Afghanistan: gli americani lasciano Bagram, i talebani avanzano su tutti i fronti

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(aggiornato il 5 luglio alle ore 14,30)

La portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki, ha confermato che il ritiro delle truppe Usa dall’Afghanistan sarò completato entro agosto ma dopo l’evacuazione della grande base aerea di Bagram, un complesso di ben 15 chilometri quadrati situata 65 chilometri a nord di Kabul, la presenza militare statunitense e NATO è già ridotta ai minimi termini e quindi all’irrilevanza sul piano operativo.

La base, dotata di 2 piste in grado di accogliere ogni tipo di velivolo, è stata consegnata alle forze afghane il 2 luglio e in futuri gli interventi aerei di supporto alle truppe afghane verranno gestiti dal Central Command statunitense direttamente dalle basi aeree nel Golfo Persico (cioè quelle negli Emirati Arabi Uniti e quella di al-Udeid, in Qatar) o da portaerei nel Mare Arabico.

Per proteggere la sede diplomatica gli Stati Uniti potrebbero lasciare a Kabul almeno 650 militari in parte da schierare anche a difesa dell’aeroporto.

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Anche le ultime truppe britanniche dovrebbero andarsene dall’Afghanistan entro metà luglio anche se, secondo la BBC, forze speciali potrebbero conservare una presenza sotto copertura.

La Turchia invece negoziando per restare a Kabul e garantire la sicurezza dell’aeroporto internazionale, con qualche presenza militare internazionale considerata vitale per mantenere aperte le ambasciate.

Gli ultimi 12 soldati cechi in Afghanistan hanno lasciato l’Afghanistan il 27 giugno il Paese domenica pomeriggio, riportati in patria da un aereo da trasporto strategico Antonov An-124 Ruslan. Le esigue truppe ceche rimaste nel Paese avevano il compito da febbraio di smantellare la base ceca a Kabul e di trasferire gli armamenti e i materiali rimasti. Quella ceca in Afghanistan è stata l’operazione più lunga nella storia delle Forze armate del Paese centro-europeo.

Dall’inizio della missione della Nato in Afghanistan sono 11.500 i militari cechi che vi hanno partecipato, alcuni dei quali con più turni di servizio: 14 i caduti cechi. Il governo ceco ha criticato la decisione USA e NATO di ritirarsi “prematuramente” dall’Afghanistan con dichiarazioni in tal senso del presidente, Milos Zeman, del premier, Andrej Babis, del ministro degli Esteri, Jakub Kulhanek e di quello della Difesa, Lubomir Metnar.

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Imminente anche il completamento del ritiro del contingente tedesco, che avviene via Georgia e che riguarda gli ultimi 570 militari schierati a Camp Marmal, a Mazar-i Sharif nel nord dell’Afghanistan.

Il 30 giugno il residente della Macedonia del Nord, Stevo Pendarovski, ha presenziato alla cerimonia in onore dei militari rientrati dalla missione NATO in Afghanistan dove hanno operato negli anni oltre 3.300 soldati, cioè quasi la metà dei 7mila che compongono l’esercito di Skopje.

Come sottolinea la CNN, il ritiro da Bagram senza nessuna cerimonia, costituisce un’importante simbolico successo per i talebani nella lunga guerra contro gli Stati uniti e i loro alleati: basti pensare che a metà del 2011 c’erano quasi 100.000 soldati statunitensi e oltre 40 mila alleati in Afghanistan.

Da Bagram sono decollati la gran parte dei velivoli che hanno riportato a casa truppe e mezzi mentre il Central Command ha reso noto che il ritiro ha visto rimuovere l’equivalente di quasi 900 carichi di aerei cargo Boeing C-17 dall’Afghanistan dove gli americani hanno distrutto prima di andarsene quasi 16.000 pezzi di equipaggiamento.

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Sul campo di battaglia nell’ultimo mese i talebani hanno conquistato oltre 50 distretti su 370, circondando diversi centri, avvicinandosi alla capitale e negoziando la resa di numerose guarnigioni militari rimaste isolate (guarda il video della resa di un reparto afghano che consegna armi e veicoli HUMVEE ai talebani).

Un’analisi su fonti aperte effettuata da Oryx, evidenzia le drammatiche perdite subite in mezzi e armamenti dalle forze afghane nelle ultime due settimane con la perdita di 4 elicotteri (3 Mi-17 e un UH-60 Blackhawk) e di oltre un migliaio di veicoli dei quali ben 715 tra Humvee (ben 25mila sono stati forniti alle forze di Kabul) e altri camion sono finiti intatti nelle mani dei talebani insieme a dozzine di mezzi corazzati e blindati e pezzi di artiglieria. Elementi che indicherebbero il progressivo collasso delle forze militari e di polizia governative.

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Dall’inizio del ritiro la violenza è aumentata e i fondamentalisti islamici hanno conquistato più di 50 distretti su 370, circondando diverse città e avvicinandosi alla capitale Kabul. Secondo l’agenzia Tolo News 14 distretti sono caduti in mano talebana negli ultimi giorni, 11 nel nord-est del Paese e 3 nell’est e nel sud.

Secondo i dati diffusi dal ministero della Difesa afghano le Forze di sicurezza hanno ucciso più di 6mila talebani nell’ultimo mese dei quali almeno 224 talebani negli ultimi giorni. il ministero ha inoltre promesso che saranno compiuti sforzi per “riprendere il controllo delle aree conquistate dai militanti”. Ma la situazione appare sempre più grave in diverse aree della nazione.

A fine giugno i talebani hanno conquistato anche il valico di frontiera con il Tagikistan, un’importante area strategica nella provincia di Kunduz, nella parte settentrionale del Paese. Il 5 luglio oltre un migliaio di soldati afghani hanno voltato le spalle ai talebani fuggendo oltre il confine tagiko.

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La fuga dei soldati afghani è legata all’offensiva talebana in atto nella provincia del Badakhstan. Le autorità tagike hanno spiegato che i 1.037 soldati sono riparati oltre confine per “salvarsi la vita” ed hanno evocato il principio del “buon vicinato”. I talebani hanno raggiunto la periferia di Faizabad, la capitale del distretto dove i video circolati nelle ultime ore hanno anche mostrato una folla di funzionari governativi con le loro famiglie che si accalcavano all’aeroporto in attesa di partire.

La Russia, che teme per la stabilità delle repubbliche asiatiche ex sovietiche e schiera qualche migliaio di militari in Tagikistan, ha smentito tramite il  l portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, di ver preso in esame l’invio di truppe in Afghanistan.

“Mi piacerebbe non dover voltare le spalle” al popolo afghano, ha detto il generale Scott Miller, comandante delle forze USA e NATO in Afghanistan, in un’intervista sulla rete tv ABC che nei giorni scorsi aveva messo in guardia “dal rischio di lasciare l’Afghanistan ai talebani che “stanno rapidamente riguadagnando terreno”

Foto US DoD, Oryx e ANA

 

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