A Marib i governativi yemeniti respingono gli assalti degli Houthi

Atalayar_Fuerzas militares del Gobierno de Transición

(aggiornato il 23 giugno alle ore 12.05)

 

Si continua a combattere ormai da mesi a Marib, ultima roccaforte lealista nel Nord dello Yemen assediata dalle milizie filoiraniane Huthi. Fonti militari riferiscono che negli scontri del 19 giugno sono morti in 47, 31 ribelli e 16 soldati governativi tra i quali 6 ufficiali.

La nuova offensiva Houthi, respinta su tutti i fronti a quanto riferiscono le fonti governative, arriva quattro giorni dopo che l’inviato delle Nazioni Unite per lo Yemen, Martin Griffiths, ha dichiarato al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite il fallimento dei suoi sforzi per porre fine alla guerra civile che strazia il Paese dal 2014.

Marib ha un 444grande valore strategico anche per i vasti giacimenti petroliferi che la circondano.

La sua caduta determinerebbe una grave sconfitta per i governativi e terribili conseguenze umanitarie considerato che la città ospita un gran numero di sfollati.

Le posizioni dei ribelli sono state bombardate dai caccia dell’Arabia Saudita, che guida la coalizione della Lega Araba intervenuta contro gli Houthi nel 2015 che controllano la maggior parte dello Yemen settentrionale e la capitale Sana’a.

Attraverso il loro canale televisivo al-Masirah i ribelli filo-iraniani hanno accusato la Reale Aeronautica Saudita di aver sferrato altri 17 attacchi in diverse zone della provincia di Marib dove prosegue l’offensiva Houthi
Gli insorti chiedono a Riad di porre fine al blocco aereo e marittimo imposto al Paese come precondizione per un accordo di cessate il fuoco ma continuano a lanciare missili e droni verso il territorio saudita, prendendo di mira in particolare le sue installazioni petrolifere.

Il 19 giugno la difesa aerea saudita ha dichiarato di aver “intercettato” e distrutto 11 droni lanciati dai ribelli.
L’agenzia di stampa saudita ufficiale SPA ha scritto che sette droni avevano preso di mira le regioni del sud dell’Arabia Saudita, mentre gli altri tre la regione di Khamis Mushait, anch’essa nel sud e sede di installazioni militari.

“Le operazioni di intercettazione hanno avuto successo”, ha affermato la coalizione in una nota, aggiungendo che sette dei dieci droni sono stati abbattuti nello spazio aereo yemenita.

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Oggi i sauditi hanno annunciato ieri di aver intercettato e distrutto un altro drone equipaggiato con esplosivi, lanciato dai ribelli sciiti Houthi in direzione di Khamis Mushait, nel sud dell’Arabia Saudita. La coalizione ha condannato i “continui tentativi da parte degli Houthi di colpire obiettivi civili”, annunciando di aver adottato “misure operative per proteggere i civili”. Negli ultimi mesi si sono moltiplicati gli attacchi compiuti in territorio saudita dai ribelli yemeniti tramite droni esplosivi o missili balistici, che  prendono di mira obiettivi civili e infrastrutture strategiche.

 

Aggiornamento

Il 23 luglio fonti militari governative hanno riferito che negli ultimi due giorni  è di almeno 90 morti (63 insorti e 27 militari) il bilancio dei combattimenti fra le forze governative e milizie Houthi nel nord dello Yemen, dove è in atto una offensiva dei ribelli sciiti per conquistare Marib . Gli insorti avrebbero impresso “un’escalation alle operazioni militari” a Marib dove nell’assedio sono già morti centinaia di combattenti mentre molti abitanti hanno lasciato in tutta fretta l’area, trovando rifugio in altre parti del Paese.

Nella zona comincia a preoccupare anche la situazione umanitaria della popolazione civile. Di recente l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) ha detto che il 52% delle persone a Marib necessita di sostegno alimentare. La recrudescenza dei combattimenti  e i bombardamenti Houthi sulla città, che hanno causato lo sfollamento di migliaia di persone, hanno aggravato la condizione di oltre 1.800 famiglie del campo profughi di as-Suwayda: esse sono prive di cibo, acqua potabile ed elettricità.

Immagini: Esercito Yemenita e the Economist

 

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