Air Expeditionary Task Force‐Combat Service Support (AETF – CSS)” con soli 11,8 milioni tra il 2021 e il 2033, laddove il fabbisogno indicato risulta peraltro pari a 439,6 milioni.

A fattor comune di questa lunga rassegna di programmi, emergono con chiarezza 2 elementi. Il primo legato all’ampio ricorso ai “fondoni”; in particolare, quelli alimentati dalla LdB 2018 (Art.1,Co.1072) e/o dalla LdB 2019 (Art.1,Co.95). Il secondo punta invece ad evidenziare che, a eccezione dei programmi satellitari CSG e SICRAL 3, del nuovo radar per i sistemi FASF/PAAMS finanziati dal MISE, tutti gli altri ricadono sul bilancio ordinario del Ministero della Difesa, restituendo così a questo Dicastero gli stanziamenti più importanti.

 

I programmi a sostegno delle COF

Come da abitudine del DPP, tali programmi trovano una loro organica trattazione sulla base dell’appartenenza a ciascuna delle 6 Capacità Operative Fondamentali (COF).

Salvo diversa indicazione poi, essi si intendono inseriti nel bilancio ordinario della Difesa.

Dunque, si comincia dalla “Preparazione delle Forze” che prevede in ambito Interforze tutta una serie di programmi legati alle infrastrutture:

– “Interventi di rinnovamento e manutenzione straordinaria del parco infrastrutturale della Difesa” con 92,7 milioni sul 2020 e altri 423,8 almeno fino al 2025;

  • “Bonifiche su immobili e poligoni” con 18,8 milioni sul 2020 e ulteriori 72,2 sempre almeno fino al 2025;
  • “Difesa del suolo, dissesto idrogeologico, e bonifiche ambientali, di infrastrutture e mezzi” con 11,7 milioni nel 2020, più altri 500,4 fino al 2032;
  • “Prevenzione del rischio sismico”, con 28 milioni nel 2020 ai quali se ne aggiungono altri 592 fino al 2032;
  • “Sostegno al poligono interforze PISQ” con 14,4 milioni nel 2020 più ulteriori 226 (ma senza orizzonte temporale);
  • “Alloggi della Difesa e grandi progetti infrastrutturali”, in realtà non finanziato nel 2020 ma con quasi 1.684 milioni fino al 2033;
  • “Infrastrutture NATO”, con un finanziamento fisso di 66,6 milioni ogni anno.

Sempre nell’ambito della stessa COF ma avendo come riferimento l’Esercito: “Sistemi di simulazione e Live” con somme di poche decine di migliaia di euro fino al 2023; “Bonifiche-dismissioni mezzi corazzati” con quasi 4 milioni nel 2020 e altri 16,5 fino al 2025; e “Centro Security Force Assistance (CFSA)” con circa 0,3 milioni nel 2020.

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Per la Marina, “Ammodernamento servizio fari e segnalamento” con somme annuali di 270.000 euro fino al 2025; “Piano Brin” per l’ammodernamento delle infrastrutture operative, tecnico-logistiche ed alloggiative” con 4,1 milioni nel 2020 e altri 11,1 milioni nel biennio successivo; “Programmi di sviluppo ed acquisizione in Maritime Theatre Missile Defence Forum (MTMDF)” con somme di circa 0,8 milioni fino al 2023.

In ambito Aeronautica infine, i programmi relativi agli addestratori “T-345” con 85 milioni nel 2020 ai quali aggiungerne altri 489,5 fino al 2033; il “T-346” che riceve uno stanziamento di 12,8 milioni quest’anno e altri 176,4 fino al 2033; l’“MB-339” con 32 milioni nel 2020, più altri 126 fino al 2033. A questi si aggiunge la partecipazione al “Rotary Wing Mission Training Center (RWMTC)”, che riceve 45 milioni nel 2020, che diventano 235 fino al 2033.

La COF “Proiezione delle Forze” è praticamente monopolizzata dalla Marina con i programmi su nave “Cavour” e i suoi 13,7 milioni nel 2020, nave “Trieste” con 109 milioni quest’anno e altri 290,3 fino al completamento nel 2033. Infine, il programma NH-90 che in realtà riguarda anche l’Esercito; qui si trovano stanziamenti per 247 milioni nel 2020, più gli altri 573 necessari fino al 2034. Nave Trieste e, parzialmente, gli elicotteri NH-90 sono finanziati dal MISE.

Molto corposo il capitolo dedicato alla “Protezione delle Forze e capacità d’ingaggio”; inevitabilmente. Si comincia dall’ambito Interforze (Aeronautica e Marina) con il programma F-35 a recitare un ruolo di primo piano; per quest’anno sono infatti stanziati 800 milioni più altri 1.447 nei prossimi 2 anni. Con queste risorse si completa dunque la c.d. “fase 1” che ha segnato l’avvio del programma stesso, più la realizzazione dello stabilimento (FACO) di Cameri e infine l’acquisizione dei primi 28 velivoli. Contestualmente, proprio quest’anno ha avuto inizio la c.d. “fase 2a” che porterà all’acquisto di altri 27 velivoli e per la quale sono stanziati 126 milioni nel 2020, 484 nei prossimi 2 anni e ben 3.650 milioni nel triennio successivo!

 

Sempre in ambito Interforze, il programma di “Ammodernamento e rinnovamento della capacità di Cyber-Defence e Cyber-Security” che riceve fondi pari a 18,6 milioni quest’anno, più altri 166,6 fino alla conclusione nel 2033.

A seguire, l’Esercito con:

  • il programma (condotto insieme alla Marina) relativo alla già ricordata famiglia di sistemi missilistici “FSAF/PAAMS”, con 16,1 milioni per il 2020;
  • “Mezzi e materiali per le Forze Speciali/Forze per Operazioni speciali” e uno stanziamento di 4,3 milioni per quest’anno;
  • “Difesa attiva-Forward Operating Base (FOB)” con 2,9 milioni nel 2021;
  • “VBM Freccia” con 110 milioni nel 2020 e ben ulteriori 1.759,8 fino al 2032;
  • Blindo “Centauro 2” con 35 milioni quest’anno, più altri 1.174,7 fino al 2030;
  • i “Disturbatori portatili” con 0,4 milioni fino al 2021, “Customizzazione VTLM protetti” con 1,6 milioni nel solo 2020;
  • “Light Utility Helicopter” con 16,8 milioni nel 2020, più altri 357 fino al 2033;
  • “Nuovo Elicottero da Esplorazione e Scorta (EES)” con 54,5 milioni per quest’anno, più altri 1.005,3 fino al 2027;
  • “VTLM Lince 2 NEC” con 22,9 milioni solo nel 2020; “Evoluzione del missile B1-NT” con 30,4 milioni nel 2020 e 364,6 aggiuntivi fino al 2029;
  • la prima fase del “Mantenimento dell’operatività e delle condizioni di sicurezza del carro Ariete” con 13,9 milioni sul 2020 con l’aggiunta (per ora) di altri 279,4 fino al 2027;
  • l’acquisto di missili controcarro “Spike” con 23,8 milioni per quest’anno e altri 81,2 fino al 2030;
  • il “Sistema Individuale di Combattimento (SIC)” con 71 milioni quest’anno, ai quali aggiungerne 671,2 fino al 2030;
  • gli “Interventi di protezione su veicoli blindati” e cioè il programma di collaborazione con Israele che riceve in tutto 24 milioni tra il 2020 e il 2023.

2. FRECCIA MORTAIO TIRI (002)

Di tutti questi, il “Freccia”, il “Centauro 2”, il “Nuovo EES”, il “VTLM 2 NEC” e il “missile B1-NT sono finanziati dal MISE mentre “Centauro 2”, “Nuovo EES” e il “LUH” sono a oggi finanziati solo in parte.

Per la Marina, il “Siluro pesante per U-212A” con 14,4 milioni su quest’anno e 31,6 fino al 2030, i missili controcarro “Spike” con 0,8 milioni solo sul 2020, il “Siluro leggero MU-90” con 2,5 milioni nel 2020 e altri 34 fino al 2037. Le “Fregate FREMM” riceveranno 348 milioni quest’anno e altri 1.099,8 fino al 2034 e la nuova classe di “sottomarini U-212NFS” con 43,8 milioni nel 2020, per arrivare al 2030 con ulteriori 1.238,7 milioni. Il “Sistema missilistico Teseo Mk2/E” riceve 2,2 milioni quest’anno e 394,8 fino al 2031, gli studi sui “Cacciamine di nuova generazione” 3 milioni tra il 2021 e il 2022, l’ammodernamento delle “Forze Speciali/GOI” riceve 12,7 milioni nel 2020 più altri 105,8 fino al 2027.

Le “Cifranti KIV 7M” vedono lo stanziamento di 0,9 milioni nel 2020, le  “Unità veloci UNPAV” tra il 2020 e il 2027 riceveranno in tutto 2,4 milioni. l’Ammodernamento di Mezza Vita (AMV) dei cacciamine Gaeta 16,8 milioni in questi 2 anni, le “Fregate antiaeree classe Orizzonte” 10,1 milioni nel solo 2020, i sottomarini U-212A” 6,9 milioni ancora nel solo 2020 e, infine, i “Pattugliatori Polivalenti di Altura (PPA)” con 527,8 milioni quest’anno, poi 1.735.5 milioni aggiuntivi che arrivano al 2034.

I programmi legati alle “fregate FREMM”, ai “Sottomarini U-212NFS”, alle “Unità veloci UNPAV”, ai “Pattugliatori Polivalenti di Altura (PPA)” e, parzialmente, al “Teseo Mk2/E” sono a carico del MISE; con l’U-212NFS in attesa del pieno finanziamento.

In ambito Aeronautica, ritroviamo programmi per “Contrasto di mini/micro APR” con un totale di 34,6 milioni fino al 2031, il “Missile Meteor” con un totale di 36,9 milioni fino al 2024, l ‘Autoprotezione velivoli con 15 milioni per quest’anno e ulteriori 203,5 totali nei prossimi 10 anni, l’Advanced Anti Radiation Guided Missile (AARGM) termina proprio nel 2020 con 10,2 milioni.

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L’”Elicottero HH-139” riceve 144,2 milioni quest’anno più 603,8 milioni fino al 2027, la “Capacità aerea non convenzionale” 10,9 milioni in questi 2 anni, il “Velivolo da superiorità aerea EF-2000 Typhoon”  625 milioni nel 2020 ai quali aggiungerne altri 2.925,2 per altri 10 anni, l’ammodernamento del “Velivolo Tornado” con 103 milioni quest’anno e poi altri 359 per la conclusione del programma nel 2027, l’Elicottero HH-101 CSAR assorbe 121 milioni nel 2020 e ulteriori 279 fino al 2033 e il “Potenziamento delle capacita delle Forze Speciali” 1 milione nel ul 2020.

I programmi relativi al “Velivolo da superiorità aerea EF-2000 Typhoon”, all’“Elicottero HH-101 CSAR” e, in parte, all’ammodernamento del “Velivolo Tornado” sono finanziati dal MISE.

Ai fini dell’impegno in ambito Difesa, ha poi inizio il programma “Light Utility Helicopter”anche per l’Arma dei Carabinieri, con 25 milioni nel 2020-2021; però da rifinanziare in futuro.

Nel contesto della COF “Sostegno delle Forze”, in ambito Interforze si segnalano un “Programma triennale di sostegno alle Forze” con 269 milioni nel periodo 2020-2023; il “SOFUTRA/Sostegno e Munizionamento (SM)” con 50,8 milioni quest’anno, più ulteriori 481,7 in un arco di tempo però non ben definito; la “Ricerca sanitaria” con 1,5 milioni nel triennio 2020-2022; la “Manutenzione evolutiva delle reti della Difesa” con 20,3 milioni nell’attuale triennio e addizionali 73,5 fino al 2033; e il “Mantenimento delle Capacità Operative (MCO) delle reti satellitari” che riceve 57,6 milioni nell’attuale triennio.

Con riferimento all’Esercito, l’elenco comincia con il “Supporto logistico dei sistemi FSAF/PAAMS” e uno stanziamento identico di 39,8 milioni per ciascuno degli anni dal 2020 al 2022 (sempre insieme alla Marina);  “Elicotteri CH-47F”, il cui programma sarà completato proprio in questi 2 anni con uno stanziamento di 19,5 milioni; “Mantenimento delle Capacità Operative (MCO) delle principali linee operative” con appena 5,5 milioni quest’anno, più 508,5 fino al 2032; “Mezzi per soccorso per pubbliche calamità” (!) che vedono assegnati fondi per un totale di 340 milioni fino a 2027; “Mantenimento motori elicotteri” che riceve 2 milioni nel 2020 ma anche altri 93,8 fino al 2029; “Capacità sanitaria ROLE 2 Basic/Enhanced” con uno stanziamento complessivo di 92,3 milioni fino al 2033; e, infine, il “SOFUTRA/SM” con 145,7 milioni nel 2020 e ulteriori 363,6 nei prossimi 6 anni.

1. Mortaio da 120 mm Thomson duarante esercitazione

Per la Marina, il supporto alle linee “EH-101” con 5,3 milioni nel 2020 che si sommeranno ai 257,2 stanziati fino al 2028 e “AV-8B” con 22,6 milioni quest’anno e 30,9 per i prossimi 3 anni; “SOFUTRA/SM” con 133,5 milioni nel 2020 e altri 173,2 ancora nei prossimi 3 anni. Quindi, la “Logistic Support Ship (LSS)” con 3,4 milioni sul 2020, più 19,3 milioni fino al 2029; “Mantenimento delle Capacità Operative (MCO) delle linee navali e subacquee” riceve 4,5 milioni quest’anno, ai quali aggiungerne 242 fino al 2034; “Special & Diving Operations-Submarine Rescue Ship (SDO/SURS)” per soli 3 milioni nel 2020, ai quali però ne saranno aggiunti altri 420,9 fino al 2032; infine, “Flotta Idrografica” con appena 1,3 milioni quest’anno ma destinati a crescere aggiungendo la somma di 597,7 milioni stanziati nei prossimi 12 anni.

Conclude, come sempre, l’Aeronautica con 3 programmi. “SOFUTRA/SM” con 164,9 milioni nel 2020 e 357,8 fino al 2034; “Mantenimento delle Capacità Operative (MCO) delle linee aeree” e 17,5 milioni quest’anno, più 592,1 milioni sempre nel medesimo arco temporale; “Supporto Logistico Integrato (SLI) e Mantenimento Capacità Operative (MCO) linea G-550 CAEW” che riceve 15 milioni quest’anno e altri 591,7 milioni sempre nell’identico arco di tempo.

E’ quindi il turno della COF “Consultazione, Comando e Controllo (C3)”. Che si apre con il contesto Interforze e i programmi “DII Software” con i suoi 6,3 milioni nel triennio 2020-2022; “Algoritmi cifratura e cifranti” e 5,3 milioni nel biennio; “Multifunction Information Distribution System (MIDS)-Low Volume Terminal (LVT)“ e complessivi 21 milioni fino al 2026; “Crypto Modernization” e 1,2 milioni nel triennio; “Software Defined Radio Nazionale (SDR-N)” 4,8 milioni sempre nel triennio; “Digitalizzazione e reti” con uno stanziamento di 20,5 milioni nel 2020 e altri 960,4 fino al 2033; “New Generation Identification Friend of Foe (NGIFF)” con 3 milioni  per quest’anno; ma relativamente alla 1ª fase, mentre per la seconda ci sono altri 26 milioni sempre nel 2020 ai quali se ne aggiungono 137 nei prossimi 4 anni; infine “Link 11” con un totale di 4,4 milioni fino al 2029.

AW101 MMI

Sull’Esercito, “Forza NEC” che per la fase di “Concept Development & Experimentation” riceve 70,2 milioni nel biennio; per il “Potenziamento RIFON, ponti radio, satelliti e sistemi VOIP” ci sono 6,8 milioni nel 2020 e ulteriori 29,8 fino al 2028; Infine, “Rinnovamento Cyber-Defence capabilty” con uno stanziamento complessivo di 19,6 milioni per i prossimi 12 anni.

Marina e Aeronautica presentano un solo programma ciascuna; Per la prima si tratta dell’aggiornamento del “Sensors, Basic Command and Weapons Control System (BCWCS)” per gli U-212A con 2,5 milioni nei prossimi 4 anni. Per la seconda, “Aggiornamento dei radar Air Traffic Control (ATC)” e uno stanziamento di 10 milioni nel 2020, più ulteriori 142 fino al 2032. Si evidenzia che il programma “Forza NEC” è finanziato dal MISE.

L’ultima COF, e cioè “Superiorità Decisionale”, trova una sua attuazione soprattutto in ambito Interforze. Con i sistemi satellitari “Helios 2” con 3 milioni nel 2020 e “CSG” con 18,3 milioni nel biennio; “Multinational Geospital Co‐Production Program (MGCP)” con 3 milioni di euro l’anno fino al 2022; il leasing del velivolo “SPYDR” con 27,1 milioni totali nel triennio 2020-2022; “Piano spaziale della Difesa, Space Surveillance” e i suoi 2 milioni per quest’anno, più altri 21,9 fino al 2029; la partecipazione all’assetto NATO “Allied Ground Surveillance (AGS)” con 6,8 milioni totali nel triennio in corso; “Terminali satellitari” con 2 milioni nel 2020; e, concludendo, “MUSIS-CIL” con complessivi 13,9 milioni nel triennio;

Infine, 2 programmi in ambito Aeronautica e finanziati nel solo 2020: “CISOGE”, con 13,2 milioni, e “Aggiornamento piattaforma Predator” con 2,2 milioni,

A parte, una serie di spese non riconducibili a capacità specifici (“Spese obbligatorie” e “Accordi bonari/contenziosi”) per un totale di circa 27 milioni: E, sempre separatamente, un paio di “Ammodernamenti minori”; in ambito Interforze/Interdicasteriale sulla “Flotta P-180” (37,2 milioni nel 2020, più altri 394,5 fino al 2029) e in ambito Aeronautica per i veicoli “Dragon” (per un totale di 42 milioni di euro e conclusione nel 2027).

 

Il Bilancio Integrato della Difesa

Prima però di affrontare da un altro punto di vista il bilancio della Difesa Italiano, qualche breve considerazione sul capitolo “Esigenze in riserva di programmazione”, cioè quei programmi la cui esigenza operativa è già stata riconosciuta ma che per mancanza di fondi non possono essere avviati.

Per una loro descrizione più puntuale si rimanda all’elenco inserito nel DPP alle pagg. 74 ÷ 78; qui è sufficiente osservare che la lista, nonostante i molti programmi avviati o in procinto di esserlo, non è diminuita molto rispetto agli anni passati. Segno che le esigenze stesse si stanno moltiplicando, a fronte delle crescenti necessità delle FF.AA.

Una considerazione a parte la merita il programma Tempest; anch’esso per ora “in riserva di programmazione”, non senza sorpresa.

È già stato infatti autorevolmente evidenziato come l’eventuale accumulo di ritardi da parte dell’Italia in questa fase del programma potrebbero rappresentare un serio ostacolo a una sua piena/costruttiva partecipazione  A questo punto, le speranze sono appuntate sull’RRF, rispetto al quale sono emerse indicazioni di un certo tipo rispetto a questa stessa esigenza; si vedrà…

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In conclusione, quale elemento in qualche modo riepilogativo di quanto fin qui illustrato, può essere quindi utile riproporre lo strumento del c.d. “Bilancio Integrato della Difesa”; quel bilancio cioè che, raggruppando una serie di voci legate comunque al comparto Difesa stesso, riesce anche a rispondere poi meglio alle esigenze di confronto a livello internazionale.

Un’operazione semplice, che vede dunque sommate le voci Funzione Difesa, gli stanziamenti del MISE per l’Investimento, quelli del MEF per le missioni all’estero e infine la stima del Ministero della Difesa del contributo dell’Arma dei Carabinieri alla “Funzione Difesa” medesima.

Il risultato, peraltro, finisce con l’essere molto simile a quanto elaborato poi in ambito NATO; anche se l’Alleanza Atlantica include pure la voce legata alle pensioni pagate al Personale ritirato dal servizio.

Ad ogni modo, il 2020 dimostra chiaramente, anche rispetto a questo particolare perimetro di spesa adottato, la netta discontinuità rispetto agli anni precedenti. Un elemento di valutazione reso ancora più interessante dalla considerazione che, ormai da tempo, il tasso di inflazione tende a rimanere su livelli particolarmente bassi; evitando così di erodere in termini reali le risorse finanziarie assegnate alle FF.AA. nel corso degli anni. Adesso la sfida è rappresentata dal futuro.

Foto: Difesa.it

 

Giovanni MartinelliVedi tutti gli articoli

Giovanni Martinelli è nato a Milano nel 1968 ma risiede a Viareggio dove si diplomato presso l’Istituto Tecnico Nautico per poi lavorare in un cantiere navale. Collabora con Analisi Difesa dal 2002 occupandosi di temi navali in generale e delle politiche di Difesa del nostro Paese in particolare. Fino al 2009 ha collaborato con la webzine Pagine di Difesa.

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