In vista della ZEE italiana: gli strumenti per la difesa e sicurezza degli spazi marittimi nazionali

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Non è passata inosservata la campagna di comunicazione lanciata dalla Presidenza del consiglio e dedicata all’attività svolta dal Corpo della Guardia di Finanza sulla base del Decreto Legislativo 177-2016 che le affida il comparto della “sicurezza del mare”.  Lo spot è sobrio, essenziale e quindi molto efficace nel diffondere il messaggio che circa 5.000 militari, 381 mezzi navali e 79 velivoli presidiano il mare al servizio del Paese.

L’iniziativa coincide con un momento in cui l’Italia, grazie alla nuova normativa sull’istituzione della ZEE (Zona Economica Esclusiva), si appresta a valorizzare il suo patrimonio marittimo per stare al passo con le dinamiche geopolitiche che stanno velocemente modificando lo status quo degli spazi marittimi del Mediterraneo.

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La piattaforma continentale italiana; le aree colorate sono aperte alla ricerca di idrocarburi. Quella in rosso è la zona “C” ad est del meridiano 15°10’ (Fonte Mise). I limiti della PC coincidono, grosso modo, con quelli dell’ipotetica ZEE. Le delimitazioni da definire con accordo riguardano soprattutto Croazia, Malta e Tunisia.

 

La Guardia di Ffinanza, forte dello sviluppo della  componente navale d’altura, riafferma quindi il suo impegno nella sorveglianza delle frontiere marittime nazionali (non dimentichiamo il caso della “Sea Watch 3”) e nel controllo del transito inoffensivo nelle nostre acque territoriali, compiti assolti  per conto del Ministero dell’Interno, nel quadro del servizio di Ordine e Sicurezza pubblica sul mare.

Le attività di prevenzione e contrasto dell’immigrazione irregolare e del contrabbando dovrebbero svolgersi anche nella zona contigua, se non fosse che il regime di questo spazio di 12 mg. al di là delle acque territoriali non è mai stato adeguatamente regolamentato. Al momento, esso è in vigore principalmente per i beni archeologici sommersi.

Per il futuro si spera che un veicolo legislativo (per esempio, la proposta di legge Di Stasio sulla ZEE, ora al Senato) possa dettagliarne il regime sia giuridico che spaziale dotando il Paese di uno strumento adeguato alla realtà delle minacce marittime.

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La Guardia di finanza è titolata ad agire anche in alto mare su delega dell’Autorità giudiziaria: si pensi ai casi di contrasto del narcotraffico o delle navi madre impegnate nel traffico di migranti; per non dire dell’esercizio del diritto d’inseguimento di imbarcazioni che abbiano commesso illeciti nelle acque territoriali.

Tutte queste attività si declinano in termini di maritime security, funzione che postula capacità militari di enforcement e che in alto mare è propria della Marina Militare secondo il Codice della Navigazione e l’art. 111 del Codice dell’ordinamento militare (COM). Naturale quindi, che tra Guardia di Finanza e Marina ci siano delle sinergie come testimoniano varie operazioni condotte congiuntamente. Tra l’altro, il Corpo della Gdf concorre, ex lege, alla difesa marittima, e  la Marina, secondo il COM, al “contrasto al traffico di sostanze stupefacenti”.

Il quadro del comparto marittimo italiano è completato dal primario attore del Corpo delle Capitanerie di porto-Guardia Costiera cui la legge riserva attribuzioni in materia di ricerca e soccorso in mare (SAR) con il concorso di Marina e Gdf, monitoraggio e informazione del traffico marittimo, attività inquadrabili nella  maritime safety, nella sua accezione allargata che è riferita a navigazione, marittimi, porti  ed ambiente marino.

Le brown waters sono ovviamente per la Guardia costiera il luogo di elezione, ma le sue funzioni concernono anche le green waters della ZEE in cui l’Italia eserciterà piena giurisdizione sulla pesca e la protezione ambientale.

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Tra l’altro, la Guardia Costiera è già pronta a questo impegnativo appuntamento, avendo acquisito con gli anni, grazie ad una oculata programmazione ed impiego delle proprie risorse nel corso delle ricorrenti crisi migratorie, grandi capacità.

Al di là delle green waters, nelle blue waters dell’alto mare, la Marina sorveglia i traffici marittimi proteggendo le attività di pesca ed i traffici marittimi di bandiera e garantendo che la libertà di navigazione non sia minacciata da illeciti internazionali come pirateria e terrorismo marittimo. La Forza armata ha inoltre, nella nostra ZEE, proprie specifiche competenze (art. 115 COM) nella tutela ambientale; similmente, sulla piattaforma continentale  la Marina svolge funzioni di vigilanza  per garantire lo stato degli impianti estrattivi  e la protezione da minacce asimmetriche delle stesse installazioni  offshore e di cavi e condotte sottomarine.

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Non secondaria è anche la presenza e sorveglianza delle nostre navi da guerra sia negli spazi non delimitati in cui l’Italia abbia fondati diritti, sia  nelle ZEE straniere ad evitare limitazioni alla libertà di navigazione indotte da pretese eccessive degli Stati costieri.

Insomma, Guardia di Finanza, Guardia costiera e Marina agiscono in mare autonomamente ma anche sinergicamente a difesa dei diritti e degli interessi della Nazione sul mare. Sono lontani i tempi in cui si dovette affidare ad una Commissione di saggi il compito di dirimere il conflitto di attribuzioni tra Capitanerie e Guardia di Finanza: oggi le due organizzazioni operano sotto l’ombrello del cluster Funzione Guardia Costiera cui ha titolo ad aderire anche la Marina in ragione delle sue attribuzioni “non militari” aggiuntive rispetto a quelle primarie di difesa.  Tutto è infatti inquadrabile nell’ambito di quell’Azione dello Stato sul Mare che la Francia ha elevato, sotto il coordinamento dell’Ufficio del Primo ministro, a paradigma dell’impiego ottimale di assetti navali e risorse umane.

Foto Guardia di Finanza

 

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