Le pericolose comiche baltiche del grande circo europeo

La visita del 26 maggio in Lituania del presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, insieme al commissario alla Difesa, il lituano Andrius Kubilius, ha offerto spunti utili a fare il punto sulle condizioni della sicurezza europea e di cui la guida.
Dopo aver incontrato i presidenti di Estonia, Lettonia e Lituania a Vilnius, il presidente von der Leyen ha affermato che la recente intensificazione degli attacchi ibridi che ha interessato i Paesi baltici è una “strategia deliberata della Russia che cerca di destabilizzare le nostre realtà democratiche“.
Per il presidente della Commissione Mosca “sta fallendo” e “le persone nei Paesi Baltici stanno vivendo ciò che molti credevano appartenesse a un’altra era: allarmi antiaerei, famiglie che cercano riparo, scuole chiuse, trasporti interrotti. Questa è la realtà al confine orientale dell’Europa nel 2026. Oggi è qui, domani sarà altrove lungo il confine orientale. Dobbiamo essere chiari su cosa significhi: questi non sono incidenti isolati, questa è una strategia deliberata della Russia che cerca di destabilizzare le nostre società democratiche”.

Von der Leyen ha poi lodato la resilienza dei Paesi baltici, che hanno “risposto con calma, responsabilità e con un chiaro messaggio alla Russia: prevarremo”. Bruxelles esprime “piena solidarietà” a Estonia, Lettonia e Lituania, perché “quando sono messe alla prova, l’intera Europa è messa alla prova”.
Il 21 maggio anche Kubilius (nella foto sotto) aveva denunciato un’intensificazione delle pressioni e della guerra ibrida attribuite alla Russia ai danni dei Paesi baltici, interpretandole come un tentativo del Cremlino di testare la tenuta del sostegno europeo all’Ucraina. In un intervento al Guardian, Kubilius ha collegato l’inasprimento della retorica di Mosca alle difficoltà militari sul fronte ucraino, sostenendo che il Cremlino “sta diventando nervoso e si radicalizza nei suoi attacchi ibridi contro i Paesi baltici”.
Secondo il commissario, attraverso “dichiarazioni e accuse” rivolte alla regione, il presidente russo Vladimir Putin punta a influenzare le opinioni pubbliche e politiche europee: “vuole che le persone in quei Paesi inizino a esitare sul proseguimento del sostegno all’Ucraina, sugli investimenti nella difesa e così via. La nostra risposta dovrebbe essere molto chiara: continuare ciò che stiamo facendo finora e aumentare la spesa per la difesa. Penso che l’Unione europea potrebbe cercare di sostenere ancora di più tutti i Paesi del fianco orientale”, ha affermato Kubilius, richiamando la necessità di una risposta coordinata dell’Unione europea, anche sul piano militare ed economico.

Il commissario ha inoltre evidenziato le vulnerabilità delle difese anti-drone nei Paesi di frontiera, sottolineando la necessità di rafforzare i sistemi di rilevamento e neutralizzazione: “ciò che è molto importante è che tutti i Paesi di frontiera, soprattutto i Paesi baltici, rafforzino le proprie capacità nel rilevare e rispondere ai droni”.
La situazione della sicurezza nelle Repubbliche Baltiche è davvero precaria.
Lettonia, Estonia e Lituania riceveranno ulteriori 12 miliardi di euro dal programma europeo SAFE, ha dichiarato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, parlando con la stampa a Vilnius. Von der Leyen ha detto ieri che sono già stati selezionati 16 nuovi progetti nell’ambito del programma di prontezza operativa dell’Ue. Rivolgendosi ai tre Paesi, ha affermato che la loro “competenza all’avanguardia nella difesa cibernetica e nei sistemi anti-drone è fondamentale per l’Europa”.
I cieli baltici invasi ma dai droni ucraini
In Lituania il 20 maggio la prima ministra lituana, Inga Ruginiene, ha annunciato la richiesta alle amministrazioni provinciali del Paese di provvedere all’apertura 24 ore su 24 dei rifugi antiaerei del Paese.
Nonostante questi allarmi e la tendenza di molti a drammatizzarli, non è però il caso di prenderli troppo sul serio. Secondo Ruginiene – citiamo il lancio dell’ANSA – il provvedimento è reso necessario dalla possibile intensificazione degli sconfinamenti di droni ucraini nel territorio lituano, proprio come accaduto oggi.
La premier ha inoltre annunciato che i radar presenti in Lituania saranno integrati in un sistema comune in grado di controllare unitariamente lo spazio aereo del Paese entro la fine dell’estate di quest’anno. Al momento sono ancora in corso le ricerche del drone sconfinato stamane nella regione sudorientale della Lituania e in conseguenza del quale la popolazione della contea di Vilnius era stata invitata a raggiungere i rifugi antiaerei.
Avete letto bene: i droni che sorvolano le repubbliche baltiche terrorizzando governi e, a quanto si dice, le popolazioni sono ucraini, non russi!
Spesso questo “dettaglio” viene omesso dalle cronache o non evidenziato a sufficienza come se non fosse enorme il contrasto tra le dichiarazioni allarmistiche contro la minaccia russa e la nazionalità ucraina dei droni che sorvolano i cieli baltici.

Il 17 maggio, un drone non identificato (probabilmente un AN-196 Liuty ucraino, nelle foto sopra e più in basso) è entrato per un tratto nello spazio aereo della Lettonia (determinando il decollo degli aerei da combattimento degli alleati della NATO) per poi uscirne, probabilmente entrando in Russia: la difesa lettone non lo precisa ma i comuni allertati (Aluksne, Balvi, Kraslava, Ludza e Rezekne) sono vicini al confine russo.
Le scuse di Kiev
L’ANSA (non Sputnik) riportava il 19 maggio che il ministero degli Esteri ucraino si è scusato con gli Stati baltici per i ripetuti sconfinamenti di droni e velivoli senza pilota degli ultimi giorni nel loro spazio aereo.
“Ci scusiamo per gli incidenti avvenuti. Abbiamo lavorato e continuiamo a lavorare a stretto contatto con le nostre istituzioni specializzate per arrivare al cuore del problema e cercare dei modi per porvi rimedio”, si legge nel comunicato stampa. “Ribadiamo che, contrariamente alle affermazioni propagandistiche russe, né l’Estonia, né la Lettonia, né la Lituania né la Finlandia hanno mai permesso che il loro spazio aereo venisse utilizzato per attacchi contro la Russia. Si tratta di un utilizzo che l’Ucraina, del resto, non ha mai fatto richiesta”, dice ancora il documento.

Tema scottante quest’ultimo anche perché gli ucraini sostengono che i loro droni sconfinano nei cieli baltici deviati dalle contromisure russe mentre, secondo Mosca, le tre piccole repubbliche ex sovietiche hanno offerto segretamente il loro spazio aereo ai reparti di droni ucraini che hanno colpito recentemente installazioni petrolifere e industriali sulla costa del Mar Baltico tra il confine estone-lettone e San Pietroburgo.
Il 20 maggio il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha definito la situazione oggetto di monitoraggio costante da parte delle strutture militari russe. “Le forze competenti, in particolare quelle militari, seguono attentamente l’evoluzione della situazione e stanno elaborando le misure necessarie“, ha affermato in dichiarazioni rilasciate al quotidiano Izvestia.
Il Servizio di Intelligence Estero russo (SVR) ha minacciato direttamente la Lettonia sostenendo che l’appartenenza alla NATO non offrirebbe alcuna protezione nel caso di un presunto coinvolgimento nel supporto a operazioni ucraine contro obiettivi russi. Riga ha respinto le accuse definendole parte di una campagna di disinformazione.
Una rotta improbabile
Se si osserva la mappa qui sotto appare francamente poco sostenibile l’ipotesi che i droni decollino dal nord dell’Ucraina, entrino nello spazio aereo russo costeggiando (o attraversando) i confini bielorussi senza essere né visti, né abbattuti, né disturbati dalle contromisure russe che però diventano improvvisamente efficaci quando i droni di Kiev raggiungono i confini con Lettonia ed Estonia.

Inoltre, nel caso citato del drone ucraino sconfinato il 17 maggio, il disturbo elettronico russo lo avrebbe deviato solo temporaneamente sulla Lettonia ma dopo il velivolo sarebbero tornato a sorvolare la Russia?
Se valutiamo gli attacchi condotti in mare da droni ucraini contro mercantili russi nel Mar Tirreno, nell’Egeo e nel Canale di Sicilia, vi sono molti indizi che rendono credibile la presenza di basi segrete ucraine all’estero (ad esempio in Libia) da cui vengono impiegati droni.
Possibile che questo accada anche in qualche repubblica baltica (dove gli ucraini assemblano droni) poiché diversamente appare difficile spiegare questa improvvisa presenza di tanti droni ucraini sul loro spazio aereo.
Un imbarazzante silenzio
Certo appare demenziale che i vertici della UE esprimano sostegno ai baltici contro la minaccia russa quando i droni che minano la sicurezza delle tre repubbliche sono ucraini, ma ancora più avvilente è che nessuna nazione europea denunci una simile politica prendendone le distanze.
Il tema dei droni ucraini del resto ha provocato la caduta del governo lettone, dopo le dimissioni del ministro della Difesa, Andris Spruds. Il 25 maggio il parlamentare centrista lettone Andris Kulbergs ha annunciato l’intenzione di formare un governo di coalizione con quattro partiti dopo la coalizione di governo della premier di centro-destra Evika Silina ha rassegnato le dimissioni all’inizio di questo mese a causa delle polemiche politiche scatenate da un incidente in cui due droni ucraini hanno colpito gli impianti petroliferi del paese baltico.
Il 23 maggio un altro incidente con protagonista un drone ucraino ha scosso la Lettonia. Il velivolo fuori controllo è esploso schiantandosi nel lago Dridza, a 15 chilometri dal confine lettone con la Bielorussia.

Il giorno prima, in evidente imbarazzo, il ministro degli Esteri lettone, Baiba Braze, aveva affermato che i droni che hanno violato lo spazio aereo lettone sono velivoli ucraini mandati fuori traiettoria dai sistemi di difesa russi e “non costituiscono un problema militare. Si è trattato di tre o quattro droni, è una situazione che siamo in grado di gestire“, ha spiegato Braze.
Perché allora von der Leyen e Kubilius parlano di grave minaccia russa dal momento che i droni sono ucraini, sono gestibili e non costituiscono un problema militare?
Per fare un confronto, anche il drone russi caduto la notte scorsa su un edificio residenziale in Romania, nella città di confine con l’Ucraina di Galati, ha scatenato le proteste dei vertici UE, NATO e di qualche stato membro per la violazione dello spazio aereo mentre le autorità rumene hanno gestito senza isterismi e con professiionaltà l’evento.
Il ministero della Difesa ha reso noto che “nella notte tra il 28 e il 29 maggio, la Federazione russa ha ripreso i suoi attacchi con droni contro obiettivi civili e infrastrutture in Ucraina, vicino al confine fluviale con la Romania. Uno di questi droni è penetrato nello spazio aereo romeno, è stato seguito dal radar fino alla parte meridionale della città di Galati, poi si è schiantato sul tetto di un edificio residenziale, provocando un incendio al momento dell’impatto”.
Il capo di stato maggiore della difesa rumena, il generale Gheorghiță Vlad, ha riferito in ambito NATO l’accaduto sottolineando che la Romania non era il bersaglio previsto dell’attacco.
Caccia della NATO contro droni ucraini
Il 21 maggio i velivoli da combattimento della missione NATO che difende con reparti aerei a rotazione i cieli delle tre repubbliche baltiche (del tutto prive di aeronautica e difesa aerea), sono stati attivati in seguito all’allarme lanciato dalle forze armate lettoni per una possibile minaccia nello spazio aereo lettone nelle regioni di Ludza, Rezekne e Kraslava.
Mark Rutte, segretario generale della NATO che il 21 maggio ha reso noto su X: “Ho appena parlato con il presidente lettone Edgars Rinkevics dei recenti avvenimenti in Lettonia, compresi gli incidenti che hanno coinvolto i droni. La NATO è pienamente impegnata a garantire la sicurezza di tutti gli Alleati e continueremo ad assicurarci di disporre di tutto il necessario per difendere ogni centimetro del territorio alleato”,
Quindi la NATO difende e difenderà ogni centimetro della Lettonia dai droni ucraini?
Il 10 maggio un jet F-16 rumeno schierato in ambito nelle Repubbliche Baktiche ha abbattuto un drone ucraino. sopra l’Estonia. Dopo averne analizzato la traiettoria, “abbiamo deciso che era necessario abbatterlo“, ha dichiarato il ministro della Difesa estone, Hanno Pevkur, mentre il portavoce del ministero degli Esteri ucraino, Heorhii Tykhyi, si è “scusato con l’Estonia”.

Il tema dei droni è caldo anche in Lituania. Il 17 maggio un drone è precipitato senza esplodere nei pressi della città di Utena, nell’est del Paese. “Secondo le prime indicazioni, si tratta molto probabilmente di un drone ucraino”, hanno reso noto le autorità precisando che non si registrano vittime. Nel marzo scorso un drone ucraino, fuori rotta durante un’operazione contro obiettivi in Russia, era precipitato in un lago nel distretto di Varena, dove i residenti avevano udito una forte esplosione.
Il 20 maggio la violazione dello spazio aereo da parte di un drone ha portato alla sospensione temporanea del traffico presso l’aeroporto di Vilnius e la rete ferroviaria della capitale. Inoltre ha messo in allarme il parlamento i cui membri sono stati fatti rifugiare in un bunker.
“Rifugiatevi immediatamente in un luogo sicuro, prendetevi cura dei vostri cari, attendete nuove raccomandazioni”, hanno esortato loe forze armate lituane in un avviso inviato alla popolazione della capitale. L’incidente è durato circa un’ora e l’allerta aerea è stata successivamente revocata, con la ripresa del traffico aereo e ferroviario. Il drone proveniva dalla Lettonia, ha precisato il ministro della Difesa lituano, Robert Kaunas.
Metsola allineata alla Commissione UE
Con un tempismo perfetto un’altra alta carica della UE, la presidente del parlamento europeo Roberta Metsola (nella foto sotto con militari finlandesi) è intervenuta puntualmente il 20 maggio allineando il parlamento alle imbarazzanti posizioni assunte dalla Commissione, forse anche superandole con la dichiarazione che ripotiamo qui sotto.

“L’Europa è unita di fronte alle minacce ai suoi confini. La nostra piena solidarietà va a tutte le persone in Lituania, Lettonia, Estonia e al nostro fianco orientale, che affrontano il pericolo rappresentato da attività di droni ostili legate alla Russia e alla Bielorussia”, ha scritto su X. “In momenti come questi, l’Unione Europea deve continuare a investire nella sicurezza per garantire stabilità, libertà e pace“.
Metsola non si è accorta che tutti i droni che terrorizzano le repubbliche baltiche sono ucraini e non dovuti ad “attività di droni ostili legate alla Russia e alla Bielorussia”?
Il presidente lituano, Gitanas Nauseda, ha affermato che la Lituania inizierà ad abbattere ogni tipo di aereo senza pilota che varcherà il suo spazio aereo nazionale con l’impiego di strumentazione di vario tipo, inclusi missili. “Il costo dell’abbattimento non è la cosa più importante. Possiamo ricorrere anche all’utilizzo di sistemi costosi perché le vite umane sono inestimabili“, ha detto il presidente al termine di una riunione del Consiglio di Stato per la difesa.
Quindi dovremmo dedurre che il presidente Nauseda non baderà a spese (che ricadono per lo più sugli alleati UE e NATO) per abbattere i droni ucraini che sorvolano la Lituania?
Non solo droni
Droni a parte la sfida che oppone l’asse Repubbliche Baltiche/Unione europea al buon senso non si limita alle accuse alla Russia per i droni ucraini ma tocca anche la questione delle robuste minoranze russe che vi vivono.
La Russia si prepara a portare Lettonia, Estonia e Lituania davanti alla Corte Internazionale di Giustizia (Cig) delle Nazioni Unite, accusando i tre Paesi baltici di “discriminazioni sistematiche ole comunità russofone”.
Lo ha riferito il ministero degli Esteri russo al quotidiano Izvestia, sostenendo che “tutti i tentativi di risolvere le divergenze attraverso i negoziati si sono rivelati infruttuosi”. Mosca denuncia restrizioni linguistiche, repressioni contro attivisti e oppositori, nonché politiche considerate lesive dei diritti civili delle minoranze russe residenti nell’area baltica.

Secondo il ministro Sergey Lavrov (nella foto a lato) in Lettonia proseguirebbe “la bonifica dello spazio informativo da qualsiasi forma di dissenso con il pretesto della lotta alla propaganda russa”, mentre in Estonia verrebbero limitati i diritti delle popolazioni “non titolari”, poiché “la supremazia dell’etnia estone è sancita a livello costituzionale”. Mosca richiama inoltre il caso del ricercatore e attivista Alexander Gaponenko, condannato in gennaio a dieci anni di carcere in Lettonia con accuse legate ad attività considerate ostili allo Stato.
La diplomazia russa sostiene che le misure adottate dai governi baltici violino convenzioni internazionali contro la discriminazione razziale e linguistica. Secondo dati citati dal ministero, in Lettonia vivono circa 437 mila russi, mentre in Estonia la popolazione russofona rappresenta circa il 20% degli abitanti.
Dal 2022, afferma Mosca, oltre 2.800 persone provenienti dai Baltici si sarebbero trasferite in Russia attraverso programmi statali di rimpatrio. Il ricorso alla Corte dell’Aia, pur destinato a richiedere anni, mira ora a internazionalizzare il contenzioso politico e giuridico tra Mosca e il fianco orientale europeo.
La UE sostiene i respingimenti di migranti… se a farli sono i baltici
Anche sulla questione spinosa delle discriminazioni, vietate nella UE, i baltici godono di un trattamento di favore da parte di Bruxelles.
Ricordate le accuse e le sanzioni degli organismi dell’Unione a Italia e Grecia per aver attuato respingimenti di migrati illegali verso Libia e Turchia nel Mediterraneo?
Ebbene, il 23 maggio la guardia di frontiera lettone ha comunicato che negli ultimi tre giorni erano stati respinti al confine tra la Lettonia e la Bielorussia 368 migranti intenti ad attraversare illegalmente la frontiera. I respingimenti attuati dai lettoni nel solo mese di maggio sono stati complessivamente oltre 700.
Evidentemente per la UE i clandestini afro-asiatici sono migranti da accogliere obbligatoriamente se arrivano sulle coste europee mediterranee ma pericolose minacce alla sicurezza dell’Europa se raggiungono i confini baltici provenienti dalla Bielorussia, alleata di Putin.
I lituani vogliono attaccare Kaliningrad
Del resto nessuno si è scandalizzato in Europa quando il 19 maggio Il ministro degli Esteri lituano Kestutis Budrys ha detto in un’intervista al quotidiano svizzero Neue Zürcher Zeitung che “dobbiamo dimostrare ai russi che possiamo penetrare la piccola fortezza che hanno costruito a Kaliningrad. La NATO ha i mezzi per radere al suolo, in caso di emergenza, le basi russe di difesa aerea e missilistiche presenti in quella zona”.
Affermazioni da umorismo demenziale che però dimostrano a quali pericoli i comici baltici espongano UE e NATO che peraltro sembrano volerne esaltare l’estremismo russofobo.

Ovviamente a Mosca non l’hanno presa bene e tale dichiarazione è stata interpretata come un invito diretto ad attaccare la Russia minando la stabilità europea, ha replicato la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova
L’exclave russa di Kaliningrad (l’ex Prussia Orientale) è una regione (Oblast) dalla fine della Seconda guerra mondiale. Attaccarla significa colpire il territorio russo con tutti i rischi connessi di rappresaglia, anche nucleare. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha fatto riferimento a “politici miopi” negli Stati baltici “immersi nella russofobia”: i leader baltici sono “veramente deliranti anti-russi”, il che li porta ad agire contro i propri interessi.

Le affermazioni di Budrys sono per molti versi patetiche oltre che pericolose, considerando le dimensioni delle forze armate armate lituane composte da appena privi di difesa aerea e di aerei da combattimento, con pochi mezzi corazzati e con una Marina composta da piccole motovedette.
Peraltro la Lituania, come le altre repubbliche baltiche, è presidiata da reparti aerei e terrestri della NATO e a Vilnius verrà basata una brigata meccanizzata tedesca.
I baltici quindi provocano la Russia minacciando di distruggerne una regione cercando di scatenare una guerra che altri dovrebbero combattere per loro considerate le ridotte dimensioni e le scarse capacità delle loro forze armate.
Il viceministro degli Esteri russo, Alexander Grushko, in un’intervista a RT, ha risposto che “qualsiasi tentativo di bloccare Kaliningrad porterà a conseguenze disastrose per la NATO”, definendo le possibilità di successo della NATO “pari a zero. La Russia ha tutte le risorse necessarie per contrastare tali scenari”.
Mosca è pronta a reagire immediatamente contro chiunque stia effettivamente pianificando queste operazioni ribadendo che ogni tentativo di alterare lo status quo dell’enclave comporterebbe un costo politico e militare che l’Alleanza dovrebbe considerare inaccettabile. Neppure troppo velato quindi il riferimento all’impiego di armi nucleari.
L’immancabile Kallas
Nell’ondata di dichiarazioni minacciose e aggressive verso la Russia scatenate dalle Repubbliche Baltiche non potevano mancare quelle dell’estone Kaja Kallas, Alto commissario della Ue per la politica estera e di sicurezza.
Incarico che le consente di esprimere considerazioni del tutto fuori luogo ma soprattutto utili unicamente a compromettere i tentativi di aprire un dialogo tra Ue e Mosca inaugurati a inizio maggio dalle dichiarazioni del Presidente del Consigli europeo Antonio Costa e accolte positivamente da Vladimnir Putin.
Non si spiegano in modo diverso le tre dichiarazioni rilasciate ieri da Kallas. A Bruxelles ha affermato che sta preparando nuove sanzioni contro la Russia e iniziative contro le nazioni che “a livello globale” continuano ad avere rapporti commerciali con Mosca. “Troppi paesi continuano a fare affari con Mosca, beneficiando allo stesso tempo di un accesso privilegiato ai mercati e agli investimenti europei. Per questo l’Europa deve utilizzare in modo più efficace la propria leva economica quando si tratta di commercio, investimenti, accesso ai mercati e partenariati“.

Ha inoltre espresso disappunto per il ritiro del personale diplomatico statunitense dall’ambasciata a Kiev dopo il monito lanciato da Mosca circa i prossimi attacchi ai “centri decisionali” ucraini, cioè potenzialmente anche ai ministri e siti governativi. “Quello che abbiamo sentito ieri dall’Ucraina è’ che tutte le ambasciate sono rimaste, tranne una. Anche questo richiede coraggio da parte di quelle ambasciate, di tutti gli stati europei, ma l’America se n’è andata”.
Ha poi ribadito la richiesta di limitazioni alla consistenza delle forze armate russe nell’ambito di un accordo per far cessare il conflitto in Ucraina aggiungendo che eventuali negoziati dovrebbero includere anche il ritiro delle truppe russe dalla regione moldava separatista della Transnistria (dove sono basati 1.500 militari di Mosca) e dalla Georgia.
Kallas ha sottolineato che l’Unione europea deve definire con chiarezza i propri interessi e le proprie richieste prima di sedersi al tavolo delle trattative con Mosca. Secondo la responsabile della diplomazia europea, eventuali limitazioni militari imposte all’Ucraina nell’ambito di un accordo di pace dovrebbero essere applicate in modo simmetrico anche alla Russia.
La guerra dei baltici non è la nostra
Di fatto quest’ultima dichiarazione ha l’evidente obiettivo di impedire l’apertura di negoziati tra Russia e Ue ponendo condizioni inaccettabili per la Russia e al tempo stesso rappresenta un’ingerenza negli affari di nazioni esterne all’Unione.
Il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov ha replicato in modo lapidario: “Ascoltate, io non discuto di dichiarazioni idiote”, ha detto al quotidiano russo Izvestia.

I piccoli bellicosi baltici premono senza esitazioni per impedire che in Europa si aprano colloqui con Mosca., sostenuti a quanto sembra (e in modo grottesco) dalla nomenklatura dell’Unione europea, la stessa che ha affidato compiti di grande rilievo (Esteri/Sicurezza, Difesa ed Economia) a commissari provenienti dalle tre piccole repubbliche.
Tutto comprensibile nell’ottica di attribuire i posti chiave a quanti abbiano una salda fede anti-russa ma al tempo stesso ridicolo e pericoloso per tutti ma al tempo stesso anche ridicolo perché le micro dimensioni militari, economiche, geografiche delle tre repubbliche appaiono proporzionate solo alla qualità dei loro leader politici.
Non a caso Kaja Kallas alla testa della politica estera e di sicurezza ha contribuito in modo significativo a rendere l’Europa lo zimbello del mondo in termini di politica estera e diplomazia anche se il suo primato potrebbe venire conteso dalle performance del ministro degli Esteri lituano Kestutis Budrys che, come abbiamo visto, vuole che la NATO devasti la regione russa di Kaliningrad.
Un contesto pericoloso perché la consapevolezza dell’insufficienza dei propri mezzi militari sta portando i baltici a seguire l’esempio dei leader ucraini, da oltre quattro anni impegnati a tentare di coinvolgere direttamente UE e NATO nel conflitto combattuto contro la Russia.

Uno sforzo che potrebbe intensificarsi, anche col rischio di gravi provocazioni contro Mosca, ora che la bolla del riarmo europeo e degli aiuti all’Ucraina si sta clamorosamente sgonfiando (ce ne occupiamo in questo articolo) sull’onda della crisi energetica ed economica che impone a diversi governi priorità diverse dalla russofobia e dalla condizione di stato di guerra perenne.
Per questo per l’Italia e le nazioni europee che non intendono farsi trascinare in una guerra non nostra è giunto il momento tempo di sganciarsi dalla politica irresponsabile dei baltici sostenuta dalla Commissione Europea più fallimentare di sempre.
Si impone quindi di valutare il ritiro immediato del battaglione italiano schierato in Lettonia e dei reparti aerei dislocati a rotazione in Lituania in ambito NATO, prima che si trovino coinvolti in provocazioni militari senza ritorno.

A meno che non siamo d’accordo con von der Leyen e Metsola nel voler sostenere le Repubbliche Baltiche dalla tremenda minaccia russa rappresentata dai droni ucraini. Meglio prendere le distanze dal grande Circo Europeo che, come tutti i circhi che si rispettino, resta pieno di nani, belve feroci e pagliacci.
Foto: Commissione Europea, X, Telegram, TASS, Difesa.it e Antonov
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Gianandrea GaianiVedi tutti gli articoli
Giornalista bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal 1991 al 2014 ha seguito sul campo i conflitti nei Balcani, Somalia, Iraq, Afghanistan, Sahara Occidentale, Mozambico e Sahel. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa e nel 2026 ha aperto il Canale YouTube “La Penna nel Fianco”. Ha collaborato o collabora con quotidiani e settimanali, università e istituti di formazione militari ed è opinionista per reti TV e radiofoniche. Ha scritto diversi libri tra cui "Iraq Afghanistan, guerre di pace italiane", “Immigrazione, la grande farsa umanitaria” e "L'ultima guerra contro l’Europa". Presso il Ministero dell’Interno ha ricoperto dal 2018 l’incarico di Consigliere per le politiche di sicurezza di due ministri e un sottosegretario.







